22/08/2026
Perché, in India, ogni dio è accompagnato da una dea?
Secondo i cicli mitici primari hindu, il cosmo viene inesauribilmente manifestato, conservato e riassorbito, rispettivamente da Brahmā, Viṣṇu e Śiva. Ma nessuna di queste divinità agisce da sola: accanto al dio compare una śakti, ossia una potenza femminile senza la quale la propria funzione cosmica non potrebbe dispiegarsi.
Brahmā e Sarasvatī
Brahmā è il dio della manifestazione, Sarasvatī è la dea della conoscenza. Il loro rapporto è cruciale: come potrebbe essere portato qualcosa all'esistenza senza una conoscenza che ne renda possibile la forma? La conoscenza diviene così il presupposto della manifestazione.
Viṣṇu e Lakṣmī
Viṣṇu è colui che preserva e mantiene l'ordine del cosmo, Lakṣmī personifica prosperità, fortuna e ricchezza. Anche qui il legame è significativo: conservare presuppone qualcosa che abbia valore e che possa essere preservato. Non si custodisce ciò che non si possiede.
Śiva e Pārvatī
Il rapporto forse più complesso è quello fra Śiva e Pārvatī. Śiva rappresenta la potenza del riassorbimento, Pārvatī può essere associata alla natura e alla dimensione materiale del cosmo. Perché qualcosa possa essere dissolto, deve prima esserci qualcosa da dissolvere.
Dietro le “coppie divine” si intravede dunque un'idea fondamentale di molte tradizioni hindu: il dio e la sua potenza non sono realmente separabili. Il principio maschile senza la sua śakti sarebbe incapace di agire, giacché la potenza femminile è in definitiva ciò attraverso cui il divino si esprime cosmicamente. Non semplicemente, dunque, un dio e sua moglie, ma una potenza divina e la forza attraverso cui essa diventa efficace.