Giulia Sani Psicologa

Giulia Sani Psicologa Psicologa, presso Performat Valdera

Non tutto va capito subito. Saper abitare l’incertezza, senza ridurre la complessità di ciò che ci accade, spesso è la c...
09/07/2026

Non tutto va capito subito. Saper abitare l’incertezza, senza ridurre la complessità di ciò che ci accade, spesso è la chiave d’accesso al nostro mondo interiore. ✨

La funzione genitoriale non nasce nel momento in cui diventiamo genitori, ha origine molto prima ed ha a che fare con il...
05/07/2026

La funzione genitoriale non nasce nel momento in cui diventiamo genitori, ha origine molto prima ed ha a che fare con il nostro essere stati figli.

⏩⏩ scorri fino all’ultima slide ❤️‍🩹

Man mano che cresciamo, acquisiamo valori, norme e credenze dalle nostre figure di riferimento, formando così un nostro Genitore interno. Da adulti, tendiamo a riproporre questi stessi modelli, spesso in maniera automatica. Ti è mai capitato di sgridare tuo figlio e di pensare: ho detto proprio le stesse cose che diceva mia madre? Questo Genitore può manifestarsi nella relazione con noi stessi e con gli altri in maniera più normativa positiva, offrendo sostegno e limiti, oppure più negativa, esprimendo critiche o giudizi. Allo stesso modo può mostrarsi con modalità più affettive e nutritive o con un atteggiamento iper-protettivo. Il nostro Genitore interno è sempre al lavoro durante la giornata, dialoga dentro di noi con il nostro Bambino e si manifesta nelle occasioni in cui siamo in relazioni agli altri, che sia con un partner, un animale, un collega, un amico. L’aspetto genitoriale appartiene alla personalità di ciascuno di noi.
Certo è che si riattiva in maniera intensa nel momento in cui siamo chiamati a prenderci cura di qualcuno. Questo è uno dei motivi per cui un figlio può portare alla luce delle antiche dinamiche relazionali e metterci a contatto con emozioni di cui abbiamo fatto esperienza durante la nostra infanzia.Per questo motivo, può capitare di incontrare degli ostacoli nella crescita di un figlio e di avere difficoltà a comprendere cosa sta accadendo nella relazione con lui. Anche da adulti, è possibile lavorare questi aspetti di sé per arrivare a prendere delle decisioni nel qui ed ora in maniera più consapevole e libera. Ripristinare questa capacità riflessiva può aiutare a ricostruire una connessione e un legame autentico, basato sulla fiducia.

I figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di adulti capaci di riparare gli “strappi” che fanno naturalmente parte di ogni legame. ❤️‍🩹

Ho iniziato a lavorare in una RSA e mi sono ritrovata a confrontarmi con il mio personale rapporto con la morte.“Se non ...
18/06/2026

Ho iniziato a lavorare in una RSA e mi sono ritrovata a confrontarmi con il mio personale rapporto con la morte.

“Se non possiamo affrontare la morte con serenità, come possiamo essere di aiuto ai nostri malati?”

Mi sono resa conto che non sarebbe stato un processo per niente comodo. È stato con l’ingresso di un signore che, per riservatezza, chiamerò Carlo. Era chiaro che non volesse essere lì, leggevo nei suoi occhi un’antica paura. E chissà se il bisogno di prodigarmi per lui, di accoglierlo, di tendere una mano, non fosse l’espressione di un inconscio desiderio di non essere io stessa un giorno respinta, qualora il destino avesse messo in riservo qualcosa di simile anche per me. Parlando con Carlo, grazie a lui, è diventata chiara in me la necessità di esaminare più attentamente le mie sensazioni rispetto alla perdita, il senso di impotenza, il limite. Confrontarmi con la morte ha significato inevitabilmente confrontarmi con la vita e prendere di nuovo, e dolorosamente, coscienza che la vulnerabilità è una condizione umana che ci accomuna tutti. Come ci ricorda la Kubler Ross, chi di noi ha bisogno di negare la morte tenderà a trovarne il rifiuto anche nell’altro; chi riesce a parlarne senza esserne travolto può offrire uno spazio in cui il paziente si senta autorizzato a riconoscere e condividere le proprie paure.Perché forse il compito di noi psicologi non è soltanto accompagnare chi si avvicina alla morte, ma continuare a interrogarci sul modo in cui la morte abita noi stessi. Solo accettando la nostra finitezza possiamo incontrare davvero quella dell’altro e riconoscere, nel limite, il valore profondo del tempo che ci è dato.A volte non è tanto difficile accettare la morte quanto la sensazione di non avere più niente da vivere. - Possiamo aiutare le persone a morire cercando anzitutto di aiutarle a vivere. Non a sopravvivere o a vegetare in modo disumano - ma a restare in contatto con i propri desideri, con ciò che ancora le emoziona, con ciò che dà senso alle loro giornate. Continua nei commenti…

