Logopedia Natura-Ludica a Studio VerdeBosco

Logopedia Natura-Ludica a Studio VerdeBosco Una logopedia ecosistemica-multidimensionale dove la natura e il giocare sono co-terapeuti insieme all'inventare e al divertirsi.

Questo crea un intervento efficace nei ritardi, difficoltà e disturbi, motiva e mette a proprio agio il bambino e il ragazzo.

20/10/2023

Internet, niente accesso fino ai 9 anni e favorire le relazioni:
la raccomandazione dei pediatri

TGCOM24
14 OTTOBRE 2023 06:45
Internet, niente accesso fino ai 9 anni e favorire le relazioni: la raccomandazione dei pediatri
"È necessario disincentivare l'uso indiscriminato della rete per i bambini" dichiara il presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri
Un utilizzo controllato, sicuro e consapevole degli strumenti digitali può aiutare i bambini a sviluppare la coordinazione visivo-motoria e a stimolare la creatività e la capacità di problem-solving.
Ma non prima dei 9 anni, con moderazione ed evitando l'utilizzo dei social network: fino a quell’età, infatti, è fondamentale non privarli delle interazioni dirette con i genitori, i coetanei e il mondo che li circonda, indispensabili per un sano sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale. Queste sono le raccomandazioni della Guida "Bambini e adolescenti in un mondo digitale", realizzata dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) e presentata in occasione del XVII Congresso Nazionale della Fimp "E io avrò cura di te. Il tuo Pediatra un approdo sicuro" inaugurato il 12 ottobre e in programma fino a domenica 15 a Giardini Naxos (Messina).
Secondo la guida, prima dei 3 anni il bambino ha l'esigenza di costruire i suoi riferimenti spazio-temporali, pertanto è opportuno evitare il più possibile l'utilizzo degli schermi; dai 3 ai 6 anni il bambino ha bisogno di scoprire tutte le sue possibilità sensoriali e manuali, dunque va incoraggiato il gioco con i coetanei, evitando smartphone o tablet personali; dai 6 ai 9 anni è l’età in cui si scoprono le regole del gioco sociale, pertanto è consigliabile disincentivare l'uso di internet; infine, dai 9 ai 12 anni, cioè l'età in cui il ragazzo inizia a rendersi autonomo dai riferimenti familiari, il web può rappresentare un valido strumento per esplorare nuovi contenuti adatti alla sua età, sotto l'occhio attento dei genitori, ma si suggerisce di evitare la partecipazione diretta ai social network.
"Se è vero che i nuovi media, in particolare i social, sono ormai entrati a far parte delle vite dei nostri ragazzi - spiega Antonio D'Avino, presidente nazionale Fimp - È necessario disincentivarne l'uso indiscriminato: i genitori ci chiedono più supporto in questo ambito e noi pediatri di famiglia siamo pronti a offrire le nostre conoscenze per guidarli e orientarli al meglio".

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https://www.tgcom24.mediaset.it/.../internet-niente...

Stefano Vicari - Neuropsichiatra infantile

"Un utilizzo controllato, sicuro e consapevole degli strumenti digitali può aiutare i bambini a sviluppare la coordinazione visivo-motoria e a stimolare la creatività e la capacità di risoluzione dei problemi. Ma non prima dei 9 anni, con moderazione ed evitando l'utilizzo dei social network: fino a quell’età, infatti, è fondamentale non privarli delle interazioni dirette con i genitori, i coetanei e il mondo che li circonda, indispensabili per un sano sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale".

