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Frequentemente, tendiamo a cercare di far riparare il male che  abbiamo subito proprio da chi ce lo ha procurato. La mia...
18/10/2026

Frequentemente, tendiamo a cercare di far riparare il male che abbiamo subito proprio da chi ce lo ha procurato.

La mia esperienza mi fa dire oggi che questo è l'atteggiamento di chi è ancora infante, non cresciuto nella sua struttura psichica ed emotiva.

Tu hai fatto il danno e tu ripari.
No, non funziona così.
Lui/lei, un gruppo, mi ha fatto subire un danno?
Spetta a me capire la portata di questo danno, come potermene prendere cura, quali azioni attuare per fermarlo, per non esserne più il bersaglio.

Allora non bisogna più cercare di spiegare a chi ci ha ferito cosa ha fatto? Aspettarsi delle scuse? Pensare ad una punizione o finanche una vendetta?

Certo, tutto fa parte di un processo di elaborazione e noi umani siamo molto fantasiosi quando elucubr... elaboriamo, volevo dire.
Però, quando prendi in te e su di te (perché pesa... uuhhh se pesa) il carico di salvaguardare, proteggere e nutrire la tua esistenza, le azioni sopra descritte ti sembreranno tempo speso male.

Se poi l'altro si ravvede, chiede scusa sinceramente, fa dei passi concreti per rimediare, si prende cura di sanare la situazione ben venga. Ma non bisogna contarci.
Conta su di te, il resto è ciccia.

Questo è il profondo significato del non aver bisogno di nessuno: ho bisogno di me per prendermi cura del dolore mio. Nel prendermi cura del dolore mio mi accorgo che ho bisogno dei sorrisi, dei biscotti, del profumo dei fiori, del mare, della fiamma della candela, di tutto. E che il mio dolore è anche quello di tutti.

Lia Cosimo

Il trauma se elaborato diventa un autentico dono personalizzato, perlopiù incomprensibile al di fuori di te stessa/o. So...
14/10/2026

Il trauma se elaborato diventa un autentico dono personalizzato, perlopiù incomprensibile al di fuori di te stessa/o. Solo tu conosci il prezzo che hai dovuto pagare! Non pensare che le tue ferite siano inutili.

"C'è un equivoco che si ripete ogni volta che si parla di trauma.
Ed è pensare che il trauma si limiti a lasciare cicatrici come una vecchia ferita che col tempo si chiude, si dimentica.
Non è così, il trauma fa qualcosa di più sottile e di più radicale.
Rimodella la percezione. Cambia il modo in cui il mondo entra in noi. Il modo in cui lo guardiamo, lo teniamo, lo interpretiamo. Ed è per questo che le cicatrici, in fondo sono all'appartenenza interessanti.
Si vedono, si possono nominare, si possono perfino mostrare.
Quello che non si vede è la lente.
La lente che il trauma ci ha messo davanti agli occhi e che da allora filtra ogni cosa.
Chi è cresciuto dentro un dolore che non aveva scelto, non attraversa la vita reagendo come tutti gli altri.
Scruta. Calcola.
Legge tra le righe di ogni incontro, come un cartografo che sa, che il terreno può franare da un momento all'altro e che non può permettersi di distrarsi nemmeno per un istante.
Impara a leggere l'aria, prima ancora di ascoltare le frasi, perché l'aria in certe casi, è l'unico annuncio affidabile della tempesta.
Diventa bravissimo a cogliere le microespressioni di un volto.
Le minime variazioni di una voce, le incongruenze tra le parole che vengono dette e le intenzioni che stanno sotto.
È riconoscimento di schemi allenato dalla pressione.
Un apprendistato durissimo senza maestri e senza diploma.
E col passare degli anni quella consapevolezza si affina, si assottiglia, fino a diventare qualcosa che la maggior parte delle persone non sviluppa mai.

Non c'è niente di mistico in tutto questo non c'è nessuna magia. È un condizionamento neurologico che si intreccia con una vera intelligenza emotiva.
Un istinto costruito a forza di necessità e poi raffinato dall'intelligenza, come una lama che si affila sulla pietra".


