Dott. Mario Giglio - Psicologo & Coach degli imprenditori e professionisti

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Dott. Mario Giglio - Psicologo & Coach degli imprenditori e professionisti Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott. Mario Giglio - Psicologo & Coach degli imprenditori e professionisti, Psicologo, Via notarbartolo 23, Palermo.

Psicologo specializzato in psicologia del lavoro e delle organizzazioni, specialista nell'aiutare imprenditori, manager e professionisti ad abbattere i limiti mentali.

20/08/2026

A volte la cosa più potente che puoi fare è smettere di forzare.

Smettere di voler controllare tutto.
Smettere di prevedere ogni scenario.
Smettere di prepararti ossessivamente a ciò che potrebbe andare storto.

Perché il controllo dà una sensazione di sicurezza.

Ma quando diventa eccessivo, non ti protegge più.

Ti restringe.

Ti tiene costantemente nel futuro.
Nel “e se succede questo?”.
Nel “devo essere pronto”.
Nel “devo capire prima”.

E mentre provi a governare ciò che ancora non esiste, perdi contatto con l’unico momento che esiste davvero:

questo.

Qui.
Adesso.

La presenza nasce quando, almeno per un istante, smetti di chiederti cosa succederà dopo.

Quando non devi capire tutto.
Non devi controllare tutto.
Non devi trasformare ogni esperienza in una prestazione da gestire bene.

Ed è proprio lì che può comparire qualcosa che il controllo non riesce a produrre.

Un’intuizione.

Una sensazione nuova.

Una calma che non avevi programmato.

A volte persino un’esperienza così profonda da sembrarti difficile da spiegare.

Non perché sei riuscito a crearla.

Ma perché, finalmente, hai smesso di impedirle di emergere.

Ed ecco il paradosso:

più cerchi disperatamente un’esperienza, più rischi di allontanarla.

Più pretendi di rilassarti, meno ti rilassi.

Più vuoi addormentarti, più resti sveglio.

Più vuoi controllare un’emozione, più quella emozione prende spazio.

A volte il cambiamento non richiede di aggiungere un altro sforzo.

Richiede di togliere la presa.

Non significa diventare passivi.

Significa imparare la differenza tra ciò che puoi guidare e ciò che devi lasciare accadere.

Perché alcune delle esperienze migliori della vita arrivano proprio quando smetti di esigere che arrivino.

Non tutto ciò che lasci andare è qualcosa che perdi.
A volte è proprio lasciando andare che finalmente fai spazio.

15/08/2026

Il problema non è che sogni troppo.
È che spesso credi solo a ciò che riesci già a vedere.

E così il presente diventa una prigione.

Aspetti di avere successo prima di sentirti capace.
Aspetti una prova prima di credere in te.
Aspetti che qualcosa cambi fuori… prima di autorizzarti a cambiare dentro.

Ma ogni trasformazione importante nasce prima come possibilità.

Prima la immagini.
Poi inizi a crederla percorribile.
Infine cominci a comportarti in modo coerente con quella direzione.

Questo non significa pensare intensamente a qualcosa e aspettare che l’universo te la consegni.

L’immaginazione senza azione è fantasia.
L’immaginazione che orienta l’azione diventa direzione.

Se riesci a vedere una versione di te più forte, più libera, più realizzata, non chiederti subito:

“Ma come faccio ad arrivarci?”

Chiediti piuttosto:

“Come inizierebbe a vivere oggi quella persona?”

Quale scelta farebbe?
Cosa smetterebbe di tollerare?
Quale paura attraverserebbe?
Quale piccola azione compirebbe anche senza avere ancora garanzie?

È questo il punto più difficile.

Restare fedeli a una direzione quando ancora non esistono abbastanza prove per rassicurarci.

Perché se aspetti la certezza prima di muoverti, rischi di non muoverti mai.

A volte devi vedere mentalmente una possibilità prima di poterla costruire concretamente.

E forse quella che chiamiamo “fede”, psicologicamente, è proprio questo:

continuare a orientare pensieri, decisioni e comportamenti verso qualcosa che ancora non esiste pienamente fuori, ma che hai deciso di iniziare a costruire dentro.

Smetti quindi di chiederti ossessivamente:

“Come accadrà?”