LA LOGOPEDIA  E IL PROGETTO NATURA-LUDICA: brevissima riflessione Nella pratica e nella ricerca che avviene a Studio Ver...
23/05/2022

LA LOGOPEDIA E IL PROGETTO NATURA-LUDICA: brevissima riflessione
Nella pratica e nella ricerca che avviene a Studio VerdeBosco continua la sperimentazione di una visione della logopedia che possa riconoscere ed utilizzare con efficacia terapeutica il profondo legame che il bambino ha per “sua natura” con l’ambiente naturale e tutti i suoi elementi, e dove il riabilitatore possa assumere un ruolo di facilitatore per una interazione attiva del bambino con il mondo e con se stesso.
Il logopedista, attraverso questa riconsiderazione dei bisogni primari dell’individuo in eta’ evolutiva, puo’ dare molta piu’ forza ed efficacia al trattamento dei processi di crescita e di attivazione di risorse, ovvero allo sviluppo delle potenzialita’, poiche’ e’ nella dimensione della naturalita,’ dell’andare verso il mondo dei bambini, cercandone le chiavi di accesso, che riesce ad emergere una motivazione intrinseca e l’altro fondamentale aspetto della ”natura” dei bambini che è il gioco e il giocare attivo e da protagonista, fornendo motivazione intrinseca per lo sviluppo delle potenzialita’ ( C.L.)

Commento all'articolo di Alberto Pellai " I BAMBIN CHE GUARDANO SQUID GAME"                             Grazie a chi ha ...
16/10/2021

Commento all'articolo di Alberto Pellai " I BAMBIN CHE GUARDANO SQUID GAME"
Grazie a chi ha scritto questo articolo... E' già da parecchio tempo che come logopedista, ho purtroppo dovuto includere nella redazione della storia dei bambini la domanda: "per quanto tempo usa il cellulare guardando video o facendogiochi ? dando per assodato che lo usino e che vengano inesorabilmente attratti a guardare "il proibito" senza farsi scoprire dai genitori . Non ci si rende conto purtroppo che la reazione di un bambino "impressionato" da scene anche di secondi o da film, e come in questo caso addirittura da serie tv, è " come se niente fosse"; il bambino in quel momento fa finta di niente, fa quasi lo " spavaldo", ma tempo dopo lo si vedrà ripetere ossessivamente un certo tipo di giochi, avere paura di passare da una stanza all'altra, paura di andare al bagno da solo, passare da comportamenti oppositivi a inibiti, provocare il compagno che non lo ha visto per farglielo vedere anche a lui o lei , eccetera. Fa tanta tristezza tutto ciò... Studio VerdeBosco "sta combattendo" tutto questo con la casetta sull'albero tutta da giocare, con i tantissimi giocattoli e travestimenti da utilizzare e con la fantasia di immergersi in avventure e vivere cose vere, "pulite" e belle, quelle cose che ancora e per fortuna appartengono alla natura del bambino. Facciamo tanti posti come Verdebosco, offriamo ri-creazioni dove davvero si possano ri-creare, offriamo una attenta presenza . C'è un Mondo pieno di bellezza reale che l'adulto può e deve offrire al bambino, basta che l'adulto si guardi davvero intorno e mano nella mano accompagni il bambino nel quadratino di giardino sotto casa..