13/04/2026

Le ossessioni non sono solo pensieri ma anche impulsi o immagini mentali, ricorrenti e persistenti, che vengono percepiti come sgradevoli o intrusivi dalla persona che li sperimenta. Possono avere come oggetto varie tematiche: la contaminazione, l’ordine, il controllo, la paura di danneggiare, temi religiosi, sessuali o relazionali o altro ancora.

Un pensiero può dirsi intrusivo se appare in maniera improvvisa e del tutto scollegata dal contesto o dallo stato mentale della persona. Se è in contrasto con i valori o l’immagine di sé della persona, oppure con la visione che la persona ha della realtà.

L’80% delle persone sperimenta pensieri intrusivi con contenuti simile a quello riscontrati nei pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).💭

Ma allora abbiamo tutti un DOC? No👎

La differenza è nella frequenza con cui questa tipologia di pensieri si presenta, nella loro pervasività e nel significato negativo che viene attribuito alla loro intrusione. Infatti, la maggior parte delle persone invece che dare loro un significato profondo e minaccioso, accoglie e lascia scorrere questo tipo di pensieri. 🍃

F. Mancini “La mente ossessiva” (2016)

🪞✨L’immagine corporea può essere definita come l’insieme delle percezioni e delle attitudini riguardanti il propriocorpo...
03/04/2026

🪞✨L’immagine corporea può essere definita come l’insieme delle percezioni e delle attitudini riguardanti il proprio
corpo, inclusi pensieri, credenze, sentimenti e comportamenti (Cash,2004).
L’immagine corporea non racchiude soltanto la “visione esterna” dell’aspetto, ovvero come appariamo a noi stessi
dall’esterno, ma è soprattutto l’esperienza psicologica personale e interiore che la persona fa del proprio aspetto.

Il concetto di immagine corporea si estende ben oltre l’aspetto aspetto fisico e risulta strettamente collegato alla realtà sociale e culturale dell’individuo.

Nella cultura contemporanea il corpo sta diventando sempre più un - oggetto- da esibire, anziché un soggetto capace di sentire, e un mezzo per ottenere riconoscimento sociale.
Se è vero che il nostro sé si struttura in relazione a l’altro, in una cultura “liquida”, come ci dice Bauman, dove l’identità è percepita come meno stabile, il bisogno naturale di riconoscimento aumenta. In una società che premia l’esposizione e dove la visibilità dell’immagine diventa un valore, il rischio è che il corpo venga usato come un mezzo per rifocillare l’ego piuttosto che percepito come - presenza- , un luogo da abitare per entrare in contatto con se stessi.

Possiamo guardare allo sport come ad uno spazio psichico che ci mette in contatto, attraverso il corpo, con i nostri limiti, la fatica e il desiderio. Ed è solo stando a contatto con le nostre imperfezioni, incertezze ed insicurezze che possiamo imparare a a tollerare la frustrazione senza delegarla ad un immediato riconoscimento esterno. Che, per quanto fonte di gratificazione istantanea, ci lascia insoddisfatti, dipendenti dallo sguardo dell’altro per esistere e, forse, anche privi di uno spazio interiore di crescita.

Indirizzo

Piazza Gronchi 3
Pontedera
56025

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