08/08/2026
NON SONO SOLO FARMACI PER DIMAGRIRE
Di semaglutide (Ozempic/Wegovy) e tirzepatide (Mounjaro) oggi si parla moltissimo. Spesso, purtroppo, anche a sproposito. Sono farmaci che hanno profondamente cambiato la cura dell'obesità: permettono di ottenere riduzioni del peso che fino a pochi anni fa erano difficilmente immaginabili con una terapia farmacologica e hanno effetti estremamente importanti anche sul diabete e sul metabolismo.
Ma c'è un aspetto che viene ancora troppo spesso considerato quasi “secondario”: la protezione cardiovascolare.
Facciamo un esempio molto semplice.
Quando prescriviamo un farmaco per la pressione, il nostro vero obiettivo non è vedere un bel 120/80 sulla macchinetta. Quando prescriviamo una statina per abbassare il colesterolo, non lo facciamo semplicemente per avere un LDL più basso scritto sul referto. Lo facciamo perché sappiamo che, correggendo quei fattori di rischio, riduciamo negli anni la probabilità di infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari e la mortalità conseguente.
Lo stesso ragionamento deve entrare sempre di più anche nella cura farmacologica dell'obesità.
Per semaglutide abbiamo ormai una dimostrazione particolarmente importante: nelle persone con sovrappeso o obesità e malattia cardiovascolare già presente, lo studio SELECT ha mostrato una riduzione di circa il 20% dei principali eventi cardiovascolari rispetto al placebo. E il punto interessante è che questa protezione non sembra spiegabile semplicemente con il numero di chili persi.
In altre parole: il rischio cardiovascolare diminuisce perché la persona perde peso, ma non soltanto perché perde peso. Questi farmaci modificano contemporaneamente numerosi meccanismi coinvolti nel rischio cardiovascolare: metabolismo glucidico, pressione arteriosa, infiammazione, distribuzione del grasso corporeo e altri processi metabolici e vascolari. Una parte del beneficio sembra quindi essere indipendente dal semplice dimagrimento.
Anche per tirzepatide i dati cardiovascolari stanno diventando sempre più importanti, soprattutto nelle persone con diabete e nelle persone con obesità e scompenso cardiaco, anche se le evidenze sugli eventi cardiovascolari nell'obesità non sono ancora sovrapponibili a quelle già disponibili per semaglutide.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui dobbiamo smettere di pensare a queste terapie semplicemente come alle famose “punturine per dimagrire”.
L'obesità è una malattia cronica e questi sono farmaci che, nei pazienti correttamente selezionati, possono non soltanto ridurre il peso, ma modificare concretamente il rischio di ammalarsi negli anni e di morire.
Ed è anche uno degli argomenti più forti a favore della cronicizzazione della terapia, quando indicata e tollerata: non avrebbe molto senso considerare temporaneo un trattamento che stiamo utilizzando anche per ridurre un rischio che, invece, è cronico. Naturalmente rimane un enorme problema: il costo, soprattutto quando la terapia deve essere sostenuta direttamente dal paziente.
Ma se in futuro questi farmaci diventassero economicamente più accessibili, la loro capacità di prevenire malattie cardiovascolari dovrebbe diventare uno degli elementi centrali con cui valutare il loro utilizzo nel lungo periodo.
Perché le malattie cardiovascolari sono ancora oggi la prima causa di morte nel mondo. E forse questo è uno degli aspetti più importanti di questi farmaci.
Molto più importante del semplice numero che vediamo scendere sulla bilancia.