Dottor Stefano Sansevero - Chirurgia e Medicina Estetica

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Dottor Stefano Sansevero - Chirurgia e Medicina Estetica Medico Chirurgo - Specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica

Socio Ordinario della Società Italiana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE)

Socio Effettivo della Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (AICPE)

Socio Straniero della Società Francese di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica (SOFCPRE)

Socio Corrispondente della Società Paraguayana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica (SPACPRE)

"Jawline" è diventata una delle parole più cercate nel mondo dell'estetica, complice l'attenzione dei social verso i pro...
09/08/2026

"Jawline" è diventata una delle parole più cercate nel mondo dell'estetica, complice l'attenzione dei social verso i profili scolpiti. Ma dietro la tendenza c'è un concetto anatomico serio che vale la pena capire.
La linea mandibolare è ciò che separa il viso dal collo. Quando è netta e definita, l'intero volto appare più giovane, tonico e armonioso. Quando invece si perde — per lassità cutanea, accumulo adiposo o cedimento dei tessuti — il confine si sfuma e il viso sembra più "appesantito", indipendentemente dal peso corporeo.
L'aspetto che sorprende molti: la jawline non si valuta guardando la mandibola da sola. È il risultato dell'equilibrio tra tre elementi distinti — il mento, l'angolo mandibolare e il collo. Un mento poco proiettato, per esempio, "accorcia" otticamente il profilo e rende la linea meno definita, anche quando la mandibola in sé è normale. Ecco perché a volte il modo migliore per valorizzare la jawline è intervenire sul mento, non sulla mandibola.
Questo spiega anche perché non esiste un solo trattamento. A seconda del caso si può lavorare con la tossina botulinica (utile quando c'è un muscolo massetere molto sviluppato che "squadra" il volto), con i filler per ridefinire i contorni, con la biostimolazione per la qualità della pelle, o — nei casi di lassità più importante — con approcci chirurgici (fili di trazione e lifting). Ogni profilo richiede una strategia diversa.
Il principio guida resta uno: valorizzare la struttura che già esiste, non imporre una forma standard. La jawline "perfetta" da copertina non è l'obiettivo — l'equilibrio del vostro profilo lo è.
📩 Vuoi capire cosa è possibile nel tuo caso? Scrivimi in DM per una consulenza.
⚠️ I risultati possono variare da paziente a paziente. Ogni trattamento viene valutato in sede di visita specialistica.

06/08/2026

"Ma quanto dura davvero il botox? E il filler?"
È tra le domande più frequenti — e la risposta onesta è: dipende. Perché la durata non è un dato fisso stampato sulla confezione, ma il risultato di molti fattori individuali.
Vale la pena capire da cosa dipende, per avere aspettative realistiche.
Per la tossina botulinica, la durata media si aggira intorno ai 4-6 mesi, ma varia in base al metabolismo individuale, all'attività dei muscoli trattati (chi ha una mimica molto marcata tende a "consumarla" prima) e alla costanza dei richiami. Con il tempo, in alcune persone, i muscoli trattati regolarmente si "abituano" a lavorare meno, e gli intervalli tra una seduta e l'altra possono allungarsi.
Per i filler la variabilità è ancora maggiore: dipende dal tipo di prodotto, dalla zona trattata (le aree più mobili, come le labbra, tendono a riassorbirlo più in fretta), dalla tecnica e, di nuovo, dal metabolismo. Alcuni filler più densi, in zone poco mobili, possono durare anche molto a lungo.
C'è poi un fattore che si sottovaluta: lo stile di vita. Esposizione solare, fumo, stress e alimentazione influiscono su come la pelle mantiene i risultati nel tempo.
Ecco perché due persone trattate lo stesso giorno con lo stesso prodotto possono avere durate diverse. Non esiste una regola universale — esiste la risposta del vostro corpo.
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⚠️ I risultati possono variare da paziente a paziente. Ogni trattamento viene valutato in sede di visita specialistica.

