Assunta Marone Psicoterapeuta

Assunta Marone Psicoterapeuta Se ti serve un consulto, un sostegno o un percorso che ti aiuti a modificare la tua vita.

Oggi il cielo ci ha parlato di ombra, attraverso l' eclissi lunare.Mentre guardavo pensavo al significato simbolico, a c...
28/08/2026

Oggi il cielo ci ha parlato di ombra,
attraverso l' eclissi lunare.

Mentre guardavo pensavo al significato simbolico, a ciò che può rappresentare psicologicamente.

Non perché l'eclissi abbia, scientificamente, un potere sulla nostra psiche, ma perché i simboli parlano alla nostra parte più profonda.

Per Jung, la psiche non è fatta soltanto di ciò che conosciamo di noi, ma soprattutto di ciò che rimane nell'inconscio.

Pensieri, che non vogliamo avere.

Emozioni, che non riusciamo ad accettare.

Desideri, che ci mettono in difficoltà.

Paure, che preferiamo non guardare.

Jung la definiva l' Ombra, che non è il "male", ma ciò che non abbiamo ancora nella nostra consapevolezza.

L'eclissi è una bellissima metafora.

La Luna non scompare, ma viene attraversata dall'ombra.
L' eclissi è come noi.

Ci sono giorni in cui non ci riconosciamo, in cui perdiamo entusiasmo.
Ma poi qualcosa cambia.
Relazioni, che ci fanno emergere emozioni che non sapevamo di avere o di poter provare nuovamente.
Perdite, che fanno riaffiorare ferite antiche.
Rifiuti, che ci fanno sentire "non abbastanza".

Stiamo vedendo una parte di noi, che prima non riuscivamo a vedere.

Jung affermava che ciò che non riconosciamo dentro di noi, continua ad agire senza che ne siamo consapevoli.

Per questo il cambiamento non consiste nel diventare completamente luminosi, ma nell'imparare a conoscere anche le nostre zone d'ombra.

Quando riconosco la mia paura, posso imparare a gestirla.

Quando riconosco la mia gelosia, posso comprenderne l'origine.

Quando riconosco il mio bisogno di essere scelto, posso chiedermi perché ne ho così bisogno.

Quando riconosco la mia rabbia, posso ascoltare ciò che sta cercando di proteggere.

Quando riconosco la mia ferita di abbandono posso capire la mia paura di essere amato.

L'Ombra smette di essere una nemica, ma diventa consapevolezza.

La luce non viene distrutta dall'ombra, ma oscurata temporaneamente. La luce è sempre lì e dove io non ho più paura di guardare, gradualmente cambio, diventando
più consapevole, più autentico e più intero.
L' Ombra non mi guida più.

Quando non riesci più a vedere la tua luce, non avere paura, potresti essere soltanto dentro un'eclissi.

Tu sei dentro o fuori dall'eclissi della tua anima?

Un eclissi di abbracci

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

Come scegli le piccole cose? Così sceglierai anche le grandi cose! Se tendi a stabilire una routine fissa, a mangiare se...
25/08/2026

Come scegli le piccole cose? Così sceglierai anche le grandi cose!

Se tendi a stabilire una routine fissa, a mangiare sempre la stessa pizza o sempre la stessa pietanza a giorni fissi oppure sempre lo stesso giro del quartiere con il cane (vale per cibo, routine, strade, ecc...) ciò rivela una personalità rigida che cerca il controllo e la sicurezza, come priorità su ogni cosa... che può avere dei vantaggi, ma anche svantaggi notevoli. Avrai un'ansia maggiore nell'imprevisto, una mancanza di crescita emotiva e un precoce invecchiamento cognitivo/emotivo nel lungo tempo, perché cronicizzi sia il benessere che il malessere. Quando decidi di non cambiare nulla nella tua vita... cosa accade? Lì deciderà la vita o l'altro, così tu ne resterai vittima.

Dunque, iniziamo a capire come scegliere! Una scelta giusta ti cambia la vita, ma fai in modo che sia fatta nel modo giusto.

Come faccio a sapere che è la scelta giusta? Quali sono i segni?

