14/07/2026
Diabete di tipo 1 ♡
Era da molto tempo che non affrontavo un'ipoglicemia severa. Grazie al sensore per il monitoraggio continuo della glicemia e al microinfusore, il mio controllo glicemico e il compenso metabolico sono migliorati notevolmente. Questo, però, non significa che il rischio sia scomparso.
Ieri, nel tardo pomeriggio, ho avuto un'ipoglicemia che ho corretto bevendo una Coca-Cola. Durante il tragitto verso il ristorante sembrava che la glicemia si stesse stabilizzando. Sono arrivata, ho letto il menù, scelto cosa mangiare e ordinato. Poco dopo, però, è arrivato quel segnale che conosco fin troppo bene: il sudore sulla fronte, sul petto, sull'addome. Poi quella sensazione di distacco dalla realtà, come se il mondo si allontanasse.
Sono rimasta immobile, perché anche un piccolo movimento può contribuire a far scendere ulteriormente la glicemia. Ho ordinato un'altra Coca-Cola che il cameriere, con grande prontezza, mi ha portato subito insieme al piatto. L'ho bevuta in pochi secondi. Poi ho iniziato a mangiare, dando la priorità alle patate rispetto alla carne, nel tentativo di risalire. Ma al primo boccone mi sono resa conto di non riuscire nemmeno a masticare e ho rischiato di soffocare. Ho continuato a mangiare senza riuscire a percepire davvero i sapori.
Quando la cena è finita, il sudore ha lasciato il posto a un freddo profondo, un freddo che sa di paura. Mi sono avvolta nella camicia che avevo portato per la sera e mi sono stretta forte. Il peggio era passato, ma mi sentivo svuotata, esausta.
Poi sono arrivate le lacrime. Non durante l'ipoglicemia, ma dopo, quando la tensione ha iniziato a sciogliersi. Ho pianto per la paura che avevo sentito, per la stanchezza, per l'amarezza. E per quel freddo che sembrava attraversare ogni parte del mio corpo.
Con il diabete di tipo 1 si impara a esercitare un controllo costante, a prevedere, correggere, gestire. Ma ci sono momenti in cui, nonostante tutta la tecnologia, l'esperienza e l'attenzione, ci si ricorda quanto possa essere sottile il confine tra l'equilibrio e la perdita di controllo. E quanto sia umano, una volta superato il pericolo, concedersi di sentire la paura e accogliere la tristezza.