08/08/2026
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🕎Chassidismo🕎
🌱 𝗜𝗹 "𝗩𝘂𝗼𝘁𝗼", "𝗣𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮" 𝗱𝗶 𝗗𝗶𝗼.
A. 𝗜 𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗧𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝘂𝗼𝘁𝗼
ᴺᵉˡˡᵃ ᵗʳᵃᵈᶦᶻᶦᵒⁿᵉ ᶜᵃᵇᵇᵃˡᶦˢᵗᶦᶜᵃ ᵉ ⁿᵉˡˡ'ᵉˢᵉᵍᵉˢᶦ ᵉᵇʳᵃᶦᶜᵃ, ᶦˡ ᵛᵘᵒᵗᵒ ⁿᵒⁿ ᵉ̀ ᵘⁿ'ᵃˢˢᵉⁿᶻᵃ ᵒ ᵘⁿᵃ ᵐᵃⁿᶜᵃⁿᶻᵃ ᵈᶦ ʳᵉᵃˡᵗᵃ̀, ᵐᵃ ˡᵃ ᶠᵒʳᵐᵃ ᵖᶦᵘ̀ ᵖᵘʳᵃ ᵈᵉˡˡᵃ ᵖʳᵉˢᵉⁿᶻᵃ ᵈᶦᵛᶦⁿᵃ ⁽ˢʰᵉᵏʰᶦⁿᵃʰ⁾.
Qᵘᵉˢᵗᵒ ᵖᵃʳᵃᵈᵒˢˢᵒ ᵗʳᵒᵛᵃ ˡᵃ ˢᵘᵃ ᵐᵃˢˢᶦᵐᵃ ᵉˢᵖʳᵉˢˢᶦᵒⁿᵉ ⁿᵉˡˡ'ᵃʳᶜᵃ ᵈᵉˡˡ'ᵃˡˡᵉᵃⁿᶻᵃ ᵉ ⁿᵉˡ ˢᵘᵒ ᶜᵒᵖᵉʳᶜʰᶦᵒ, ᶦˡ ᵖʳᵒᵖᶦᶻᶦᵃᵗᵒʳᶦᵒ ⁽ᴷᵃᵖᵖᵒʳᵉᵗ⁾, ˢᵒʳᵐᵒⁿᵗᵃᵗᵒ ᵈᵃᶦ ᵈᵘᵉ ᶜʰᵉʳᵘᵇᶦⁿᶦ.
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1. Testi Biblici
Innanzitutto Il brano fondamentale della Scrittura in cui YHWH afferma la sua presenza nello spazio compreso tra le ali dei cherubini sopra l'Arca dell'Alleanza è
•𝐄𝐬𝐨𝐝𝐨 𝟐𝟓, 𝟐𝟐:
"𝑳𝒊̀ 𝒊𝒐 𝒕𝒊 𝒅𝒂𝒓𝒐̀ 𝒄𝒐𝒏𝒗𝒆𝒈𝒏𝒐 𝒆 𝒅𝒂𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒊𝒛𝒊𝒂𝒕𝒐𝒓𝒊𝒐, 𝒅𝒂 𝒎𝒆𝒛𝒛𝒐 𝒂𝒊 𝒅𝒖𝒆 𝒄𝒉𝒆𝒓𝒖𝒃𝒊𝒏𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒔𝒖𝒍𝒍'𝒂𝒓𝒄𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑻𝒆𝒔𝒕𝒊𝒎𝒐𝒏𝒊𝒂𝒏𝒛𝒂, 𝒕𝒊 𝒑𝒂𝒓𝒍𝒆𝒓𝒐̀ 𝒅𝒊 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒄𝒊𝒐̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒗𝒓𝒐̀ 𝒅𝒂 𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒂𝒓𝒕𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒊 𝒇𝒊𝒈𝒍𝒊 𝒅'𝑰𝒔𝒓𝒂𝒆𝒍𝒆"
Poi la medesima esperienza della presenza e della voce di Dio che parla da quel luogo vuoto trova riscontro anche in :
•𝐍𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢 𝟕,𝟖𝟗
"𝑄𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑀𝑜𝑠𝑒̀ 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒, 𝑢𝑑𝑖𝑣𝑎 𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑐𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝒑𝒂𝒓𝒍𝒂𝒗𝒂 𝒅𝒂𝒍𝒍'𝒂𝒍𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒊𝒛𝒊𝒂𝒕𝒐𝒓𝒊𝒐 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑠𝑢𝑙𝑙'𝑎𝑟𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑇𝑒𝑠𝑡𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑎𝑛𝑧𝑎, 𝑓𝑟𝑎 𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑐ℎ𝑒𝑟𝑢𝑏𝑖𝑛𝑖; 𝑒 𝑖𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑣𝑎 ."
