Dott.ssa Barabas Federica Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Barabas Federica Psicologa Psicoterapeuta Psicologa e Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR, Sessuologa Clinica ed Esperta in Educazione Sessuale

La cura abita forme diverse: nell’accogliere senza giudizio, nel proteggere senza sostituirsi, nel restare senza invader...
29/08/2026

La cura abita forme diverse: nell’accogliere senza giudizio, nel proteggere senza sostituirsi, nel restare senza invadere.
E, qualche volta, persino nel lasciare andare.
Perché una relazione che cura non ci rende indispensabili all’altro: gli restituisce, poco alla volta, lo spazio per potersi appartenere.
Dottoressa Barabas Federica

Le notti biancheFëdor DostoevskijL’eco di un libroNon recensisco i libri. Ne custodisco l’eco.⸻Breve romanzo da leggere ...
02/08/2026

Le notti bianche

Fëdor Dostoevskij

L’eco di un libro
Non recensisco i libri. Ne custodisco l’eco.



Breve romanzo da leggere tutto d’un fiato,
dialoghi e immagini d’ambientazioni dal fascino sconfinato.

Quel bisogno di amare, tra desiderio e idealizzazione,
non rappresenta tanto un amore reale, quanto la ricerca di un riparo dalla solitudine come prima illusione.

Inizia così un dialogo fra due solitudini che cercano calore,
dove l’amore viene confuso con un rifugio che consola, ma non è ancora amore.

I dialoghi sono un incontro fra anime che si riconoscono,
ma la differenza fra sentirsi amati e amare davvero in pochi la conoscono.

A volte il bisogno di essere accolti può somigliare all’amore,
ma ciò che nasce dalla mancanza non sempre sboccia in vero ardore.

Queste quattro notti sembrano una vita intera,
sfumature di dialoghi che rendono quell’intesa sorprendentemente vera.

Il finale ha il sapore del risveglio dopo un sogno bellissimo.
Resta l’amaro della perdita, ma anche la gratitudine per aver vissuto, anche solo per un istante, qualcosa di autentico e rarissimo.

Non tutto ciò che è destinato a finire è stato inutile,
perché riscoprirsi ancora vivi non è mai qualcosa di futile.

Il protagonista ama più ciò che immagina, ciò che spera e ciò che potrebbe essere,
e inseguendo il possibile, rischia il reale di perdere.

Dott.ssa Federica Barabas

L’eco di un libroVersi che restano dopo la letturaNon recensisco i libri. Ne custodisco l’eco.📗 CYRANO DE BERGERACEdmond...
29/07/2026

L’eco di un libro
Versi che restano dopo la lettura

Non recensisco i libri.
Ne custodisco l’eco.

📗 CYRANO DE BERGERAC
Edmond Rostand 📖

Una commedia assai brillante,
leggera nella forma e con una ironica profondità costante.

In Cyrano è presente il dolore di non sentirsi degni d’amore,
e il naso diventa il ritratto di ogni più profondo timore.

Diventa un modo in cui possiamo fissarci nel guardare a noi stessi,
essendo i primi a metterci in pole position per risaltare “da fessi”.

Il difetto del protagonista viene trasformato in ironia,
quasi a sottrargli il potere di umiliarlo, suvvia.

L’umorismo diventa una nuova forma di dignità,
scagliando via sguardi compassionevoli, burloni e atti di pietà.

Rilevante il tema del “prestare” la propria anima ad un altro uomo,
ma “una voce può essere imitata, un’anima NO”, è una verità che richiama tutti come un forte tuono.

La verità prima o poi emerge,
anche se per tempo dallo svelarsi ci si protegge.

A volte il riconoscimento arriva informalmente o in “divisa”,
talvolta quando il tempo non permette più di trasformarlo in una vita condivisa.

Ricordiamoci che ciò che appartiene all’anima non può essere recitato,
ma può solo emergere, con autenticità nell’esplicitato.

Dott.ssa Federica Barabas

26/07/2026
L’eco di un libro 📖 Versi che restano dopo la letturaLa figlia preferita – Morgan DickNon recensisco i libri. Ne custodi...
26/07/2026

L’eco di un libro 📖

Versi che restano dopo la lettura

La figlia preferita – Morgan Dick

Non recensisco i libri. Ne custodisco l’eco.
Perché alcune storie non finiscono con l’ultima pagina: continuano ad abitare pensieri, emozioni e domande. Questi versi raccolgono ciò che questo libro ha lasciato dentro di me.

“La fragilità appartiene a chiunque, nessuno è immune dalle proprie ferite
Le stesse ferite, che prima o dopo richiedono di essere guarite.

Il coraggio di chieder aiuto è un tema che spesso questo libro rinforza
Attraverso il riconoscimento del bisogno come atto di forza.

Le ferite familiari non scompaiono da sole né possono essere ignorate
Ma con cura e gentilezza vanno considerate.

