24/07/2026
Ieri sera, alla Feltrinelli di Parma, ho partecipato all'incontro del "Club del libro e della torta di buccia di patata", dedicato a "Le nostre anime di notte" di Kent Haruf, guidato dalla mia collega Giulia Zanzariello, con la presenza del traduttore Fabio Cremonesi vincitore del Premio Strega per la traduzione.
Ascoltare chi traduce un autore è come entrare nelle pieghe più intime del testo: dietro ogni parola c'è una scelta, una sensibilità, una storia.
"Le nostre anime di notte" narra l'incontro tra due persone anziane che decidono di condividere le notti, per combattere la solitudine e per raccontarsi. Ripercorrono le proprie vite, le scelte compiute, i rimpianti, gli affetti, ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere.
A un certo punto Fabio Cremonesi ci ha posto una domanda semplice solo in apparenza: "Per voi il finale è bello o brutto, positivo o negativo?"
La sala si è divisa. Ed è proprio questo che fanno i grandi libri: non danno risposte, ma aprono riflessioni. La mia interpretazione – che mi è valsa anche una dedica davvero originale!😊– è stata un'altra.
Ho pensato che Haruf utilizzi la notte come metafora dell'ultimo tratto della vita. Non solo il tempo del riposo, ma il tempo del passaggio. Un invito a domandarci come desideriamo arrivare a quel momento e se stiamo vivendo davvero la vita che vorremmo raccontare quando sarà il momento di guardarci indietro.
Ieri sera ho scoperto un dettaglio che non conoscevo: Haruf scrisse questo romanzo mentre affrontava una malattia terminale e trascorse molto tempo in hospice. Sapere questo rende ancora più significativo il suo stile essenziale, fatto di dialoghi asciutti, quasi privi di punteggiatura superflua. È una scrittura che elimina il rumore e lascia spazio a ciò che conta davvero.
C'è poi un'immagine che continua ad accompagnarmi.
Ogni sera Louis raggiunge Addie portando con sé un semplice sacchetto di carta. Dentro ci sono soltanto un pigiama e uno spazzolino.Mi sono chiesta se quel piccolo sacchetto non rappresenti, simbolicamente, il bagaglio con cui ciascuno di noi si avvicina all'ultima parte della propria esistenza. Passiamo la vita ad accumulare, progettare, possedere, e poi, forse, ciò che conta davvero è sorprendentemente essenziale.
Forse è questo il nostro vero bagaglio? Alla fine della vita, ciò che conta non è quanto abbiamo accumulato, ma come abbiamo vissuto e chi siamo diventati.
E voi, cosa portereste nel vostro piccolo sacchetto di carta?