28/07/2026
Ci sono giorni in cui il tempo sembra fare un passo indietro.
Ti ritrovi con una palla da bowling tra le mani di un bambino, a guidarne il gesto, a trattenere il fiato insieme a lui, sperando che quei birilli cadano tutti, oppure nella mia stanza nella mia terapia ad insegnare ad un bambino qualcosa e scoprire che quel bambino ti segue ed è felice di farlo dopo mesi di tempeste e temporali. E in quell’istante capisci che certe emozioni non cambiano mai.
Non ci sono programmazioni da scrivere, procedure da spiegare, parent training da organizzare o supervisioni da coordinare. C’è solo quel momento. Solo io e lui. Come tanti anni fa, quando ero un tecnico del comportamento e ogni piccolo traguardo sembrava il più grande dei successi.
Poi realizzi una cosa: puoi cambiare ruolo, crescere, assumerti nuove responsabilità, ma ci sarà sempre una parte di te che appartiene a quel bambino che ti guarda cercando fiducia, prima ancora che una risposta.
Perché questa professione non è semplicemente quello che faccio. È quello che sono.
E forse è per questo che quelle emozioni riescono ancora a farmi ve**re i brividi.
Perché, come canta una delle canzoni che porto nel cuore, “dalla parte degli ultimi per sentirmi primo.”
Per sempre.