Centro Psicoanalitico di Pavia

Centro Psicoanalitico di Pavia Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Centro Psicoanalitico di Pavia, Servizio di salute mentale, Via Frank 11, Pavia.

Istituito nell’aprile del 2011, il Centro Psicoanalitico di Pavia (CPdP) ha come finalità la ricerca, lo sviluppo e la diffusione della psicoanalisi, e
fa parte dell’International Psychoanalytic Association (IPA).

“La mia malattia è mentale, ma riguarda il corpo” (pag.17), scrive Alcide . Ma sa bene che per guarire bisogna andare al...
23/07/2026

“La mia malattia è mentale, ma riguarda il corpo” (pag.17), scrive Alcide . Ma sa bene che per guarire bisogna andare all’”ospedale dei libri” per consegnare la sua storia perché sia “annusata, leccata, triturata, digerita, trasformata in uovo e poi in bozzolo. E che infine diventi una farfallina della carta”(pag.223). Ciò che conta non è capire i sogni, ma la funzione di sognar le esperienze mentre accadono, cioè la capacità della mente di lavorare gli stati emotivi crudi in qualcosa di rappresentabile durante veglia e sonno, come ci ricorda Ogden. Se questa funzione è disturbata, compaiono “sogni non sognati” ed esperienze corporee travolgenti.
Il cuore pulsante di questa storia è l'esperienza incarnata della malattia. Nel suo testo Alcide ci ricorda che il corpo non deve essere inteso come un mero veicolo della soggettività, ma come il suo luogo costitutivo. Il Sé è un processo dinamico, relazionale e corporeo che si costruisce attraverso le pratiche e gli ambienti che ne modulano l'esperienza. Nella malattia, questo "stare al mondo" si incrina, diventando opacità e pesantezza; il compito del clinico è allora quello di abitare quella fessura per restituire trasparenza.
I "sintomi dell'esperienza" devono tradursi in "sintomi dell'espressione" per trovare "le parole per dirlo", dando corpo anche a ciò che non si sa dire a parole. Questo processo richiede una prassi mimetica, un "corpo a corpo" che oscilla tra fusione e separazione.
L’autore ricorda di aver accompagnato a quattordici mesi la mamma al camposanto e di essersi ritrovato “ sporco di un latte senza poppata” davanti alla lapide del fratellino: " il capezzolo voleva la suzione, sentiva il richiamo dello squarcio. Il cibo ogni giorno cercava la fame ma si scontrava con l'abbaglio della lapid” (pag. 45). Lo "squarcio" può essere interpretato come simbolo della ferita della perdita, della morte del fratello, ma anche della lacerazione del legame primario. La rappresentazione dell'oggetto materno risulta così attraversata da una duplice valenza: fonte della vita e, contemporaneamente, depositaria di una perdita che precede il soggetto stesso. La sua esperienza originaria del nutrimento sembra organizzata intorno a una coesistenza strutturale di Eros e Thanatos,
Attraverso la particolare "estetica del sentire" offerta dal testo , finalista del L### Premio Strega, un incontro terapeutico fortunato aiuta il paziente a ritrovare la "trasparenza e la leggerezza" contro il peso dell'insignificanza. In questo modo, la realtà malata torna a essere una possibilità incarnata, restituendo al soggetto il suo specifico e irripetibile modo di essere nel mondo, dove il reale prende forma da relazioni affettive e situate.
“In questa storia in cui nulla è inventato, anche a costo di fare schifo, adesso provvedo alla menzognificazione di un solo punto mosca: tornerò indietro con la cuspide acuminata della matita e froderò il passato, lo fregherò attraverso il ludo stregato della scrittura” (pag. 208)

“Il custode”Di Niccolò AmmanitiEinaudi, 2026, pp. 176Euro 16,50 Recensione di Angelo Moroni Quella che porta avanti di N...
14/07/2026

“Il custode”
Di Niccolò Ammaniti
Einaudi, 2026, pp. 176
Euro 16,50

Recensione di Angelo Moroni


Quella che porta avanti di Niccolò Ammaniti in questo suo ultimo, bellissimo libro, è potremmo dire un’operazione di innesto del gotico rurale letterario italiano in età contemporanea. Sembrerebbe questo il modo migliore, secondo l’Autore, per dipingere un’epoca, la nostra, nella quale il primitivo e l’iper-moderno coesistono in un melting pot confondente e rifrattivo, cifra distintiva dell’”epoca dello smarrimento“ (Bollas, 2018) che viviamo.

