30/08/2026
Jovanotti lo seguo da quando ha iniziato. Da quando era il ragazzo dei dischi, delle feste, dell’energia irriverente e di quelle canzoni che sembravano semplicemente musica… e invece stavano raccontando un modo nuovo di stare al mondo.
Sono cambiate le canzoni, sono cambiate le mode, siamo cambiati noi.
Ma quella sua filosofia è rimasta: curiosità, movimento, contaminazione, voglia di vivere, di cercare, di non smettere mai di guardare avanti.
E poi Palermo.
Quando ha parlato del 1992, il concerto è diventato qualcosa di diverso.
Ha detto una cosa che mi ha emozionata profondamente:
“Io nel 1992 mi sono sentito un palermitano.”
Ha raccontato di aver visto noi siciliani alzare la testa, reagire, non arrenderci alla rassegnazione, aggrapparci alla legalità, alla giustizia, al futuro.
E forse è proprio questo che rende speciale la sua musica.
La capacità di farti ballare e, nello stesso tempo, fermarti a pensare.
Di ricordarti che la vita è una festa, sì.
Ma è anche responsabilità, memoria, coraggio.
Ieri sera ho cantato canzoni che conosco da una vita, ho ballato come quando avevo vent’anni e, per qualche ora, mi sono sentita semplicemente parte di quella “tribù” che Lorenzo continua a far incontrare.
E mentre tornavo a casa ho pensato che forse il suo messaggio più bello è proprio questo:
non smettere di muoverti.
Non smettere di cercare.
Non smettere di credere nel futuro.
E, soprattutto, non smettere di pensare positivo.
Grazie Lorenzo.
Per la musica che ci accompagna da una vita.
E per aver ricordato ieri sera che Palermo, la Sicilia e i siciliani hanno una storia che merita di essere raccontata anche attraverso la nostra capacità di rialzarci.
❤️
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