Stefania Savi Psicologa Perinatale

Stefania Savi Psicologa Perinatale Benvenuti nella mia pagina!

Come psicologa perinatale offro supporto ai genitori dall'inizio della gravidanza al terzo anno di vita del bimbo e mi occupo di tutti i temi che ruotano intorno a questo bellissimo periodo della vita della famiglia.

Quando ero incinta tutti mi ricoprivano di attenzioni, mi sentivo al centro del mondo. Poi il bambino nasce e succede un...
04/06/2026

Quando ero incinta tutti mi ricoprivano di attenzioni, mi sentivo al centro del mondo. Poi il bambino nasce e succede una cosa inattesa: improvvisamente tu esci dai radar perché tutti guardano lui.

Entrano nella stanza, si fiondano sulla culla, ti chiedono quanto pesa, se mangia, se dorme, se è tranquillo... e tu sei li, in un corpo e in una vita che sono cambiati da un giorno all’altro, con quel senso di solitudine strano, mentre ti trovi tra la gente.

Tu che stai cercando di conoscere tuo figlio e stai cercando quantomeno di portare a casa le giornate con tutti vivi, pensi che l’ultima cosa di cui hai bisogno è che ti prendano in braccio il bambino e che si occupino di lui. Per quello ci sei tu.

Piuttosto hai bisogno che qualcuno che ti guardi un attimo, che si occupi di te, che ti prepari da mangiare o che faccia partire una lavatrice o che ti conceda di fare una doccia mentre qualcuno si occupa del resto.

E magari, se proprio volessimo esagerare, anche di qualcuno che si accorga che nel frattempo anche tu sei nata...o ri-nata.
Perché è cosi...quando nasce un bambino nasce anche una mamma.

La ricerca ci dice che il benessere della madre è uno dei più importanti fattori di protezione per il benessere del bambino ed è vero perché non appena qualcuno si prende cura di te, tu riesci a prenderti cura meglio di lui; se qualcuno alleggerisce il tuo carico, tu hai più energie da dedicare alla relazione.

Quindi se vuoi fare la differenza con una mamma in post parto, non chiederle subito: "Posso prendere il bambino?", non volgere solo a lui il tuo sguardo.

Chiedile piuttosto come sta davvero, se ha bisogno di riposare, se puoi fare qualcosa per lei, se vuole qualcosa da mangiare o un tè o se preferisce che ti occupi della spesa.

Perché il modo migliore di prendersi cura di un neonato, molto spesso, è prendersi cura della sua mamma. 💗

26/05/2026

A volte nella coppia non ci sentiamo amati… quando in realtà non ci sentiamo compresi.
E cosi accumuliamo silenzio, aspettative, interpretazioni, risentimento.
Il fatto è che spesso aspettiamo mesi prima di esplicitare i nostri bisogni in parole o magari non lo facciamo proprio mai.
Ma nessuno può prendersi cura di bisogni che non riescono ad essere comunicati!

Tu lo fai? 👇🏻 parliamone assieme!

Magari te lo sei sentita dire anche tu. O addirittura te lo sei detta da sola, perché di fatto è un pensiero interiorizz...
20/05/2026

Magari te lo sei sentita dire anche tu. O addirittura te lo sei detta da sola, perché di fatto è un pensiero interiorizzato.

Da chiunque venga, è sempre una frase che fa male perché porta con sé una visione molto precisa: l’idea che una donna, nel momento in cui sceglie la strada della maternità, perda automaticamente il diritto di sentirsi stanca, sopraffatta o in difficoltà proprio per il fatto di averla scelta. E’ come dire “Te la sei cercata, quindi nulla di cui lamentarsi.”

Ma è vero?

Questo messaggio per quanto colloquiale ha un impatto molto forte perché è quello che, in gergo tecnico, chiamiamo INVALIDAZIONE EMOTIVA, che ha a che fare col minimizzare o giudicare inadeguati i pensieri, i sentimenti o i comportamenti di qualcuno. E quando il nostro vissuto viene trattato come infondato noi ci sentiamo incompresi o inadeguati o sbagliati.

Cosi, quando sentiamo che la nostra sofferenza non è autorizzata, possiamo smettere di chiedere aiuto, ci chiudiamo, oppure iniziamo a vivere il nostro malessere con vergogna. O ci sentiamo arrabbiate. E così arriva anche il senso di colpa. BOOM.

Fare la mamma è un duro lavoro, ma spesso non è tanto la fatica ad essere insostenibile, è il vivere questa fatica sentendosi costantemente sole, giudicate, incomprese, sbagliate.

Il fatto di desiderare un figlio non elimina la complessità della maternità! Una madre può amare profondamente i propri bambini e contemporaneamente sentirsi esausta, frustrata o persino arrabbiata. Può arrivare a maledirsi per aver fatto la scelta di diventare genitore e rimpiangere la vita di prima e COMUNQUE amare i suoi figli più di se stessa.

