Marco Ferrara Fisioterapista

Marco Ferrara Fisioterapista Il corpo cerca l’armonia e coglie ogni opportunità per liberarsi da un utilizzo inadeguato.

Non tutti gli ortopedici sono così chiari in merito. 🤗👏🏻👏🏻👏🏻
21/07/2026

Non tutti gli ortopedici sono così chiari in merito. 🤗👏🏻👏🏻👏🏻

3 errori che peggiorano l’artrosi del ginocchio

Quando una persona riceve una diagnosi di artrosi del ginocchio, spesso pensa che la cartilagine sia destinata a consumarsi sempre di più e che ci sia poco da fare.

In realtà non è così.

L’artrosi è una malattia complessa che coinvolge cartilagine, osso, membrana sinoviale, legamenti e muscoli. Anche se oggi non possiamo rigenerare la cartilagine consumata, possiamo fare molto per rallentare la progressione della malattia e migliorare la qualità della vita.

Ecco i tre errori che vedo più spesso.

1. Smettere di muoversi per paura di “consumare” il ginocchio

È probabilmente l’errore più frequente.

Molti pazienti pensano:

“Se mi fa male, significa che sto rovinando il ginocchio.”

Nella maggior parte dei casi non è così.

La cartilagine non possiede vasi sanguigni e si nutre grazie al liquido sinoviale. Il movimento funziona come una p***a: durante il carico la cartilagine espelle liquidi, durante lo scarico li riassorbe insieme ai nutrienti.

Inoltre l’esercizio rinforza il quadricipite, i glutei e tutta la muscolatura che stabilizza il ginocchio, riducendo il carico che grava sull’articolazione.

Numerosi studi dimostrano che programmi di esercizio migliorano dolore e funzione e rappresentano il trattamento di prima scelta nelle linee guida internazionali. (Cochrane⁠)

Il messaggio è semplice:
non smettere di muoverti, ma scegli l’attività giusta.



2. Pensare che bastino infiltrazioni o farmaci

Le infiltrazioni possono essere utili in pazienti selezionati.

Gli antinfiammatori possono ridurre il dolore.

Ma nessuna infiltrazione, da sola, sostituisce un programma di esercizio, il controllo del peso corporeo e il rinforzo muscolare.

Immagina una macchina con gli ammortizzatori usurati.

Puoi lubrificare i componenti quanto vuoi, ma se continui a guidare con pneumatici sgonfi e sospensioni deboli il problema continuerà.

Le principali linee guida internazionali raccomandano come primo trattamento:

* educazione del paziente;
* esercizio terapeutico;
* rinforzo muscolare;
* perdita di peso quando necessaria. ⁠



3. Sottovalutare il peso corporeo

Ogni chilo in più aumenta il carico che attraversa il ginocchio durante il cammino.

Ad ogni passo il ginocchio può sopportare forze pari a 2-3 volte il peso corporeo.

Questo significa che perdere anche pochi chilogrammi può tradursi in migliaia di chilogrammi di carico in meno sull’articolazione nell’arco di una giornata.

La perdita di peso nei pazienti in sovrappeso è associata a una riduzione del dolore e a un miglioramento della funzione articolare, motivo per cui è raccomandata da tutte le principali linee guida internazionali. (oarsijournal.com⁠)



Take-home message!

L’artrosi non significa smettere di vivere.

Significa imparare a gestire il ginocchio nel modo corretto.

✔ Muoversi regolarmente.

✔ Rinforzare la muscolatura.

✔ Controllare il peso corporeo.

Questi sono gli interventi che oggi possiedono le prove scientifiche più solide per ridurre dolore, migliorare la funzione e rallentare la progressione clinica della malattia.

Bibliografia essenziale

* Lawford BJ et al. Exercise for osteoarthritis of the knee. Cochrane Database Syst Rev. 2024.
* Bannuru RR et al. Recommendations for the management of hip and knee osteoarthritis: A systematic review of clinical practice guidelines. Osteoarthritis Cartilage. 2023.
* Core Recommendations for Osteoarthritis Care: A Systematic Review of Clinical Practice Guidelines. 2024.
* Juhl C et al. Weight Loss for Overweight Patients with Knee or Hip Osteoarthritis. Osteoarthritis and Cartilage. 2024.