Inizia a chiederti:

“Chi devo diventare perché abbia più probabilità di accadere?”

Perché il futuro non si manifesta semplicemente perché lo immagini.

Ma può iniziare a cambiare quando tu inizi a diventare la persona capace di costruirlo.

Salva questo contenuto se hai una direzione nella quale continui a credere, anche se ancora non ne vedi tutti i risultati.

12/08/2026

Visualizzare non significa fantasticare.
Significa insegnare alla mente dove guardare.

C’è una differenza enorme.

Fantasticare significa immaginare un risultato e aspettare che accada.

Visualizzare, invece, significa costruire mentalmente una direzione abbastanza chiara da iniziare a comportarti in modo coerente con essa.

Jim Carrey raccontò di essersi scritto un assegno da 10 milioni di dollari quando quella cifra era ancora lontanissima dalla sua realtà.

Ma il punto non è l’assegno.

Il punto è ciò che quell’immagine rappresentava.

Una possibilità.
Una direzione.
Una versione futura di sé da iniziare a frequentare mentalmente.

Perché se ogni giorno continui a rappresentarti come quello che non ce la fa, quello in ritardo, quello sfortunato, quello a cui “certe cose non succedono”…

finirai inevitabilmente per interpretare il mondo attraverso quella lente.

Vedrai più ostacoli.
Noterai meno possibilità.
Prenderai decisioni coerenti con l’immagine che hai costruito di te.

Ecco perché l’immaginazione può essere uno strumento potentissimo.

Non perché crei magicamente la realtà.

Ma perché modifica il modo in cui entri nella realtà.

Quando inizi a vedere con chiarezza dove vuoi arrivare, cambia ciò a cui presti attenzione.

Cambiano le domande che ti fai.

Cambiano le opportunità che riconosci.

E soprattutto cambiano le azioni che sei disposto a compiere.

La visualizzazione non sostituisce il lavoro.

Lo orienta.

È come percorrere una strada nella mente prima di attraversarla realmente.

Più quella strada diventa familiare, meno ti sembrerà estranea quando arriverà il momento di imboccarla davvero.

Quindi non limitarti a chiederti:

“Cosa voglio ottenere?”

Chiediti:

“Come pensa, decide e agisce la persona capace di costruire quella realtà?”

Poi comincia oggi a fare qualcosa che quella persona farebbe.

Perché prima immagini una direzione.

Poi inizi a camminare.

E solo dopo, passo dopo passo, quella direzione può diventare realtà.

Salva questo contenuto e scrivimi nei commenti: qual è la versione futura di te che devi iniziare a vedere più chiaramente?

10/08/2026

Scrivere un obiettivo non serve a convincere l’universo.
Serve a dare una direzione alla tua mente.

Ed è una differenza enorme.

Quando un obiettivo rimane soltanto nella tua testa, può cambiare insieme al tuo umore.

Un giorno lo vuoi. Il giorno dopo dubiti. Quello dopo ancora ti distrai.

Quando invece lo scrivi, lo rendi concreto.

Gli dai una forma. Una direzione. Un’immagine verso cui muoverti.

E ogni volta che lo rileggi, richiami la tua attenzione su quella destinazione.

Non significa che basti visualizzare qualcosa per ottenerla.

Il desiderio senza azione rimane fantasia.

Ma quando inizi a rappresentarti con chiarezza la persona che vuoi diventare, qualcosa cambia.

Cominci a notare opportunità che prima ignoravi.

A prendere decisioni differenti.

A riconoscere più velocemente ciò che ti avvicina al tuo obiettivo… e ciò che ti allontana.

Soprattutto, inizi a porti una domanda diversa.

Non più:

“Ce la farò?”

Ma:

“Qual è la prossima azione coerente con la persona che voglio diventare?”

È qui che un obiettivo smette di essere una frase motivazionale.

E diventa una bussola.

Perché una meta chiara non percorre la strada al posto tuo.

Ma impedisce alla tua mente di continuare a camminare senza sapere dove sta andando.

Scrivilo. Rileggilo. Immaginalo. Poi comportati ogni giorno in modo appena più coerente con quella direzione.

Perché spesso il futuro non arriva quando continui a desiderarlo.

Inizia a costruirsi quando cominci ad agire come qualcuno che ha finalmente deciso dove andare.