1) La scelta giusta ti fa sentire un senso di vuoto prima e dopo. Prima: per arrivare a fare la scelta - Freud diceva che il vuoto/mancanza o un desiderio di cambiamento o anche un senso di invidia verso qualcuno che ha qualcosa che non ho, indica che devo agire - il vuoto dopo: significa che la mia scelta ha creato vita dentro di me, sono in una fase di ristrutturazione. Il vuoto/desiderio è il motore che mi porta a fare scelte, ma attenzione a cosa scelgo, evita l' impulsività e l' indolenza;
2) Sono in ansia, benissimo ...non c' è scelta giusta, senza ansia. L' ansia è un meccanismo di difesa fisiologica, che conferma che è una buona scelta - attenzione che non sia paralizzante;
3) Mi sento persa, perché cambierò vita o prospettiva di vita. Avrò nuovi punti di riferimento, che si vanno a integrare ai vecchi. Se ti senti persa è la scelta giusta;
4) Capacità di sostenere la scelta nel tempo. Se do poco valore alla mia scelta, vuol dire che do poco valore anche a me. Non devo arrendermi alle prime difficoltà, ma farla diventare la mia nuova vita;
5) Hai un senso di pace, dopo la scelta;
6) Senti uno stato di profonda tristezza a rinunciare a quella cosa/ persona. Sì attiva un meccanismo circolare di pensieri, che oscillano tra alti e bassi per un lungo periodo (2-3 mesi). Non arrivare a tanto, dopo 4 settimane va fatto... continuerai a pensarci, a distanza di tempo, il dopo diventa tardi! Conosco persone che arrivano dopo 3 anni a fare ciò che avrebbero dovuto fare molti anni prima, non serve che ti dica l'epilogo dato da tal ritardo!

Cambiare vita nel modo giusto passa spesso dal dolore e dalla sofferenza, perché ci chiede una profonda valutazione emotiva in un passaggio che va dalla tolleranza all'incertezza prima a uno stato di quiete/gioia dopo.

Ora rifletti. Entri in un bar ed ordini un cappuccino. Quanto tempo passa prima che la schiuma inizi a ritirarsi? E che diventi freddo? Aggiungi il cacao o lo zabaglione? Allora per prima cosa, devi sapere come ti piace berlo: molto caldo, freddo, tiepido, mangi con il cucchiaino la schiuma prima di tutto oppure ti piace che ti resti il baffetto di schiuma sul labbro superiore? Capito ciò, stabilisci il momento giusto e fai la scelta giusta. Tutto sta nel capire la sensazione che vuoi assaporare, che ti provoca piacere e così agire.

Se ci pensi, scegliere è come bere un cappuccino.
Tu sai, come ti piace il cappuccino? Non parlo di cappuccino!

Un abbraccio di scelte giuste

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

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Quando ero molto piccola avevo un grande libro di favole dei fratelli Grimm, con la copertina rigida fucsia e oro in for...
24/08/2026

Quando ero molto piccola avevo un grande libro di favole dei fratelli Grimm, con la copertina rigida fucsia e oro in formato A3, che mi sembrava veramente enorme. Ho dovuto aspettare l'età scolare, prima di leggerlo da sola.

"La sposa bianca e la sposa nera" una favola che era all'interno recitava: “Non dimenticare il Meglio! Non dimenticare il Meglio!” Là c’erano i tesori e c’era anche il Fiore Azzurro. Lui si carica d’oro e esce con tutto quest’oro e il meglio se lo dimenticò, perché dimenticò il Fiore Azzurro".

Il fiore azzurro è il fiordaliso, simbolo della fiducia, rappresenta la purezza di cuore.

La fiducia è un meccanismo emotivo e cognitivo complesso, che permette di gestire l'incertezza delle relazioni. Consiste nell'aspettativa positiva che gli altri (o noi stessi) si comportino in modo affidabile, onesto e di supporto.

Quando non fidarsi?

1) Eccessiva seduzione, lusinghe, complimenti...senza mai alcuna critica, ciò nasconde una manipolazione;

2) Persone che non hanno un' opinione solida e uno spirito critico;

3) Avere un volto in pubblico e uno in privato - se lo fa con te, lo fa con tutti;

4) Chi sparla di tutti, usa il giudizio per sentirsi migliore - è una persona insicura;

5) Chi usa il suo potere su di te (sesso, ruolo, denaro) o chi ti controlla, ti sta oggettivando - la relazione si basa sulla sfiducia, prima o poi la relazione finirà;

6) Chi è un indeciso cronico;

7) Se è incoerente/ambiguo - non saprà rispettare gli impegni nel bene e nel male;

8) Le persone che mentono a sé stessi. La fiducia come ogni esperienza relazionale passa dalla consapevolezza, che ho di me stessa. Quanto riuscirò a dare fiducia a me, tanto riuscirò a fidarmi dell' altro. Quanto vale la mia parola? Riesco a chiedere scusa e tornare indietro, se mi accorgo di un errore di valutazione? Se non riesco a farlo, non sono affidabile.

Invece in amore?

Nel 1985, Rempel, Holmes e Zanna studiarono la fiducia nelle relazioni romantiche e individuarono tre dimensioni importanti:

- prevedibilità,
- affidabilità,
- benevolenza.

