Virginia Avveduto - Psicologa

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Virginia Avveduto - Psicologa Psicologa-Psicoterapeuta 🧶

Ricevo a Pisa, in via Toti 11
e online su App PerFormat. Il mio modello di riferimento è l'Analisi Transazionale.

Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Toscana (n. 9392)

Dopo aver visto il docufilm  , vorrei condividere con voi una breve riflessione.Mi ha colpito un passaggio in particolar...
05/10/2026

Dopo aver visto il docufilm , vorrei condividere con voi una breve riflessione.

Mi ha colpito un passaggio in particolare. Il regista e giornalista Yuval Abraham chiede a un militare israeliano: «Perché li avete uccisi?». La risposta è: «Non lo so».
È proprio questo “non lo so” ad aprire, per me, una domanda inquietante: come si arriva a compiere un’azione gravissima senza sentirla davvero come propria?

Qui entrano in gioco alcuni meccanismi ben noti alla psicologia sociale: l’obbedienza all’autorità, la diffusione della responsabilità, il conformismo e il disimpegno morale.
Quando un ordine arriva da un’autorità, può accadere che la persona smetta di interrogarsi sul significato morale di ciò che sta facendo. Non si percepisce più pienamente come soggetto che sceglie, ma come esecutore di una decisione presa altrove.
Se poi la responsabilità è distribuita dentro un gruppo, una gerarchia o un sistema, il singolo può sentirsi soltanto un ingranaggio. Il pensiero diventa: “Non dipendeva da me”.
A questo può aggiungersi il disimpegno morale: per rendere psicologicamente possibile ciò che normalmente sarebbe inaccettabile, l’azione viene minimizzata, giustificata, normalizzata. Così ciò che prima appariva chiaramente come male può progressivamente smettere di essere percepito come tale.

È qui che il richiamo alla banalità del male diventa, a mio avviso, particolarmente potente. Il male diventa possibile anche attraverso la sospensione del pensiero, della responsabilità personale e della capacità di interrogarsi.
Hannah Arendt, riferendosi al criminale nazista Eichman, scrive: "Non era stupido, era semplicemente senza idee. Quella lontananza dalla realtà e quella mancanza di idee, possono essere molto più pericolose di tutti gli istinti malvagi che forse sono innati nell'uomo. Questa fu la lezione di Gerusalemme."

La domanda, allora, non è soltanto: come si fa a fare del male?
Ma anche: che cosa accade quando smettiamo di sentirci autori delle nostre azioni?

Forse una delle difese più importanti resta proprio questa: continuare a pensare, sentire e assumerci la responsabilità delle nostre scelte.

29/03/2026
Intelligenza artificiale, una questione ETICA.(Breve riflessione)La domanda di questi ultimi tempi non è più se o quando...
29/11/2025

Intelligenza artificiale, una questione ETICA.
(Breve riflessione)

La domanda di questi ultimi tempi non è più se o quando l'intelligenza artificiale potrà sostituire le attività/capacità umane. Perché sul "se" sappiamo già che può sostituire ogni aspetto umano, o quantomeno simularlo, fatta eccezione, attualmente, per la consapevolezza e l'autocoscienza. Rispetto al "quando", sappiamo che la risposta è che la transizione è già in atto.

Piuttosto, la domanda che potremmo porci è: "Come scegliamo di regolare la transizione tecnologica?". Difatti, credo che si stia perdendo di vista il senso delle nostre azioni e il senso di esseri umani. Se il senso è riconducibile alla sola produttività, allora siamo ben lontani dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata in seguito agli orrori della seconda guerra mondiale. Un documento che può essere considerato la base di numerose conquiste civili della seconda metà del '900. Tra questi, per esempio, si legge l'articolo 23 sui Diritti dei lavoratori e sul garantire una protezione contro la disoccupazione. Eppure, nel mese di ottobre, negli Usa sono stati registrati oltre 150.000 licenziamenti, ondata che non accadeva da oltre vent'anni. Tra le motivazioni, vi è l'adozione di tecnologie basate sull'IA per rendere più efficienti i modelli produttivi. Privilegiare l'efficienza, a scapito dell'essere umano, è la premessa inquietante affinché Matrix non sia più fantascienza ma realtà.

