28/03/2026
IL VERO AMORE NON DIPENDE DAL BISOGNO DI COLMARE UN VUOTO
Il problema della relazione è un problema tra desiderio simbiotico e individualismo. Da un lato, si deve imparare a relazionarsi all’altro senza arrendersi al desiderio di scivolare fuori dall’individualità diventando parte di quell’altro. Ma si deve anche imparare a relazionarsi all’altro, senza ridurre l’altro a un attrezzo, a una difesa contro l’isolamento. È il fronteggiare la solitudine che alla fine consente di impegnarsi con l’altro in modo profondo e significativo.
Se ci si deve veramente relazionare a un altro, si deve veramente ascoltare l’altro: rinunciare agli stereotipi e alle anticipazioni in rapporto all’altro, e permettersi di essere modellati dalla risposta dell’altro.
Caratteristiche di una relazione matura:
1. Voler bene a un’altra persona significa relazionarsi in modo disinteressato, lasciare andare la coscienza e la consapevolezza, relazionarsi senza un pensiero che in sé includa «Che cosa pensa di me?» o «Che cosa posso trarre da questa relazione?» Non si è alla ricerca di lode, adorazione, appagamento sessuale, potere, denaro Ci si relaziona unicamente all'altra persona: non deve esserci un terzo partito, effettivo o immaginario. Ci si deve relazionare con tutto il proprio essere: se una parte di sé è altrove, magari a studiare l'effetto che la relazione avrà su una terza persona, la relazione sarà fallita.
2. Voler bene a un'altra persona significa conoscere e sperimentare l'altro nel modo più completo possibile. Se ci si relaziona in modo disinteressato, si è liberi di sperimentare tutte le parti dell'altro invece della parte che serve a un qualche scopo utilitaristico. Ci si estende nell'altro, riconoscendo l'altro come essere senziente che ha lui stesso costituito un mondo attorno a sé.
3. Voler bene a un'altra persona significa preoccuparsi dell'essere e della crescita dell'altro. Grazie alla piena conoscenza generata dall'ascolto autentico, ci si sforza di aiutare l'altro a diventare pienamente vivo nel momento dell'incontro.
4. Voler bene è attivo. L'amore maturo significa amare, non essere amato. Uno dà a un altro, non si lascia prendere dall'altro.
5. Voler bene è uno dei modi di essere nel mondo; non è una connessione esclusiva, elusiva e magica con una particolare persona.
6. Il voler bene maturo ha origine nella propria ricchezza, non nella propria povertà, ha origine dalla crescita, non dal bisogno. Non si ama perché si ha bisogno dell'altro per esistere, essere integri, sfuggire a una solitudine schiacciante. Colui che ama in modo maturo ha incontrato questi bisogni in altri momenti e modi, uno dei quali, non certo il meno importante, è l'amore materno provato durante la primissima fase dell'esistenza. L'amore passato è quindi la fonte della forza; l'amore presente è il risultato della forza.
7. Voler bene è reciproco. Nella misura in cui ci si volge verso l'altro veramente, si è modificati. Nella misura in cui si porta l'altro alla vita, si diventa più pienamente vivi.
8. Il voler bene maturo non è senza ricompense. Si è modificati, arricchiti e appagati, la solitudine esistenziale è attenuata. Attraverso il voler bene si riceve affetto. Queste ricompense provengono da un voler bene autentico, non lo suscitano.
Le ricompense conseguono, non possono essere perseguite.
Se non si è sviluppata una buona forza interiore, un senso di valore personale e di salda identità, che ci permettono di fronteggiare l’isolamento esistenziale, si lotterà per trovare sicurezza. I metodi di ricerca di sicurezza, per la maggior parte sono relazionali e coinvolgono relazioni interpersonali . L’individuo non si relaziona davvero (ovvero non “vuole bene“) all’altro, ma invece lo usa per una funzione. Si sa solo di non poter essere soli, di volere disperatamente dagli altri qualcosa che non si è mai in grado di ottenere autonomamente e che, per quanto si possa provare, qualcosa va sempre storto nelle relazioni.
Un’altra soluzione consiste nel totale sacrificio di sé: si ottiene sollievo dall’angoscia dell’isolamento, dandosi completamente all’altro soffocando la propria individualità.