C'è un equivoco molto diffuso sulla liposuzione: che sia un modo per dimagrire. Non lo è — e capire questa differenza è ...
02/08/2026

C'è un equivoco molto diffuso sulla liposuzione: che sia un modo per dimagrire. Non lo è — e capire questa differenza è fondamentale per avvicinarsi a questo intervento con le aspettative giuste.
La liposuzione non è un intervento per perdere peso. È un intervento di rimodellamento.
La distinzione è concreta. Esistono due tipi di grasso: quello sottocutaneo (sotto la pelle) e quello viscerale (in profondità, intorno agli organi). La liposuzione agisce solo sul primo, quello che crea gli accumuli localizzati resistenti a dieta ed esercizio. Il grasso viscerale — quello legato al sovrappeso e alla salute metabolica — si riduce invece solo con l'alimentazione e l'attività fisica.
Ecco perché il candidato ideale non è chi deve perdere molti chili, ma chi ha un peso sostanzialmente stabile e alcuni accumuli localizzati che non se ne vanno nonostante gli sforzi. Quelle zone "testarde" — i fianchi, l'interno coscia, la parte bassa dell'addome — che spesso hanno una componente genetica e non rispondono al dimagrimento generale.
Un concetto tecnico interessante: la liposuzione rimuove in modo definitivo le cellule adipose (adipociti) da quella zona. Quelle cellule non ricrescono. Questo però non significa che la zona sia "immune" per sempre: se si prende peso, le cellule rimaste possono aumentare di volume. Ecco perché il mantenimento di uno stile di vita stabile è ciò che protegge il risultato nel tempo.
In sintesi: la liposuzione scolpisce, non dimagrisce. È lo strumento giusto per ridefinire proporzioni, non per sostituire un percorso di dimagrimento.
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⚠️ I risultati possono variare da paziente a paziente. Ogni intervento viene valutato in sede di visita specialistica.

30/07/2026

Un aspetto della medicina estetica di cui si parla troppo poco: la continuità nel tempo con lo stesso paziente.
In questo video incontriamo una paziente seguita da oltre tre anni, per un percorso combinato di tossina botulinica e filler. Ed è proprio la dimensione temporale a rendere questo caso interessante da raccontare.
Perché un rapporto che dura nel tempo cambia il modo di lavorare?
Perché conoscere un volto attraverso gli anni permette di capire come reagisce, come invecchia, come risponde ai trattamenti. Ogni seduta non riparte da zero: si costruisce su quella precedente. Questo consente di dosare con precisione, di intervenire solo dove serve e di mantenere risultati costanti e naturali, senza mai eccedere.
Un dettaglio tecnico utile da conoscere: tossina botulinica e filler non sono la stessa cosa e non lavorano allo stesso modo. La prima rilassa i muscoli responsabili delle rughe dinamiche (quelle del movimento: fronte, glabella, contorno occhi). Il secondo ripristina volumi e struttura dove i tessuti hanno perso sostegno. In un percorso ben pianificato i due si integrano, ciascuno con il proprio ruolo.
E un'aspettativa importante da chiarire: il risultato della tossina botulinica non è immediato. Serve circa una settimana-dieci giorni perché l'effetto si manifesti pienamente. Chi si aspetta di vedere il cambiamento uscendo dallo studio rimane spiazzato — è del tutto normale che i primi giorni non si noti ancora nulla.
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C'è un'idea diffusa che la chirurgia estetica sia una questione di "cosa" fare: quale intervento, quale tecnica, quale r...
26/07/2026

C'è un'idea diffusa che la chirurgia estetica sia una questione di "cosa" fare: quale intervento, quale tecnica, quale risultato. In realtà, la parte che determina davvero la qualità del percorso viene molto prima del bisturi.
Viene dall'ascolto.
Può sembrare un dettaglio, ma è il contrario. La differenza tra un buon risultato e un risultato deludente raramente sta nella manualità chirurgica — che si dà per scontata in un professionista serio. Sta nell'aver capito, prima di operare, cosa la persona desidera realmente e se quel desiderio è realizzabile in modo armonioso.
Ci sono tre momenti che dovrebbero precedere qualsiasi intervento.
Il primo è l'ascolto: capire le motivazioni. Chi opera per sé stesso ha aspettative diverse da chi lo fa per compiacere qualcun altro — e questa distinzione è fondamentale. Una parte importante del lavoro è anche riconoscere quando un intervento non è la risposta giusta, e avere l'onestà di dirlo.
Il secondo è la valutazione dell'armonia: nessuna parte del corpo esiste isolata. Un intervento va sempre pensato in relazione all'insieme, perché l'obiettivo non è un dettaglio "perfetto" ma un equilibrio complessivo.
Il terzo è la personalizzazione: non esistono protocolli identici per tutti. La stessa richiesta, su due persone diverse, porta a due piani chirurgici diversi.
La chirurgia estetica fatta bene non è un servizio che si acquista. È un percorso che si costruisce insieme, in cui il "no" a volte vale quanto il "sì".
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22/07/2026

