Dott.ssa Eleonora Bellini - Medico e Psicoterapeuta

Dott.ssa Eleonora Bellini - Medico e Psicoterapeuta Psicoterapia per adulti e adolescenti
a Pistoia e online
Albo OMCEO Pistoia n.2225
Psicosintesi
EMDR

03/08/2026

🌱Lo scoprii quasi per caso, molti anni fa, studiando.
Adulto viene dal latino "adultus", participio passato di "adolescere", crescere. Una radice antica che porta dentro il significato di essere stati nutriti, alimentati. E adolescente? Colui che è ancora in quel processo.
🌿Mi sono fermata su quella parola. Nutriti.
🔹 Nutriti non solo di cibo, ovviamente. Nutriti di sguardi che riconoscono. Di braccia che contengono. Di voci che calmano. Di presenze che dicono, senza parole: ci sono, sei al sicuro, quello che senti ha senso.
Quando questo nutrimento c'è stato, magari non perfetto, non sempre ma sufficientemente presente, si costruisce qualcosa di interno che assomiglia a delle fondamenta. Di quelle che resistono alle scosse. Non perché la vita non faccia male ma perché dentro c'è qualcosa che regge.
🔹 Quando invece quel nutrimento è mancato o è arrivato in modo imprevedibile, condizionato, insufficiente, le fondamenta restano fragili. E le scosse, anche quelle normali della vita, fanno tremare tutto.
🪷 Quello che non si è ricevuto si può, almeno in parte, trovare. In una relazione terapeutica, in un percorso, in uno spazio in cui finalmente qualcuno si ferma e nutre, con attenzione, con presenza, con riconoscimento.
Si può nutrire solo se si è stati nutriti. Ma si può anche imparare, da adulti, a ricevere nutrimento per la prima volta.
E da lì ricominciare a crescere.
💬 Tu senti di essere stato nutrito abbastanza?

25/07/2026

📋Questo post è ispirato a storie cliniche reali ma profondamente modificate per proteggere la privacy. Se vi riconoscete è perché certi dolori sono universali e certi percorsi di liberazione anche.

Era a una gara. In mezzo alla folla, sotto il sole. Eppure a un certo punto il corpo ha smesso di obbedire: cuore che batteva forte, respiro che non arrivava, la sensazione di non poter scappare.
Non capiva perché. Non c'era nessun pericolo reale.
🔹 Quando è arrivato da me, parlava del panico come di qualcosa di estraneo, qualcosa che gli era capitato senza senso. Preciso, controllato, abituato a gestire tutto da solo, era il tipo di persona che non chiede aiuto, che non mostra cosa prova. Che va avanti.

Lavorando insieme è emerso un ricordo. Da bambino era rimasto chiuso in cantina a casa dei nonni. Buio, silenzio, nessuno che arrivava.
Quando finalmente lo avevano liberato, non aveva detto niente. Era andato a letto e aveva pianto tutta la notte, da solo.

🔹 Quella notte il sistema nervoso di quel bambino aveva fatto l'unica cosa possibile: aveva imparato a non contare sull'altro. Le emozioni erano diventate qualcosa da nascondere, non per scelta ma per sopravvivenza. Se nessuno arriva quando piangi, smetti di piangere. Se nessuno ti vede quando hai paura, impari a non mostrarla. Non solo agli altri: a te stesso.
È così che certi bambini diventano adulti molto capaci, molto autonomi, molto soli.

🌿 Con l'EMDR abbiamo lavorato su quel ricordo, su quel bambino solo nel buio. Piano piano qualcosa si è spostato in profondità: il corpo ha smesso di portare quella paura come se fosse ancora lì. E quando il sistema nervoso smette di essere in allerta costante succede qualcosa di inaspettato: c'è spazio per l'altro. Non perché lo si decide, perché diventa possibile.

🔹 Un giorno mi ha raccontato che aveva detto al suo partner cosa aveva vissuto il giorno del panico. Non i fatti: quello che aveva sentito. La paura, la vergogna, il senso di essere intrappolato.
Non era stato un atto di coraggio nel senso comune. Era il risultato di qualcosa che si era liberato dentro: la certezza, finalmente corporea e non solo razionale, che mostrarsi non significa necessariamente essere abbandonati.
Il partner lo aveva ascoltato. E lui aveva scoperto che mostrarsi non aveva distrutto la relazione: li aveva avvicinati.

💬 A volte un sintomo che sembra caduto dal cielo porta dentro qualcosa di molto più antico. E a volte guarire non significa solo stare meglio: significa potersi finalmente mostrare.

21/07/2026

C'è chi, nei momenti più difficili, non chiama nessuno.

Non perché non soffra ma perché chiedere aiuto è qualcosa che il corpo non sa fare o meglio, che ha imparato a non fare.

