Studio ABA dott.ssa Emanuela Anaclio

Studio ABA  dott.ssa Emanuela Anaclio Lo studio offre interventi individualizzati basati sull'Analisi Comportamentale Applicata

26/07/2026
24/07/2026

𝗗𝗮𝗹 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼

𝑅𝑖𝑎𝑠𝑠𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑎 𝑐𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑆𝑎𝑡𝑖𝑎 𝑅𝑖𝑣𝑎

𝗗𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝗶 𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼

Questo studio ha esaminato come insegnare abilità di saluto e conversazione a tre persone con autismo in modo che risultassero utili anche fuori dalla seduta, durante interazioni con adulti nuovi.

Gli autori non volevano insegnare conversazioni rigide o scriptate, ma un insieme di abilità più flessibili, da usare dentro scambi reali.

Hanno quindi lavorato su competenze come iniziare un saluto, fare una breve auto-presentazione, dire “grazie” dopo un complimento, seguire il tema della conversazione, cambiarlo quando l’altro mostrava noia, chiarire un messaggio poco comprensibile, non interrompere e ridurre comportamenti motori distraenti.

𝗣𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝗻𝘁𝗶

Hanno partecipato due adolescenti e un bambino: Mike,16 anni, Maggie, 15 anni, e Chris, 8 anni.

Tutti comunicavano tramite frasi complete, frequentavano contesti scolastici ordinari e non presentavano disabilità intellettiva associata.

Mike e Maggie riferivano particolare difficoltà nelle interazioni con adulti sconosciuti e riportavano anche difficoltà nel costruire relazioni amicali.

Chris aveva già alcuni amici tra pari, ma mostrava comunque deficit in diverse abilità di conversazione.

𝗟𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗲: 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗮 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗿𝗲

Gli autori non hanno usato un curriculum standard uguale per tutti.

Hanno prima condotto una valutazione indiretta tramite colloquio con i genitori, per raccogliere informazioni sulle difficoltà osservate nella vita quotidiana e sugli interessi del ragazzo.

Successivamente hanno svolto una valutazione diretta semi strutturata: due sperimentatori salutavano e conversavano con il partecipante per circa 45-60 minuti, creando appositamente occasioni in cui certe abilità sarebbero state appropriate. Per esempio, facevano un complimento per vedere se il partecipante diceva “grazie”, cambiavano argomento per osservare se riuscisse a seguirlo, si mostravano annoiati per vedere se il partecipante cambiasse tema, oppure pronunciavano una frase poco chiara per verificare se chiedesse chiarimento.

Dopo questa osservazione, gli autori hanno selezionato solo le abilità che risultavano davvero carenti e clinicamente rilevanti per quel partecipante.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗲𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝘀𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶

Tutte le sessioni si svolgevano in una stanza della clinica universitaria e venivano videoregistrate.

Le sessioni si svolgevano una o due volte a settimana. Le sedute di Mike e Maggie duravano circa un’ora e mezza o due ore; Chris, in genere, faceva due sedute settimanali più brevi.

Le conversazioni duravano circa 10 minuti per Mike e Maggie e 5 minuti per Chris.

I saluti duravano circa 2 minuti e venivano inseriti dentro le conversazioni, in modo che il partecipante dovesse gestire anche l’ingresso di una persona nuova durante uno scambio già in corso.
I partner di conversazione potevano essere il tutor, adulti nuovi oppure, nel caso di Chris, anche due pari selezionate per età, abilità comunicative e interessi compatibili.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗶𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗲

Ogni volta che il partner creava una situazione evocativa, quella costituiva una prova distinta. Gli osservatori registravano se il partecipante emetteva la risposta corretta entro 5 secondi, se rispondeva in modo scorretto, se la risposta corretta compariva dopo un prompt oppure se anche dopo il prompt la risposta restava errata.

I dati venivano riportati come percentuale di situazioni evocative in cui compariva la risposta corretta.

Oltre a questo, venivano registrati anche alcuni comportamenti motori, come toccarsi ripetutamente il viso, manipolare oggetti non pertinenti o assumere posture poco adeguate, riportandoli come percentuale del tempo di sessione.

𝗟𝗲 𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗲 𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝘁𝗲

Nella conversazione, tra le abilità osservate c’erano: cambiare argomento quando l’altro mostrava noia, seguire il nuovo tema introdotto dal partner, dire “grazie” dopo un complimento, sorridere, rispondere alle domande, chiedere chiarimento, fare domande, evitare commenti offensivi, usare gesti adeguati, dare segnali di ascolto, mantenere lo sguardo verso il volto del partner mentre ascoltava e non interrompere.

