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🧠 DISTURBI DI PERSONALITÀ — CLUSTER A“Strani, eccentrici, distanti?”Il Cluster A comprende tre disturbi di personalità c...
28/08/2026

🧠 DISTURBI DI PERSONALITÀ — CLUSTER A

“Strani, eccentrici, distanti?”

Il Cluster A comprende tre disturbi di personalità caratterizzati da modalità di pensiero e comportamento percepite come bizzarre, eccentriche o insolite:

🔹 Paranoide
Sospettosità e diffidenza pervasive.
La persona può interpretare le intenzioni degli altri come ostili, anche in assenza di prove sufficienti.

🔹 Schizoide
Distacco dalle relazioni sociali e ridotta espressione delle emozioni.
Non è semplicemente “essere introversi”: il tratto riguarda un più stabile disinteresse per la vicinanza relazionale.

🔹 Schizotipico
Disagio nelle relazioni, pensiero e percezioni insolite, comportamento eccentrico e difficoltà nell’intimità.

⚠️ Importante: avere alcuni di questi tratti non significa avere un disturbo di personalità. La diagnosi richiede un pattern stabile, pervasivo e clinicamente significativo.

La personalità è un continuum. Il disturbo emerge quando quei tratti diventano rigidi e compromettono significativamente la vita della persona.

Perché alcuni cani sembrano cercare continuamente una persona, seguirla per casa, guardarla quando succede qualcosa o an...
24/08/2026

Perché alcuni cani sembrano cercare continuamente una persona, seguirla per casa, guardarla quando succede qualcosa o andare da lei quando sono spaventati?

Non è semplicemente “preferenza”.

Nel rapporto cane–persona può svilupparsi una relazione di attaccamento, nella quale una persona diventa una sorta di base sicura.

Il cane può utilizzare quella persona come riferimento soprattutto in situazioni nuove, ambigue o stressanti: la osserva, cerca la sua vicinanza e, attraverso di lei, può orientarsi rispetto a ciò che sta accadendo.

È un principio molto vicino a quello descritto dalla teoria dell’attaccamento: una figura di riferimento può fornire sicurezza e permettere all’individuo di esplorare l’ambiente con maggiore tranquillità.

Ecco perché il cane può:

🐾 cercare il contatto con quella persona;
🐾 controllarne frequentemente la posizione;
🐾 rivolgersi a lei in situazioni di incertezza;
🐾 rilassarsi maggiormente quando è presente;
🐾 esplorare più facilmente l’ambiente dopo averne verificato la reazione.

Questo non significa necessariamente che il cane “ami una persona più delle altre”.

La relazione può dipendere da esperienze condivise, prevedibilità, cure, interazioni, sensibilità alle esigenze del cane e qualità della relazione.

E c’è un dettaglio interessante: parlare con il proprio cane può diventare parte di questa relazione.

La voce, le parole, il tono e le routine comunicative contribuiscono alla prevedibilità dell’interazione. Il cane non deve comprendere ogni parola: può utilizzare anche intonazione, contesto, gestualità e familiarità della persona per interpretare ciò che sta accadendo.

Per questo, quando il tuo cane ti guarda mentre gli racconti la tua giornata, non è detto che stia semplicemente “ascoltando”.

Sta osservando il suo umano di riferimento.

22/08/2026

Sapere cosa fare nel momento giusto può davvero fare la differenza: per questo la Misericordia di Agliana organizza un nuovo corso di primo soccorso, gratuito e aperto a tutti, dai 16 anni. 💛💙
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Dai social, analizziamo il trend sui millennials
22/08/2026

Dai social, analizziamo il trend sui millennials

22/08/2026
🔸Quando la familiarità sembra veritàIl cervello tende a usare la familiarità come scorciatoia cognitiva.Quando incontria...
21/08/2026

🔸Quando la familiarità sembra verità

Il cervello tende a usare la familiarità come scorciatoia cognitiva.
Quando incontriamo più volte la stessa informazione, diventa più facile da elaborare e può quindi sembrarci più credibile.

È il cosiddetto effetto di verità illusoria:
“L’ho già sentito, quindi forse sarà vero.”

Il problema è che la frequenza con cui incontriamo un’informazione non dice nulla sulla sua accuratezza.



‼️Quando crediamo a ciò che ci somiglia

Le fake news funzionano ancora meglio quando incontrano qualcosa che già pensiamo o sentiamo.

Il bias di conferma ci porta a cercare, ricordare e valutare più favorevolmente le informazioni coerenti con le nostre convinzioni.

E le emozioni intense — soprattutto paura, rabbia e indignazione — possono aumentare attenzione e condivisione.

Per questo una fake news efficace non deve solo sembrare vera.

Deve sembrare familiare, confermare qualcosa e farci provare un’emozione.

➡️Psico-tip:
Prima di chiederti “Ci credo?”, prova a chiederti:
“Cosa mi sta facendo sentire questa informazione? E quali prove ho che sia vera?”

Mi raccomando: fate attenzione e non sottovalutate le situazioni anche se sembra tutto tranquillo. Non sopravvalutatevi....
21/08/2026

Mi raccomando: fate attenzione e non sottovalutate le situazioni anche se sembra tutto tranquillo. Non sopravvalutatevi. In questi momenti di allerta arancio siate prudenti.

Oggi uno psicosnack tra amici da ombrellone o rifugio:È un 10/10, ma non risponde mai ai messaggi.È un 10/10, ma è gelos...
20/08/2026

Oggi uno psicosnack tra amici da ombrellone o rifugio:

È un 10/10, ma non risponde mai ai messaggi.
È un 10/10, ma è geloso.
È un 10/10, ma non sa chiedere scusa.