🔹 Un paziente mi ha detto una volta: "Quando sto male preferisco sparire. Non voglio essere un peso." Lo diceva con una naturalezza disarmante, come se fosse un dato di fatto su se stesso, non qualcosa che aveva imparato.
È uno dei volti dell'attaccamento evitante. Chi lo sviluppa è spesso cresciuto in ambienti in cui il bisogno non trovava risposta o peggio, diventava fonte di disagio per chi stava vicino. La soluzione più intelligente, in quel contesto, era arrangiarsi. Diventare autonomi. Non pesare.

Il problema è che quella soluzione continua a funzionare anche quando non serve più.

🌱 In terapia, con questi pazienti, succede qualcosa di interessante. A un certo punto, magari dopo mesi, arriva un momento di difficoltà reale. E invece di sparire, restano. A volte lo dicono con le parole. Più spesso lo dice il corpo: le spalle che si abbassano, il respiro che si allarga, qualcosa che si scioglie...

🌿È lì che comincia il cambiamento. Non quando capiscono il pattern ma quando lo sentono, per la prima volta, in un posto sicuro.

Non tutti abbiamo imparato lo stesso modo di stare in relazione.Chi ha avuto figure di riferimento presenti e responsive...
11/07/2026

Non tutti abbiamo imparato lo stesso modo di stare in relazione.

Chi ha avuto figure di riferimento presenti e responsive, non perfette ma sufficientemente affidabili, ha sviluppato quello che chiamiamo attaccamento sicuro.
🔹 Nella vita adulta si riconosce così: riesce a chiedere aiuto senza sentirsi in debito, a stare da solo senza angosciarsi, a vivere la vicinanza senza paura di perdersi o di soffocare.

Chi invece è cresciuto in ambienti imprevedibili, distanti o intrusivi, ha sviluppato strategie diverse, altrettanto intelligenti ma più costose.

🔸 C'è chi tende ad aggrapparsi: ha bisogno di conferme continue, fatica a tollerare le distanze, interpreta il silenzio dell'altro come rifiuto.

🔸 C'è chi tende a chiudersi: preferisce non dipendere da nessuno, fa fatica a chiedere, si sente più al sicuro da solo.

🔸 C'è chi fa entrambe le cose: si avvicina e poi scappa, vuole vicinanza e poi la teme.

Nessuno di questi è un difetto di carattere. È una risposta adattiva a ciò che si è imparato nelle relazioni più precoci.

🌱 La buona notizia è che l'attaccamento non è un destino. Ci si può lavorare e può cambiare.

💬 Ti riconosci in qualcuno di questi pattern?

04/07/2026

Lo sapeva da tempo. Non era un momento difficile, non era un periodo difficile, era una relazione che lo lasciava sempre più svuotato di quanto lo riempisse.

Eppure continuava. Perché dire basta faceva paura. Perché forse era colpa sua. Perché magari sarebbe cambiata.

Porre un limite in una relazione che fa male non è un atto di chiusura. È il primo momento in cui ci si mette al centro.

Ma per farlo bisogna prima riuscire a sentire. Sentire davvero cosa sta succedendo dentro, non solo pensarlo, non solo saperlo razionalmente. Perché spesso la mente trova mille ragioni per restare mentre il corpo da tempo sta dicendo altro.

Imparare ad ascoltare quel segnale e a prenderlo sul serio è uno dei lavori più importanti che si possano fare in terapia.

🌿Ti è mai capitato di sapere che qualcosa non andava, ma non riuscire ad ascoltarti?

27/06/2026

Stava litigando con il partner. Voleva dire tante cose. Le sentiva, erano lì. Ma non usciva niente. Il corpo si era come fermato. La mente, vuota.
🔹 Dopo, si è sentita stupida. "Perché non ho parlato? Perché mi sono bloccata?"
Non era debolezza: era il sistema nervoso che faceva quello per cui è stato costruito. Di fronte a qualcosa che sentiva come pericolo, si è spento per proteggerla.
🔹 Si chiama risposta di freeze. È antica, automatica, involontaria. Non la scegliamo. Semplicemente accade.
Il problema è che in molte persone questo sistema si attiva facilmente, anche in situazioni che non sono davvero pericolose. Perché il corpo ha imparato, in esperienze passate, che il conflitto fa male. E se lo ricorda molto bene.
🌿 In terapia, una delle prime cose che si impara è riconoscere in quale stato si è, non per giudicarsi ma perché solo da lì si può cominciare a lavorare davvero.
Quando il corpo si ferma, c'è sempre qualcosa che sta cercando di dire.
💬 Ti è mai capitato di bloccarti così, senza capire perché?

🌱"Quando vedrò un cambiamento? Quanto ci vorrà?"Sono le domande che sento più spesso, soprattutto all'inizio di un perco...
20/06/2026

🌱"Quando vedrò un cambiamento? Quanto ci vorrà?"