Umberto Galimberti

Quanto spazio dai ogni giorno a te stesso?Tra lavoro, famiglia, impegni e pensieri, è facile arrivare a fine giornata se...
26/09/2026

Quanto spazio dai ogni giorno a te stesso?
Tra lavoro, famiglia, impegni e pensieri, è facile arrivare a fine giornata senza essersi mai davvero fermati.
La Mindfulness è una disciplina che offre strumenti per imparare a rallentare, osservare ciò che accade dentro di noi nel corpo-mente- emozioni e vivere con maggiore consapevolezza il momento presente.
Durante l'incontro condivideremo di come ritrovare strumenti pratici da portare nella vita quotidiana: consapevolezza e presenza, gestione dello stress e dei pensieri, ascolto di sé e molto altro.
📱Prenota il tuo posto via WhatsApp al 3293510548 oppure 347 158 2307
Ti aspettiamo 🌸

“Lloyd, mi sento fragile”“Per quale ragione, sir?”“Non lo so, ma ho l’impressione di poter andare in mille pezzi da un m...
17/07/2026

“Lloyd, mi sento fragile”
“Per quale ragione, sir?”
“Non lo so, ma ho l’impressione di poter andare in mille pezzi da un momento all’altro”
“Sir, anche l’oceano, divenendo pioggia, si separa in mille gocce. Eppure nessuno pensa che sia fragile”
“Questo cosa significa, Lloyd?”
“Che la fragilità, sir, non è perdere la propria forma. Ma non accettare di averne altre”
“Ed è questa la forza, Lloyd?”
“Questa è l'immensità, sir"

La dipendenza dall'approvazione degli altri è una delle forme più comuni di dipendenza psicologica. Non riguarda solo il...
26/06/2026

La dipendenza dall'approvazione degli altri è una delle forme più comuni di dipendenza psicologica. Non riguarda solo il desiderio naturale di essere accettati: diventa problematica quando il proprio valore personale dipende quasi esclusivamente dal giudizio esterno.
"L’attenzione (altrui) è la più potente droga che esiste al mondo, e serve a compensare il fatto che tu ancora non sei; che non sei cosciente di te stesso e della tua realtà interiore perché vivi assente da te stesso.

L’attenzione degli altri ti serve per riempire quel buco che si viene a creare perche vivi nell’ego, scollegato dal tuo Essere reale, scollegato dal tuo centro reale che è pura energia, puro amore, consapevolezza e beatitudine".

Roberto Potocniak

LA VIA DEL CUORE PUROUna persona sulla Via spirituale vive ogni esperienza fino in fondo.Non fugge da ciò che prova, non...
23/06/2026

LA VIA DEL CUORE PURO

Una persona sulla Via spirituale vive ogni esperienza fino in fondo.

Non fugge da ciò che prova, non reprime, non nega e non si anestetizza. Vive ogni esperienza con tutto il suo essere: con il corpo, con il cuore, con la mente e con la coscienza.

Quando arriva l’amore, ama.
Quando arriva la gioia, gioisce.
Quando arriva la bellezza, la contempla.
Quando arriva il dolore, lo attraversa.
Quando emergono rabbia, gelosia, invidia o tristezza, le osserva e le vive consapevolmente, senza identificarvisi.

Ma c’è una differenza fondamentale.

Una volta che l’esperienza è stata vissuta, la lascia andare.

Non cerca di trattenerla.
Non cerca di ripeterla.
Non la trasforma in un possesso.
Non costruisce la propria identità attorno a ciò che ha vissuto.

Le esperienze più elevate non vengono inseguite.
Quelle più dolorose non vengono trascinate nel tempo.

Tutto viene accolto.
Tutto viene vissuto.
Tutto viene lasciato andare.

L’uomo dal cuore puro non è colui che rinuncia alla vita, ma colui che ha imparato a viverla completamente.

Non ha paura dell’amore, dell’intimità, del piacere, della bellezza, del successo, della perdita, del cambiamento o persino della sofferenza.

Non fugge dal mondo e non si rifugia dietro una spiritualità che diventa protezione o isolamento. Partecipa alla vita con tutto sé stesso.

Ama profondamente, lavora, crea, costruisce, sogna, cade e si rialza. Non rinuncia a nulla di ciò che l’esistenza gli offre. Ha semplicemente imparato l’arte di relazionarsi con ogni persona, ogni situazione e ogni esperienza senza trasformarla in una prigione.

Vive tutto, ma non si lascia possedere da nulla. È coinvolto, ma non è intrappolato. È presente, ma rimane libero.

