Alessandro Vitale, tra scienza e coscienza

Alessandro Vitale, tra scienza e coscienza Pagina di divulgazione tra scienza e coscienza. Cancro del fegato, trapianti, intelligenza artificiale in medicina, bioetica e disinformazione.

Una voce critica, ma documentata, tra dati, domande e dubbi che contano. Questa pagina ha lo scopo di pubblicare le novità scientifiche riguardanti la pandemia in corso, i tumori del fegato e delle vie biliari a scopo di divulgazione scientifica per i medici e per i pazienti. Nello stesso tempo vuole fornire uno strumento di assistenza gratuita a medici e pazienti.

MORTALITÀ 2026DATI PRELIMINARI GENNAIO–GIUGNOMi piace ringraziare tutti per i moltissimi auguri ricevuti condividendo un...
27/08/2026

MORTALITÀ 2026
DATI PRELIMINARI GENNAIO–GIUGNO

Mi piace ringraziare tutti per i moltissimi auguri ricevuti condividendo una buona notizia, arrivata come un graditissimo regalo da Gianluca Piacenza e Massimo Morara.

Come sempre, li ringrazio per la raccolta, l’elaborazione e la rappresentazione grafica dei nuovi dati ISTAT sulla mortalità.

L’aggiornamento comprende ora i primi sei mesi del 2026. Si tratta ancora di dati preliminari, soprattutto per i mesi più recenti, ma già utili per valutare l’andamento della mortalità standardizzata in Italia.

Cosa mostrano i nuovi grafici?

• Nella popolazione generale, i dati del primo semestre 2026 sembrano consolidare il trend favorevole osservato ormai da alcuni anni, con una progressiva riduzione della mortalità standardizzata.

• Anche nella popolazione under 50 non emergono scostamenti rilevanti rispetto alla baseline recente.

• I valori relativi a gennaio–marzo sono stati lievemente rivisti al rialzo rispetto al precedente aggiornamento. È un fenomeno atteso nei dati preliminari, che vengono progressivamente completati e consolidati.

• Per lo stesso motivo, è verosimile che anche i dati di aprile, maggio e giugno possano essere oggetto di revisioni nei prossimi aggiornamenti.

• Nel dato nazionale aggregato non emerge, in particolare, una mortalità fuori dalla norma nel mese di giugno. Questo non esclude, naturalmente, che possano essersi verificate anomalie circoscritte in alcune aree del Paese, non rilevabili attraverso il solo dato nazionale.

Come leggere le figure?

• Figure 1 e 3: confronto tra i valori mensili del 2026 e una baseline recente, costruita sui periodi 2018–2019 e 2023–2025, rispettivamente per la popolazione generale e per gli under 50.

Questa rappresentazione consente di verificare immediatamente se i valori osservati nel 2026 rientrino nell’intervallo atteso.

• Figure 2 e 4: heat map mensili relative al periodo 2015–2026.

La scala cromatica permette di individuare a colpo d’occhio i mesi caratterizzati da mortalità standardizzata più alta o più bassa e di confrontare anni e stagioni differenti.

Nel loro insieme, le heat map rendono particolarmente evidente la maggiore mortalità registrata durante il periodo pandemico e il successivo ritorno verso valori più bassi e stabili.

Nota metodologica

• I grafici riportano tassi di mortalità standardizzati sulla popolazione italiana del 2026, espressi per 100.000 abitanti.

• La standardizzazione tiene conto delle differenze nella struttura demografica della popolazione e consente quindi confronti più corretti tra anni diversi.

• I dati del 2026 sono preliminari: piccoli aggiustamenti nei prossimi aggiornamenti non rappresenterebbero un’anomalia, ma il normale processo di consolidamento delle rilevazioni.

Conclusioni

• I dati disponibili fino a giugno 2026 sembrano confermare e consolidare il trend pluriennale di riduzione della mortalità standardizzata.

• Non emergono segnali anomali né nella popolazione generale né nella fascia under 50.

• Anche giugno, nel dato aggregato nazionale, appare compatibile con l’andamento atteso.

