21/03/2026
[Trasformazioni e Psicoterapia]
Come si fa a trasformare ciò che è rotto, storto, sofferente, in bellezza? Ciò che non ha valore in una vita degna di essere vissuta? Una storia spezzata in una narrazione dal finale aperto, ancora tutto da scrivere?
In terapia ci occupiamo di queste domande importanti e difficili, e quale sorpresa nel trovarvi risonanza nel lavoro pazzesco dell’artista Anselm Kiefer.
Materiali poveri, di scarto, senza valore vengono lavorati e trasformati alchemicamente in opere potenti, preziose, dense di significato, capaci di abitare con fierezza e presenza il proprio spazio. Ma, dice Kiefer, non è l’opera a dare loro valore, esso era già presente nella materia prima: la trasformazione non sta nel renderla qualcosa che non è, ma nel far emergere le possibilità che già vi erano contenute.
Tutto questo è reso possibile da un grande lavoro di creazione, al termine del quale lo scarto diventa il centro di un’opera nuova. Da ciò che resta, prende vita un nuovo inizio.
Non è un caso che l’installazione ospitata a raffiguri quaranta alchimiste del passato, più o meno conosciute o dimenticate: donne coraggiose, che non si sono appiattite sul ruolo che era stato loro assegnato dalla storia, desiderose di conoscere e di interrogarsi profondamente su di sé e sul mondo. Donne che hanno cercato la loro voce e l’hanno presa sul serio. Una metafora potente di che cosa significa trasformazione.