Dott.ssa Annalisa Signorelli Psicologa - Psicoterapeuta- Sessuologo clinico

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Dott.ssa Annalisa Signorelli Psicologa - Psicoterapeuta- Sessuologo clinico Psicoterapeuta CBT - Psicologa della Salute, Giuridico Forense e del Lavoro - Sessuologo clinico
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Questo spazio virtuale è dedicato al benessere psicologico, sessuologico e psicofisico ed ha lo scopo di fare divulgazione scientifica su tematiche legate alla psicologia, alla sessualità, alla sessuologia clinica, alla vita relazionale e di coppia, alle neuroscienze comportamentali e tanto altro. Ogni mese potrai consultare varie pillole informative sulla 𝐫𝐮𝐛𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 "𝙎𝙚𝙭 𝙀𝙙𝙪𝙘𝙖𝙩𝙞𝙤𝙣" dedicata alla sessualità, adatta ad adolescenti e adulti! Per info sulle prestazioni professionali ed i servizi che offro visita il sito
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13/09/2026

Il confronto con gli altri è un meccanismo umano e normale: ci aiuta ad orientarci, a capire dove siamo e a valutare noi stessi e la nostra direzione.

Il problema nasce quando diventa il metro con cui misuriamo rigidamente il nostro valore, o meglio, lo usiamo in funzione della nostra autostima.

Perché può andare (almeno) in due direzioni:
se definisci l’altro «più avanti», puoi sentirti in difetto, inferiore.
Se lo percepisci «più indietro», puoi sentirti superiore.
Nel primo caso ti svaluterai e nel secondo potresti idealizzarti, e ti sembreranno entrambe verità assolute, sentenze.

Comunque vada, con il paragone ti sembra di ottenere una risposta su di te.
Sembra.

In realtà, stai solo usando la vita di qualcun altro per decidere quanto vali, seguendo un ragionamento impostato male dall’inizio: è guidato dalle tue insicurezze e dalle tue paure, calato in situazioni che non sono le tue e con persone che non sono come te e non hanno la tua storia.
Un processo tutt’altro che obiettivo.

E questa è forse la parte più insidiosa del confronto: può farti stare male quando perdi e farti stare bene quando vinci, ma per le ragioni sbagliate, lasciandoti comunque DENTRO LA STESSA GARA.

Perché stai trasformando le DIFFERENZE con gli altri in un GIUDIZIO.

A volte è come valutare un delfino per la sua capacità di volare: il parametro di riferimento è completamente inappropriato.

Invece di osservare, riconoscere e valorizzare le unicità, ti stai omologando.

Perché quando inizi a confrontarti con gli altri stai cercando conferme su cose che consideri “universalmente” importanti, e non stai guardando il dettaglio di ciò che ti rende unico.
Ti stai omologando.

Ora, per riflettere, prova a rispondere a queste domande:
- come mai per me è importante fare una classifica?
- Da dove nasce questo bisogno di paragonarmi e trovare un vincente e un perdente?
- Quali timori o insicurezze mi guidano?

Ti leggo nei commenti!

12/09/2026

Vale per qualsiasi tipo di relazione: di amicizia, tra colleghi, con i familiari…
Nelle relazioni c’è un’influenza reciproca, questo significa che tra i protagonisti delle interazioni c’è una certa circolarità.

I nostri comportamenti, infatti, non dipendono solo da ciò che l’altro fa, ma anche da come interpretiamo ciò che fa.
E quelle interpretazioni orientano il modo in cui rispondiamo, contribuendo a costruire il contesto in cui l’altro, a sua volta, reagisce.

In terapia di coppo
Ia, ad esempio, si parla proprio di cicli interpersonali: non si cerca soltanto “chi ha iniziato”, ma si osserva come le risposte di entrambi finiscano per mantenere la dinamica.

Allora la riflessione utili più che essere:
«Perché l’altro si comporta così?»
diventa:
«Che cosa succede tra noi, e quale ruolo ho io in questo ciclo?»

💬 Ti è mai capitato di accorgerti che una tua reazione finiva per alimentare proprio il comportamento che temevi nell’altro?

10/09/2026

Nelle relazioni non siamo semplici spettatori di quello che fa l’altro.

Siamo parte della dinamica che si crea tra noi.

Il modo in cui interpretiamo il comportamento dell’altro influenza il modo in cui gli rispondiamo.
E la nostra risposta, a sua volta, può influenzare il suo comportamento.

È un meccanismo di influenza reciproca: io reagisco a te, tu reagisci a me, e le nostre reazioni continuano a influenzarsi.