Intanto l’ambientazione: siamo in un piccolo e sperduto paese dell’entroterra siciliano. Il tredicenne Nilo Vasciaveo, insieme alla sua famiglia custodisce un segreto antico e pericoloso, ereditato dalle generazioni precedenti. Nilo vive con la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura. I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di mostruoso che tengono segregato in uno dei bagni di casa.

L’arrivo in paese di Arianna - giovane donna bella e alla ricerca di un’improbabile fortuna insieme alla figlia Saskia, rompe radicalmente le geometrie familiari. Essere custodi della “cosa” nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà più sopportare.

Il romanzo evoca molte associazioni, sia cinematografiche che letterarie. Una di queste ultime è certamente la narrativa di Eraldo Baldini (vedi “Bambini, ragni e altri predatori”, 2003), che ambienta i suoi racconti horror nella profonda provincia italiana, in sperduti paesini sulle colline dell’Appennino tosco-emiliano, o nei garage abbandonati nelle periferie afose di cittadine di provincia. Un’altra associazione, questa volta cinematografica, è senza dubbio il Pupi Avati de “La casa dalle finestre che ridono” (1976), ambientato tra le Valli di Comacchio e il Polesine.

Anche Ammaniti decide di collocare la sua storia in un remoto villaggio siciliano, nel quale il Caos si sa nascondere, proprio per questo, molto bene, celato dalle seduzioni delle nuove tecnologie, dei like, della mercificazione e dello sfruttamento dei corpi su

Consiglio di lettura:Consider the Lobster And Other Essays (2005) trad italiana Considera l’aragosta. E altrisaggi, ed E...
11/07/2026

Consiglio di lettura:
Consider the Lobster And Other Essays (2005) trad italiana Considera l’aragosta. E altri
saggi, ed Einaudi (2006)

Considera l’aragosta è una raccolta di saggi commissionati a DFW negli anni ’90 e nei primi anni
2000 da alcune riviste (Rolling Stone, Gourmet, The Atlantic, Harper’s Magazine, ecc.): un’opera
lucida e provocatoria che ci ricorda perché leggere può essere ancora un’esperienza di trasforma-
zione.

DFW parte sempre da qualcosa di apparentemente marginale: una fiera di provincia, un dizionario,
un gruppo di signore anziane della congregazione religiosa del quartiere. Ma ciò che sembra un
semplice reportage diventa, pagina dopo pagina, un’indagine sulla coscienza, sul linguaggio, sul
desiderio, sulla responsabilità e sul modo in cui abitiamo il mondo.

La sua qualità più rara è forse questa: leggendo si ha la sensazione che allo scrittore importi davvero
del lettore. Non cerca di convincerci della propria intelligenza, ma di condividere con noi un per-
corso di pensiero. È come se ci prendesse per mano mostrandoci esitazioni, dubbi, cambiamenti di
prospettiva, senza mai rinunciare al rigore concettuale. Ci apre i sui pensieri, ci fa vedere come pen-
sa e quanto sforzo faccia nel pensare.

Forse per questo, ultimata la lettura del libro ormai da alcune settimane, ancora mi è particolarmen-
te difficile passare al prossimo: una sorta di strana nostalgia, la sensazione che l’autore mi manchi
come mi mancherebbe un amico con cui ho appena trascorso un’avventurosa vacanza, me lo impe-
disce. Probabilmente affronterò Il re pallido, vedremo.

L’ironia caratteristica dello stile di DFW non serve a prendere le distanze dalla realtà: serve ad av-
vicinarcisi ancora di più. Gli oggetti, gli animali, le parole, i gesti più ordinari acquistano una sor-
prendente vitalità e finiscono per raccontare qualcosa di essenziale su chi li osserva. Alla fine ci si
accorge che l’aragosta non parla solo dell’aragosta, né il dizionario solo delle parole: parlano di noi.