Nei saluti, invece, gli autori osservavano stretta di mano, formula di saluto, sorriso, risposta a domande, auto-presentazione, fare domande e postura adeguata.

Gli autori non hanno, quindi, insegnato “la conversazione” come blocco unico, ma un repertorio fatto di molte componenti osservabili e definibili con precisione.

𝗜𝗹 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲

Gli autori hanno usato un multiple baseline design across responses.

In pratica, non hanno insegnato tutte le abilità insieme: hanno introdotto l’insegnamento in momenti diversi per abilità diverse, così da poter vedere se il miglioramento compariva proprio quando iniziava l’intervento per quella specifica abilità.

𝗟𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗻𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼: 𝗯𝗲𝗵𝗮𝘃𝗶𝗼𝗿𝗮𝗹 𝘀𝗸𝗶𝗹𝗹𝘀 𝘁𝗿𝗮𝗶𝗻𝗶𝗻𝗴

La prima procedura impiegata era il behavioral skills training.

Gli autori spiegavano al partecipante qual era la situazione sociale, quale risposta fosse appropriata e perché fosse importante.

Successivamente, il tutor e un altro adulto mettevano in scena brevi simulazioni di risposte corrette e scorrette (modeling), così che il partecipante potesse osservare in modo concreto come comportarsi nelle diverse situazioni sociali.

Infine, il partecipante faceva pratica in sessioni brevi di role-play, in genere di 10 prove. Se rispondeva correttamente riceveva una lode; se rispondeva in modo scorretto, il tutor mostrava subito un prompt testuale con la risposta corretta.

Il behavioral skills training, quindi, non consisteva in una semplice spiegazione verbale, ma in una sequenza strutturata di istruzione, modeling, prova attiva e feedback correttivo.

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘃𝗲𝗻𝗶𝘃𝗮 𝗶𝗺𝗽𝗶𝗲𝗴𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗽𝘁 𝘁𝗲𝘀𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲

Nello studio sono stati impiegati prompt testuali, cioè cartoncini laminati con scritta la risposta corretta.

Questi cartoncini venivano mostrati dopo l’errore, in modo che il partecipante potesse leggere cosa fare.

Gli autori hanno scelto questo tipo di prompt perché consentiva di correggere senza interrompere eccessivamente il flusso della conversazione.

𝗜𝗹 𝘁𝗿𝗮𝗶𝗻𝗶𝗻𝗴 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲

Dopo il behavioral skills training, i partecipanti passavano a vere conversazioni con il tutor.

Durante queste sessioni, il tutor continuava a programmare le situazioni evocative. Se il partecipante emetteva la risposta corretta, la conversazione proseguiva normalmente. Se la risposta era errata o non compariva, veniva mostrato il prompt testuale.

La abilità venivano quindi insegnate dentro la conversazione stessa, facendo in modo che il partecipante imparasse a discriminare quando quella risposta fosse richiesta.

𝗥𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝘇𝗼 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲

Per alcuni partecipanti, il solo behavioral skills training con prompt testuali non è stato sufficiente.

Per Maggie e Chris è stato necessario introdurre anche una contingenza di rinforzo differenziale.

Per Maggie il rinforzo consisteva soprattutto in minuti di pausa guadagnati in base alle risposte corrette. Per Chris si usavano token, poi scambiabili con tempo di accesso ai videogiochi.

Ciò mostra che, almeno in alcuni casi, la semplice conseguenza sociale naturale della conversazione non basta a mantenere o consolidare l’emissione delle abilità appena insegnate, ma è necessario aggiungere conseguenze più potenti e più chiaramente contingenti alla risposta corretta.

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗠𝗮𝗴𝗴𝗶𝗲: 𝘂𝗻 𝘀𝘂𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝘁𝗲𝘀𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲

Maggie mostrava ancora difficoltà importanti soprattutto nel seguire il tema della conversazione e nel cambiarlo quando il partner mostrava indici di noia. Lei stessa riferiva di non sapere cosa dire in quei momenti.