E, a proposito del senso delle nostre azioni, sarebbe utile chiederci: qual è il senso di creare un robot antropomorfizzato e sessualizzato apparentemente indistinguibile dall'uomo? Perché non potrebbero avere sembianze neutrali? Probabilmente, ciò ha a che fare con la logica di mercato: oggetti più attraenti e simili a noi, catturano l'attenzione del consumatore. E, ancora una volta, in nome della produttività si mette da parte la questione etica, ignorando così tutte quelle conseguenze che possono essere deleterie per il benessere e le relazioni umane.

Riguardo a quest'ultimo aspetto, stiamo andando incontro anche a una trasformazione delle relazioni che può differenziare maggiormente la rivoluzione tecnologica di questi tempi dalla rivoluzione industriale. Secondo studi recenti, infatti, l'IA può creare vere esperienze intime grazie all'analisi dei dati emotivi e psicologici. È sempre più diffuso tra i giovani, il bisogno di costruire "rapporti" intimi e affettivi con un chatbot. Anche in tal caso, è importante chiedersi da dove nasca questo bisogno, e approfondire le implicazioni psicologiche nocive.
Un tempo, la gradualità degli eventi favoriva l'integrazione tra progresso e una società consapevole; oggi non è più così. Per tale motivo, sarebbe auspicabile che l'AI Act dell'Unione Europea, primo passo importante per la tutela di ognuno, non subisse ulteriori rinvii nell'applicazione delle norme. Non è più un problema di domani, ma un fatto di oggi.

Così affermava Neo in Matrix “Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire, sono venuto a dirvi come comincerà”.

P.S. Questo testo è stato scritto da un essere umano e non da Chatgpt 😄

(Immagine: "Pandora", 2021)

La nuova miniserie di Netflix "Adolescence" sta suscitando un forte interesse per il modo in cui ha affrontato, in sole ...
29/03/2025

La nuova miniserie di Netflix "Adolescence" sta suscitando un forte interesse per il modo in cui ha affrontato, in sole quattro puntate, temi complessi legati all’adolescenza. Un thriller che sta sollevando diversi quesiti su un ragazzino di tredici anni che arriva a commettere il più efferato dei crimini: l’omicidio di una coetanea. Potrebbe essere inteso come un racconto neorealistico contemporaneo diverso dal solito. Infatti, i protagonisti non vivono in condizioni disagiate, come spesso vediamo nei film di De Sica o Pasolini, o in quelli più recenti di Garrone o dei fratelli di D’Innocenzo. Stavolta, il fenomeno di delinquenza giovanile (in tal caso britannica) prende vita da un ambiente familiare e sociale apparentemente “normale”. Eppure, se tra una puntata e l’atra, ci muoviamo tra i vari contesti in cui è cresciuto il protagonista Jamie, ci rendiamo conto che la realtà che ci circonda è talmente complessa che il termine “normale” è privo di significato.
L’autore della serie sostiene di essersi ispirato a fatti di cronaca realmente accaduti; difatti, potrebbe trattarsi di un drammatico affresco contemporaneo che offre molti spunti di riflessione dal punto di vista sociopsicopedagogico. Il merito della miniserie diretta da Barantini è quello di far entrare l’osservatore direttamente dentro la scena, sentendosi così coinvolto da chiedersi “Dove stiamo sbagliando con i nostri ragazzi?”. La sorprendente continuità di un unico piano sequenza in ogni puntata contrasta con la frammentazione della narrazione e dell’esperienza interna del protagonista.
Dinanzi a tali eventi, cinematografici o reali, una reazione comune è quella di cercare dei “colpevoli”, forse per dare un senso a quella che Hannah Arendt definiva “la banalità del male”. Gli stessi genitori di Jamie, durante l’ultima puntata si domandano se hanno colpe o meno. La ricerca del colpevole, in realtà, oltre ad essere sterile, rischia di allontanarci dalla possibilità di riparare, ricostruire e prevenire. Dato che la colpa implica un nesso causale diretto, dinanzi a un fenomeno sociale o psicologico (o, in molti casi, biologico) è impossibile stabilire un rapporto di causa-effetto. Per tale motivo, trovandoci in una rete di concause, è preferibile parlare di responsabilità. Dunque, partendo da tale presupposto, farei delle osservazioni sulle possibili responsabilità della famiglia e della società quando accadono eventi tanto drammatici.