•𝟏 𝐒𝐚𝐦𝐮𝐞𝐥𝐞 𝟒, 𝟒 / 𝟐 𝐒𝐚𝐦𝐮𝐞𝐥𝐞 𝟔, 𝟐
Designano YHWH con l'epiteto tradizionale ebraico "𝐶𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖𝑒𝑑𝑒 𝑠𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒𝑟𝑢𝑏𝑖𝑛𝑖" (יֹשֵׁב הַכְּרֻבִים – Yōšēḇ hak-kəruḇīm).
•𝐒𝐚𝐥𝐦𝐨 𝟖𝟎,𝟐 (𝟖𝟎, 𝟏) 𝐞 𝐒𝐚𝐥𝐦𝐨 𝟗𝟗,𝟏
Riprendono la stessa immagine liturgica e poetica della divinità assisa sul trono invisibile sopra l'arca.
B. 𝗜𝗹 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝘁𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹 "𝘃𝘂𝗼𝘁𝗼"
Nella teologia ebraica, il coperchio dell'arca — chiamato in ebraico Kapporet (propiziatorio) — e lo spazio sovrastante racchiuso tra le ali dei due cherubini, rappresentano il trono invisibile di YHWH:
• 𝘼𝙣𝙞𝙘𝙤𝙣𝙞𝙨𝙢𝙤 𝙧𝙖𝙙𝙞𝙘𝙖𝙡𝙚:
A differenza dei popoli vicini che ponevano la statua del dio sul trono, Israele lasciava lo spazio al centro completamente vuoto.
• 𝙇𝙖 𝙎𝙝𝙚𝙠𝙝𝙞𝙣𝙖𝙝: Quel "vuoto" non indica assenza, ma la presenza trascendente e immateriale di Dio (la Shekhinah), che non può essere contenuta né rappresentata da alcuna forma scolpita.
Le ali dei cherubini formano il plinto/schienale di questo trono simbolico, da cui risuona la parola divina.
C. 𝗟𝗮 𝗦𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝘂𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝘂𝗼𝘁𝗼
Nel movimento chassidico (a partire dagli insegnamenti del Ba'al Shem Tov e dei suoi discepoli nel XVIII secolo), l'interpretazione del vuoto tra le ali dei cherubini riprende i concetti della Kabbalah lurianica(la scuola sviluppata nel XVI secolo a Safed dal rabbino e mistico Isaac Luria ) e li trasforma in un'esperienza interiore, psicologico-spirituale e di vita quotidiana.
I maestri chassidici vedevano in quel "vuoto" (Khalal HaPanuy) tra le due ali una metafora perfetta del modo in cui Dio si relaziona con l'anima umana.
1. 𝙄𝙡 𝙏𝙯𝙞𝙢𝙩𝙯𝙪𝙢 𝙞𝙣𝙩𝙚𝙧𝙞𝙤𝙧𝙚 : Ritirarsi per fare spazio all'Altro
Per la Kabbalah, la Creazione è avvenuta tramite il Tzimtzum, un "autocontrazione" o "retrazione" di Dio per creare uno spazio vuoto in cui il mondo potesse esistere.
