07/09/2026
Estratto Da studio presso Il Sentiero dell'Essere
LA PSICOLOGIA DELLE RELAZIONI
Qualsiasi relazione tra esseri umani può essere vissuta dallo spazio meccanico della personalità oppure
da uno spazio di presenza consapevole.
Nella maggior parte dei casi ciò che agisce è la personalità. Dunque assistiamo sovente a delle scene in cui i
personaggi dell’ego interagiscono al posto dell’Essenza. E’ come attivare continuamente la parte di noi
condizionata, automatica, giocando un ruolo anziché agendo dallo spazio autentico.
La non-presenza ci costringe a vivere identificati con la
nostra personalità, perciò le nostre relazioni vengono vissute dalla personalità stessa, più che da noi. Ecco
che le principali disfunzioni relazionali si attivano proprio per questo motivo. La follia che vediamo nel
mondo si basa su questo processo di ipnosi collettiva, a causa del quale la gente crede di essere qualcosa
che in realtà è solo il frutto di un meccanismo difensivo e di repressione emotiva attuato nella prima infanzia.
Questi meccanismi, sono alla base delle relazioni tra personalità e non tra individui consapevoli.
Le relazioni inevitabilmente sono il motore principale dell’attivazione delle emozioni dentro di noi. Ma,
dato che abbiamo imparato a reprimerle attraverso l’attivazione della personalità, viviamo le relazioni
principalmente attraverso meccanismi reattivi, volti a tutelare il bisogno di riconoscimento e la protezione
da eventuali ferite infantili e traumi nel legame di attaccamento primario.
Osservare tutto il processo, diventarne consapevoli, e creare spazio tra NOI e IL PROCESSO STESSO, ci
aiuta a riconnetterci con il Cuore, con la nostra essenza. Noi NON POSSIAMO MAI SAPERE CON CERTEZZA
la vera motivazione interiore che spinge gli altri a prendere determinate decisioni o a compiere determinate
azioni. Lasciare il potere alla nostra personalità significa SUPPORRE che gli altri facciano le cose
CONTRO DI NOI, o comunque senza tenere conto dei nostri bisogni e delle nostre ferite. Pensieri come
“non valgo niente, non mi merito le attenzioni, gli altri sono cattivi con me, guarda che tanto non gliene
frega niente di me” ecc, sono solo incantesimi che la mente produce in modo meccanico dallo spazio
della personalità.
Possiamo quindi affermare che le relazioni sono il principale campo scuola per esercitare la presenza in
quanto attivano a livello inconscio determinati meccanismi che appartengono alla nostra personalità. E più
la relazione è profonda, più coinvolge sentimenti forti, più prevede un contatto pelle a pelle, e più
l’inconscio la legge come una memoria della relazione primordiale di attaccamento, e pertanto ci
restituisce le stesse modalità difensive che abbiamo appreso nell’infanzia e che sono state alla base della
costruzione della nostra personalità.
Vivere le relazioni dallo spazio della personalità che ricerca costantemente il riconoscimento, significa vivere
nel conflitto, nella separazione, nella deresponsabilizzazione, in quanto è sempre colpa di qualcuno fuori di
noi, che ci fa arrabbiare, che ci rende tristi, che ci disgusta, che ci spaventa. Dunque viviamo in una continua
tensione emotiva in quanto crediamo in ultima analisi che il nostro benessere dipenda dall’esterno, da
ciò che fanno le persone intorno a noi, soprattutto quelle con cui la relazione è più stretta e profonda.
LA RELAZIONE DI COPPIA
Nella relazione di coppia ritroviamo l’archetipo per eccellenza del legame affettivo primordiale. E’ la
relazione più istintiva e naturale in assoluto, verso cui tutti tendono, ma è anche la relazione più difficile da
vivere, in quanto dà continuamente voce alle memorie del corpo sepolte nell’inconscio. Entrare in profonda
intimità con una persona risveglia il ricordo cellulare della nostra nascita e dei nostri primissimi anni di vita.