(Continua su Cinematrographe.it. Il link tra i commenti ⬇️)

17/03/2025

🌎 𝑮𝒊𝒐𝒓𝒏𝒂𝒕𝒂 𝑴𝒐𝒏𝒅𝒊𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝑫𝒐𝒓𝒎𝒊𝒓𝒆 𝑺𝒂𝒏𝒐
17 𝑀𝑎𝑟𝑧𝑜

𝙎𝙚 𝙣𝙚𝙡 𝙨𝙤𝙣𝙣𝙤 𝙡𝙖 𝙘𝙤𝙨𝙘𝙞𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙨𝙞 𝙖𝙙𝙙𝙤𝙧𝙢𝙚𝙣𝙩𝙖, 𝙣𝙚𝙡 𝙨𝙤𝙜𝙣𝙤 𝙡'𝙚𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙨𝙞 𝙨𝙫𝙚𝙜𝙡𝙞𝙖.
Michel Foucault

          Solitamente, siamo abituati ad ascoltare canzoni che descrivono amori tormentati dove la persona amata risulta...
12/02/2025



Solitamente, siamo abituati ad ascoltare canzoni che descrivono amori tormentati dove la persona amata risulta indispensabile per il proprio benessere.

Giorgia, invece, con il procedere del suo brano "La cura per me", presenta una prospettiva diversa: non si può far dipendere la propria serenità dalla presenza dell'altro. Non è possibile star bene in una relazione in cui si è disposti a rincorrere l'altro e ad aspettarlo per chissà quante notti (parafrasando il testo), pur di non restare soli e di colmare un vuoto interiore. In tali casi, così come in molte relazioni disfunzionali caratterizzate da dipendenza affettiva, la solitudine viene vissuta come un vero e proprio abbandono. La vera cura consiste nell'accogliere
e accettare la paura della solitudine, riconoscendola come parte naturale della vita.
La solitudine, infatti, non è assenza ma presenza a sé stessi.
Una volta che si ha consapevolezza di questo, non si è più soli. Coltivando questo spazio interiore, sarà possibile trovare il proprio benessere e vivere relazioni autentiche basate sulla condivisione e non sulla necessità.

Sportello di ascolto per Studenti UniversitariTi ritrovi a percorrere i corridoi della tua Facoltà con un forte senso di...
06/02/2025

Sportello di ascolto per Studenti Universitari

Ti ritrovi a percorrere i corridoi della tua Facoltà con un forte senso di disagio. Non sai se hai fatto la scelta giusta e ti chiedi quali altri percorsi sarebbero stati più in linea con le tue attitudini.
Tra lezioni caotiche, esami incerti e docenti distanti, la motivazione vacilla. L'organizzazione complessa e le difficoltà personali, come la gestione delle spese e le tensioni familiari, rendono le giornate ancora più pesanti. Ti dici che è troppo faticoso star dietro a tutto e, pian piano, inizi a ritirarti, salti le lezioni, frequenti sempre meno i colleghi e le aule universitarie. Rimandi gli esami perché non ti senti abbastanza pronto/a, e confidi in una prossima volta in cui potrai affrontare l’esame. I mesi passano e quella “prossima volta” non arriva mai. Oppure, riesci a sostenere gli esami nei tempi previsti ma avverti un notevole sovraccarico e vivi ogni step con grande tensione e fatica.

