02/06/2026
Oggi festeggiamo la Repubblica Italiana, ma da medico il mio pensiero va a una nazione ancora troppo divisa, soprattutto nella sanità.
Venticinque anni fa, dopo essermi formato all'estero e al Nord, ho scelto di tornare a lavorare al Sud. Per questo, vent'anni fa, ho fondato il gruppo di aritmologi Servisan, con l'obiettivo di offrire cure d'eccellenza per aritmie e scompenso cardiaco, azzerando i "viaggi della speranza" dei nostri pazienti.
Non è stata la scelta più facile. Avrei potuto accettare incarichi in prestigiose cliniche del Nord, tra budget importanti e risorse strutturate.
Invece, con il mio gruppo, abbiamo scelto di restare e fare la nostra parte contro le carenze e l'individualismo, costruendo un'organizzazione solida. Come noi, tantissimi medici al Sud lavorano ogni giorno tra le stesse difficoltà per un unico obiettivo: porre fine all'emigrazione sanitaria.
Ci riusciremo solo se la politica locale saprà fare un vero salto di qualità, credendo finalmente nell'integrazione tra pubblico e privato convenzionato, liberando la sanità dal clientelismo e comprendendo che penalizzare le nostre strutture significa solo fare il gioco del "colonialismo sanitario" del Nord.
L'autonomia regionale non è un male a prescindere, ma deve colmare i divari, non accentuarli. Viva un'Italia senza disparità, che garantisca ovunque gli stessi diritti ai pazienti e le stesse opportunità a chi cura.
Giuseppe De Martino, Responsabile del gruppo Aritmologi Servisan