16/10/2021

BAMBINI DELLA SCUOLA PRIMARIA CHE GUARDANO “SQUID GAME”
A.Pellai
“Sono un'insegnante di scuola primaria con 2 classi quinte. In questi giorni è venuto alla luce la visione da parte di gran parte dei miei alunni della serie SQUID GAME visibile su una piattaforma che trasmette principalmente serie televisive. Ho trascorso 2 giorni a colloquiare con i miei alunni per capire come lo avessero conosciuto, come e con chi lo avessero visto e il tipo di emozione o motivazione che suscitava in loro. La trama è la costrizione di persone povere, emarginate e problematiche si giocare a 6 giochi (tra cui 1,2,3 stella): la pena per l'errore del gioco è la morte attraverso delle bambole che uccidono gli sconfitti. La serie è coreana e la visione è in lingua originale con i sottotitoli. Durante la ricreazione li vedo spesso giocare a 1 ,2, 3, stella simulando la squalifica dei compagni con il gesto della pi***la. E io che fino a poco tempo mi ero quasi commossa nel vederli giocare in gruppo a dei giochi dei vecchi tempi. Solo ora traggo l'amara realtà”.
Questo è uno dei tanti messaggi che ho ricevuto in questi giorni da parte di adulti preoccupati perché bambini della scuola primaria sono diventati spettatori fedeli della serie televisiva “Squid Game”. Io non l’ho vista. Quindi sto parlando di qualcosa che non conosco, ma di cui ho letto molto. So che la serie è incentrata su adulti coinvolti in un torneo di giochi tipici dell’infanzia, per cui riceveranno cospicui premi in denaro. Però se vengono sconfitti, saranno uccisi. La serie è sconsigliata a chi ha meno di 14 anni, ma l’evidenza di moltissimi docenti ed educatori è che sia entrata nelle preferenze e nelle scelte di visione di molti bambini e bambine, ragazzi e ragazze preadolescenti. La violenza della serie è anche graficamente molto “spinta” ed esplicita: quando si viene uccisi, schizza sangue dappertutto. Gli insegnanti dicono che i bambini ci ridono su e si tranquillizzano vicendevolmente dicendosi “tanto non è sangue vero, è sugo di pomodoro”. In molti hanno chiesto che io commentassi tutto ciò.
Non posso che riprendere ogni singolo concetto espresso nel nostro libro “Vietato ai minori di 14 anni” (De Agostini ed.): quando sei bambino/a o preadolescente la tua mente non è in grado di gestire la complessità di alcune esperienze a cui puoi avere accesso, ma per cui non possiedi competenze emotive-cognitive di rielaborazione e integrazione dentro di te. E’ qualcosa di cui noi genitori dobbiamo essere assolutamente consapevoli. Altrimenti nella vita dei nostri figli entra il peggio e nella loro mente, dimensioni ed esperienze che hanno significati e risvolti emotivi enormi (la vita e la morte lo sono; la violenza fine a se stessa lo è; il gioco che si trasforma in esperienza per vincere soldi o per subire la morte lo è) si depositano in modo caotico e disorganizzato. Potendosi anche trasformare in esperienze traumatizzanti, ovvero che il soggetto non riesce a gestire nella propria psiche. E perciò ne rimane disturbato e impattato. Bambini che guardano “Squid game” e poi ne simulano le azioni nel loro gioco durante l’intervallo scolastico forse stanno semplicemente imitando ciò che hanno visto. O forse ci stanno comunicando che dentro di loro è entrato “qualcosa” che devono buttare fuori, perché non sanno dove metterlo. Il gioco è il loro modo per tentare di farlo. Ma il gioco non fa miracoli e certe cose possono “tatuarsi” nella loro mente e da lì non uscire più. Come psicoterapeuta, rimango tuttora colpito da quanti pazienti adulti mi hanno raccontato di non aver mai superato la traumatizzazione conseguente a certi film dell’orrore visti da bambini o adolescenti; primo fra tutti ”L’Esorcista”. La problematicità sta nel fatto che certi contenuti non vengono “metabolizzati” quando la mente non ha le competenze per riuscire a farlo. E la mente dei bambini e dei preadolescenti non è in grado di metabolizzare i contenuti di una serie come “Squid game”. Anche se non l’ho vista, per tutto ciò che ho letto di questa serie e per il mestiere che faccio questa cosa la posso affermare con certezza.
“Vietato ai minori di 14 anni” non è un messaggio che reprime la crescita: in casi come questi la protegge, la sostiene e la promuove. E forse noi adulti dovremmo smetterla di affermare “ a priori” che è “vietato vietare”, la cosa più frequente che mi sono sentito dire in quest’ultimo mese, dopo che è uscito il nostro libro che ha osato mettere questo verbo nel titolo. Dovremmo fare una lunga riflessione su quanto è tossico l’ambiente in cui stanno crescendo i nostri figli, ma soprattutto su quanto siamo diventati fragili noi adulti nel fare il nostro mestiere di adulti. Adulti con la A maiuscola non permettono ai bambini di vedere “Squid game”. E in una società civile si dovrebbe fare di tutto perché ciò non avvenga. Altrimenti l’unica cosa che succede è che qualche adulto ci pensa su solo dopo aver letto un post come questo su un social network. Che è appunto un singolo post in mezzo a migliaia di altri post, che nello stesso social network, celebrano ed esaltano questa serie tv. Leggete e fate leggere questo messaggio ad altri genitori, se lo ritenete opportuno.

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Palombara Sabina
00018

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