05/07/2026

Loro verosimilmente ridono delle nostre tecniche, delle infiltrazioni “ad mèntula canis”…quando si osservano realtà di culture differenti la cosa principale da fare è contestualizzare.
Anni fa veniva perculàto il “gua-sha”, finché negli USA è scoppiata la moda delle tecniche di “mobilizzazione tissutale” e tutte le teorie sulla fascia.

Caro Dr Gabriele, come sai utilizzo tecniche ben poco convenzionali e non disdegno affatto alcune “esperienze terapeutic...
26/06/2026

Caro Dr Gabriele, come sai utilizzo tecniche ben poco convenzionali e non disdegno affatto alcune “esperienze terapeutiche naturali”, sempre nell’ambito delle mie competenze di fisioterapista. Riguardo al polverone mediatico scatenato dall’episodio dell’ospedale catanese penso che gli unici responsabili siano gli amministratori di quest’ultimo, non certo la naturopata coinvolta.
Per il resto reputo la tua iniziativa assolutamente condivisibile alla luce di una realtà sociale sempre più sensibile a determinate tematiche ed al contempo “disfiziata” da troppe esperienze negative legate al mondo della medicina e, soprattutto, all’approccio di molti dei suoi rappresentanti, ormai anni luce da Ippocrate. 🫣😒😬

25/06/2026

La prevenzione implica responsabilità e coscienza, merce ormai rarissima.

25/06/2026

Siamo figli di una generazione farmaco-dipendente: chi di voi ricorda gli innumerevoli medicinali che il medico curante “regalava” ai nostri genitori? 🙄🫠

Un attore fondamentale per il nostro benessere, vessato da millenni da una cultura che ne ha inibito la libera espressio...
22/03/2026

Un attore fondamentale per il nostro benessere, vessato da millenni da una cultura che ne ha inibito la libera espressione, favorendo un'espressività posturale teoricamente in grado di mostrare coraggio e risolutezza, foraggiando in realtà rigidità e fragilità.

IL DIAFRAMMA: IL PILASTRO DELLA RESPIRAZIONE E OLTRE

Il diaframma è spesso descritto semplicemente come il principale muscolo della respirazione, ma ridurlo a questo sarebbe come dire che un direttore d’orchestra serve solo a muovere le mani. In realtà, è una struttura chiave che connette torace e addome, regola la pressione intra-addominale e influisce su molteplici funzioni corporee, dalla postura alla digestione, fino alla gestione dello stress.

Un’armonia di movimento tra torace e addome

Immagina il diaframma come una cupola fibromuscolare che separa il torace dall’addome. La sua contrazione, durante l’inspirazione, abbassa questa cupola e crea un effetto a p***a che permette ai polmoni di espandersi, favorendo l’ingresso dell’aria. Al contrario, nell’espirazione, il diaframma si rilassa e ritorna alla sua posizione di riposo, facilitando l’espulsione dell’aria.

Questo movimento apparentemente semplice è il risultato di un’azione coordinata che coinvolge strutture ossee (le coste, la colonna vertebrale), muscoli accessori della respirazione e un complesso sistema di regolazione neurologica.

Ma c’è un aspetto poco considerato: il respiro è lo specchio della nostra personalità e delle nostre emozioni.

Quando siamo sotto stress, tendiamo a trattenere il respiro o a respirare in modo superficiale e toracico, attivando il sistema nervoso simpatico e aumentando tensioni muscolari. È per questo che molte persone fumano quando sono stressate: non è la sigaretta a rilassare, ma il respiro più profondo che essa induce.

Ogni boccata di fumo costringe il fumatore a una profonda inspirazione ed espirazione lenta, un meccanismo simile a quello delle tecniche di rilassamento. Ma la nicotina, in realtà, non fa altro che peggiorare la tensione nel lungo periodo.

Un crocevia anatomico: nervi, vasi e organi

Oltre a essere un motore respiratorio, il diaframma ospita importanti strutture che lo attraversano, creando un vero e proprio snodo tra torace e addome. Tre aperture principali permettono il passaggio di elementi fondamentali:

-il forame della vena cava inferiore (T8), che consente alla vena cava di trasportare il sangue deossigenato verso il cuore.

-lo iato esofageo (T10), dove l’esofago attraversa il diaframma accompagnato dai nervi vaghi, strettamente legati alla regolazione della funzione digestiva.