In altre parole, fidati di un partner che:
"Puoi prevedere come si comporterà"
"Puoi contarci nelle difficoltà"
"E soprattutto: quando è libero di scegliere, sceglierà di tenere conto anche di te per prendere una decisione sul futuro".

In breve, la fiducia non nasce dalle parole, ma nasce dalla coerenza nel tempo.

Non mi fido di te perché mi dici:
"Puoi fidarti di me."

Mi fido, perché ciò che dici e ciò che fai coincidono.
Quando mantieni una promessa.
Quando ammetti un errore.
Quando custodisci una mia vulnerabilità.
Quando posso dirti "no" senza paura, che tu mi punisca emotivamente.
Quando posso essere me stessa, senza dover continuamente dimostrare di meritare il tuo amore.

Tu ti fidi facilmente delle persone oppure hai bisogno che il tempo ti dimostri che puoi farlo?

Ti auguro di riuscire a mantenere intatti nel tuo spirito dei coriandoli di fiducia, da poter donare SOLO a chi ti dimostrerà che le tue fragilità sono qualcosa che ti distingue, e NON qualcosa da disprezzare. Chi non si fida di nessuno, non si fida nemmeno di se stesso. La fiducia non è una casa prefabbricata, ma una casa da costruire. Tienilo a mente.

Quando cucini qualcosa, come fai a sapere che sarà buono? Tu ti fidi della magia della pentola (come fosse il pentolone di Gargamella) o di ciò che tu stesso metti nella pentola? Tutto si costruisce, molto dipende da te su cosa costruisci.

Un fiducioso abbraccio

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

Credo che non fare bilanci nella propria vita, sia come salire su un Frecciarossa in prima classe, sola andata con la de...
18/08/2026

Credo che non fare bilanci nella propria vita, sia come salire su un Frecciarossa in prima classe, sola andata con la destinazione verso una profonda insoddisfazione interiore.

È fondamentale capire dove sono, cosa ho fatto, cosa vorrei che non ho e come mi sento.
L' anima è una bambina viziata, determinata e capricciosa. Il cuore suo seguace, è come una cicala petulante e impossibile da ignorare, ci puoi provare ma lo senti... proprio come la cicala!

Ci sono momenti nella vita in cui è opportuno fermarsi.

Che cosa ho fatto della mia vita fino a questo momento?

Fare un bilancio non significa contare soltanto ciò che hai ottenuto, ma guardare ciò che hai perso, ciò che hai scelto, ciò che hai evitato, le persone che hai incontrato e quelle che hai lasciato andare.

Riflettere bene e distinguere
ciò che dipende da te, da ciò che non dipende da te.

Dipende da te, il modo in cui scegli di comportarti.

Dipende da te, quanto sei disposta a impegnarti.

Dipende da te chiedere scusa, cambiare strada, mettere un confine, prenderti cura di qualcuno, prenderti cura di te.

Dipende da te scegliere, se restare o andare via.

Ma non dipende da te, essere ricambiata.

Non dipende da te, che una persona ti ami.

Non dipende da te, non essere tradita.

Non dipende da te la malattia, il lutto, il tempo che passa, le decisioni degli altri, il successo mai avuto nonostante un enorme impegno.

Ci attribuiamo la responsabilità di cose sulle quali non abbiamo alcun controllo.

"Se fossi stato più bravo, sarebbe rimasto."
"Se avessi fatto diversamente, non sarebbe successo."
"Se avessi insistito di più, ce l'avrei fatta."

Forse. Ma forse no! Se vuoi, lo fai. Chi vuole, fa. Punto.

Vado al mare, voglio vedere il tramonto. Aspetto. Guardo un gruppo di formiche, che trasportano le briciole della mia piadina. Il tramonto è passato. Mi sono distratta, il tramonto era lì, mia responsabilità! Tutto ciò vale per le esperienze che mi sono rifiutata di provare, per le occasioni dove non mi sentivo all' altezza e per le persone che non ho avuto voglia e coraggio di tenere. Erano lì, ma io avevo da fare con la mia noia, la mia ansia e la mia paura. Troppo concentrata su di me, per vedere il resto intorno che mi chiedeva vita.

Vado al mare, voglio vedere il tramonto. Una donna vicino a me è inciampata, mi avvicino per aiutarla oppure può iniziare a piovere e sono in bici, devo scappare. Ero lì, ma degli eventi hanno impedito che realizzassi ciò che volevo. Che faccio? Torno domani, dopodomani o dopodomani ancora a vedere il tramonto, ma lo vedrò anche se non succederà nel momento in cui l ho stabilito io. Ecco. Procedi così. Sempre. Se vuoi qualcosa e dipende solo da te, trova il modo, ma fallo. Il risultato non è più affar tuo. Raggiungerai una pace interiore, solo per averlo fatto che non avrà uguali.

