08/08/2026
IRRETIMENTI, COLPA E INNOCENZA
Qualche tempo fa, durante una costellazione, una partecipante ha rappresentato un nonno che aveva compiuto abusi sulla figlia e sulla nipote (la cliente). Al termine del lavoro la rappresentante del nonno mi ha detto di essere rimasta molto colpita di come in quel ruolo non sentisse minimamente alcun rimorso o senso di colpa e di come avesse avuto l’impressione che la cliente stesse mentendo sui fatti e che l’abuso fosse stato “inventato”, tanto sentiva di essere completamente innocente. Questo è accaduto perché evidentemente il nonno, che lei rappresentava, si trovava in un irretimento così grande da non riuscire a vedere veramente la figlia e la nipote e ciò che stava effettivamente facendo.
Gli irretimenti, condizionano a tal punto che chi è coinvolto non è in grado di vedere oggettivamente la realtà.
Spesso la vittima viene confusa con qualcun altro nel sistema di riferimento del carnefice e questo impedisce una soluzione, fino a quando non si riconosce ciò che è.
Fare da rappresentante nei lavori di costellazioni è una preziosa pratica di “non giudizio”.
Mi accorgo che molti assumono di buon grado il ruolo di vittima, perché così si sentono a posto e nel giusto, ma è nel ruolo dei carnefici che si impara a non giudicare. Il peso della responsabilità di aver danneggiato qualcuno, se riconosciuto, insieme a tutte le sue gravi conseguenze, porta ad una consapevolezza che rende grandi.