Marcello Santoro Nutrizionista

Marcello Santoro  Nutrizionista Mail: [email protected] Studio di Nutrizione

02/08/2026
La fame emozionale o emotiva:La fame emozionale, chiamata anche fame psicologica o fame nervosa, si riferisce a tutte qu...
02/08/2026

La fame emozionale o emotiva:

La fame emozionale, chiamata anche fame psicologica o fame nervosa, si riferisce a tutte quelle situazioni in cui il comportamento alimentare non è associato a stimoli di tipo fisiologico, ma di tipo psicologico-emotivo. La fame nervosa, pertanto, non rappresenta un reale bisogno dell’organismo, ma un bisogno che nasce in risposta a sensazioni ed emozioni spiacevoli di ansia, stress, rabbia, nervosismo... ecc. Il collegamento tra l’assunzione di cibo e le emozioni non è sempre sintomo di gravi problemi psicologici o di conflitti profondi. Anche la noia che accompagna spesso la vita quotidiana, ad esempio, può determinare un’assunzione compulsiva di cibo. È importante riuscire a discriminare i due tipi di fame, per evitare che la fame emozionale prenda il sopravvento con aumentato rischio di ottenere un aumento di peso. Ma quali sono i segnali che ci possono aiutare ad effettuare questa discriminazione? La fame fisiologica nasce lentamente e aumenta in modo graduale, mentre la fame emotiva scoppia in modo improvviso e con un’elevata intensità. La fame emotiva è più difficile da controllare rispetto alla fame fisiologica. La fame fisiologica è un bisogno reale del nostro organismo e una volta soddisfatta la persona avverte il senso di sazietà. La fame emotiva, invece, è più difficile da calmare e il suo impulso a volte continua fino all’esaurimento della fonte emotiva che l’ha scatenata. La fame emozionale ci porta alla ricerca di particolari categorie di cibo, dolci o salati, che per la nostra mente hanno la funzione di cibo consolatorio, di gratificazione, di calmante, tranquillante. La fame emozionale, a differenza della fame fisiologica, può scatenare sensi di colpa e rabbia verso se stessi. La fame emozionale tende a presentarsi in momenti specifici della giornata (ad esempio, la sera o dopo cena).

20/07/2026

Perché Sindrome dell’Ovaio Policistico e’, oggi, errato.
Da PCOS a PMOS…cosa significa davvero?
La medicina sta progressivamente abbandonando il termine PCOS (Sindrome dell’Ovaio Policistico) in favore di PMOS (Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome). Non è un “nuovo disturbo”, è la stessa condizione, ma finalmente descritta per ciò che è davvero.

Perché il vecchio nome PCOS era sbagliato
Le “cisti” non sono cisti, sono follicoli bloccati.
Molte donne hanno la sindrome senza ovaie policistiche.
Il nome faceva pensare a un problema solo ginecologico, quando invece è un disturbo metabolico‑endocrino sistemico.

Cosa esprime meglio il nuovo nome PMOS
Polyendocrine da cui coinvolge più assi ormonali: insulina, androgeni, cortisolo, gonadotropine.
Metabolic da cui la radice del problema è spesso l’insulino‑resistenza, l’infiammazione, la disregolazione metabolica.
Ovarian da cui l’ovaio è il “sensore” che mostra il problema, non la causa primaria.

Cosa cambia nella pratica clinica
Diagnosi più centrata su metabolismo, insulina, infiammazione, non solo ecografia.
Approccio multidisciplinare: endocrinologo + ginecologo + nutrizionista.
Maggiore attenzione a rischi a lungo termine: diabete, steatosi, cardiovascolare.
Riduzione dello stigma cioè non “hai le cisti”, ma “hai una sindrome metabolica complessa”.
In sintesi la PMOS è la versione scientificamente aggiornata della PCOS, una condizione multisistemica, con radici metaboliche e ormonali, che richiede una visione più ampia, meno ginecocentrica e più endocrinologica.

L’obesità adolescenziale non è una colpa, è un segnale, un faro acceso che dice: “Qualcosa dentro di me chiede ascolto”,...
18/07/2026

L’obesità adolescenziale non è una colpa, è un segnale, un faro acceso che dice: “Qualcosa dentro di me chiede ascolto”, e ignorarlo significa lasciare che il cibo diventi l’unica voce che parla.