• Saranno necessari i successivi aggiornamenti e i dati territoriali per valutazioni più complete, ma il quadro attuale resta complessivamente rassicurante.

Fonti ISTAT:
https://www.istat.it/it/notizie/dati-di-mortalita-cosa-produce-listat/

Ricordo ancora perfettamente quel giorno di oltre 26 anni fa in cui il Prof. Davide D’Amico, con poche parole, decise di...
17/08/2026

Ricordo ancora perfettamente quel giorno di oltre 26 anni fa in cui il Prof. Davide D’Amico, con poche parole, decise di fatto il mio destino professionale ed umano.

Mi ero laureato con una tesi sulla chirurgia del reflusso gastroesofageo e, dopo essere entrato nella sua prestigiosa Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale, arrivò il giorno della prima riunione con i nuovi specializzandi.

A un certo punto mi disse: «Alessandro, da domani entrerai nel gruppo dei trapianti di fegato. Il tuo riferimento sarà il Dott. Umberto Cillo» — allora non era ancora Professore.

Non potevo immaginare quanto quella decisione avrebbe cambiato la mia vita. Da quel momento è iniziato un percorso umano e professionale che mi ha portato fin qui e che ha segnato profondamente ciò che sono diventato.

Di questo, caro Professore, Le sarò sempre profondamente grato.

Riposi in pace, Prof. Davide D’Amico

CURARE NON E' APPLICARE UNA REGOLA: E' RAGIONARE SU UNA PERSONASono felice di condividere il nostro nuovo articolo, appe...
12/08/2026

CURARE NON E' APPLICARE UNA REGOLA: E' RAGIONARE SU UNA PERSONA

Sono felice di condividere il nostro nuovo articolo, appena pubblicato sulla rivista BJS Open, che racconta come sono cambiate le scelte di cura per il tumore del fegato negli ultimi vent'anni, e cosa questo ci dice sul modo di fare medicina.

Abbiamo raccontato questa evoluzione usando cinque immagini prese dalla storia della scienza.

All'inizio c'era un mondo "tolemaico": al centro di tutto stava lo stadio della malattia, e la terapia gli girava attorno come un pianeta. Un sistema ordinato, ma troppo rigido per i pazienti veri, che sono tutti diversi tra loro.

Poi è arrivata la "rivoluzione copernicana": al centro si è spostata la cura. Abbiamo capito che due persone con la malattia allo stesso stadio possono aver bisogno di terapie molto diverse, e che la stessa terapia può aiutare pazienti in situazioni diverse.

Con la visione "newtoniana" abbiamo smesso di cercare un unico centro: la biologia del tumore, la funzione del fegato, le condizioni generali della persona, i suoi valori e ciò che è concretamente realizzabile pesano tutti insieme sulla decisione, discussi apertamente dal gruppo di specialisti che si prende cura del paziente.

La visione "einsteiniana" ha aggiunto il tempo: la cura non è un singolo momento, ma un percorso in cui la scelta di oggi cambia le possibilità di domani. Le nuove immunoterapie lo hanno reso evidente, rendendo di nuovo possibile, in alcuni casi, arrivare a un intervento risolutivo che prima sembrava fuori portata.

L'ultima immagine è quella a cui tengo di più. Il "momento Heisenberg" è il riconoscimento che l'incertezza non è un difetto da eliminare a forza di regole e algoritmi sempre più complessi. L'incertezza fa parte di ogni decisione che riguarda una singola persona. L'obiettivo non è la certezza assoluta, ma l'onestà: dire con chiarezza cosa sappiamo, cosa non sappiamo, e dove entrano in gioco i valori e i desideri del paziente.

Il messaggio di fondo è semplice: il futuro della buona medicina non sta nello scegliere tra le regole rigide e la cura su misura, ma nel ragionare in modo trasparente, applicando le prove scientifiche con rigore senza mai perdere di vista la persona che abbiamo davanti. Il tumore del fegato è il nostro esempio, ma è una lezione che vale per tutta la medicina moderna.

Grazie ai grandi esperti internazionali con cui ho scritto questo lavoro e al mio maestro Umberto Cillo.

