28/08/2026
La lunga strada che mi ha portato fin qui.
Lunga, si, ed anche tortuosa ma davvero bellissima.
E la rifarei.
Mio padre parla di chimica, si, anche nel sonno. La tavola periodica è il suo linguaggio e la domanda “perché?” è sempre legittima.
Non mi ha insegnato tutte le risposte.
Però mi ha insegnato che le domande non finiscono mai.
Sopra ogni cosa, mi ha insegnato che la curiosità è come un muscolo che tieni allenato ogni giorno, o guai.
Quando un paziente arriva nel mio studio porta una domanda che ancora non conosco.
Ecco da chi ho imparato.
I migliori professionisti ricordano esattamente quando hanno sbagliato.
La risposta sciocca che hanno dato, il protocollo che non ha funzionato, la certezza prematura.
Io ne ho una collezione.
E non mi vergogno, anzi, ne ho fatto tesoro.
Ogni errore mi ha insegnato più di cento libri.
Il nutrizionista che non sbaglia mai è solo quello che non tenta niente.
La motivazione si accende e si spegne. La disciplina è la scelta che ripeti quando si spegne.
Lo so, lo so per esperienza personale…
Vedo pazienti che promettono di tutto per i primi tre giorni.
Altri cambiano in silenzio.
Sanno che il corpo resiste al cambiamento. Non lottano contro la resistenza, l’aspettano.
Questo li rende invincibili.
Ascoltare per rispondere è cortesia. Ascoltare per capire è professionalità. Nel mio studio le persone raccontano anche come mangiano davvero, cosa le spaventa, il loro rapporto col cibo. Non vogliono una dieta. Vogliono essere ascoltate e imparare a prendersi cura di sé consapevolmente. Nessun corso di laurea insegna questo.
Il corpo non è input calorie, output peso. I processi biologici non sono lineari. Epigenetica, microbiota, fisiologia, biochimica, sistema integrato. Tutto quello che ho imparato su autoimmunità, infiammazione, microbiologia?
Non è solo teoria.
È quello che vedo nello studio ogni giorno.
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