Salva questo contenuto e scrivimi nei commenti:

qual è l’obiettivo che vuoi trasformare da desiderio a direzione?

09/08/2026

Non attiri quello che vuoi.
Molto spesso costruisci ciò che sei convinto di poter avere.

Ed è una differenza enorme.

Perché tante persone aspettano che sia la realtà esterna a concedere loro il permesso di cambiare dentro.

Aspettano il successo per sentirsi capaci.
Aspettano una relazione per sentirsi amabili.
Aspettano il riconoscimento per sentirsi persone di valore.

Ma così consegnano la propria identità nelle mani degli eventi.

Il cambiamento più potente funziona spesso nella direzione opposta:

prima inizi a costruire una nuova rappresentazione di te.
Poi inizi a comportarti in modo coerente con quella persona.

Non significa raccontarti che hai già ciò che non hai.

Significa smettere di ripeterti:

“Non posso.”
“Non sono abbastanza.”
“Per me certe cose non succedono.”

Perché ogni volta che ti definisci attraverso i tuoi limiti, finirai inevitabilmente per prendere decisioni compatibili con quei limiti.

L’immaginazione, invece, può diventare una bussola.

Vediti nella direzione in cui vuoi andare.
Chiediti come penserebbe quella versione di te.
Come sceglierebbe.
Cosa smetterebbe di tollerare.
Quale azione compirebbe oggi.

Poi fai un piccolo passo coerente con quell’immagine.

Perché non basta desiderare una vita diversa.

Devi iniziare a diventare la persona capace di costruirla.

E quando cambia il modo in cui percepisci te stesso, cambiano le tue decisioni.

Quando cambiano le decisioni, cambiano le azioni.

E quando cambiano abbastanza azioni…

prima o poi cambia anche la realtà che ti circonda.

Se questo contenuto ti ha fatto riflettere, salvalo e dimmi nei commenti:

qual è la versione di te che devi iniziare a costruire oggi?

04/08/2026

La verità che quasi nessuno vuole accettare è questa:

se nella tua vita continuano a ripetersi le stesse situazioni, probabilmente non è soltanto sfortuna.

Cambiano le persone, i luoghi e le circostanze…
ma il finale sembra sempre lo stesso.

La stessa relazione che ti ferisce.
Lo stesso blocco nel lavoro.
La stessa paura che ritorna.
Lo stesso problema economico che pensavi di aver superato.

Non perché l’universo ce l’abbia con te.

E nemmeno perché tu sia “sbagliato”.

Ma perché continui a osservare, affrontare e gestire certe situazioni attraverso lo stesso schema.

Ed è proprio quello schema a ricostruire, ogni volta, una realtà molto simile alla precedente.

Un imprenditore che non accoglie la propria paura di fallire cercherà di controllare tutto, prenderà decisioni difensive e finirà spesso per produrre proprio ciò che temeva.

Una persona terrorizzata dall’abbandono chiederà continue conferme, diventerà soffocante e rischierà di allontanare chi desiderava trattenere.

Il problema, quindi, non è soltanto ciò che ti accade.

È ciò che fai ripetutamente in risposta a ciò che ti accade.

Continuiamo a cercare di cambiare il mondo esterno: il partner, i collaboratori, la famiglia, il mercato, le circostanze.

Ma ciò che è davvero in nostro potere non è controllare la vita degli altri.

È trasformare il nostro modo di percepire, reagire e agire.

Perché quando interrompi lo schema dentro di te, smetti anche di alimentare lo stesso copione fuori di te.

Non chiederti soltanto:

“Perché mi succede sempre?”

Domandati:

“Che cosa continuo a fare, senza rendermene conto, che contribuisce a mantenere tutto questo?”

È da questa domanda che può iniziare il vero cambiamento.

Se ti sei riconosciuto in queste parole, raccontamelo nei commenti.

Scrivi CRESCITA e ti invierò alcuni contenuti per approfondire questa tematica.

02/08/2026
31/07/2026

Questo lo potremmo definire il vero modo di manifestare ciò che desideri veramente...

perché la maggior parte delle persone è convinta di manifestare tramite la legge d'attrazione ciò che vuole semplicemente desiderandolo fortemente.

Non funziona proprio così.

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