Un pensiero speciale va al Prof. Gordon Guyatt, coautore di questo lavoro. Per chi non lo conoscesse, è lo studioso che ha coniato l'espressione stessa di "evidence-based medicine" all'inizio degli anni Novanta, dando forma a un modo di pensare la medicina che da allora ha cambiato la pratica clinica in tutto il mondo. Avere il suo nome accanto al mio in questo articolo è per me un onore autentico, e il suo contributo ha reso questo lavoro incomparabilmente più solido.

L'articolo è liberamente accessibile qui: https://doi.org/10.1093/bjsopen/zrag113

Università di Padova HPD Chirurgia Epatobiliopancreatica e dei Trapianti di Fegato Padova Azienda Ospedale-Università Padova

PALLONE D’ORO…A parte gli indiscutibili meriti sportivi, io assegnerei il pallone d’oro a Rodri anche solo per la serena...
20/07/2026

PALLONE D’ORO…

A parte gli indiscutibili meriti sportivi, io assegnerei il pallone d’oro a Rodri anche solo per la serena e gentile fermezza con cui invita la persona più potente al mondo a spostarsi per permettere alla sua squadra di festeggiare la meritata coppa…

Un vero CAPITANO, un vero FUORICLASSE …

19/07/2026

"È curioso osservare come la stessa voce che sulla Palestina si fa improvvisamente flebile, prudente, quasi afona, diventi invece un megafono formidabile quando si tratta di schierarsi sul caso Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a quattordici anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori dopo che il pericolo era già cessato. Non è coraggio quello che vediamo, è calcolo travestito da indignazione, perché prendere posizione su un fatto di cronaca che divide comodamente lungo linee già tracciate non costa nulla, mentre pronunciarsi su un genocidio in corso costringe a guardare in faccia la propria complicità con equilibrismi diplomatici indegni. Chi oggi organizza sit in davanti alla Cassazione con striscioni e slogan, chi raccoglie firme e si commuove per un uomo che ha sparato quando i ladri già scappavano, dovrebbe avere il pudore di applicare lo stesso ardore morale a chi bombarda ospedali e affama bambini. Invece no, perché difendere Roggero è populismo a basso rischio, mentre parlare di Gaza espone a un prezzo politico che pochi sono disposti a pagare. La legittima difesa ha confini precisi, la legge non consente vendette postume travestite da paura, e chi confonde i due piani lo fa perché preferisce la pancia alla testa.
Studiare prima di scrivere non è un lusso, è l’unica cosa che separa un’opinione da un pregiudizio urlato bene."

Giorgio Trani, Linkedin

Diffondete questo appello per favore 🙏Hussam Abu Safiya libero!
07/07/2026

Diffondete questo appello per favore 🙏

Hussam Abu Safiya libero!

Questo nome a molti di noi non dirà nulla, e invece dovremmo impararlo a memoria.

Si chiama Hussam Abu Safiya, ha 53 anni, è un medico pediatra palestinese e da oltre un anno e mezzo è detenuto illegalmente in un carcere israeliano senza alcuna accusa formale né un regolare processo.

Un medico, trattato da Israele come un terrorista.

Ma Hussam Abu Safiya è uno che ha passato la sua intera vita a curare persone e bambini in particolare, in una striscia in cui di bambini ne sono morti ammazzati oltre 25.000 solo negli ultimi due anni e mezzo.

E quelli che non morivano arrivavano da lui, all’ospedale Kamal Adwan, a nord di Gaza City.

Per mesi, il Kamal Adwan è stato l'ultimo ospedale rimasto in piedi a nord di Gaza, tra bombe e macerie, e lui è rimasto fino all’ultimo istante possibile lì, in corsia, dov credeva essere giusto stare. Una missione.

Nel frattempo ha visto morire suo figlio Ibrahim durante un bombardamento israeliano, proprio davanti all’ingresso del suo ospedale. Aveva 20 anni.

Hussam ha fatto quello che fanno tutti a Gaza, ogni giorno: ha seppellito suo figlio nel cortile di casa e poi il giorno dopo è tornato in ospedale a fare il suo mestiere.