Bronnie Ware, assistente di malati terminali, ha raccolto i cinque rimpianti più comuni che le persone esprimono in punto di morte.

1) il rimpianto di non aver avuto il coraggio di vivere una vita fedele a se stessi, inseguendo le proprie aspettative anziché quelle altrui.

2) il rimpianto di aver speso troppo tempo a lavorare, perdendosi momenti familiari e personali importanti.

3) il rimpianto di non aver avuto il coraggio di comunicare apertamente le proprie emozioni, il proprio amore e affetto.

4) il rimpianto di aver trascurato le amicizie nel corso degli anni.

5) il rimpianto di non aver capito prima che la felicità è una scelta, rimanendo bloccati nelle vecchie abitudini, nel passato e nella paura del cambiamento.

Fare un bilancio della propria vita è un atto di consapevolezza.

Guardare indietro e chiedersi:
Cosa ho scelto?
Cosa ho subito?
Cosa avrei potuto fare diversamente?
Cosa invece non era nelle mie possibilità?

E soprattutto:

Che cosa voglio fare, da oggi, con ciò che ho?

Perché il passato non possiamo cambiarlo, gli altri non possiamo controllarli.
Il futuro non possiamo conoscerlo, ma possiamo scegliere come stare dentro la nostra vita.

Il vero bilancio non è:
Quanto ho ottenuto?
Ma:
Quanto di ciò che dipendeva da me ho avuto il coraggio di vivere/fare?

A volte scopriamo di aver perso anni tentando di controllare ciò che non poteva essere controllato e scopriamo, con dolore, che proprio ciò che dipendeva da noi lo abbiamo rimandato e ignorato.

Non ti giudicare, perderai altro tempo, fai un bilancio di possibilità per scegliere chi vuoi essere adesso.

La tua cicala è sempre lì, lei sa già tutto ciò che devi fare.

Un abbraccio bilanciato

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

Perché non riesco a dimenticare l'ex? Perché mi porto dentro il suo spirito? Probabilmente sento, che deve ancora darmi ...
09/08/2026

Perché non riesco a dimenticare l'ex? Perché mi porto dentro il suo spirito? Probabilmente sento, che deve ancora darmi qualcosa, un riscatto narcisistico o una conferma. Se mi ha tradito per esempio, voglio sentirmi ancora una sua - finta - "scelta" per poterlo rifiutare (sono messa abbastanza male anche io, se credo alla scelta di una persona che mi ha già tradito) oppure è un modo che ho trovato autodistruttivo per restare bloccato nel passato. Cosicché nessuno mi avvicinerà con intenzioni romaniche serie. Nessuna persona sana di mente, con un discreto equilibrio interno alla luce di un ex ancora così presente nella vita/mente dell'altro, penserebbe mai di costruire qualcosa di autentico, a meno che questa malcapitata persona, sia all' oscuro di tutto (ma dura poco l' oscurità, fidati che ti accorgi).

Dunque quali possono essere i motivi sul perché non riusciamo a dimenticare? Era un amore puro? Non credo proprio, altrimenti l' epilogo sarebbe stato diverso!

1) Mi ha emozionato positivamente o negativamente, quindi mi ha marchiato a livello emotivo. Non riesco a dimenticare ciò che mi ha emozionato, così tanto e non voglio dimenticare.

2) C'è stata una grande profondità emotiva oppure una grande energia distruttiva nella relazione, quindi mi sono fusa con quella persona, creando un legame disfunzionale che vivo come una dipendenza. La dipendenza distruttiva non è amore. L' amore è routine e stabilità. I suoi "insulti" mi danno una conferma della relazione. Nella coppia si stabilisce un attaccamento disfunzionale, che alimenta mie parti disfunzionali.

3) L' ex si è agganciato alla tua forza o alla tua fragilità? Un amore vero dovrebbe essere agganciato ad entrambi gli aspetti, ma spesso la selezione del partner in questi casi, avviene sulla base della mia ferita. Ciò alimenta un meccanismo patologico, che guida il mio processo distruttivo. Ho usato l' ex per non guarire la mia fragilità, ferita. Devo guardare la mia ferita per andare avanti (esempio, perché mi considero immeritevole d amore o sempre inferiore? - molti tornando con l'ex sperimentano un livello di sofferenza peggiore della volta precedente, perché si sono aggiunti dopo la prima rottura ulteriori criticità).

Ma allora, quanto quel non riuscire a dimenticare è amore e quanto è desiderio?

Mi lego all' altro attraverso l' odio e il disprezzo, ma il desiderio c' è ancora e voglio averlo nonostante tutto nella mia vita. L 'ho usato per curarmi (bugia - falsa credenza - sto peggio di prima cosa ho curato? Ci rendiamo conto che ho bevuto un bicchiere di acqua frizzante credendo, che mi passasse il mal di denti?!) e lo uso per restare fermo nella mia vita.