L’amore può convivere con errori, assenze e sofferenze
Superando e valorizzando anche, tra persone, le stesse differenze.

Il rapporto con la famiglia d’origine può influenzare profondamente la vita adulta
E nelle vite di queste sorellastre questo tema emerge con forza assoluta.

Due sorellastre, due storie, lo stesso bisogno
Trame che si intrecciano, inseguendo lo stesso sogno.

Ognuno di noi di sovente cerca ciò che vorrebbe ricevere
Non è mai troppo tardi per imparare a chiedere e a concedere.

La comprensione è diversa dalla giustificazione
Ascoltare ed incontrare profondamente l’altro è già una trasformazione.

La forza della condivisione è un valore inestimabile
Qualcosa che questo romanzo riesce a rendere sensibilmente spiegabile.

Non è mai troppo tardi per assumersi le proprie responsabilità
Ed incontrarsi, condividendo fiducia e lealtà.

Gli esseri umani sono esseri imperfetti
Preziosi anche nelle loro mancanze e difetti.

L’identità non può essere determinata solo dalle proprie origini
Anche quando dobbiamo attraversare vorticose vertigini.

La perfezione non rende una persona degna d’amore
Non cancella il dolore e non ne riconosce l’effettivo valore.”

📖 Consigliato a chi ama i romanzi psicologici e familiari, capaci di raccontare con delicatezza le ferite, i legami e la possibilità di trasformarli.

Dott.ssa Federica Barabas

L’eco di un libro:Versi che restano dopo la letturaL’IDIOTA Fëdor DostoevskijL’idiota principe in quanto tale,Nella sua ...
19/07/2026

L’eco di un libro:
Versi che restano dopo la lettura

L’IDIOTA
Fëdor Dostoevskij

L’idiota principe in quanto tale,
Nella sua rappresentazione bizzarra e originale.
È il personaggio che più spesso sentirai di attraversare
E che cercherai di decifrare ed analizzare,
Assaggiandone la genuinità e la franchezza di pensiero
Che si manifesta inaspettatamente veritiero.
Distinguendosi dagli altri personaggi
Che ne esaltano gli “idioti miraggi”,
Confondendo il lettore
Che man mano si sentirà un suo alleato sostenitore.

“Non l’amo per amore ma per pietà”
È uno dei messaggi che impresso resterà.
Una pietà che può essere più forte dell’amore sentimentale,
Un riferimento ad un amore “cristiano”, più spirituale,
Il quale però proietta un’assenza di reciprocità
E l’incapacità di considerare l’altro nella sua totalità.

All’interno di un contrasto tra diversi modi di amare,
Che restituiscono all’unisono un fallimento totale.
Chi ama possedendo, chi ama salvando,
Senza riuscire a cogliere davvero ciò che l’altro sta rappresentando.

Una donna traumatizzata che non crede di meritare amore
E che viene additata come “folle” con veemenza e ardore.
Turbamenti e inquietudini attraverserai,
Mentre i vari personaggi e le loro intenzioni conoscerai.

“Se non posso averti viva, nessun altro ti avrà”,
Un’immagine di tossicità non così lontana dall’attuale realtà.
Attuale anche il riferimento ad una ripugnante ordinarietà,
Laddove si riduce ad una pura spirituale mediocrità.
Vivere senza interrogarsi e parlare per convenzione,
Quasi un’assenza di coscienza nell’umana interazione.

Non per ultimo l’invito implicito ad una fede vissuta come esperienza interiore,
Piuttosto che ad una religione intesa come potere ed esaltazione della pura istituzione.



Non recensisco i libri.
Ne custodisco l’eco.

Dott.ssa Federica Barabas

🌱 UMANIZZIAMO IL TERAPEUTA 🌱Forse una delle cose più difficili è ricordare che, dietro ad un ruolo, in questo caso dietr...
06/07/2026

🌱 UMANIZZIAMO IL TERAPEUTA 🌱

Forse una delle cose più difficili è ricordare che, dietro ad un ruolo, in questo caso dietro al ruolo dello psicoterapeuta, c’è una persona.

Uno psicoterapeuta non è un essere illuminato e finito.
Non è un maestro che ha tutte le risposte.
Non è immune alle emozioni, o al sovraccarico emotivo.
Non è sempre perfettamente centrato.
Non vive una vita senza dubbi, senza errori o senza fatiche.

Può ridere fino alle lacrime.
Può commuoversi davanti ad un libro, sugli scogli.
Può bere un bicchiere di vino in più in compagnia.
Può fare una battuta leggera.
Può avere giornate storte.
Può sbagliare, chiedere scusa, ricominciare.