Winnicott già negli anni '40 diceva che l’odio materno è fisiologico perché prendersi cura di un bimbo piccolo richiede un livello enorme di rinuncia, adattamento e disponibilità psicofisica ed è normale che accanto a sentimenti positivi ce ne siano alcuni negativi.

L’amore non cancella la fatica, anzi a volte la rende persino più intensa, perché ciò che amiamo profondamente ci coinvolge in modo totale.
Perciò le madri non hanno bisogno di sentirsi dire che devono “pedalare”, hanno bisogno che la loro fatica venga riconosciuta come reale e legittima.

La notte è di solito un momento di pausa e relax, ma può essere anche una fase di intensa attività cerebrale e psicologi...
12/05/2026

La notte è di solito un momento di pausa e relax, ma può essere anche una fase di intensa attività cerebrale e psicologica, spesso dedicata al pensiero profondo, al rimuginio e al bilancio della giornata grazie al silenzio, alla solitudine e all'assenza di distrazioni esterne.

Anche per le mamme la notte è un momento particolare. Ti ritrovi?😊

Domenica vi aspetto a questo meraviglioso evento!
05/05/2026

Domenica vi aspetto a questo meraviglioso evento!

🌷Venite a trascorrere un pomeriggio speciale per la festa della mamma!
🕓 Ore 16 Laboratorio ludico teatrale per genitori e figli (a partire dai 6 anni)
🕕Ore 18 Incontro di approfondimento sulla genitorialitá con la psicologa Stefania Savi.
📍Casa del Popolo, Rivergaro
🆓 Eventi gratuiti.

🎭 A cura di Erranti Teatro, con il sostegno di Comune di Rivergaro
Gradita la prenotazione al laboratorio al numero
📱348 5632665

28/04/2026

Diventare madre non espone solo a nuove responsabilità, ma anche a uno sguardo costante e inatteso, lo sguardo dell’altro che osserva, valuta, commenta.

E questo ha un impatto psicologico non da poco.
Quando riceviamo continuamente opinioni non richieste, il nostro sistema interno può iniziare a spostarsi da una posizione di fiducia (“so cosa sto facendo”) a una posizione di dubbio (“ma starò facendo bene?”)…è quello che in psicologia si chiama erosione della fiducia interna.

Non succede in un momento, succede pian piano, commento dopo commento.

Quanto spazio quelle voci iniziano a occupare dentro di noi?

La genitorialità, soprattutto nei primi anni, è già una fase di grande vulnerabilità perché il sistema emotivo è più sensibile, l’identità è in trasformazione e di conseguenza il bisogno di conferme aumenta: così, in questo contesto, le opinioni esterne possono diventare più impattanti di quanto sembrino.

Per questo mettere un confine può essere importante.

E non significa essere chiuse o rigide, ma significa proteggere uno spazio interno necessario per sviluppare una competenza fondamentale: la capacità di fidarsi del proprio sentire come genitore.L’unico sentire che conta davvero.

tu di solito usi la 1, la 2 o la 3? o hai una risposta diversa?👇🏻

Un Pessoa visionario agli inizi del 900, circa 80 anni prima di tutta la terapia sensomotoria, parla dei traumi psicolog...
24/04/2026

Un Pessoa visionario agli inizi del 900, circa 80 anni prima di tutta la terapia sensomotoria, parla dei traumi psicologici che vivono nel corpo.
Adoro.💗

Li possiamo riconoscere e sentire su di noi, nella tensione delle spalle che non si abbassano mai, nel respiro che si accorcia quando i toni di un discorso si inaspriscono, nel nodo allo stomaco che sentiamo quando qualcuno ci dice no.

Pat Ogden, guru della Terapia Sensomotoria, ci spiega che il trauma non è solo ciò che è accaduto, ma anche ciò che NON è potuto accadere perché le risposte di difesa che non abbiamo potuto completare — come attaccare, fuggire, opporci — non spariscono, ma rimangono incompiute nel nostro sistema nervoso.

Non ricordiamo quei momenti incompiuti sempre e solo con la mente, ma il corpo porta una traccia indelebile, e questo è il motivo per cui a volte reagiamo in modo “eccessivo” a situazioni apparentemente piccole e insignificanti. 🤯

Perché di fatto non stiamo rispondendo solo al presente, ma stiamo riattivando qualcosa che anche in passato non ha mai trovato una vera conclusione.

Con i nostri figli questa cosa accade di continuo perché il loro comportamento va spessissimo a risollecitare dei vissuti che sono stati per noi dolorosi e che ci portano ad attivarci in automatico invece di orientare consapevolmente la nostra azione.

Per questo è fondamentale lavorare sull’esperienza del corpo.🥹

Per riconoscere ciò che si attiva, saper stare con quella attivazione senza esserne travolti e completare, in sicurezza, quelle risposte rimaste sospese. ❤️‍🩹

La guarigione, in questa prospettiva, non è quindi solo capire, ma è integrare, è permettere al corpo di aggiornare la propria memoria.
Perché quelle battaglie evitate non ci definiscono, ma finché restano nel corpo, effettivamente continuano a parlare al posto nostro, quantomeno nei momenti critici.

