Fisioterapia Elettra

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“Ogni verità passa attraverso tre fasi: prima viene ridicolizzata, poi osteggiata, infine accettata come ovvia.”(Arthur ...
15/06/2026

“Ogni verità passa attraverso tre fasi: prima viene ridicolizzata, poi osteggiata, infine accettata come ovvia.”

(Arthur Schopenhauer)

Questo fine settimana si è conclusa la prima fase di un progetto di valutazioni pediatriche a cui teniamo moltissimo.

Vorrei ringraziare innanzitutto la mia collega che ha arricchito con entusiasmo, competenza e curiosità questa avventura, lo studio con•tigo logopedia e riabilitazione che ci ha ospitato con grande cura e disponibilità, tutte le famiglie che hanno deciso di dedicarci il loro tempo e la loro fiducia, i bambini che hanno accolto la sfida! Il prof Andrea sbarbati per la supervisione

Sappiamo che non tutti comprenderanno immediatamente ciò che stiamo cercando di osservare. Qualcuno penserà che siamo pazzi, visionari…ma

riconoscere una vulnerabilità non significa trasformarla in una malattia; significa capire meglio come alcune caratteristiche costituzionali possano influenzare il movimento, l’apprendimento, la fatica, la stabilità e, in alcuni casi, la qualità di vita.

La prevenzione nasce proprio da qui: dall’osservazione, dall’ascolto e dalla volontà di comprendere, PRIMA che compaiano difficoltà più importanti.

Forse i risultati confermeranno le nostre ipotesi, forse le smentiranno. In entrambi i casi avremo imparato qualcosa di cui gioveremo tutti.

Il compito di chi osserva non è dimostrare di avere ragione, ma avere il coraggio di fare domande che nessuno ha ancora avuto il tempo di fare.

Sono molto felice di essere stata invitata al congresso  Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di approfondire divers...
09/06/2026

Sono molto felice di essere stata invitata al congresso

Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di approfondire diversi aspetti clinici e scientifici del lipedema attraverso l’attività quotidiana con le pazienti e grazie alla collaborazione con il Prof. .sbarbati e il gruppo di ricerca dell’Università di Verona, con cui stiamo sviluppando numerosi progetti dedicati alla comprensione di questa complessa condizione.

Ringrazio gli organizzatori per l’invito e per l’opportunità di condividere dati, riflessioni e prospettive future con colleghi e professionisti impegnati nella ricerca e nella cura del lipedema.

È stato un piacere contribuire a questo importante momento di confronto scientifico.

Un ringraziamento speciale va alle pazienti che, con la loro fiducia, la loro disponibilità a partecipare ai progetti di ricerca e la condivisione delle loro esperienze, contribuiscono ogni giorno ad ampliare la nostra conoscenza della malattia.

Negli anni abbiamo interpretato questo quadro clinico principalmente in chiave vascolare e adiposa.Ed è corretto.Ma fors...
05/05/2026

Negli anni abbiamo interpretato questo quadro clinico principalmente in chiave vascolare e adiposa.

Ed è corretto.
Ma forse non è tutto.

Nella pratica clinica emergono sempre più spesso segni che vanno oltre:

* ipermobilità (spesso mascherata)
* dolori articolari diffusi e instabilità
* affaticamento cronico
* emicrania
* tachicardia e segni di disautonomia
* difficoltà di coordinazione e aspetti del neurosviluppo
* alterazioni della cicatrizzazione
* coinvolgimento gastrointestinale
* coinvolgimento ginecologico
* coinvolgimento metabolico

Elementi che suggeriscono un possibile coinvolgimento più ampio del tessuto connettivo e del microambiente stromale.

👉 Le alterazioni vascolari possono rappresentare una manifestazione, ma non ne esauriscono la spiegazione.

Questo quadro è coerente con una lettura in termini di microambiente stromale, in cui il tessuto connettivo e la regolazione sistemica giocano un ruolo centrale.