Uno dei momenti più intensi della raccolta è il saggio dedicato a Dostoevskij. DFW si domanda
perchè i suoi personaggi continuino a sembrarci vivi, convincenti e come mai invece oggi sia

“Disclosure Day” , regia di Steven Spielberg (2026)Di Angelo  MoroniSpielberg torna a lavorare su uno dei suoi temi più ...
09/07/2026

“Disclosure Day” , regia di Steven Spielberg (2026)
Di Angelo  Moroni
Spielberg torna a lavorare su uno dei suoi temi più cari: l’incontro con l’”alieno”, con l’alterità, ma anche con i topoi di tutta la tradizione sci-fi cinematografica statunitense e sulle paranoie politico-sociali che tale filone ha sempre tentato di elaborare, sulla domanda centrale: “chi è l’altro”?

Il regista si riaccosta tuttavia a questi temi in modo molto diverso dalle suggestioni evocate in “E.T. – L’ extra-terrestre” (1982), poiché attualizza una trama molto movimentata, a tratti a limite dell’action movie – la sequenza del treno spiazza ad esempio lo spettatore, rifrangendo la storia in un caleidoscopio di diramazioni narrative che ci obbligano a seguire ogni sequenza con grande attenzione per non perdere il filo. Ma è proprio questa la motivazione profonda del regista: obbligarci ad andare oltre il tema dell’”Alieno” cinematografico e mainstream, e farci riflettere su quanto la nostra stessa umanità ci sia diventata aliena.

Ciò è avvenuto attraverso un processo che parte da lontano, certamente dall’Olocausto. Si tratta di un Cinema di grande impegno e di accusa nei confronti del potere politico americano attuale, e utilizza le (finte) immagini di repertorio di ritrovamenti di astronavi e alieni nella mitica Area 51, proprio a questo scopo.

E’ interessante inoltre come la protagonista sia una conduttrice televisiva di trasmissioni meteo, Margaret, una Emily Blunt molto intensa. Attraverso il suo corpo e la sua mente gli alieni trovano un canale di comunicazione con noi umani. Ma è il riferimento al potere dei media, dei Social, connesso a quello politico, a interessare Spielberg.

E’ la gruppalità in assunto di base(Bion, 1958), che oscura il senso critico e il pensiero umano, che ipnotizza e ottunde la collettività, infatti, a non voler farci vedere il baratro di crudeltà verso cui i potentati finanziario-economico-politici vogliono spingerci.

L’uso della tecnica viene distorto e usato a questo fine, non tanto per migliorare le condizioni di vita dei più fragili, quanto per usarli come “carburante umano” e per il bene di pochi. Spielberg, in questo film indica come l’”alieno”

Nel 1864 Fëdor Dostoevskij scrive quella che potremmo considerare la sua opera fondativa. Memorie dal sottosuolo decreta...
01/07/2026

Nel 1864 Fëdor Dostoevskij scrive quella che potremmo considerare la sua opera fondativa. Memorie dal sottosuolo decreta infatti la nascita di un nuovo tipo letterario: il soggetto dostoevskiano contraddittorio, diviso, profondamente tormentato.

E’ un testo che ci spinge a sostare nell’oscurità, in un clima claustrofobico nel quale talvolta ci sentiamo mancare il respiro. L’autore ci conduce nei meandri asfissianti della mente del protagonista, il sottosuolo, quel luogo dove ribollono stati emotivi incomunicabili: un dolore tanto aggrovigliato da paralizzare l’uomo e alienarlo dal mondo.

Il cuore del romanzo è l’incontro con Liza, una via d’uscita che il destino gli offre ma che resterà un’occasione non colta. Un contatto emotivo inatteso cortocircuita all’istante in un insopportabile sentimento di umiliazione, che lo spinge alla vendetta distruttiva.

Nella recensione rileggo in chiave psicoanalitica il romanzo e il suo finale, apparentemente senza speranza: il sottosuolo appare come il tentativo della mente di contenere e protorappresentare un dolore primitivo di portata catastrofica, mentre l’intera opera di Dostoevskij, con il dipanarsi delle storie di altri personaggi nei romanzi successivi, costituirebbe après-coup una possibilità trasformativa anche per l’uomo del sottosuolo, altrimenti condannato ad un eterno esilio.
La scrittura costruisce percorsi nuovi su strade interrotte, analogamente al lavoro dell’analisi che ripara quei legami spezzati che sono il nucleo di ogni forma di sofferenza.