E magari da oggi puoi iniziare a notare….dove il corpo si irrigidisce, dove si ritrae, dove trattiene...perché è lì che la storia continua ed è sempre da lì che può iniziare a cambiare.

“Sei una mamma fantastica!” non è sempre la frase vincente.Essere incoraggiate, viste e gratificate è certamente bello e...
21/04/2026

“Sei una mamma fantastica!” non è sempre la frase vincente.

Essere incoraggiate, viste e gratificate è certamente bello e fa tanto piacere....ma a volte abbiamo solo bisogno che qualcuno ci "incontri lì dove siamo".

A volte serve qualcuno che sia capace di indugiare un pochino con noi nella fatica e di farci sentire accolte nella stanchezza e nelle difficoltà.

"Vedo che è molto faticoso per te, mi spiace che tu ti senta cosi sopraffatta, sono qui!" a volte può essere veramente un balsamo per le orecchie e il cuore.
🌷

Che ne pensi?
Tagga qualcuno a cui possono servire queste parole! 🥹

A volte ripenso con nostalgia ai pomeriggi bloccata sul divano con i miei figli in braccio e con la sensazione di star p...
13/04/2026

A volte ripenso con nostalgia ai pomeriggi bloccata sul divano con i miei figli in braccio e con la sensazione di star perdendo tempo.

Il disordine si accumulava insieme alla polvere e una vocina nella testa mi ricordava che stavo tralasciando tante cose e mi metteva ansia.

Eppure dentro di me sapevo che stavo facendo la cosa più importante, ma lasciar andare i pensieri non era semplice. E anche stare inchiodata li non era semplice e lo ammetto: in certi momenti avrei preferito essere altrove.

E poi un giorno guardi indietro e ti rendi conto, senza ombra di dubbio, che quei momenti apparentemente improduttivi erano gli attimi più importanti e quelli che oggi ti mancano di più.

La vita con un neonato è talmente totalizzante che “godersi” quei momenti può essere difficilissimo: apprezzare il contatto fisico continuo quando la cosa che agogni di più è un attimo per stare sola sembra quasi un controsenso.

Col tempo scopri che in quei momenti — quelli lenti, ripetitivi, spesso persino frustranti — si costruisce qualcosa di speciale.

Mentre il mondo misura tutto in risultati, efficienza, produttività, la maternità ci porta in una dimensione completamente diversa in cui ciò che conta è del tutto su un altro piano.

Probabilmente è inevitabile continuare a sentirsi divise tra ciò che “dovremmo fare” e ciò che stiamo facendo, ma ogni tanto possiamo ricordare a noi stesse che sta accadendo qualcosa di unico e irripetibile che vale più di tutto il resto.

Anche a te è capitato nella maternità di voler correre via da un momento che oggi vorresti poter fermare per sempre?

“Mi* figli* è iperattiv*: non sta ferm* un secondo, è completamente ingestibile!”Ma siamo sicuri che si tratti davvero d...
01/04/2026

“Mi* figli* è iperattiv*: non sta ferm* un secondo, è completamente ingestibile!”

Ma siamo sicuri che si tratti davvero di iperattività? 🤔

Per fare chiarezza su questo tema oggi cosi gettonato ho deciso di coinvolgere un collega fantastico, specializzato in neurodivergenze che possa aiutarci a capire meglio questo argomento spesso frainteso.

Insieme parleremo di quali sono le normali caratteristiche evolutive dei bambini, come vivacità, bisogno di movimento, curiosità e ricerca di stimoli e cercheremo invece di capire assieme quando siamo di fronte a una reale condizione di iperattività (come nell’ADHD).

Perché quando non conosciamo l’argomento di fatto il rischio è duplice: da una parte rischiamo di patologizzare comportamenti assolutamente normali, legati allo sviluppo e all’età evolutiva del bambino, dall’altra possiamo invece sottovalutare situazioni che effettivamente meriterebbero una reale attenzione clinica.

Vi racconteremo:
• come funziona il cervello dei bambini
• quali sono i segnali distintivi dell’iperattività
• cosa osservare nel quotidiano
• quali aspettative sono realistiche rispetto all’età
• come sostenere i bambini senza etichettarli in modo precoce.

Perché non tutti i bambini che si hanno tanto bisogno di muoversi sono iperattivi! 🤸🏻

È vero anche di contro che è fondamentale che gli adulti sappiano correttamente leggere il comportamento dei piccoli con consapevolezza e senza giudizio.

📅 8 Aprile ore 21.00
📍 Qui su Instagram

Se sei un genitore, un educatore o semplicemente ti interessa capire meglio questo tema, io e Paolo ti aspettiamo! 👋🏻

Indirizzo

Piacenza
29010

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