Il selfie sempre dallo stesso lato. La foto di gruppo in cui ti giri leggermente. L'istinto di controllare come appari di profilo. Chi non ama il proprio naso conosce bene questi piccoli automatismi quotidiani.
La rinoplastica nasce quasi sempre da qui — non da un ideale astratto di bellezza, ma da un rapporto personale con il proprio viso che si vorrebbe più sereno.
Un aspetto centrale, di cui si parla poco: la consulenza per una rinoplastica è soprattutto ascolto. E la parte più delicata del lavoro del chirurgo non è tecnica, è capire cosa la persona desidera davvero — che spesso è diverso da quello che dice all'inizio. C'è chi arriva chiedendo di "togliere la gobba" ma il vero disagio è la punta. C'è chi vuole "un naso più piccolo" ma in realtà cerca solo più equilibrio con il mento.
Per questo oggi esistono strumenti che aiutano molto questo dialogo, come la simulazione morfologica: permette di visualizzare insieme le proporzioni e di allineare le aspettative prima ancora di parlare di intervento. Non è una promessa di risultato — è uno strumento di comunicazione tra medico e paziente, per essere sicuri di parlare della stessa cosa.
Il risultato migliore non è un naso "perfetto" secondo un canone. È il naso che smette di essere un pensiero. Quando dopo l'intervento la persona torna a farsi le foto da qualsiasi angolazione, senza più pensarci — quello è il vero successo.
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La rinoplastica ha una particolarità che la rende diversa da quasi ogni altro intervento di chirurgia estetica: modifica...
19/07/2026

La rinoplastica ha una particolarità che la rende diversa da quasi ogni altro intervento di chirurgia estetica: modificare pochi millimetri cambia l'intero equilibrio del viso.
Il naso è il centro geometrico del volto. Ecco perché un intervento su quest'area non si valuta guardando solo il naso, ma sempre in rapporto a fronte, occhi, labbra e mento. Un naso "bello" in astratto ma sproporzionato rispetto al resto del viso non è un buon risultato.
Un concetto che spiego sempre in consulenza: l'obiettivo non è dare a tutti lo stesso naso. Il "nasino all'insù standard" che ha caratterizzato certa chirurgia del passato è proprio ciò che rende un risultato riconoscibile e artificiale. Il naso giusto è quello che sembra sempre appartenuto a quel viso — tanto che chi vi conosce percepisce che state meglio, senza capire esattamente cosa è cambiato.
Poi c'è l'aspetto funzionale. Molte persone non sanno che la rinoplastica può essere anche — o soprattutto — un intervento respiratorio. Deviazioni del setto, problematiche delle valvole nasali o dei turbinati possono compromettere la respirazione, con effetti su sonno, attività fisica e qualità della vita. In questi casi si parla di rinosettoplastica: si corregge la forma e la funzione nello stesso intervento.
Un ultimo aspetto poco noto: la rinoplastica è uno degli interventi con i tempi più lunghi di stabilizzazione. Il risultato definitivo si apprezza anche a distanza di un anno, perché il naso "sgonfia" e si assesta gradualmente. Serve pazienza — ma il risultato ripaga l'attesa.
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15/07/2026