Il desiderio è una dinamica immediata e distruttiva per l' individuo. Mi tormenta, mi confonde, vivo sulle montagne russe, sono dipendente da stimoli effimeri e fugaci, che vivo come vitali, ma che mi lasciano un vuoto interiore enorme.

L' amore non è solo desiderio, ma mi aiuta, mi costruisce, non mi confonde, mi destabilizza per darmi un maggiore equilibrio, mi fa cambiare assetto mentale, perché voglio essere adatto a te che mi porti a essere una persona migliore (senza chiedermelo, attenzione). Io inizierò ad avere una maggiore cura di me, a fare scelte più ponderate e a farmi anche più domande.

Alla prossima puntata, perché gli ex tornano... Eh no, non siamo irresistibili altrimenti non erano ex!

Un abbraccio ex

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

ex #

Tu ci sai fare a letto?Molti pensano che dipenda dall'esperienza, dalla tecnica, dalla frequenza dei rapporti o dal nume...
03/08/2026

Tu ci sai fare a letto?
Molti pensano che dipenda dall'esperienza, dalla tecnica, dalla frequenza dei rapporti o dal numero di partner. La psicologia e la sessuologia non concordano affatto con questa idea. Secondo i più importanti studi sulla soddisfazione sessuale, ciò che distingue un buon amante non è la performance, ma la qualità della relazione/legame.

La sessuologia afferma che ci sono persone che "ci sanno fare" più di altre. Ma che significa? Forse sono acrobati? Uhmm... Non credo che lavorino tutti in un circo.
Il sesso è bisogno di comunicazione, NON una prestazione. Non devo vincere nessun premio, né tagliare il traguardo.

Vediamo alcune caratteristiche:

1) Non hai fretta di concludere, non è un esame da superare. Non vivi il sesso come una prestazione.
Chi deve dimostrare di essere "brav*" è concentrato su di sé.
Chi vive l'intimità come un incontro è concentrato sulla relazione/legame. La differenza è enorme.

2) Saper stare e fondersi con l'Altro. Non è un atto meccanico, ma il bisogno di uno scambio. Il sesso va anche "parlato", per aggiungere lucidità all' atto di conoscenza corporea. Devo sentire, percepire, emozionarmi.

3) Sai ascoltare il corpo dell'altro, perché sai ascoltare e rispettare il tuo. Hai curiosità del piacere dell' altro, non per una migliore performance, ma perché ti interessa.

4) Parli liberamente di sesso, perché hai curiosità di sapere cosa preferisce il partner. Quando sono legat* voglio, che la nostra esperienza corporea diventi un'espressione del nostro legame dove possiamo goderci, divertirci, essere anche buffi/divertenti. Perché nessuno parla mai del fatto che il sesso è anche saper ridere delle proprie particolarità, perché tu non userai mai le mie fragilità per ferirmi, anzi. Numerosi studi mostrano che le coppie che parlano con serenità dei propri desideri, dei limiti e delle fantasie riportano livelli più elevati di soddisfazione sessuale. C'è la curiosità dell'altro.
Non do' per scontato ciò che piace.
Chiedo, osservo, imparo, ogni persona è diversa.

5) Fai sentire l'altro accolto, non giudicato. Carl Rogers sosteneva che le relazioni più profonde nascono dall'empatia, dall'autenticità e dall'accettazione incondizionata. L'intimità cresce quando ci si sente liberi di essere se stessi, senza paura del giudizio.
La sessualità è il linguaggio del desiderio dell' altro. Io ti dirò le mie, e tu le tue. Io e te dobbiamo raggiungere un piacere condiviso, che non deve avere ostacoli comunicativi.
Se io ho curiosità dell' altro allora sarà un bel sesso aldilà della prestazione e di tutto ciò che è l' atto pratico in sé, diversamente sarà un compitino fine a se stesso.
La presenza, l'ascolto e la capacità di creare connessione sono ciò che rende davvero memorabile un incontro.

Una persona che "ci sa fare" non è quella che conosce più tecniche, ma quella che riesce a trasformare il sesso in un luogo dove entrambi ci sentiamo desiderati, rispettati e al sicuro.

Sicuramente la tecnica può stupire, ma non appaga da sola. Guardare pornografia crea non pochi problemi alla vita sessuale della coppia e del singolo, perché ovviamente lì c'è la perfezione di tutto ma la realtà è opposta, per fortuna. Nel sesso occasionale, così come nelle coppie dove il collante è il sesso, c'è una profonda concentrazione sulla propria individualità. Insieme, ci dimostriamo quanto siamo bravi. Il legame non c'è e non c' è un incontro reale, ma solo un rilascio di ormoni. Lì l'ansia da prestazione può raggiungere livelli elevati (indifferente dal genere), perché se fallisco (o trovi un partner sessuale migliore) in ciò che è la base della relazione, tu prima o poi mi sostituirai... Proprio perché non c'è il legame/esclusività.