I chassidim hanno portato questa idea sul piano dell'anima e delle relazioni umane:
• 𝘐𝘭 𝘮𝘰𝘥𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘥𝘪𝘷𝘪𝘯𝘰 𝘥𝘪 𝘶𝘮𝘪𝘭𝘵𝘢̀ (𝘉𝘪𝘵𝘵𝘶𝘭):
Se l'Infinito si è rimpicciolito per lasciare uno spazio al mondo, così l'uomo deve svuotare il proprio "io" (il proprio egocentrismo e orgoglio) per creare un vuoto ricettivo.
• 𝘓'𝘪𝘯𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘯𝘦𝘭𝘭'𝘦𝘮𝘱𝘢𝘵𝘪𝘢:
Rabbi Nachman di Breslov spiegava che il vuoto tra i due cherubini insegna che due individui o due idee opposte (i due cherubini rivolti l'uno verso l'altro) possono far risuonare la voce divina solo se, al loro centro, sanno creare uno spazio vuoto di ascolto, rinunciando a sopraffarsi a vicenda.
2. 𝙄 𝘾𝙝𝙚𝙧𝙪𝙗𝙞𝙣𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙨𝙞𝙢𝙗𝙤𝙡𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝘼𝙢𝙤𝙧𝙚 𝙩𝙧𝙖 𝘿𝙞𝙤 𝙚 𝙄𝙨𝙧𝙖𝙚𝙡𝙚
Un celebre passaggio del Talmud (Yoma 54a) racconta che quando gli ebrei adempievano alla volontà di Dio, i cherubini sull'arca si abbracciavano; quando se ne allontanavano, i cherubini si voltavano.
I chassidim interpretano le due ali e lo spazio centrale come 𝒍'𝒖𝒏𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅'𝒂𝒎𝒐𝒓𝒆 (Dvekut) 𝒕𝒓𝒂 𝒍'𝒂𝒏𝒊𝒎𝒂 (un cherubino) 𝒆 𝒍𝒂 𝑫𝒊𝒗𝒊𝒏𝒊𝒕𝒂̀ (l'altro cherubino):
• Lo spazio vuoto non è un "nulla" desolato, ma una tensione amorosa: è il luogo dell'incontro, il punto di contatto intangibile dove due esseri si sfiorano senza annullarsi.
• La voce di YHWH scaturisce proprio da quella relazione viva, sospesa e immateriale.
3. 𝘼𝙮𝙞𝙣 (𝙄𝙡 𝙉𝙪𝙡𝙡𝙖) 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙛𝙤𝙣𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙔𝙚𝙨𝙝 (𝙇'𝙀𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙧𝙚)
Nel pensiero chassidico, il concetto di Ayin (il "Nulla" o il vuoto divino) è superiore a quello di Yesh (la materia/ciò che esiste):
"𝘋𝘪𝘰 𝘩𝘢 𝘵𝘳𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘛𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘢𝘭 𝘕𝘶𝘭𝘭𝘢, 𝘮𝘢 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘶𝘰𝘮𝘰 𝘦̀ 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘛𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘥𝘪 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘰 𝘯𝘦𝘭 𝘕𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘷𝘪𝘯𝘰."
Il vuoto sopra il Kapporet (il propiziatorio) era la manifestazione visibile dell'Ayin( rappresenta la realtà divina infinita e nascosta che precede la creazione dell'universo (Yesh), lo spazio primordiale da cui ogni cosa è emersa).
L'arca era piena di materia d'oro e conteneva le tavole di pietra, ma il punto più sacro in assoluto non conteneva nulla. Per i chassidim, questo insegnava che:
• La vera rivelazione non avviene nella struttura rigida dell'esteriorità o della materia.
Si rivela a chi sa fare della propria mente un "vuoto" esente da distrazioni durante la preghiera (Hitbodedut), trasformando la mente in una dimora limpida per il solo spirito.