Passiamo anni a curare il viso con creme, sieri, protezione solare. Poi lo sguardo scende di qualche centimetro e il collo racconta tutta un'altra storia.
È una delle disarmonie più comuni: un viso curato su un collo trascurato. E il contrasto, paradossalmente, rende ancora più evidente l'età che si vorrebbe mascherare.
Perché succede? Ci sono ragioni anatomiche precise.
La pelle del collo e del décolleté è strutturalmente più sottile di quella del viso, con meno ghiandole sebacee. Questo la rende più secca, più fragile e più incline a segnarsi. In più, ha un minor supporto di tessuto sottostante, quindi cede più facilmente.
C'è poi la questione dell'esposizione solare. Il décolleté è una delle zone più colpite dai raggi UV — pensate a quante scollature prendono sole in estate — ma è anche una delle meno protette con la crema solare. Il risultato sono le tipiche macchie e quella texture "a chiazze" (la poichilodermia) che è quasi una firma del danno solare cronico.
E infine il tech neck: le ore passate a guardare in basso verso smartphone e computer creano pieghe orizzontali sul collo che, ripetute negli anni, si trasformano in rughe permanenti. È un inestetismo nuovo, tipico della nostra epoca, che vediamo comparire in persone sempre più giovani.
La buona notizia è che esistono soluzioni graduali, dalla biorivitalizzazione ai trattamenti più strutturati, calibrate sulla fase in cui ci si trova.
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È uno degli interventi di cui si parla meno, spesso per pudore. Eppure la labioplastica è tra le richieste in più rapida...
10/07/2026

È uno degli interventi di cui si parla meno, spesso per pudore. Eppure la labioplastica è tra le richieste in più rapida crescita nella chirurgia plastica — e questo silenzio fa sì che molte donne convivano con un disagio pensando di essere "un caso raro". Non lo sono affatto.
Facciamo chiarezza, con rispetto e senza tabu.
Prima di tutto: non esiste una "normalità" anatomica in questa zona. C'è un'enorme variabilità naturale tra una donna e l'altra, ed è del tutto fisiologica. La labioplastica non serve a raggiungere un modello estetico standard — un'idea che andrebbe anzi scoraggiata — ma a risolvere situazioni che creano un disagio concreto alla singola persona.
E il disagio, molto spesso, non è estetico ma funzionale. È questo l'aspetto meno noto: un'ipertrofia delle piccole labbra può causare fastidio o dolore in attività quotidiane come camminare a lungo, andare in bicicletta, fare sport, o semplicemente indossare certi capi. Può interferire con la vita intima e, in alcuni casi, con l'igiene.
Quando questi problemi sono presenti, l'intervento ha un impatto reale sulla qualità della vita — molto più che sull'aspetto.
Un aspetto importante da sottolineare: è un intervento che richiede grande delicatezza tecnica e un approccio conservativo. L'obiettivo è sempre il minimo necessario per risolvere il problema, preservando la sensibilità e la funzionalità della zona.
Parlarne apertamente, con serietà e senza sensazionalismi, è il primo passo per far sapere a chi ne soffre in silenzio che esiste una soluzione.
📩 Per una consulenza riservata e senza impegno, scrivimi in DM o contatta lo studio.
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08/07/2026

"Labbra a canotto." È l'immagine che spaventa chiunque pensi a un filler labbra. E anche qui, come per molti trattamenti, l'eccesso ha creato un pregiudizio su tutta la categoria.
La verità è che un filler labbra fatto bene non ha quasi niente a che vedere con quelle immagini. Anzi, il primo obiettivo spesso non è nemmeno il volume.
Un aspetto che sorprende molte persone: le labbra invecchiano, e non solo perché "si sgonfiano". Con il tempo il labbro superiore si allunga e si assottiglia, gli angoli della bocca tendono verso il basso, il bordo (la cosiddetta linea del vermiglio) perde definizione. Un buon trattamento lavora su tutto questo — idratazione, definizione del contorno, sostegno degli angoli — e non solo sull'aumento di volume.
Ecco perché parlare di "quanto volume" è spesso la domanda sbagliata. La domanda giusta è "cosa vogliamo migliorare": la forma, la proporzione tra labbro superiore e inferiore, la definizione, l'idratazione. Il volume è solo uno degli strumenti, non l'obiettivo.
C'è poi un principio anatomico che guida il lavoro: le proporzioni. In un viso armonioso il labbro inferiore è generalmente un po' più pieno del superiore, secondo un rapporto che l'occhio percepisce come naturale. Ribaltare questa proporzione — un superiore troppo pieno — è esattamente ciò che crea l'effetto artificiale. Rispettarla è ciò che rende un risultato invisibile e bello.
Meno prodotto, più tecnica. È questo il criterio.
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Indirizzo

Via Giovan Battista Niccolini 12
Pisa
56122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 14:00
16:30 - 19:30
Martedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 13:00
16:00 - 19:30
Venerdì 08:00 - 13:00
16:00 - 19:30
Sabato 09:00 - 12:30

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