J. Gottman, ha dimostrato che le coppie più felici sono quelle in cui i partner sviluppano una profonda sintonia emotiva, che si riflette anche nella sessualità.

Molti parlano di sesso come un dover far "godere" l' altro. Credo che questo sia un concetto disfunzionale non solo perché alimenta l' idea del sesso che deve essere performante (mica sono a lavoro??!!), ma fa perdere di vista completamente lo scopo, che non è girare la scena di un film hard, ma godere di sensazioni corporee che sono frutto del nostro legame. Siamo mediocri nella tecnica? Chi se ne f....

Un...

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

Una delle idee più diffuse è che la donna si innamori più facilmente e più profondamente dell'uomo. Ma non è così! In un...
01/08/2026

Una delle idee più diffuse è che la donna si innamori più facilmente e più profondamente dell'uomo. Ma non è così! In un post dove parlavo della differente visione dell' amicizia tra uomini e donne, ho citato la maggiore difficoltà dell'uomo di mantenere il confine nell'amicizia con una donna. (Non voglio generalizzare, ci sono degli uomini che riescono ad essere amici, senza problemi - anche perché l' attrazione sessuale è difficile da mantenere nel lungo tempo lì dove è presente). Perché?

Gli uomini tendono a innamorarsi mediamente tra i 3 e i 6 mesi, secondo alcune ricerche, le donne tra i 5 e i 7 mesi. Il tempo negli uomini varia in base a diversi fattori: il colpo di fulmine (l'attrazione fisica è immediata, il cervello maschile può attivare reazioni chimiche in un quinto di secondo, spingendo a sviluppare un forte interesse iniziale in poche settimane - che tuttavia può estinguersi velocemente). Successivamente se la relazione prosegue c'è la fase di stabilità, ed è lì che si crea il legame più profondo, che porta all'innamoramento consapevole, i tempi sono da alcuni mesi a un anno. L'innamoramento maschile si attiva in modo più rapido, circa un mese o due in anticipo, ed è guidato da una componente visiva/fisica.

In breve, gli uomini si innamorano più velocemente, ma più frequentemente. Questo comportamento è legato all'attrazione sessuale e all'impegno iniziale per conquistare la partner. Contrariamente le donne, tendono a essere più caute, impiegano più tempo a sviluppare sentimenti profondi, perché valutano maggiormente l'affidabilità e la sicurezza. Inoltre, le donne innamorate tendono a vivere l'esperienza amorosa con maggiore intensità. Non è semplicemente "essere amata", ma sentire che l'altro entra nel proprio mondo interiore.

Jung sottolinea che spesso nell'altro cerchiamo una parte di noi stessi, che ancora non conosciamo. L'innamoramento può diventare un incontro con la nostra stessa interiorità proiettata sull'altro. Ora pensa alle tue storie precedenti. Quando eri nella storia, tu pensi di essere migliorat* o peggiorat*? L'amore vero, migliora. Questo aspetto, non è soggetta ad una distinzione di genere. Se durante la storia eri peggiorat*, ringrazia che è finita. Non ottenere ciò che si vuole, spesso è una fortuna che capisci dopo.

Alcuni studi hanno evidenziato che, mediamente, gli uomini dichiarano di innamorarsi più velocemente e di provare prima il desiderio di definire il rapporto. L' amore cresce quando, oltre all'attrazione, nasce l'ammirazione: "Mi piace chi sei", "mi ispiri", "voglio condividere tempo con te", "mi porti a migliorare, senza chiedermelo".

Questo può sembrare sorprendente, perché spesso immaginiamo l'uomo come la parte più razionale e meno coinvolta emotivamente.

Ricordiamoci che l'innamoramento non è razionale, è un processo in cui entrano in gioco attrazione, desiderio, fantasie, bisogno di connessione. Per entrambi i generi, l'amore maturo arriva dopo come tempi e per molti anche come età. Dalla mia esperienza clinica, ho osservato che gli uomini tendono a credere che dopo i 40/50 anni ci sia una maggiore probabilità di incontrare l' amore vero (per chi non l ha già), perché si abbassa l' ansia di "non essere abbastanza". Mi spiego meglio, l'uomo a differenza della donna è maggiorenne vittima di pensieri di svalutazione, davanti alla donna che amano. Pensano più facilmente, "non sono abbastanza per lei", perché hanno una mentalità centrata sulla performance. Così dopo i 40/50 anni, avendo sviluppato una maggiore fiducia in sé, il pensiero di svalutazione viene gestito meglio, anche se non scompare, attenzione.