Perchè leggere oggi Memorie dal Sottosuolo?
E’ un testo intenso, scomodo, che ci interroga in profondità sulle paure più recondite che l’incontro con l’altro può scatenare.


Prossimamente verra pubblicato il testo completo della recensione e qui troverete il link!

19/06/2026
Il Centro Psicoanalitico di Pavia organizza i Seminari Aperti 2026, dedicati al dialogo tra filosofia e psicoanalisi.Il ...
18/06/2026

Il Centro Psicoanalitico di Pavia organizza i Seminari Aperti 2026, dedicati al dialogo tra filosofia e psicoanalisi.

Il tema di quest’anno è il confronto tra consonanze e dissonanze: affinità e differenze tra due modi di pensare che si incontrano senza ridursi l’uno all’altro. Al centro, la domanda: una o molte filosofie? una o molte psicoanalisi?

Il formato è dialogico e interdisciplinare, con confronti tra filosofi e psicoanalisti e la partecipazione attiva del pubblico.

📅 18–20 settembre 2026
📍 Centro Psicoanalitico di Pavia

Un invito a pensare attraverso il confronto.



The Psychoanalytic Center of Pavia presents the 2026 Open Seminars, dedicated to the dialogue between philosophy and psychoanalysis.

This year’s theme explores consonances and dissonances: affinities and differences between two ways of thinking that meet without being reduced to one another. The guiding question: one philosophy or many philosophies? one psychoanalysis or many psychoanalyses?

A dialogical and interdisciplinary format with philosophers, psychoanalysts, and active audience participation.

📅 September 18–20, 2026
📍 Psychoanalytic Center of Pavia

An invitation to think through dialogue.

Il 15 settembre presenteremo, insieme a Stefano Bolognini, Giovanni Foresti e Roberta Di Nardo, il volume di Andy Cohen ...
18/06/2026

Il 15 settembre presenteremo, insieme a Stefano Bolognini, Giovanni Foresti e Roberta Di Nardo, il volume di Andy Cohen “Parenting Psychoanalysed. Letters to a Parent”.

L’idea alla base del libro è originale e coinvolgente: chiedere a 39 psicoanalisti IPA, più o meno noti, di scrivere una lettera a un’immaginaria coppia di genitori, raccontando ciò che l’esperienza della psicoanalisi ha prodotto nella loro vita personale e nel loro modo di prendersi cura dei figli.

Sull’efficacia della psicoanalisi il dibattito resta aperto e vivace. C’è però un aspetto che molti analisti riconoscono senza esitazioni: il lavoro analitico può rendere più consapevoli, più capaci di ascolto e, forse, anche genitori migliori.

Attraverso testimonianze intime e riflessioni professionali, questo libro offre uno sguardo originale sul legame tra esperienza analitica e genitorialità.

📅 15 settembre
📖 “Parenting Psychoanalysed. Letters to a Parent”
🎙️ Con Stefano Bolognini, Giovanni Foresti e Roberta Di Nardo

10/06/2026

📚 Venerdì 12 giugno 2026 il Centro Psicoanalitico di Pavia ospiterà Alfredo Lombardozzi per una serata di riflessione sul tema:

“Sull’inconscio sociale”

A dialogare con lui saranno Silvana Borutti e Giuseppe Civitarese.

L’incontro si svolgerà in presenza, con possibilità di partecipazione anche da remoto tramite Zoom.

🔗 Link per il collegamento:
https://us02web.zoom.us/j/85110714422?pwd=3inSrh5qzaTzPInHp28RMEl4I1ymSl.1

Questo appuntamento si inserisce in un percorso di ricerca che proseguirà con i prossimi incontri e con il seminario di settembre dedicato al rapporto tra filosofia e psicoanalisi.

Al centro della riflessione vi è una questione decisiva per ogni approccio interdisciplinare e pluralistico: come pensare il rapporto tra convergenze e divergenze, consonanze e dissonanze, analogie concettuali e differenze teoriche? Ogni tentativo di integrazione mette infatti in gioco non solo questioni epistemologiche, ma anche il tema dell’identità, dimensione tanto concettuale quanto emotiva.

Vi aspettiamo per condividere questo momento di confronto e approfondimento.

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