Se stai vivendo queste difficoltà, uno spazio di ascolto può aiutarti a ritrovare la tua direzione e ad affrontare gli anni universitari con maggiore serenità.

Come Funziona?
-La prima consulenza è gratuita e gli appuntamenti si possono svolgere online o in studio. Si tratta di un servizio mirato e sostenibile in modo da non pesare troppo sul tuo budget.

Come prenotare?
-Scrivimi in DM o via email/Tel/WhatsApp per info e appuntamenti!

Tel: 3892998858
Email: [email protected]

Falsi miti sull’adolescenza🔎L’adolescenza è spesso vista come una fase caotica e imprevedibile, caratterizzata da tempes...
30/01/2025

Falsi miti sull’adolescenza🔎

L’adolescenza è spesso vista come una fase caotica e imprevedibile, caratterizzata da tempeste emotive e ribellioni. Tuttavia, molte convinzioni diffuse su questo periodo della vita sono, in realtà, falsi miti. Vediamone alcuni:

1️⃣"Gli ormoni impazziscono e i ragazzi smettono di ragionare"
➡️È vero che durante l’adolescenza ci sono cambiamenti ormonali, ma non sono questi a determinare le turbolenze e le difficoltà tipiche di tale fase. Un ruolo importante, infatti, sembra averlo lo sviluppo del sistema nervoso, in particolare della corteccia prefrontale implicata ad esempio nella regolazione del comportamento, nella pianificazione e nel ragionamento complesso. L’immaturità di queste aree può portare a scelte più rischiose, ma ciò non significa che gli adolescenti non siano in grado di riflettere o di prendere decisioni sensate.

2️⃣"Gli adolescenti sono immaturi, bisogna solo avere pazienza... prima o poi tutto questo passerà!"
➡️ Trattare l’adolescenza come una tempesta da sopportare passivamente è un errore. Questa fase è cruciale per lo sviluppo del sé e dell’autonomia. I comportamenti trasgressivi e il bisogno di fare nuove esperienze non sono capricci ma parte integrante della crescita. Piuttosto che limitarci a tollerarli, dovremmo fornire supporto e comprensione, aiutandoli a valorizzare le proprie risorse e a incanalare i comportamenti irruenti verso esperienze costruttive.

3️⃣ "Per diventare autonomi, devono imparare a fare tutto da soli"
➡️ L’autonomia non si conquista dall’oggi al domani, né significa indipendenza assoluta. Il percorso di crescita è graduale ed è fatto di tentativi, di momenti di distacco e di riavvicinamenti. Inoltre, è importante che gli adolescenti possano costruire legami significativi con coetanei e adulti di riferimento al di fuori del nucleo familiare, per sviluppare una rete di supporto che li aiuti a crescere in modo adeguato.

4️⃣"Gli adolescenti odiano i genitori e vogliono solo ribellarsi"
➡️Il conflitto con gli adulti è una parte naturale del processo di crescita, ma non significa che gli adolescenti vogliano tagliare fuori i genitori dalla propria vita. Spesso il bisogno di autonomia coesiste con il desiderio di sentirsi sostenuti e compresi. Anche quando sembrano respingere gli adulti, cercano comunque una guida, pur se in modi indiretti. In tal caso, potrebbe essere utile mantenere un dialogo aperto, senza imporre controlli eccessivi o reazioni punitive.

L’adolescenza non è solo una fase di crisi, ma un’opportunità di crescita per i ragazzi e per chi li accompagna. Essere informati e sfatare questi miti aiuta a costruire relazioni più autentiche e a supportare l'adolescente nel proprio percorso di scoperta e cambiamento.
Quale di questi falsi miti hai sentito più spesso? Te ne vengono in mente altri? Condividilo nei commenti!

(Immagine: "Autoritratto" di E. Schiele)

A partire da fine anno, ci troverete nella nuova sede in via Toti n.11.
04/12/2024

A partire da fine anno, ci troverete nella nuova sede in via Toti n.11.

Pranzo tra le colleghe per salutare la vecchia sede di via 24 maggio: da fine anno saremo in via Toti

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