Psicologa -Anna Maria Gentile

Psicologa -Anna Maria Gentile Psicologa, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale.Terapeuta EMDR. Esperta nella valutazione psicod

26/07/2026
QUANDO SI PARLA DI LUTTO COMPLICATO?QUANDO SI PARLA DI LUTTO COMPLICATO?Il lutto è già di per sé un’esperienza dolorosa...
27/03/2026



QUANDO SI PARLA DI LUTTO COMPLICATO?

QUANDO SI PARLA DI LUTTO COMPLICATO?

Il lutto è già di per sé un’esperienza dolorosa, ma se il naturale processo di “guarigione” impedisce al dolore di evolversi nel tempo, questo dolore si trasforma in un lutto non elaborato – LUTTO COMPLICATO (o disturbo da lutto persistente e prolungato).
È importante che tu sappia che non c’è nulla di “sbagliato” in te: il cervello a volte attiva dei meccanismi di difesa così forti da rendere difficile l’integrazione della perdita.
Riconoscere il Lutto Complicato
Mentre il lutto comune vede un’attenuazione graduale dell’intensità del dolore, nel lutto complicato i sintomi persistono (solitamente oltre i 6-12 mesi) e interferiscono pesantemente con la vita quotidiana. Alcuni segnali tipici sono:
• Rifiuto costante: Difficoltà estrema ad accettare la realtà della morte.
• Pensiero intrusivo: Un’ossessione per le circostanze del decesso o per la persona scomparsa.
• Anedonia: Incapacità di provare gioia o interesse per il futuro.
• Sintomi di evitamento: Evitare luoghi, persone o oggetti che ricordano la perdita per non scatenare un dolore insopportabile.
Strategie per l’Elaborazione
Uscire da questo stallo richiede pazienza e, spesso, un supporto guidato. Ecco alcuni passi fondamentali:
1. La Validazione del Dolore
Smetti di chiederti perché non sei ancora “andato avanti”. La pressione sociale spesso ci impone tempi irrealistici. Riconoscere che il tuo dolore è reale e complesso è il primo passo per smuoverlo.
2. Esposizione Graduale
Il lutto complicato si nutre di evitamento. Prova a riavvicinarti a piccoli ricordi in modo controllato. Non serve un gesto plateale; può bastare guardare una fotografia per un minuto, respirando profondamente, per poi passare a un’altra attività.
3. Trasformare il Legame
L’obiettivo non è “dimenticare”, ma passare da una presenza fisica a una connessione simbolica. Trovare un modo per onorare la persona (un progetto, un rito, un’abitudine) aiuta a dare un senso alla perdita senza restarne prigionieri.
________________________________________
Quando e Come Cercare Aiuto
Scoprilo su👇🏻👇🏻

http://psicologagentile.it/quando-si-parla-di-lutto-complicato/

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica crudele e sottile, il cui obiettivo è far dubitare la vittima de...
13/03/2026

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica crudele e sottile, il cui obiettivo è far dubitare la vittima della propria memoria, della propria percezione o, nei casi più gravi, della propria sanità mentale.
Il termine deriva dal film del 1944 Gaslight (Angoscia), in cui un marito manipolatore affievolisce le luci a gas della casa, negando poi che la luminosità sia cambiata quando la moglie glielo fa notare, portandola a credere di essere impazzita.

Come funziona: le tattiche comuni
Il gaslighting non avviene quasi mai tutto in una volta; è un processo graduale che erode la fiducia in se stessi. Ecco le strategie principali:
• Negazione spudorata: Il manipolatore nega di aver detto o fatto qualcosa, anche di fronte a prove evidenti (“Non è mai successo, te lo sei immaginato”).
• Deviazione (Deflection): Se messi alle strette, cambiano argomento o accusano l’altro di essere “troppo sensibile” o “paranoico”.
• Il “Taglia e Cuci” della realtà: Raccontano i fatti omettendo dettagli fondamentali per far apparire la vittima come la parte in torto.
• Isolamento: Spesso convincono la vittima che amici e familiari mentano o che siano loro a pensare che lei stia male, aumentando la dipendenza dal manipolatore.
Le fasi psicologiche della vittima
Chi subisce gaslighting attraversa solitamente tre stadi:
1. Incredulità: Si pensa che il manipolatore si stia semplicemente sbagliando o che ci sia un malinteso.
2. Difesa: Si inizia a discutere animatamente per difendere la propria versione dei fatti, provando un senso di frustrazione crescente.
3. Depressione e Sottomissione: La vittima smette di lottare, inizia a scusarsi continuamente e accetta la “verità” del manipolatore per evitare conflitti.

ESEMPI DI FRASI TIPICHE del MANIPOLATORE
“sei troppo sensibile, era solo uno scherzo”
L’INTENTO REALE:
Sminuire i tuoi sentimenti e invalidare la tua reazione.

“Non ho mai detto questa cosa, hai problemi di memoria”
INTENTO REALE:
farti dubitare dei tuoi ricordi

“Tutti pensano che tu stai instabile ultimamente”
INTENTO REALE:
Isolarti e farti sentire inadeguato/a socialmente.

Come riconoscerlo e difendersi?
Scoprilo qui👇🏻👇🏻👇🏻
Clicca su:
www.psicologagentile.it

25/12/2025

Cit. di una mia a paziente durante una seduta di
18/12/2025

Cit. di una mia a paziente durante una seduta di

Indirizzo

Via Paolo Veronese, 13
Palermo
90145

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 20:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Psicologa -Anna Maria Gentile pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Psicologa -Anna Maria Gentile:

Scelte rapide

In evidenza

Condividi

Digitare