Integrare questi livelli può cambiare il modo in cui riconosciamo e trattiamo il



💬👉 “e tu hai mai avuto la sensazione che i tuoi sintomi non fossero spiegati fino in fondo?”

Lipedema: e se non fosse “solo grasso”?Negli ultimi anni, molte di voi mi hanno raccontato sempre le stesse cose:dolore,...
29/04/2026

Lipedema: e se non fosse “solo grasso”?

Negli ultimi anni, molte di voi mi hanno raccontato sempre le stesse cose:
dolore, stanchezza, gonfiore… ma anche intestino difficile, problemi ormonali, instabilità articolare, ansia, difficoltà di concentrazione.

👉 E la domanda era sempre:
“Ma è tutto collegato… o sono solo coincidenze?”

Io e il Prof .sbarbati Abbiamo provato a rispondere proprio a questa domanda in un nuovo articolo scientifico appena pubblicato.

📄 Cosa abbiamo osservato?
In tanti studi diversi, su gruppi di pazienti diversi, compaiono sempre gli stessi “pezzi”:
- lassità e ipermobilità
- dolore diffuso
- problemi tiroidei e ormonali
- disturbi gastrointestinali
- difficoltà emotive e cognitive
- problemi venosi e sensazione di pesantezza

👉 Non in una sola persona.
👉 Non in un solo studio.
👉 Ma in modo ricorrente.



🧠 Allora forse il punto non è:
“quante malattie ho?”

Ma:
👉 c’è qualcosa di più profondo che le collega?



🔬 La proposta dell’articolo è questa:
il lipedema potrebbe non essere solo un problema del tessuto adiposo,
ma l’espressione di una vulnerabilità più ampia del tessuto connettivo e dell’ambiente stromale (il “tessuto che organizza tutto il corpo”).

👉 In questo senso:
quelle che chiamiamo “comorbidità”
potrebbero essere manifestazioni diverse dello stesso terreno biologico



❤️ Cosa significa per te, nella pratica?

- Non sei “troppo complessa”
- Non è “tutto nella tua testa”
- Non sono problemi separati da trattare uno per uno

👉 Potrebbe esserci una logica comune



⚠️ Attenzione:
Questo non è ancora una verità definitiva
👉 è un nuovo modo di leggere i dati
👉 che deve essere confermato da altri studi

Ma è un passo importante.



🌱 Perché cambia tutto:
Se iniziamo a vedere il lipedema come una condizione sistemica,
allora anche il trattamento deve cambiare:
- non solo volume
- non solo drenaggio
- ma controllo motorio, tessuto, sistema nervoso, ormoni, percezione



Se ti ritrovi in questo quadro, scrivimelo.
Quello che stai vivendo potrebbe avere molto più senso di quanto ti è stato detto finora

22/04/2026

Nel lipedema (e nei quadri con lassità e instabilità) l’allenamento non consapevole può peggiorare l’organizzazione del corpo.

Non è “solo grasso” e non è “solo postura”: è come il corpo distribuisce carichi, tensioni e attivazioni.

🔎 Cosa succede quando l’allenamento non è corretto?

• Attivi i muscoli sbagliati → compensi
• Aumenti la rigidità dove già c’è fibrosi
• Non stabilizzi → il corpo “collassa” dove è più debole
• Spingi volume e carico → senza controllo → peggiori la distribuzione
• Chi dovrebbe lavorare non lavora

⏳ E nel tempo succede che:

👉 il tessuto si organizza intorno ai compensi
Il corpo “impara” quella strategia e la rende stabile, anche a livello connettivo.
Quello che nasce come adattamento diventa struttura.

👀 In questo video si può notare chiaramente:
👉 iperattivazione di trapezio ed elevatore della scapola usati come strategia stabilizzante alta, perché sotto manca controllo reale.

