06/08/2026
Le otto montagne
Elogio alla passione travolgente e all’intimità
Scrivere di “Le otto montagne”, sia che si tratti del libro, opera di Paolo Cognetti, vincitore nel 2017 del premio Strega, sia che si tratti della bellissima trasposizione cinematografica, vincitrice a sua volta del premio David di Donatello e del premio della giuria al Festival di Cannes, non è facile.
Eppure, tra le tante cose, questa è una storia che parla di montagna.
Le otto montagne racconta infatti dell’amicizia tra Pietro e Bruno, due bambini diversi, che non hanno in comune niente, se non il luogo del loro incontro, i prati e gli altopiani di Grana, luogo di fantasia ma ispirato ai paesaggi Valdostani.
Così, come puo’ avvenire solo nell’età dell’infanzia, dopo un “ciao” iniziale, si lasciano trasportare da quella semplicità di gesti e coinvolgimenti che li porterà a creare un legame quasi indissolubile nel tempo e che permetterà loro di costruire una casa a cui tornare. Perché se c’è una domanda che attraversa tutta la storia è proprio questa: quanto bisogno abbiamo di tornare?
Bruno e Pietro seguiranno percorsi diversi, uno di loro sarà quello che va via, mentre l’altro sarà quello che resta, entrambi parti di un unico sguardo che guarda alla montagna come la terra -vita che va attraversata, in continuo cambiamento.
Eppure questa storia, a mio avviso, non racconta solo di come si possano cambiare i destini propri e degli altri, aspirando alla vetta.
Tra le 200 pagine, scritte con uno stile asciutto e dritto al punto, ho trovato un’espressione in particolare, capace di descrivere profondamente “di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, per citare Carver, ed è questa: “…Mi alzai ed era come l’odore dei temporali”.
Le 8 montagne, ad uno sguardo che richiede piu’ tempo, parla anche della passione travolgente e inafferrabile, senza la quale nessun luogo, nessuna montagna, nessuna casa e nessuna relazione possono mettere radici dentro di noi.
L’amicizia tra Pietro e Bruno viene infatti raccontata attraverso pochissimo dialoghi, nonostante il lettore non fatichi a immaginarli sempre insieme, in un’intimità emotiva fatta più di gesti che di parole, nella profondità di senso che assume la spensieratezza nei pomeriggi d’estate, quando sei ancora piccolo e il tuo mondo sono le avventure che fai con il tuo nuovo amico, unico testimone della nuova possibilità di stare nella meraviglia. In questo senso la montagna allora non è solo lo scenario della scoperta, ma per l’autore sembrerebbe essere una forma postura nei confronti del mondo, come quella zona di condivisione e di libertà, ma anche di rielaborazione della perdita e dell’ascesa come ritrovamento di sé.
Basta, leggetelo. E guardatevi il film. Buona estate🌾