21/06/2026
"Sbilico" è una parola che non esiste sul dizionario.
Alcide Pierantozzi l'ha inventata per nominare qualcosa per cui non c'erano parole sufficienti: quello stato in bilico costante tra realtà e crollo, tra lucidità e dissociazione.
Il suo libro - candidato al Premio Strega 2026 - racconta vent'anni di terapia, farmaci, ricoveri, pensieri che tornano sempre lì. Senza filtri. Senza addolcire nulla.
Quello che colpisce di più non è la sofferenza descritta - è l'assenza totale di richiesta di compassione. Pierantozzi non scrive per farsi compatire. Scrive per nominare con precisione chirurgica un'esperienza che la maggior parte delle persone non sa come raccontare nemmeno a sé stessa.
Libri come questo fanno un lavoro che va oltre la letteratura: tolgono lo stigma a parole come psicosi, ricovero, ideazione suicidaria. Le rendono pronunciabili. E quello che si può nominare, smette di essere solo vergogna.
A chi vive il proprio sbilico personale, in silenzio -
esistono parole per quello che provi. E persone pronte ad ascoltarle. 🤎