Risultato:
👉 più accumulo nelle aree vulnerabili
👉 più sensazione di gonfiore/peso
👉 meno controllo motorio
👉 più fatica e dolore

⚠️ Non è un problema di “impegno” o “costanza”
È un problema di strategia neuro-motoria



💡 Cosa fare (davvero):

🚫 Ridurre temporaneamente esercizi di spinta e tirata
Se le scapole non hanno controllo, ogni spinta/tirata viene “presa” da trapezio ed elevatore →
👉 la cervicale si sovraccarica (e si incazza)

✅ Ripartire da:
• Percezione scapolare (depressione, posterior tilt, controllo senza rigidità)
• respirazione
• Controllo del neutro torace–bacino–testa
• Stabilità attiva bassa (addome profondo, glutei, catena laterale)
• Carico progressivo solo quando il sistema regge senza compensi alti



📌 Allenarsi tanto ≠ allenarsi bene

Se non dai direzione, il sistema si organizza… ma nella direzione sbagliata.

Una frase che le pazienti con   mi ripetono spesso è“Io sono troppo rigida, non posso essere ipermobile”Lo pensi anche t...
30/03/2026

Una frase che le pazienti con mi ripetono spesso è

“Io sono troppo rigida, non posso essere ipermobile”

Lo pensi anche tu?

La rigidità è proprio il modo in cui il sistema si protegge quando il movimento non è sicuro

Quando rischi spesso di cadere, ma non solo…
Quando le vertebre rischiano di andare in una posizione “pericolosa”
Quando il movimento non è più preciso
Quando non è più sotto il controllo del sistema nervoso

“Ma io mi muovo!”

Ci credo! In qualche modo devi andare avanti e il tuo corpo trova tutte le soluzioni possibili per farti fare quello che serve

Ma come lo fai? Usi le cose giuste? Il movimento è grossolano? Alcuni distretti lavorano al posto di altri?

E soprattutto…quanto ti costa?

La rigidità che senti è uno dei segni che il tuo corpo è il tuo cervello non sanno più come usare quel distretto in sicurezza

Ma puoi insegnargli come fare!
E sono sicura che non vedi l’ora di imparare!!!

Cosa c’entra il mal di schiena con il  ?Molte pazienti hanno dolore lombare da così tanto tempo che neanche lo riferisco...
19/03/2026

Cosa c’entra il mal di schiena con il ?

Molte pazienti hanno dolore lombare da così tanto tempo che neanche lo riferiscono più ai professionisti

Credono dipenda dalle posizioni mantenute a lavoro, dalla stanchezza, da qualche movimento fatto male.

In realtà in molti casi è il risultato di una disfunzione più complessa, che coinvolge percezione corporea, controllo motorio e qualità del tessuto connettivo.

Il connettivo non ha infatti la sua capacità di tenuta che garantisce una buona stabilità e un utilizzo corretto del distretto

In molte pazienti osserviamo instabilità pelvica e sacroiliaca, difficoltà nel controllo del movimento e un reclutamento muscolare non efficace.
Il sistema non trasmette bene le forze, e la colonna lombare finisce per compensare

molte pazienti si abituano al dolore così il problema non viene intercettato, oppure ricorrono a terapie antinfiammatorie ma il problema si ripresenta

Nel tempo il corpo si adatta.
E quello che inizialmente è un dolore “funzionale” può evolvere.

Negli esami strumentali iniziano a comparire segni come:
• listesi
• versamento tra le faccette articolari
• instabilità segmentaria

E questa instabilità non resta confinata alla zona lombare.

Altera il controllo del bacino, modifica il reclutamento muscolare e interferisce con l’attivazione degli arti inferiori.

Il risultato è spesso:

• difficoltà nella spinta
• instabilità in carico
• peggioramento del quadro periferico

Per questo motivo, un approccio solo locale non è sufficiente.

Non basta rinforzare.
Non basta correggere la postura.

