14/07/2026
Si presenta nel mio studio un ragazzo di appena 15 anni.
Piccolo, sorridente, ma con il peso di chi porta sulle spalle molto più di quanto dovrebbe. Fiato corto, attacchi di panico, dorsalgia e cervicalgia.
Il suo corpo sembrava raccontare tutto quello che le parole non riuscivano a dire.
Mentre iniziamo il trattamento, dalla mia playlist parte una melodia inconfondibile: Interstellar di Hans Zimmer.
All'improvviso i suoi occhi si illuminano.
"Sa, dottore... io suono il pianoforte. È Hans Zimmer è il mio compositore preferito."
Da quel momento in poi inizia a parlarmi della sua musica, delle armonie, delle tecniche compositive, delle colonne sonore. Mi racconta un mondo che conoscevo solo in parte. Amo la musica classica, ma molte delle cose che mi spiegava erano troppo tecniche anche per me.
Così ho fatto la cosa più semplice e, forse, la più importante: l'ho ascoltato.
Ho annuito. Ho sorriso. E ho osservato i suoi occhi brillare mentre parlava della sua più grande passione.
In quei minuti non stavo trattando solo un corpo. Quel ragazzo stava respirando attraverso la musica.
Alla fine della seduta è rimasto in silenzio per qualche istante. Poi ha fatto due respiri profondi, lunghi, come se finalmente riuscisse a lasciare andare tutta la tensione che si portava dentro.
Si è alzato dal lettino.
Il dolore era sparito.
E in quel momento ho pensato una cosa....
Forse io ho fatto ben poco...
Posso provar a descrivere il tipo di seduta che abbiamo fatto..... ma la vera terapia è stata la musica. È stata la passione. È stato Hans Zimmer, con una semplice colonna sonora, a raggiungere un'anima che aveva solo bisogno di sentirsi a casa.
Prima di salutarci ci siamo abbracciati.
"Da oggi siamo compari"..
"Ci vediamo a settembre per vedere come stai compa".