Sono le domande che sento più spesso, soprattutto all'inizio di un percorso. È una domanda legittima: si soffre e si vuole sapere quando finirà.

Ma il cambiamento, quasi sempre, non arriva come ce lo aspettiamo.

Questa settimana una persona mi ha detto una cosa che mi ha colpita: non sapeva spiegarsi come fosse successo, ma quello che prima la faceva stare molto male, ora non le faceva più lo stesso effetto. Se n'è accorta perché ci ha fatto caso... esattamente come aveva imparato a fare in terapia insieme a me.

Non c'è stato un giorno preciso. Nessun prima e nessun dopo netto. Solo, a un certo punto, la capacità di notare che qualcosa, dentro, si era spostato.

È così che funziona, quasi sempre.
Il cambiamento non si annuncia. Si scopre, guardando indietro, che è già in corso.

Per questo una delle cose più importanti che si imparano in terapia non è "stare meglio", è imparare a notare come si sta. Solo da lì si può vedere quello che si muove.

Tu, ultimamente, hai notato qualcosa di diverso in te?🌿

08/06/2026

🌱Il tuo collega entra in ufficio senza salutare. E tu, nel giro di pochi secondi, stai già pensando: "Cos'ho fatto?"

Non è successo nulla. Eppure sei già lì a ripassare la giornata di ieri, a cercare dove hai sbagliato.

Il senso di colpa cronico non è coscienza morale ma un meccanismo di sopravvivenza.

In ambienti in cui da piccoli le emozioni degli altri pesavano più delle nostre, dove l'umore di chi ci stava vicino dettava le regole, imparare a sentirsi responsabili di tutto aveva una funzione: se la colpa è mia, posso fare qualcosa. Se dipende da me, non sono in balia.

È un'intelligenza antica. Ma nel presente ti lascia sempre in allerta, sempre a fare i conti con qualcosa che non hai fatto.

Ti riconosci in questo?🌿

26/05/2026

📬Vi siete scritti per settimane. Le conversazioni andavano in profondità, c'era qualcosa di vero. Poi, senza motivo apparente, i messaggi si sono diradati. Fino al silenzio.
Nessuna spiegazione. Solo un'assenza dove prima c'era qualcuno/a.

E se fossi tu quello che sparisce?

Non per cattiveria, non per indifferenza. Ma perché quando una relazione comincia a diventare reale - quando l'altro inizia a contare davvero - qualcosa si attiva. Una vecchia paura, più antica della situazione. E sparire sembra l'unica via...

Chi ha vissuto relazioni precoci imprevedibili o dolorose spesso sviluppa questo pattern: cerca vicinanza e poi si ritira proprio quando la vicinanza arriva. Non è un difetto di carattere. È una risposta che aveva senso, una volta.

Il problema è che continua a parlare anche quando la scena è cambiata. Anche quando l'altro, stavolta, potrebbe restare.

🌱Ti riconosci in qualcosa di questo, da una parte o dall'altra?

Repost. Sempre attuale...
20/05/2026

Repost. Sempre attuale...

🔹️"Come può la Psicosintesi migliorare la mia vita?"🔹️
Spesso le persone che iniziano un percorso me lo domandano.
La Psicosintesi può aiutarti nell'ARTE DEL VIVERE perché basata su 5 punti cardine:

1️⃣ Ci facciamo INUTILMENTE del male
(Ad esempio con atteggiamenti mentali errati, pregiudizi, immagini negative di noi e degli altri, resti di traumi passati, tensioni che non hanno più ragione di essere, fantasmi interiori...)

2️⃣ POSSIAMO FARCI DEL BENE
Ci sono alcune facili tecniche e tanti accorgimenti con cui possiamo migliorare la QUALITA’ della nostra vita.

3️⃣ Esistono in noi POTENZIALITÀ inespresse.
Non siamo ancora arrivati alla nostra versione definitiva.
A qualsiasi età della vita, c’è sempre spazio per cambiare!

4️⃣Pur condizionati dall'eredità genica, dalla società, dalla nostra storia, da mille fattori al di là del nostro controllo, CI RIMANE UN AMPIO MARGINE di LIBERTÀ in cui possiamo fare delle scelte.

5️⃣I rapporti con gli altri sono COSTITUTIVI.
NOI non soltanto abbiamo rapporti con gli altri ma SIAMO QUESTI RAPPORTI.
Questi rapporti sono forti e veri, o deboli e falsi; sono fertili o distruttivi; sono bloccati o in divenire; sono vivi o sono morti.
Come sono i nostri rapporti, COSÌ È LA NOSTRA VITA.
E per fortuna, i nostri rapporti LI POSSIAMO CAMBIARE.

[Fonte rielaborata: Piero Ferrucci, Introduzione alla Psicosintesi, Ed. Mediterranee]

Indirizzo

Via Molina Di Gora 4 (Farmacia Belvedere)
Pistoia
51100

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