Gli autori hanno quindi introdotto una modifica procedurale specifica: un continuous textual prompt, cioè un foglio lasciato sul tavolo durante la conversazione, con esempi di risposte possibili.
Per l’abilità di seguire il tema, il prompt includeva più esempi sia di domande sia di commenti pertinenti; per l’abilità di cambiare argomento, includeva esempi di domande o frasi utili a introdurre un tema nuovo.

Nelle sessioni di pratica, inoltre, gli autori hanno iniziato a presentare nello stesso blocco di prove situazioni relative a entrambe le abilità, per aiutare Maggie a discriminare meglio quando fosse il momento di continuare il tema e quando invece fosse il momento di cambiarlo. Questa combinazione ha prodotto un netto miglioramento.

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗵𝗿𝗶𝘀: 𝗿𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝘇𝗼 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲

Nel caso di Chris, con prompt e token immediati durante la conversazione si produceva un miglioramento, ma quando questi venivano tolti il comportamento peggiorava.

Per questo motivo, gli autori hanno introdotto una condizione di delayed-token differential reinforcement: Chris continuava a guadagnare token per le risposte corrette, ma non li riceveva più mentre stava conversando. I token gli venivano consegnati solo alla fine della conversazione.

In questo modo la situazione veniva resa più naturale, eliminando i segnali didattici più evidenti, ma mantenendo comunque una contingenza motivazionale. Questa modifica ha permesso una migliore generalizzazione e un miglior mantenimento.

𝗖𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗺𝗼𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝗲𝗻𝘁𝗶

Gli autori hanno trattato anche ai comportamenti motori distraenti, come manipolare oggetti, toccarsi il viso, appoggiare la testa sul tavolo o impegnarsi in attività non pertinenti.

Questi comportamenti possono interferire con l’attenzione ai segnali sociali e quindi con la qualità della conversazione.

Per Chris è stata utilizzata una procedura di rinforzo differenziale di altri comportamenti, più precisamente un mDRO con intervalli di 30 secondi e finestra di osservazione di 5 secondi: se in quel momento il comportamento motorio distraente non era presente, riceveva un token, poi scambiabile con tempo al computer.

Per Maggie la logica era simile, ma la procedura veniva applicata in modo più discreto, per mantenere la conversazione il più naturale possibile: anche nel suo caso gli autori usavano un mDRO con intervalli di 30 secondi e finestra di osservazione di 5 secondi, ma senza consegnare token durante lo scambio; se compariva il comportamento motorio distraente, il trainer mostrava semplicemente un prompt testuale con scritto “mani giù”.

Nel caso di Maggie, i comportamenti motori distraenti sembravano interferire direttamente con l’abilità di cambiare argomento in modo appropriato. Quando questi comportamenti diminuivano, migliorava anche la sua capacità di cogliere i segnali di noia dell’interlocutore e di spostare il tema della conversazione al momento giusto. Gli autori hanno verificato questa relazione anche sperimentalmente: quando il prompt per i comportamenti distraenti veniva rimosso, tali comportamenti aumentavano e la performance nel cambiare argomento peggiorava; quando il prompt veniva reintrodotto, i comportamenti distraenti diminuivano di nuovo e il cambio di argomento tornava a migliorare.

𝗚𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼

Dopo l’insegnamento, gli autori hanno valutato se le abilità comparissero anche con adulti nuovi e, per Chris, con pari nuovi.
Hanno verificato, inoltre, se si mantenessero a distanza di tempo, da un mese fino a quattro mesi in alcuni casi.

Nelle sessioni di generalizzazione, i partner erano persone che non avevano preso parte all’insegnamento.

Le stesse situazioni evocative continuavano a essere programmate, ma senza trasformare la conversazione in una sessione didattica evidente.

Per molte delle abilità insegnate, i partecipanti hanno mantenuto livelli elevati anche con partner nuovi o nel follow-up.

𝗖𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶

Il messaggio più importante dello studio è che insegnare abilità di saluto e conversazione in modo davvero significativo richiede una combinazione di componenti ben integrate: una valutazione iniziale individualizzata, una definizione precisa delle abilità bersaglio, l’insegnamento inserito dentro conversazioni reali, l’uso di behavioral skills training, prompt testuali, rinforzo differenziale quando necessario e una verifica esplicita di generalizzazione e mantenimento.

Non basta insegnare una frase o una risposta isolata. Occorre costruire un repertorio più ampio, flessibile e sotto adeguato stimulus control, che la persona possa utilizzare anche con interlocutori nuovi e in contesti meno strutturati.

