11/06/2026
Non è quanto, ma è come.
La scuola è finita da appena un giorno e già molte famiglie ci raccontano delle lunghe liste di compiti ed esercizi assegnati per l’estate.
Eppure una domanda viene spontanea: se si chiamano vacanze, un motivo ci sarà.
L’etimologia della parola rimanda all’idea di uno spazio liberato dagli impegni abituali, un tempo diverso, da riempire con esperienze, scoperte, relazioni e crescita.
La scuola italiana continua spesso a confondere la quantità con l’apprendimento: più pagine, più esercizi, più schede. Ma imparare non è una questione di accumulo.
L’apprendimento efficace nasce dal come vengono costruite le conoscenze, non dal numero di esercizi svolti.
Un’estate passata a leggere un libro scelto per piacere, visitare un luogo nuovo, fare sport, annoiarsi, osservare la natura, cucinare, viaggiare, giocare con gli amici o semplicemente fare esperienze significative può insegnare molto più di decine di pagine compilate meccanicamente.
Perché crescere non significa ripetere fino allo sfinimento.
Significa vivere.
E molte volte le esperienze lasciano tracce più profonde di qualsiasi esercizio.
Voi cosa ne pensate? I compiti estivi aiutano davvero ad apprendere o dovrebbero lasciare più spazio alle esperienze?
Di Lara Orsolini