Per questo il suo cuore rimane leggero.

La sofferenza dell’essere umano nasce spesso dal desiderio di trattenere ciò che è piacevole e di respingere ciò che è spiacevole. Ma la vita è movimento, cambiamento continuo, un fiume che non può essere imprigionato.

La persona cosciente comprende questa verità.

Perciò attraversa la vita a mani aperte.

Ama senza possedere.
Gode senza aggrapparsi.
Soffre senza identificarsi.
Lascia andare senza amarezza.

Cammina nel mondo, ma non appartiene al mondo.

È presente in ogni esperienza, ma non è imprigionata da nessuna esperienza.

In un certo senso, cammina nuda attraverso le strade dell’esistenza: senza maschere, senza corazze, senza accumulare pesi inutili.

Non vive a metà.
Non si protegge dalla vita.
Non si ritrae dall’esperienza.

Si concede il privilegio di vivere tutto ciò che la vita porta con sé, sapendo che ogni cosa passa e che nulla può essere posseduto per sempre.

E proprio perché non trattiene nulla, rimane libera.

Questa è la via del cuore puro.

Roberto Potocniak

La rabbia se riconosciuta ed accolta senza  automatismo, ma agita attraverso la consapevolezza, può avere la sua funzion...
03/05/2026

La rabbia se riconosciuta ed accolta senza automatismo, ma agita attraverso la consapevolezza, può avere la sua funzione benefica. Ci fa sentire da cosa è possibile prendere le distanze e cosa dobbiamo lasciare andare (persone, situazioni, luoghi etc.)
"In queste settimane ho contattato un sentimento molto forte di rabbia. Rabbia verso persone che mi hanno ferito nel passato,
rabbia come sentimento che ho un po’ represso nell’infanzia,
che ho in parte rimosso, diventando un po’ sommesso,
un bravo bambino che vuole apparire buono agli occhi dei genitori.

Paura della rabbia, perché il problema è proprio che quando viene fuori, la rabbia, se l’hai tenuta troppo a lungo dentro, esplode, e può fare male, e portare a grandi casini.

Ho sentito, ho capito quasi direi nel corpo, di come la rabbia sia connessa alla guerra. Di come cioè la rabbia sia una energia potente ma anche distruttiva, se non viene usata guarendone la ferita da cui sgorga e origina.

La rabbia chiede riconoscimento, rispetto, di essere visti per quello che siamo, di non essere invasi né umiliati o trattati male.
La rabbia va espressa, tirata fuori, ma è proprio questa espressione il problema.

Come esprimiamo questa energia? È un tema di cui non si parla, ma mi sembra importantissimo. Perché mi sembra che tutti noi oscilliamo spesso fra il reprimere la rabbia, o l’esprimerla in forme distorte.

La rabbia chiede di essere trattati bene. La rabbia è una emozione potente se viene messa al servizio di una giusta battaglia e lotta per il riconoscimento, per l’auto-affermazione, ma può essere estremamente pericolosa se si lascia guidare dal dolore e dal sentimento di rivalsa, dal non volere accettare il fallimento.
Perché la ferita, il risentimento, la frustrazione da cui la rabbia trae alimento, rischia di diventare un colpevolizzare un nemico, o una serie di nemici come responsabili del nostro dolore.

È colpa di tutti gli altri se io sto così. E le rivoluzioni moderne purtroppo hanno assunto spesso questo schema.

Come usare la rabbia per evolvere? Né reprimendola né lasciandosi possedere da essa? Cosa può insegnarci di prezioso, da onorare, questa rabbia? A livello personale e collettivo?

Francesco Marabotti

Ti ama davvero chi ti aiuta a diventare sempre più libero e consapevole.Chi nutre la tua autonomia interiore, non la tua...
17/02/2026

Ti ama davvero chi ti aiuta a diventare sempre più libero e consapevole.

Chi nutre la tua autonomia interiore, non la tua dipendenza.
Chi sostiene la tua crescita, non il tuo bisogno di appoggio.

Perché nessuna persona interiormente equilibrata desidera avere accanto a sé uno schiavo emotivo, qualcuno che resti per paura, bisogno o mancanza di sé.

L’amore maturo non trattiene.
Non lega.
Non possiede.

Accompagna verso la libertà.

— Grazie Roberto Potocniak

(Foto della mia famiglia)

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Pavia
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Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
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