Il trend ci fa sorridere, ma racconta qualcosa di interessante: quanto peso diamo alle diverse caratteristiche quando scegliamo qualcuno?

Perché non si tratta davvero di dare un voto a una persona.
Si tratta di capire cosa per noi è importante in una relazione.

E attenzione: alcune cose non abbassano semplicemente il voto.
Mettono in discussione la compatibilità.

👉 Non chiederti solo: «Quanto è un 10?»
Chiediti: «È il 10 giusto per me?»

Elodie, l’amore e il bisogno di psicologizzare tuttoLa domanda comparsa sul settimanale Gente — «Ma Elodie fingeva quand...
19/08/2026

Elodie, l’amore e il bisogno di psicologizzare tutto

La domanda comparsa sul settimanale Gente — «Ma Elodie fingeva quando era fidanzata con i maschi?» — offre uno spunto interessante, forse più interessante della risposta stessa.

Perché presuppone che ciò che una persona vive oggi debba necessariamente smentire ciò che ha vissuto ieri.

Dal punto di vista psicologico, non è così.

Una relazione successiva con una persona dello stesso sesso non rende automaticamente false, inconsapevoli o “recitate” le precedenti relazioni eterosessuali. Un legame affettivo può essere stato autentico nel momento in cui è stato vissuto, indipendentemente da ciò che accadrà dopo.

L’identità affettiva non è un’indagine retrospettiva

Nel dibattito pubblico capita spesso di osservare il presente di qualcuno e reinterpretarne l’intera storia alla luce di ciò che sappiamo oggi.

È un meccanismo molto umano: cerchiamo coerenza, cause e segnali che ci permettano di costruire una narrazione lineare.

Ma le persone non sono necessariamente lineari.

Nel corso della vita possono cambiare la consapevolezza di sé, il modo di vivere l’intimità, ciò che ci attrae e persino le parole con cui scegliamo di descriverci.

Questo non significa che prima si stesse fingendo.

Non tutto necessita di una spiegazione clinica

Ed è forse questo l’aspetto che, come psicologa e psicoterapeuta, trovo più importante.

La psicologia dovrebbe aiutarci a comprendere la complessità umana, non trasformare qualsiasi comportamento umano in qualcosa da interpretare clinicamente.

Non possiamo stabilire dall’esterno se una persona sia lesbica, bisessuale, eterosessuale o preferisca non definirsi. Tantomeno possiamo farlo osservando fotografie, ex partner, interviste o post sui social.

L’orientamento sessuale non è una diagnosi e non necessita di una spiegazione psicopatologica.

Il problema delle “diagnosi da social”

Quando un personaggio pubblico diventa materiale da analisi psicologica, il confine si fa ancora più delicato.

Possiamo utilizzare una vicenda pubblica per parlare di fenomeni psicologici generali.

Non possiamo invece utilizzare concetti psicologici per pretendere di spiegare quella specifica persona, senza conoscerla, senza averla valutata e senza conoscere la sua esperienza soggettiva.

È una distinzione fondamentale nella buona divulgazione psicologica.

Possiamo parlare di fluidità, consapevolezza, identità, innamoramento e cambiamento.

Non possiamo dire: «Elodie è così perché…».

Forse la domanda giusta è un’altra

Non: «Fingeva quando stava con gli uomini?»

Ma:

perché abbiamo bisogno che il presente di una persona invalidi necessariamente il suo passato?

Possiamo amare persone diverse in momenti diversi. Possiamo comprenderci meglio crescendo. Possiamo cambiare. Possiamo anche scoprire aspetti di noi stessi che prima non avevamo riconosciuto.

E possiamo semplicemente vivere un’esperienza affettiva senza dover fornire al pubblico una diagnosi, una spiegazione o un’etichetta.

La psicologia seria dovrebbe fare proprio questo: aumentare la complessità dello sguardo, non ridurre una persona a una spiegazione.

Dott.ssa Olivia Cialdi
Psicologa – Psicoterapeuta

CAREGIVER BURNOUTQuando prendersi cura consuma chi si prende curaEssere caregiver significa spesso vivere per mesi o ann...
18/08/2026

CAREGIVER BURNOUT
Quando prendersi cura consuma chi si prende cura

Essere caregiver significa spesso vivere per mesi o anni in uno stato di responsabilità continua: assistere, organizzare, controllare, decidere, preoccuparsi.

Quando le richieste superano a lungo le risorse disponibili può comparire il caregiver burnout: un esaurimento fisico ed emotivo legato al carico assistenziale prolungato.

🔎 I segnali da non ignorare
• stanchezza che non passa con il riposo
• irritabilità e ridotta tolleranza
• difficoltà di concentrazione
• disturbi del sonno
• isolamento sociale
• perdita dei propri interessi
• senso di impotenza o sopraffazione
• senso di colpa quando si dedica tempo a sé

⚠️ Il punto più delicato?
Il caregiver può abituarsi talmente tanto a mettere l’altro al primo posto da non accorgersi più di quanto sta consumando se stesso.

💡 Prevenire significa anche condividere il carico.
Chiedere aiuto, mantenere spazi personali, accettare i propri limiti e utilizzare le risorse familiari, sociali e professionali disponibili non significa prendersi meno cura dell’altro.

Significa cercare di poterlo fare senza scomparire come persona.

Anche chi si prende cura ha bisogno di essere sostenuto.

Dott.ssa Olivia Cialdi – Psicologa Psicoterapeuta

Indirizzo

Via Del Villone 71, Interno 1(Zona Stadio)
Pistoia
51100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 13:00

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