Amare il proprio lavoro è camminare dentro le storie degli altri con la delicatezza di chi sa che ogni passo può cambiar...
13/07/2026

Amare il proprio lavoro è camminare dentro le storie degli altri con la delicatezza di chi sa che ogni passo può cambiare un destino. È ascoltare una voce che trema e sentire che in quel tremore c’è già la forza che sta per nascere, e’ vedere una persona ripartire come una luce che si riaccende dopo troppo buio. E tu sei lì, a custodire e proteggere quel momento,a farlo crescere…a spronarlo. Amare ciò che fai è sentire che ogni gesto è un seme,ogni parola è un ponte,ogni grazie è un cielo che si apre. E alla fine, quando la giornata si chiude,resta il fatto che hai toccato una vita. E quella vita, un po’, ha toccato anche te. E allora lo capisci davvero che non stai lavorando…stai trasformando vite. E, nel farlo, stai trasformando anche te…e molta buona serata💪

07/07/2026

Negli ultimi anni i farmaci agonisti del GLP‑1 hanno cambiato il modo di affrontare l’obesità: aiutano a perdere peso in modo significativo e migliorano la salute del cuore e del metabolismo. Sono una grande opportunità, ma non devono farci dimenticare una verità fondamentale: l’obesità non è solo una questione di chili in più, è una condizione complessa che nasce dall’intreccio di fattori biologici, ambientali, sociali e psicologici. Per questo richiede un percorso completo, non una sola soluzione.Alcune analisi recenti avvertono che puntare troppo sui farmaci rischia di spostare l’attenzione dalla prevenzione alle cure, con il rischio di aumentare i costi sanitari, creare disuguaglianze nell’accesso ai trattamenti e ottenere risultati meno duraturi nel tempo. Per gestire davvero l’obesità serve un pensiero sistemico: non basta valutare quanto funzionano i GLP‑1, bisogna capire come si inseriscono nella vita della persona, quali ostacoli organizzativi esistono, quali abitudini vanno cambiate e quali supporti servono per mantenere i risultati. In questo quadro, la nutrizione non è un accessorio. È una parte essenziale del trattamento. Una dieta personalizzata aiuta a preservare la massa muscolare durante il dimagrimento, migliora la qualità dell’alimentazione, sostiene l’aderenza alla terapia e riduce il rischio di riprendere peso quando il farmaco viene sospeso. Nonostante questo, nutrizionisti e dietisti sono ancora poco coinvolti nei percorsi di cura dell’obesità. Le evidenze dimostrano che il loro ruolo è centrale, ma per valorizzarlo servono organizzazioni più integrate, rimborsi adeguati, collegamenti con le reti territoriali che promuovono un’alimentazione sana e una formazione specifica sulle nuove terapie.
Il messaggio finale è semplice: i GLP‑1 sono un aiuto prezioso, ma non sostituiscono la dieta, l’attività fisica e il lavoro sullo stile di vita. Solo un percorso integrato, che unisce farmaci, educazione alimentare e cambiamenti quotidiani, può garantire risultati duraturi, sostenibili ed equi.

27/06/2026

Obesità e sospensione di tirzepatide: recupero del peso e perdita dei benefici cardio-metabolici
Nell'82,5% dei pazienti il recupero ponderale supera il 25% del peso perso dopo la sospensione. Sotto questa soglia i benefici restano stabili; sopra, il deterioramento metabolico è rapido e proporzionale
Sospendere tirzepatide dopo una fase di efficace riduzione ponderale comporta, nella maggioranza dei pazienti, non solo il recupero del peso perso, ma anche la perdita progressiva dei benefici cardio-metabolici ottenuti durante il trattamento. Lo rilevano i risultati dello studio SURMOUNT-4 pubblicati su JAMA Internal Medicine.
Gli agonisti del recettore GLP-1 e i doppi agonisti GIP/GLP-1 hanno dimostrato di produrre riduzioni ponderali rilevanti e miglioramenti sostanziali dei parametri metabolici. Il dato clinico ancora poco chiarito riguardava la proporzionalità tra recupero del peso dopo sospensione e perdita dei benefici metabolici associati.
L'analisi ha incluso 308 adulti con obesità che avevano ottenuto una riduzione ponderale ≥10% dopo 36 settimane di trattamento con tirzepatide (dose massima tollerata 10 o 15 mg) nello studio SURMOUNT-4. Dopo questa fase in aperto, i partecipanti erano stati randomizzati alla prosecuzione del farmaco o alla sospensione con placebo; l'analisi qui descritta riguarda esclusivamente i soggetti che avevano interrotto il trattamento. Il recupero ponderale è stato misurato a 52 settimane dalla sospensione (88ª settimana dall'inizio dello studio) ed espresso come percentuale del peso recuperato rispetto al peso perso durante la fase di trattamento. I partecipanti sono stati stratificati in quattro categorie:

Dopo sei settimane tra dieta e integrazione mirata, questi sono i risultati di  colesterolemia e trigliceridemia. Nell’u...
19/06/2026

Dopo sei settimane tra dieta e integrazione mirata, questi sono i risultati di colesterolemia e trigliceridemia. Nell’ultimo anno valori sempre molto alti. Tra due mesi tutto il trait lipidico per valutare in modo più puntuale. Sottoscritto e MMG abbastanza soddisfatti.

10/06/2026

I nuovi farmaci anti‑obesità basati sulle incretine (come semaglutide e tirzepatide) rappresentano un cambiamento di paradigma, ma non possono essere usati da soli. Devono essere inseriti in un percorso terapeutico integrato.
I nuovi farmaci contro l’obesità, come semaglutide e tirzepatide, stanno aiutando molte persone a perdere peso in modo importante. Si ricorda, però, che il farmaco da solo non basta ma funziona davvero solo se inserito in un percorso completo che unisce alimentazione, movimento, supporto psicologico e la guida di un nutrizionista qualificato.
Perché serve un percorso integrato?
Il documento presentato al congresso ECO2026 spiega che questi farmaci sono molto efficaci, ma possono comportare piccoli rischi se non accompagnati da un corretto stile di vita.
Per questo è fondamentale essere seguiti da un team di professionisti, tra cui il nutrizionista, che ha un ruolo chiave nel rendere la terapia sicura e personalizzata.
Il nutrizionista è essenziale perché:
1. costruisce una dieta personalizzata sulle esigenze del paziente
2. aiuta a gestire nausea, sazietà precoce e disturbi gastrointestinali
3. garantisce un adeguato apporto proteico per proteggere la massa muscolare
4. educa a riconoscere il nuovo senso di fame e sazietà indotto dal farmaco
5. monitora nel tempo eventuali carenze nutrizionali.
In altre parole, il nutrizionista è la figura che permette al farmaco di funzionare in modo sicuro, efficace e duraturo. Chi assume questi farmaci dovrebbe fare pasti piccoli e regolari, ascoltare il senso di sazietà, limitare gli zuccheri semplici,assumere abbastanza proteine,mantenere una buona idratazione. Queste indicazioni vengono adattate dal nutrizionista in base alla storia clinica e agli obiettivi del paziente. Cosa importante, chi assume questi farmaci ha la necessità/dovere di proteggere la massa muscolare. Una parte del peso perso può essere massa magra, cioè muscoli. Gli studi mostrano che può rappresentare anche il 24–30% del totale. Per questo è importante associare esercizi di resistenza e attività di potenziamento muscolare. Il nutrizionista e il trainer possono collaborare per mantenere un metabolismo attivo e sano. Il ruolo della mente ha un ruolo chiave nella gestione di questa terapia perché la perdita di peso rapida può riattivare fragilità emotive. Per questo è utile una valutazione psicologica prima di iniziare la terapia e un supporto durante il percorso.
In sintesi, il successo dei nuovi farmaci anti‑obesità dipende da un approccio globale che unisce:
1. nutrizione personalizzata con un nutrizionista
2. attività fisica mirata
3. supporto psicologico
4. controlli clinici regolari
È un percorso strutturato, non una “cura lampo”, e proprio per questo può portare risultati più solidi e duraturi.

Indirizzo

Viale Francia, 11
Palermo
90146

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 10:00 - 19:30
Mercoledì 10:00 - 19:30
Giovedì 10:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 19:00

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