Per esempio:
se penso che il/la mi* partner sia distante perché non gli importa di me, potrei diventare più fredd*, accusatori* o insistente.

Lui/lei potrebbe sentirsi attaccat* e allontanarsi ancora di più.

E io potrei concludere:
«Lo sapevo. È proprio disinteressat*.»

Ma quel suo allontanamento potrebbe essere anche, almeno in parte, una risposta al modo in cui io mi sono comportat*.

Questo non significa essere responsabili del comportamento dell’altro e non significa giustificare comportamenti dannosi.

Significa riconoscere una cosa fondamentale:
nelle relazioni, il comportamento dell’altro non avviene nel vuoto. Avviene dentro una relazione, un contesto di cui anche noi facciamo parte.

Dunque, se c’è una dinamica che non ci fa stare bene, non dobbiamo aspettare che sia l’altro a cambiare, ma è utile chiederci quale sia il nostro contributo e provare a modificare il nostro modo di parteciparvi.

05/09/2026

Se tratti qualcuno come se fosse il tuo nemico, prima o poi potrebbe iniziare a comportarsi come tale.

Non perché le persone diventino magicamente ciò che pensiamo di loro, ma perché il modo in cui interpretiamo l’altro influenza il modo in cui ci comportiamo con lui. E il suo comportamento, a sua volta, può essere influenzato dal nostro.

Se parti dall’idea che l’altro sia egoista o menefreghista, ad esempio, potresti diventare più diffidente, controllante o accusatorio.
Lui potrebbe sentirsi costantemente sotto esame, smettere di sentirsi accolto, mettersi sulla difensiva, chiudersi, dare meno e magari iniziare a pensare: “Tanto qualunque cosa faccia, per lei sono comunque quello sbagliato.”

E allora potrebbe davvero diventare più distante, meno disponibile, più irritabile.

A quel punto arriva la conferma:
“Vedi? Lo sapevo. È proprio come pensavo.”

Ed è qui che il meccanismo diventa potente: la tua interpretazione influenza il tuo comportamento, il tuo comportamento influenza la risposta dell’altro e quella risposta finisce per confermare la tua interpretazione iniziale.

Non significa che siamo responsabili di tutto ciò che l’altro fa.
Né che basti trattare bene qualcuno per renderlo una persona diversa.

Ma nelle relazioni esiste una reciproca influenza continua: non siamo spettatori del comportamento dell’altro; ne diventiamo, almeno in parte, il contesto.

E a volte non stiamo semplicemente scoprendo chi è l’altro.
Stiamo contribuendo, inconsapevolmente, a costruire il modo in cui l’altro finisce per relazionarsi con noi.

Perché le persone non diventano necessariamente il ruolo che attribuiamo loro. Ma possono essere profondamente influenzate dal modo in cui continuiamo a trattarle.

💭 Cosa ne pensi?
Ti aspetto nei commenti.

NB Quanto spiego vale sia declinato al maschile che al femminile (come sempre).
È espresso come leggemplicità esplicativa 😉

03/09/2026

La vera riflessione utile per te, però, è: come mai sento il bisogno di osservare cosa fa e di capire cosa prova?

Quindi prova a chiederti:
Come comunichiamo?
Come mi sento in questa relazione?
Cosa manca?
Mi sono già sentitə così in altre relazioni?
Qual è il mio “pezzo” in tutto ciò?

Spesso le nostre insicurezze, le nostre paure ci sembra che trovino conferme nell’altro.

Se ci sono degli schemi relazionali che ti sembra si ripetano sempre per te, allora non guardare (solo) fuori, guarda dentro❣️

⛱️ Vacanze finite… tante riflessioni fatte… e le voglio condividere con voi! E tanti nuovi progetti… che scoprirete nei ...
29/08/2026

⛱️ Vacanze finite… tante riflessioni fatte… e le voglio condividere con voi!

E tanti nuovi progetti… che scoprirete nei prossimi mesi ❣️

✨ Ma intanto ditemi: com’è andata la vostra estate?
Vi aspetto nei commenti 👇🏼

Finite le vacanze: tante riflessioni fatte che voglio condividere con voi! E diversi nuovi progetti che scoprirete nei p...
29/08/2026

Finite le vacanze: tante riflessioni fatte che voglio condividere con voi!

E diversi nuovi progetti che scoprirete nei prossimi mesi!

✨ Ma intanto mi piacerebbe sapere com’è stata la vostra estate!
Vi aspetto nei commenti 👇🏼

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