Molto spesso, invece, la figura del terapeuta viene quasi sacralizzata: come se dovesse essere sempre impeccabile, puro, distante, al di sopra delle fragilità umane.
E, a forza di guardarlo così, rischiamo di dimenticare una verità semplice: la professionalità non nasce dall’assenza di umanità, ma dalla capacità di conoscerla e di gestirla con responsabilità.

La differenza, infatti, non sta nell’essere “migliore” degli altri.

Sta nel fatto che, quando entra nello studio, il terapeuta mette al servizio dell’altro la propria formazione, gli strumenti acquisiti, l’esperienza, la capacità di osservare, ascoltare e custodire con cura la relazione terapeutica.

Fuori da quello studio, però, continua a essere una persona.

Forse abbiamo bisogno di umanizzare di più questa professione.

Perché quando trasformiamo il terapeuta in una figura quasi sacra, rischiamo di fare un danno doppio.

Alle persone, che finiscono per credere di dover trovare qualcuno di perfetto.

E ai terapeuti stessi, che possono sentirsi intrappolati nell’idea di non potersi più concedere il diritto di essere semplicemente esseri umani.

Essere professionali non significa smettere di essere umani.

Anzi.

Forse è proprio il terapeuta che conosce le proprie fragilità, colui che continua a confrontarsi con esse e che sa non metterle al centro della relazione terapeutica, a poter incontrare davvero quelle dell’altro.

Perché, in fondo, uno psicoterapeuta non aiuta perché è perfetto.
Supporta ed accompagna perché ha imparato a stare, con responsabilità, competenza e autenticità, anche dentro quell’imperfezione che appartiene a ogni essere umano.

Dottoressa Barabas Federica

In terapia incontro spesso genitori che portano sulle spalle un peso enorme.Quello di pensare che ogni difficoltà di un ...
22/06/2026

In terapia incontro spesso genitori che portano sulle spalle un peso enorme.

Quello di pensare che ogni difficoltà di un figlio sia la prova di un loro errore.

Le famiglie influenzano.
Spesso.

Ma la vita non segue rapporti lineari di causa ed effetto.

Ci sono incontri, esperienze, ferite, scelte e significati che ogni persona costruisce lungo il proprio cammino.

Essere genitori significa avere una responsabilità.
Non significa avere il controllo.

E forse una parte della serenità passa anche da qui: distinguere ciò che ci appartiene da ciò che appartiene all’altro.

Dottoressa Barabas Federica

❗️Oggi si parla molto di affettività tra genitori e figli.Di genitori che dicono “ti amo”, che condividono gesti molto i...
09/05/2026

❗️

Oggi si parla molto di affettività tra genitori e figli.
Di genitori che dicono “ti amo”, che condividono gesti molto intimi sul piano emotivo o corporeo, come il bacio sulla bocca o il dormire nello stesso letto anche quando i figli crescono.

E come spesso accade, il confronto si divide in due estremi: da una parte chi vede tutto come naturale espressione d’amore, dall’altra chi giudica ogni gesto in modo rigidamente allarmistico.

Forse, però, la riflessione più importante sta nel mezzo.
E riguarda il tema dei confini.

I bambini hanno bisogno di affetto espresso.
Di presenza emotiva, contatto, tenerezza, parole calde.
Hanno bisogno di sentirsi amati in modo visibile e sicuro.

Ma proprio perché il legame genitore-figlio è così profondo, dovrebbe restare distinto da quello coniugale o sentimentale.

Non perché il bene verso un figlio sia “meno” dell’amore di coppia.
Anzi.
Per molti versi è persino più stabile, più radicale, più incondizionato.

Ma è diverso.

E distinguere non significa svalutare.
Così come mettere confini non significa reprimere l’affetto.

Dire “ti voglio bene”, “ti adoro”, “sei importante per me” non rende il legame meno intenso.
Il bene non è una forma minore dell’amore.
È un sentimento con una natura diversa.

Per questo credo sia importante anche interrogarsi sui confini corporei.
Non in un’ottica moralistica o scandalizzata, ma educativa e relazionale.

Un bambino ha bisogno di vicinanza, certo.
Ma ha anche bisogno, crescendo, di percepire gradualmente la differenza tra il proprio spazio corporeo e quello del genitore.
Tra l’intimità che appartiene al legame genitoriale e quella che appartiene ad altri piani relazionali.

Perché crescere significa anche differenziarsi.
Sentirsi amati profondamente, senza dover occupare uno spazio emotivo o corporeo che non appartiene al ruolo di un figlio.

E forse il rischio di oggi è proprio questo: nel tentativo, finalmente positivo, di educare all’affettività e alla libera espressione emotiva, a volte si perde la differenziazione dei ruoli.

Ma un confine sano non riduce l’amore.
Lo protegge.
Lo rende più chiaro, più sicuro, più rispettoso dello sviluppo emotivo di chi cresce.

Dottoressa Barabas Federica

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Pordenone
33170

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Martedì 13:00 - 21:00
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