-lo iato aortico (T12), che accoglie l’aorta addominale, il dotto toracico e le vene azigos, consentendo la circolazione del sangue e della linfa tra torace e addome.

La connessione con il sistema nervoso: un regista invisibile

Il diaframma è innervato dal nervo frenico (C3-C5), che fornisce il controllo motorio essenziale per la sua contrazione. Ma non è solo: il nervo vago, il grande regolatore del sistema nervoso parasimpatico, viaggia attraverso lo iato esofageo e stabilisce un collegamento diretto tra respirazione e funzione digestiva.

Ecco perché una respirazione diaframmatica profonda: riduce lo stress, migliora la digestione, favorisce il rilassamento muscolare, stabilizza la colonna vertebrale.

Il diaframma come stabilizzatore posturale

Se pensiamo al diaframma solo come un muscolo respiratorio, ci sfugge una parte fondamentale della sua funzione. Grazie alle sue connessioni con il core, il diaframma lavora in sinergia con:

- i muscoli addominali profondi, come il trasverso dell’addome

-il pavimento pelvico, che si muove in sinergia con il diaframma a ogni ciclo respiratorio

- i muscoli lombari, fondamentali per la stabilità del tronco

- il muscolo ileopsoas, con cui condivide strette connessioni fasciali

Quando il diaframma è rigido o disfunzionale, la sua capacità di gestire la pressione intra-addominale si riduce, portando a dolori lombari, difficoltà di controllo del bacino e un’alterata meccanica respiratoria.

Disfunzioni del diaframma: quando la respirazione si fa difficile

Un diaframma che non si muove in modo ottimale può influenzare molteplici aspetti della salute. Tra le problematiche più comuni associate a una sua disfunzione troviamo le seguenti.

Dolori lombari e instabilità del core, a causa della ridotta capacità di gestione della pressione addominale.

Disturbi digestivi, come reflusso gastroesofageo e gonfiore addominale.

Difficoltà respiratorie e postura alterata, con un eccessivo coinvolgimento della muscolatura accessoria del collo e delle spalle.

Alterazione della regolazione dello stress, poiché il diaframma è coinvolto nella modulazione del sistema nervoso autonomo.

Proprio qui ritorna il legame con il fumo: molti fumatori sviluppano un pattern respiratorio disfunzionale, il diaframma rimane iperattivo e rigido, peggiorando tensioni e dolore muscolare. La respirazione toracica cronica mantiene il corpo in uno stato di allerta costante.

Quindi, per spezzare il legame tra stress e fumo, è fondamentale rieducare il diaframma, ripristinando una respirazione profonda e rilassata.

Ottimizzare la funzione del diaframma: la chiave per un corpo in equilibrio

Allenare il diaframma significa agire su più livelli per migliorare respirazione, postura e benessere generale. Come fare?

Respirazione diaframmatica consapevole: esistono esercizi per ampliare l’onda respiratoria e migliorare l’efficienza del diaframma.

Mobilizzazione del diaframma: con tecniche manuali e miofasciali per ridurre tensioni e rigidità.

Sinergia con il core: integrare il diaframma con gli addominali profondi e il pavimento pelvico per una maggiore stabilità del tronco.

Curiosità: il singhiozzo, un piccolo capriccio del diaframma

Chi non ha mai avuto un attacco di singhiozzo improvviso? Questo fenomeno è causato da una contrazione involontaria e ripetuta del diaframma, spesso dovuta a stimoli irritativi del nervo frenico o del nervo vago. Sebbene fastidioso, è un chiaro esempio di come il diaframma sia strettamente connesso con il sistema nervoso autonomo.

E TU, HAI MAI OSSERVATO IL TUO RESPIRO?

La qualità della tua respirazione può essere il punto di partenza per migliorare postura, performance e benessere generale.

Se vuoi davvero cambiare il tuo modo di respirare, il primo passo è prendere consapevolezza. Osserva il tuo respiro e chiediti: sto davvero usando il mio diaframma nel modo corretto? 💡

Per i curiosi, un articolo dove si esplorano diversi esercizi di stretching diaframmatico!

https://educarefisio.com/2016/07/04/lo-stretching-diaframmatico/

02/03/2026

Ci sono i Pazienti che fuggono perché gli dimostri che potresti demolire il personaggio che hanno inventato e che assicura loro il ruolo che si sono faticosamente ritagliato.

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Via Rosolino Pilo, 36
Palermo
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