Con un partner c’è uno scambio fisico che non esiste nelle altre tipologie di relazione: i baci profondi, le
carezze intime, il contatto genitale; non solo: dormire abbracciati, guardarsi intensamente negli occhi,
assaggiare il sapore della pelle dell’altro, sono tutte azioni che simbolicamente riportano all’infanzia, alla
relazione con i genitori, soprattutto con la madre.
Ecco che nella coppia si innescano in modo più potente i meccanismi della personalità. Si agisce il
bisogno di riconoscimento in maniera più forte e marcata, si percepisce un’unione che colma il vuoto
generato dai traumi vissuti nella relazione con le figure di accudimento.
Per questo motivo spesso nelle relazioni di coppia si innesca una dinamica composta di più fasi: -
La fase di innamoramento, in cui ci sentiamo leggeri, felici, finalmente completi, proviamo
sentimenti forti, abbiamo voglia di stare sempre insieme, di condividere tutto, di lasciarci
trasportare alla scoperta dell’altro con grande entusiasmo e curiosità; in questa fase, l’amore prevale
su tutto e vediamo l’altro come la creatura perfetta per noi, ci sembra che tutti i nostri problemi
siano improvvisamente scomparsi; -
La fase dell’assestamento, in cui l’entusiasmo e la voglia di stare insieme si stabilizzano, e iniziano i
primi piccoli conflitti, cominciamo a vedere alcuni lati dell’altro che ci mettono a disagio, che ci
danno fastidio, e scopriamo dunque che non c’è la totale perfezione che avevamo immaginato
all’inizio. Durante questa fase in realtà si iniziano ad attivare le due personalità, con le loro
rispettive richieste, pretese, aspettative. Smettiamo di credere che l’altro sia perfetto, anzi, nasce
in noi l’impulso di cambiarlo e di fare in modo che sia esattamente come noi lo vogliamo affinché
possa continuare a soddisfare i bisogni della nostra personalità (essere riconosciuti, visti, accettati,
ascoltati, accolti ecc.). Si mescolano i tre personaggi dell’ego in un crescendo di conflitti, in cui il
meccanismo predominante è quello di incolpare l’altro e di reagire in modo meccanico.
A questo punto le soluzioni che la personalità ricerca possono essere diverse: c’è chi fugge via subito, dando
potere al diniego (persone che passano da una relazione all’altra continuamente), c’è chi entra in guerra
fomentando il conflitto e rendendo la relazione un campo di battaglia per ottenere ciò che serve affinché la
personalità possa placarsi, c’è chi sviluppa attaccamento e rimane immobile per mesi e anni in una relazione
tossica, c’è chi sceglie l’evitamento e decide che la relazione di coppia “non fa per me”, chiudendo il cuore,
c’è chi subisce e si sente una vittima, c’è chi compiace per elemosinare riconoscimento.
In moltissime forme diverse, la relazione assume le sfumature grottesche di una competizione tra le due
personalità, che lottano entrambe per ottenere ciò che è mancato nell’infanzia, in una continua ripetizione
meccanica di un vissuto ormai relegato nell’inconscio ma che è ancora vivo nella memoria cellulare del
corpo.
L’unica via davvero risolutiva è la presenza. Lavorare attraverso l’auto-osservazione, permettersi di
riconoscere e stare nelle emozioni, accorgersi dei personaggi della personalità che entrano in reazione, sono
attitudini centrali e rappresentano tutto ciò che serve per aprire il Cuore al vero amore e alla Relazione Sacra.
Per un mondo diverso dobbiamo dunque innanzitutto invertire lo sguardo sulla relazione, da un vederla come qualcosa che accade e che debba aderire al nostri voleri e piaceri a un riconoscerla come chiamata e incontro spinto dalla forza dell'amore che ancora dapprima l'imprinting e spinge dopo alla destrutturazione del nostro non sè per accompagnarci alla fede, alla resa e alla nuda essenza dell'essere.
Josh Kami