13/06/2026
NON C'ERA SCRITTO: "SONO INNAMORATA"
L'altro giorno ho incontrato un gruppo di ragazzi e ragazze con autismo per parlare di amicizia, amore e incontro con l'altro.
Il tempo era poco. Qualcuno aveva bisogno di alzarsi e muoversi, qualcuno di sdraiarsi un momento, qualcun altro aveva già la testa alla torta di compleanno che lo aspettava alla fine dell'incontro.
Insomma, un gruppo vivo. E la vita vera, si sa, raramente segue i programmi.
A un certo punto ho distribuito dei foglietti anonimi e ho chiesto di scrivere una domanda, un pensiero o una curiosità sull'amicizia, sull'amore o sullo stare con gli altri.
Confesso che ero curiosa.
Quando si lavora con persone con autismo, le emozioni non sempre trovano facilmente le parole. E allora, a volte, si nascondono nei dettagli.
Poi ho iniziato a leggere i foglietti e mi sono fermata a pensare.
Non c'era scritto: "Sono innamorata".
C'era scritto: "Voglio uscire con Christian."
Non c'era scritto: "Mi sento parte di qualcosa."
C'era scritto: "Amica di Francesca."
Non c'era scritto: "Mi sento solo."
C'era scritto: "Sto attraversando un momento difficile con un amico."
E poi una parola soltanto: "Aperitivi."
Quanta vita può stare dentro una parola sola?
Forse il desiderio di stare insieme. Di avere luoghi normali in cui incontrarsi. Di condividere un tempo con gli altri.
Un ragazzo, parlando della ragazza che gli piace e che canta nel suo stesso coro, osservava con attenzione i suoi sorrisi, i suoi sguardi e perfino la direzione dei piedi.
Mi ha colpito la precisione con cui cercava di decifrare il linguaggio delle relazioni.
E allora ho pensato che forse l'affettività non sempre si racconta attraverso le emozioni nominate, ma a volte si racconta attraverso i nomi delle persone, attraverso i dettagli, attraverso i desideri e le assenze.
Perché l'amore, l'amicizia e il desiderio di incontrare l'altro non nascono quando noi adulti decidiamo di parlarne, sono già lì.
Aspettano solo uno spazio in cui potersi mostrare.
Forse il nostro compito, come adulti, non è solo insegnare parole nuove per le emozioni. È imparare ad ascoltare quelle che sono già presenti, anche quando parlano una lingua diversa.