Ed è andato avanti così finché ha potuto, fino a due giorni dopo il Natale 2024, quando l’esercito israeliano si è impossessato con la forza dell’ospedale, lo ha arrestato, portato nella famigerata base militare di Sde Teiman, quella famosa per le torture, infine in una cella, dove è rinchiuso da 500 giorni, gli ultimi trenta dei quali in isolamento.

Oggi le condizioni di Hussam Abu Safiya sono allo stremo: è un uomo provato, fatica a parlare e persino a respirare, necessita di cure mediche urgenti e i suoi legali temono addirittura per la sua vita.

Per questo Amnesty International, tra gli altri, ha lanciato un appello per la sua liberazione immediata, a cui mi unisco e si unisce chiunque sia rimasto umano, sperando che arrivi lontano.

La storia di Hussam è solo una delle tantissime di prigionieri illegali palestinesi da parte di uno Stato genocida e disumano.

Come si fa a rimanere in silenzio di fronte a tutto questo?

Quest’uomo sta rischiando la vita per il reato di umanità.

Hussam Abu Safiya libero!

Vivo.

26/06/2026

I messaggi dovrebbero rimanere privati.
Lo pubblico, con il consenso della interessata, per due motivi:
1) diffondere il suo messaggio centrale : l’EMPATIA e’ la più importante terapia che noi, personale sanitario, abbiamo a disposizione…
2) le associazioni no profit che aiutano i pazienti come 30 NODI PER IL FEGATO, hanno un ruolo cruciale per aiutare i pazienti in difficoltà, ma hanno bisogno del sostegno di voi tutti…

“Vorrei ringraziare in primis lei per tutto il sostegno e la cura che ha avuto verso mia madre... è sempre stato pronto non solo a darle le cure migliori,ma anche a dare a noi familiari il sostegno e le spiegazioni di cui avevamo bisogno... è sempre stato gentile e disponibile nonostante i suoi innumerevoli impegni...grazie di tutto...
Grazie anche per averci aiutato attraverso l'associazione...averla istituita dimostra la vostra dedizione, amore verso il vostro lavoro ed empatia verso i pazienti...
Vorrei ringraziare anche tutto il personale che ha sempre svolto il proprio lavoro con premura...
Grazie di cuore”

20/06/2026

Di solito lo ascolto solo tramite Crozza… nonostante il solito linguaggio iperbolico e colorito, ho apprezzato molto questo intervento …

These findings support the achievability of the WHO goal of eliminating cervical cancer as a public health problem, and ...
20/06/2026

These findings support the achievability of the WHO goal of eliminating cervical cancer as a public health problem, and efforts should be made to achieve high vaccine uptake among young adolescents globally.

Un nuovo studio pubblicato su The Lancet fornisce la prima prova diretta che il vaccino anti-HPV non solo previene il tumore del collo dell'utero, ma sta già riducendo i decessi fino a portarli praticamente a zero nelle giovani donne vaccinate durante la preadolescenza.

Dai dati è emerso che le ragazze vaccinate contro l'HPV a 12-13 anni hanno oggi una probabilità quasi nulla di morire per tumore della cervice uterina prima dei 30 anni. Esaminato i dati inglesi dal 2001 al 2024 e confrontando i decessi osservati con quelli attesi in assenza di vaccinazione, si vede come tra il 2020 e il 2024 non si sia verificato alcun decesso per tumore cervicale nelle donne di 20-24 anni, un evento mai osservato prima in un periodo di cinque anni. Senza vaccinazione sarebbero stati attesi circa 23 decessi.
Si stima che il programma vaccinale abbia già salvato circa 200 vite in Inghilterra.

Gli esperti sottolineano però che il successo della vaccinazione non significa abbandonare lo screening cervicale (Pap test o test HPV). Anche nelle persone vaccinate, i controlli periodici restano fondamentali per individuare precocemente eventuali lesioni o tumori.

Se avete figli, sia maschi che femmine, proteggeli dai tumori e vaccinateli.

Fonti nel primo commento.

Indirizzo

Via Giustiniani 2
Padua
35128

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