13/09/2026
Il confronto con gli altri è un meccanismo umano e normale: ci aiuta ad orientarci, a capire dove siamo e a valutare noi stessi e la nostra direzione.
Il problema nasce quando diventa il metro con cui misuriamo rigidamente il nostro valore, o meglio, lo usiamo in funzione della nostra autostima.
Perché può andare (almeno) in due direzioni:
se definisci l’altro «più avanti», puoi sentirti in difetto, inferiore.
Se lo percepisci «più indietro», puoi sentirti superiore.
Nel primo caso ti svaluterai e nel secondo potresti idealizzarti, e ti sembreranno entrambe verità assolute, sentenze.
Comunque vada, con il paragone ti sembra di ottenere una risposta su di te.
Sembra.
In realtà, stai solo usando la vita di qualcun altro per decidere quanto vali, seguendo un ragionamento impostato male dall’inizio: è guidato dalle tue insicurezze e dalle tue paure, calato in situazioni che non sono le tue e con persone che non sono come te e non hanno la tua storia.
Un processo tutt’altro che obiettivo.
E questa è forse la parte più insidiosa del confronto: può farti stare male quando perdi e farti stare bene quando vinci, ma per le ragioni sbagliate, lasciandoti comunque DENTRO LA STESSA GARA.
Perché stai trasformando le DIFFERENZE con gli altri in un GIUDIZIO.
A volte è come valutare un delfino per la sua capacità di volare: il parametro di riferimento è completamente inappropriato.
Invece di osservare, riconoscere e valorizzare le unicità, ti stai omologando.
Perché quando inizi a confrontarti con gli altri stai cercando conferme su cose che consideri “universalmente” importanti, e non stai guardando il dettaglio di ciò che ti rende unico.
Ti stai omologando.
Ora, per riflettere, prova a rispondere a queste domande:
- come mai per me è importante fare una classifica?
- Da dove nasce questo bisogno di paragonarmi e trovare un vincente e un perdente?
- Quali timori o insicurezze mi guidano?
Ti leggo nei commenti!