11/08/2026
C’è qualcosa che mi disturba sempre di più quando leggo contenuti sulla genitorialità.
Parliamo tantissimo di come dovrebbero essere trattati i bambini.
E facciamo bene.
Abbiamo finalmente iniziato a guardare oltre il comportamento, a chiederci cosa comunica un bambino quando urla, piange, si oppone, si disorganizza.
Ma poi, con gli adulti, facciamo spesso l’esatto contrario.
“Non dire questo.”
“Non fare quello.”
“Non urlare.”
“Non minacciare.”
“Devi regolare.”
“Devi accogliere.”
E io mi chiedo: perché la stessa curiosità che abbiamo imparato ad avere verso il comportamento di un bambino scompare quando davanti abbiamo sua madre?
Anche il comportamento di un adulto ha delle radici.
C’è una storia.
C’è un sistema nervoso.
Ci sono automatismi imparati molto prima di diventare genitori.
Ci sono stanchezza, solitudine, sovraccarico.
E a volte ci sono ferite che proprio nella relazione con un figlio tornano a farsi sentire con una forza inaspettata.
Questo non significa giustificare tutto.
Significa una cosa molto diversa: capire per poter cambiare davvero.
Perché sapere che non vuoi urlare non significa riuscire a non urlare quando sei fuori dalla tua finestra di tolleranza.
Conoscere la teoria dell’attaccamento non riscrive automaticamente la tua storia di attaccamento.
E leggere cento post sulla regolazione emotiva non insegna necessariamente al tuo corpo una sicurezza che forse non ha mai conosciuto.
Per questo vorrei che parlassimo un po’ meno alle madri come se fossero comportamenti da correggere.
E un po’ di più come persone da comprendere e sostenere.
È quello che cercherò di fare qui.
Non dirti semplicemente come essere una madre migliore.
Aiutarti a capire cosa succede dentro di te quando essere la madre che vorresti diventa difficile.
Perché è da lì che, molto spesso, comincia il cambiamento.
🤍 Se è questo il modo in cui hai bisogno che si parli di genitorialità, resta qui.