In questo senso, l’articolo non mostra soltanto che alcune abilità sociali possono migliorare, ma soprattutto come possano essere insegnate: a partire dall’osservazione diretta dei deficit reali, portando l’insegnamento dentro interazioni non scriptate, adattando le procedure ai pattern di errore del singolo partecipante e verificando poi se il comportamento si mantenga anche al di fuori della situazione di insegnamento. È proprio questo il punto centrale dello studio: un approccio alle abilità sociali meno standardizzato e più costruito sulle condizioni in cui quelle abilità dovranno effettivamente funzionare.

𝗙𝗼𝗻𝘁𝗲: Hood, S. A., Luczynski, K. C., & Mitteer, D. R. (2017). Toward meaningful outcomes in teaching conversation and greeting skills with individuals with autism spectrum disorder. Journal of Applied Behavior Analysis, 50(3), 459-486.

𝐷𝑖𝑠𝑐𝑙𝑎𝑖𝑚𝑒𝑟:

𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑡 ℎ𝑎 𝑒𝑠𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑜 𝑡𝑒𝑜𝑟𝑖𝑐𝑜 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑢𝑛’𝑖𝑛𝑑𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎. 𝐸̀ 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑎 𝑖𝑙𝑙𝑢𝑠𝑡𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐴𝑛𝑎𝑙𝑖𝑠𝑖 𝐶𝑜𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒. 𝑃𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑠𝑖𝑎𝑠𝑖 𝑎𝑝𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑖 𝑜 𝑠𝑡𝑢𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑠𝑖 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑙𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝐴𝑛𝑎𝑙𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜

10/07/2026

In viaggio con miniMUPA!

Quando l'apprendimento sposa il gioco, i risultati superano ogni aspettativa.
Uno spazio sicuro e stimolante che ha valorizzato la creatività, il gioco cooperativo, la narrazione guidata e dato vita all' immaginazione.
Riportare le abilità acquisite, generalizzare le competenze e osservare gli obiettivi nella vita quotidiana, veri, reali e concreti.
Il coinvolgimento attivo ed esperienziale ha reso tutti noi dei protagonisti attivi stimolando la curiosità attraverso le installazioni interattive, i laboratori artistici e la fantastica parete da arrampicata!
Il tutto arricchito dalla condivisione. Poter collaborare, socializzare e unire le competenze per superare piccole e grandi sfide.
L' esperienza del museo lascia un ricordo tangibile.

La gioia nei loro occhi e l'entusiasmo nel creare sono la conferma più grande: gli obiettivi sono stati pienamente raggiunti ❣️

Minimupa

03/07/2026

Sporchiamoci le mani! 🪴
Un' esperienza straordinaria che va al di là di "mettere le mani nella terra".
Affidare una piantina a un bambino significa dirgli: "Io mi fido di te, la vita di questo germoglio dipende dalle tue attenzioni".
Sviluppiamo autostima, senso di responsabilità, praticità sensoriale e motoria.
Tutto in condivisione 💪🏻❤️

01/07/2026

Al cinema!
Attenzione, attesa, condivisione, abilità sociali, intelligenza emotiva, conversazione, consapevolezza sociale e tante altre abilità 💪🏻🍿🎥❤️

01/07/2026

Un viaggio nelle quattro stagioni! 😍
Lavoriamo in gruppo...
Scopriamo emozioni, sapori e curiosità.
Sviluppiamo autonomie, condivisione, immaginazione e competenze sociali ❤️

04/06/2026

"Diamoci un taglio!"

Tagliare i capelli non è mai un semplice gesto estetico, ma una complessa coreografia di piccoli successi.
Dietro ogni ciocca che cade c'è impegno, dedizione, pazienza e tanta forza di volontà!
Abbiamo dato un "taglio" alla catena dell'ansia e del rifiuto per fare spazio all'autonomia, dimostrando che con la giusta pazienza e i rinforzi corretti, ogni barriera può essere superata.
Un lavoro di squadra STREPITOSO!
Grazie al signor Raimondo e alla sua parruccheria per uomo. La sua tenacia, la sua sensibilità e la sua disponibilità hanno reso tutto possibile.
Infine, grazie al Grande Simo che si è fidato di me, di noi, ma soprattutto di sé stesso ❤️

Indirizzo

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Palermo
90127

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Mercoledì 09:00 - 13:00
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Giovedì 09:00 - 13:00
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Venerdì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00

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