27/07/2026
Quando sua figlia salì sul palco per ricevere la laurea, l'università chiamò anche un'altra persona. Non era una docente. Era sua madre.
Per quattro anni Havva Kul non ha semplicemente accompagnato la figlia all'università. Ha condiviso con lei ogni lezione, ogni esame e ogni ostacolo.
La figlia, Berru Merve Kul, studentessa della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Sakarya, in Turchia, è affetta da una disabilità visiva. Per affrontare il percorso universitario ha potuto contare ogni giorno sul sostegno della madre, che sedeva accanto a lei durante le lezioni, leggendole ad alta voce appunti, libri e materiale didattico.
Un impegno silenzioso, costante e durato quattro anni.
Nel 2018, quando Berru concluse gli studi e arrivò il giorno della laurea, l'ateneo decise di trasformare quel momento in qualcosa di ancora più significativo.
Oltre al diploma della giovane laureata, venne consegnato un attestato d'onore anche a Havva.
Un gesto simbolico, ma dal valore profondo.
L'università volle riconoscere pubblicamente che quel traguardo era stato raggiunto grazie alla determinazione di una studentessa, ma anche all'amore, alla dedizione e alla presenza quotidiana di una madre che non aveva mai smesso di credere nelle capacità della figlia.
Dietro ogni successo ci sono spesso persone che rimangono lontane dai riflettori. Persone che non chiedono applausi, ma che con il loro sostegno rendono possibili risultati che sembravano irraggiungibili.
Quel giorno, sul palco della cerimonia, non fu premiata soltanto una laurea.
Fu riconosciuta la forza di un legame capace di trasformare le difficoltà in un percorso condiviso, ricordando a tutti che alcune vittorie non appartengono mai a una sola persona.
Essere madre significa spesso accompagnare i propri figli nei momenti più importanti della loro vita. Ma ci sono madri che scelgono di condividere anche ogni fatica, ogni rinuncia e ogni ostacolo, senza aspettarsi nulla in cambio. La dedizione di Havva ci ricorda che l'amore più grande non si misura nei sacrifici che si raccontano, ma in quelli che si affrontano ogni giorno, in silenzio, semplicemente perché vedere un figlio realizzare i propri sogni è già la ricompensa più grande.