Serve lavorare su stabilità neuro-motoria, percezione corporea e integrazione tra tronco, bacino e arti inferiori.

Bisognerà modificare l’allenamento per favorire il corretto controllo e reclutamento per non rischiare di peggiorare la sintomatologia.

E tu hai mai avuto questo problema?
Sapevi che è connesso al ?

04/03/2026
Ti senti mai disorientata?Fai fatica ad organizzarti?Se non scrivi tutto dimentichi?Ti sembra di avere mille cose in tes...
12/02/2026

Ti senti mai disorientata?

Fai fatica ad organizzarti?

Se non scrivi tutto dimentichi?

Ti sembra di avere mille cose in testa e non sapere da dove cominciare?

E poi…

Ti senti goffa nei movimenti nuovi?

Ti confondi nelle sequenze?

Ti stanchi più degli altri quando devi coordinare?

La capacità di pianificare
e quella di organizzare un movimento
sono collegate.

Quando la sequenza è faticosa nella mente,
può diventarlo anche nel corpo.

E il corpo, quando fatica,
compensa.
Si irrigidisce.
Va in modalità di allerta.
Si disregola.

E il connettivo, che dovrebbe essere adattabile,
inizia a lavorare in tensione continua.

Non è solo una questione di tessuto adiposo.

È una questione di relazione tra il sistema nervoso e il tessuto…di regolazione.

Se per anni vivi in compenso,
quel compenso lascia traccia nei tessuti.

E forse alcune di noi
non hanno solo “gambe pesanti”.

Hanno un sistema che ha sempre lavorato troppo, é riuscito a fare tutto ma con dei costi altissimi.

Ecco perché integrare un approccio neuro-motorio può fare la differenza.

Non basta trattare il tessuto.
Serve aiutare il sistema a uscire dalla modalità di compenso.

Quando il cervello organizza meglio,
il corpo si irrigidisce meno.
E il connettivo lavora in modo più efficiente.

Molte persone con   sentono di avere un corpo “difficile da controllare”:inciampano spesso, si sentono instabili, hanno ...
03/02/2026

Molte persone con sentono di avere un corpo “difficile da controllare”:

inciampano spesso, si sentono instabili, hanno bisogno di stringersi, appoggiarsi o irrigidirsi per stare meglio.

Non è pigrizia.
Non è debolezza.

è un deficit di propriocezione, percezione corporea e integrazione sensoriale

La propriocezione è il senso che dice al cervello dove sono le articolazioni e come si muove il corpo.
Se questo segnale è debole o confuso, il cervello fatica a controllare il movimento:
serve più attenzione, più tensione, più rigidità per sentirsi al sicuro.

Per questo:
– con gli occhi chiusi l’equilibrio peggiora
– ci si sente più insicure nei movimenti
– ci si stanca di più
– si cercano inconsciamente appoggi o compressione

La compressione spesso ti fa sentire meglio perché aumenta le informazioni sensoriali che arrivano al cervello.
Il cervello si sente più sicuro → il movimento migliora.

Ma quando la compressione viene tolta, il segnale diminuisce di nuovo e il cervello può sentirsi “in difficoltà”.

Si crea così un feedback: ci si abitua a stare meglio e poi si sente di averne sempre più bisogno. Diminuendo le capacità di apprendimento

La rigidità e la tensione sono strategie di protezione di un sistema che cerca stabilità.

La buona notizia è che questo sistema può essere rieducato.

Si chiama neuroplasticità:
il cervello impara dal movimento e dalle informazioni che riceve.

Con la riabilitazione giusta e con stimoli sensoriali mirati,
il cervello può adattarsi a un controllo più preciso del corpo
e sentirsi progressivamente più stabile nei movimenti.

Se ti riconosci in queste sensazioni, sappi che:
non sei fragile, non sei pigra, non sei “sbagliata” e non sei sola.

Hai un sistema che ha bisogno di essere capito, guidato, rieducato e allenato nel modo giusto.

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