Innamorarsi è un movimento del cuore, ma l'amore è una scelta consapevole, fatta di impegno. È il passaggio dal "mi fai sentire qualcosa" al "voglio conoscere chi sei veramente e restare".

Se sei in attesa che qualcuno si innamori di te, io farei i conti guardando il calendario. Non indugiare troppo. Scegli, chi ti sceglie. Ognuno sta dove vuole stare e perde ciò che vuole perdere. Se non comprende il tuo valore, non è amore - butta via. Tienilo a mente.

Un abbraccio d'amore

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

Coppia #

Un giovane viandante attraversò montagne e foreste alla ricerca del maestro più saggio.Quando finalmente lo trovò, gli c...
31/07/2026

Un giovane viandante attraversò montagne e foreste alla ricerca del maestro più saggio.

Quando finalmente lo trovò, gli chiese:

«Maestro, come posso imparare ad amare davvero gli altri?»

Il vecchio sorrise e lo accompagnò davanti a un antico pozzo.

«Guarda dentro.»

Il ragazzo si affacciò e vide soltanto il proprio riflesso.

«Non capisco» disse.

Il maestro raccolse una manciata di terra e la lasciò cadere nell'acqua. Il riflesso scomparve.

«Adesso cosa vedi?»

«Nulla. Solo acqua sporca.»

Il maestro rimase in silenzio. Dopo qualche minuto la terra si depositò sul fondo e l'acqua tornò limpida.

«E ora?»

«Vedo di nuovo me stesso.»

Il maestro annuì.

«Per tutta la vita cercherai persone che ti amino, che ti comprendano, che ti scelgano. Ma se il tuo pozzo è agitato dalla paura, dal giudizio o dal bisogno di essere confermato, nessuno riuscirà a mostrarti chi sei davvero. Vedrai solo il fango.»

Il giovane abbassò lo sguardo.

«Quindi devo amare me stesso prima di amare gli altri?»

Il maestro sorrise.

«No. Devi imparare a guardarti senza sporcare continuamente l'acqua. L'amore per se stessi non è ripetersi di essere speciali. È smettere di trattarsi come un nemico.»

Il viandante rimase in silenzio.
Per la prima volta non cercò una nuova strada.
Aspettò semplicemente che l'acqua tornasse limpida.

***

Ci hanno insegnato a cercare l'amore, il riconoscimento, l'approvazione, ma non a costruire una relazione con noi stessi.

Per Jung, il percorso più importante non è diventare perfetti, ma interi. Lo chiamava processo di individuazione: la conoscenza/integrazione di luci e ombre.

Amarsi non significa innamorarsi di sé, ma avere il coraggio di guardare le proprie Ombre: le paure, le fragilità, gli errori, le ferite, la rabbia, le contraddizioni.
Eliminarle per Jung, è un errore, bisogna integrarle.

Ciò che rifiutiamo di noi stessi non scompare. Continua a vivere nell'inconscio e guida le nostre scelte, senza che ce ne accorgiamo.
L'amore per sé nasce quando smettiamo di combattere ciò che siamo e iniziamo ad ascoltarlo.
Non significa giustificare ogni comportamento, ma capire dove nasce, perché solo ciò che viene riconosciuto può essere trasformato.

Quando hai iniziato a ignorare le tue ombre? Il giorno che hai cominciato a pensare illudendoti che ciò che non accettavi di te poteva essere nascosto, hai reso difficile agli altri incontrarti/amarti davvero.

Ci sono persone che incontri e che ti cambiano la vita. Arrivano quando la vita, sembra volerti fare un regalo. Sono rare. Perderle è facile. C'è chi non le incontra mai. Tu stai diventando una di quelle persone? Non per gli altri, ma per te!

La tua ombra rende possibile la tua luce.

Un abbraccio alle tue ombre

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

#

Il sesso cambia nelle relazioni. E questo non significa che l'amore sia finito.Una delle domande che ascolto più spesso ...
28/07/2026

Il sesso cambia nelle relazioni. E questo non significa che l'amore sia finito.

Una delle domande che ascolto più spesso è:

All'inizio ci desideravamo continuamente. Ora è diverso. Cosa sta succedendo?

Quando la coppia non è già entrata in una crisi profonda (un'amante, per esempio), questo cambiamento rappresenta spesso un'opportunità di crescita e non una possibile fine.

Non c'è nulla di "sbagliato", sta semplicemente cambiando il modo in cui il desiderio si esprime.

Con il passare del tempo entrano in gioco la quotidianità, il lavoro, i figli, lo stress, il carico mentale, la familiarità e le trasformazioni personali. Tutto questo influenza la sessualità.

Per anni abbiamo immaginato il desiderio, come un processo lineare: prima nasce il desiderio, poi l'eccitazione e infine il rapporto sessuale.

Oggi la ricerca ci dice che, non è sempre così.

La sessuologa Rosemary Basson ha descritto il desiderio responsivo, una modalità in cui il desiderio non precede necessariamente l'intimità, ma può emergere durante la vicinanza, le carezze, il contatto, lo sguardo e la connessione emotiva.

Questo modello è stato studiato soprattutto nella sessualità femminile, ma oggi sappiamo che anche molti uomini si riconoscono nello stesso funzionamento. Il bacio per esempio, è una manifestazione che viene abitualmente ridotta in caso di problemi. Non esistono schemi rigidi: esistono persone, storie e modi diversi di vivere la sessualità.

Anche Emily Nagoski, nel suo lavoro sulla scienza del desiderio, spiega che ciascuno di noi possiede "acceleratori" e "freni" dell'eccitazione. Gli acceleratori sono tutto ciò che favorisce il desiderio; i freni sono rappresentati da stress, ansia, conflitti, pressione, stanchezza, risentimento o preoccupazioni. Quando i freni sono attivati, il desiderio fatica a emergere, indipendentemente dall'amore che proviamo.

Per alcune persone l'accesso al desiderio passa attraverso la novità, il gioco e la fantasia. Per altre è fondamentale sentirsi emotivamente al sicuro, ascoltate, desiderate e comprese. Nessuna modalità è migliore dell'altra.

Ma c'è un aspetto di cui si parla ancora poco: la comunicazione.

È curioso quanto spesso diamo, accesso al corpo, ma non alle emozioni, ai bisogni e a ciò che davvero genera piacere.

Pretendiamo che il partner ci conosca, ma raramente gli raccontiamo come funzioniamo. E, a volte, la domanda ancora più importante è un'altra:

Lo so davvero come funziona il mio desiderio?

La vita è fatta di fasi. Cambiano il corpo, gli ormoni, le priorità, le emozioni. Cambia anche il modo in cui proviamo piacere. Conoscersi e continuare a raccontarsi diventa uno degli atti più intimi che una persona possa fare.

Scegliere di investire in una relazione esclusiva non significa, semplicemente rinunciare ad altre possibilità di caccia sessuali. La psicologia delle relazioni, attraverso il modello dell'investimento di Caryl Rusbult, mostra che è soprattutto un investimento che produce valore nel tempo.

Quando due persone decidono di costruire un legame profondo, ciò che può sembrare una rinuncia si trasforma in un guadagno: fiducia, sicurezza, intimità, conoscenza reciproca e la possibilità di diventare un porto sicuro l'uno per l'altra.

Significa scegliere una profondità che non, può essere raggiunta nella continua ricerca della novità. Sono scelte, è importante che tu fai consapevolmente la tua.

Le ricerche mostrano che relazioni stabili e soddisfacenti sono associate a un maggiore benessere psicologico, a una migliore qualità della vita e persino a una maggiore longevità.

Nella mia pratica clinica mi capita spesso di proporre un esercizio che sorprende molti. I miei pazienti sanno che mi piacciono le sfide, dove devi superare l'idea che hai di te stesso. Attenzione, non superare l'altro, quello è banale aldilà del risultato.

Chiedo di tornare ad avere familiarità con il corpo dell'altro attraverso un contatto lento e prolungato, senza l'obiettivo di concludere.

Lo scopo non è l' atto sessuale.
Lo scopo è ritrovarsi.
Accarezzarsi. Esplorarsi. Sentire. Restare presenti.

Moltissimi mi rispondono che è più difficile del previsto, ed è proprio questo il punto.
Abbiamo imparato a raggiungere un obiettivo, ma non a stare nell'intimità.
Concludere è semplice.
Sentire davvero l'altro, e lasciarsi sentire, richiede vulnerabilità.
Ed è spesso lì che si nasconde, il più grande ostacolo al piacere.

Naturalmente non mi riferisco a quelle relazioni in cui il sesso rappresenta l'unico collante della coppia. In quei casi il lavoro terapeutico riguarda prima di tutto la costruzione del legame, se è possibile.

La sessualità non è una scintilla destinata a spegnersi è un linguaggio che evolve insieme alla relazione, continua a crescere quando trova spazio, curiosità, dialogo.

La vera intimità non nasce quando ti tolgono i vestiti - quello lo sanno fare tutti - nasce quando smetti di nascondere ciò che sei sotto, ma sotto sotto sotto i vestiti.

Un abbraccio...

Da una viaggiatrice di anime

Assunta Marone

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