Dottssa rita bacci fisioterapista

Dottssa rita bacci fisioterapista 👩🏻‍⚕️ Responsabile Fisioterapia e Elba fitness Portoferraio
🧾 Docente Nazionale Pilates
✨ inseg

ACTIVITIES: fisioterapia, riabilitazione, massaggi, pilates, ginnastica postulare, riflessologia, riabilitazione pelvica.

A CASA TUA è un innovativo servizio di fisioterapia domiciliare offerto direttamente nel comfort della propria abitazion...
15/06/2026

A CASA TUA è un innovativo servizio di fisioterapia domiciliare offerto direttamente nel comfort della propria abitazione da professionisti del settore.
Un servizio professionale, incentrato sull'idea che una fisioterapia efficace non necessita per forza né di costose apparecchiature, né dell’esclusività della seduta presso uno studio tradizionale o un centro di riabilitazione.

--- A chi è rivolto il servizio?

A CASA TUA nasce per soddisfare le esigenze di lavoro, familiari o di salute di quei pazienti impossibilitati a recarsi presso i tradizionali studi fisioterapici.
Se gli orari di lavoro non permettono di raggiungere un centro di fisioterapia o questo non è sufficientemente vicino alla propria abitazione, se a causa della patologia da cui si è affetti non si è in grado di utilizzare l'auto o semplicemente si preferisce ricevere le cure nella tranquillità della propria abitazione, A CASA TUA è il servizio ideale a cui rivolgersi.

Si tratta di un servizio domiciliare di qualità che, attraverso un'accurata valutazione fisioterapica, l'ausilio di un comodo e pratico lettino richiudibile o anche senza e un approccio basato sulle evidenze scientifiche, può aiutare il paziente a risolvere un gran numero di disturbi muscoloscheletrici (mal di schiena, cervicalgia, problematiche di spalla, artrosi, dolore al ginocchio e all'anca, tendinopatie, distorsioni ...).
A CASA TUA è particolarmente indicato per chi necessita di un percorso di riabilitazione personalizzato a seguito di interventi chirurgici (protesi di anca e di ginocchio, frattura del femore, ricostruzione del legamento crociato, meniscectomia ...), in quanto consente di minimizzare i disagi del post-operatorio e accelerare i tempi di recupero.

--- Come prenotare il servizio?

Per prenotare il servizio di fisioterapia domiciliare è sufficiente un messaggio wapp al numero 339 6899683 inviare un messaggio attraverso la pagina Facebook Dottssa rita bacci fisioterapista ) oppure inviare una e-mail all'indirizzo [email protected] .
Specificare possibilmente:

- la diagnosi o il problema per il quale si richiede la consulenza fisioterapica
- l’indirizzo completo del proprio domicilio
- un recapito telefonico o altro contatto (e-mail ...)

Entro 24 ore si verrà ricontattati per concordare le disponibilità di orario e per fissare la Prima Visita.

--- In cosa consiste il Programma Riabilitativo?

Qualora il programma riabilitativo sia appropriato per la specifica condizione clinica, si propone al paziente un numero indicativo di sedute, tenendo conto anche delle specifiche necessità del paziente e dei suoi obiettivi. Il linea con questo approccio A CASA TUA non prevede pacchetti standard con un numero prestabilito di sedute fisioterapiche in quanto potrebbero risultare eccessive o insufficienti a seconda della specifica situazione clinica.
Durante le sedute possono essere effettuate tecniche di Terapia Manuale, tecniche di trattamento dei tessuti molli (massoterapia specifica e trattamento dei Trigger Point) ed esercizi terapeutici mirati e individuali.
Nel corso del programma al paziente viene fornita un’appropriata informazione circa l'evoluzione della sua situazione clinica, i meccanismi patofisiologici alla base dei sintomi riportati e gli effetti delle terapie applicate.

15/06/2026

DRENAGGIO LINFATICO delle gambe: ecco il MUSCOLO nascosto che apre o chiude il passaggio (e perché la sedia ne è la nemica numero uno)

Tutta la linfa che sale dalle gambe ha un solo modo per tornare verso il resto del corpo: deve attraversare la pelvi, e non esiste alcuna via alternativa.

Non c'è una seconda strada, non c'è una scorciatoia: la regione del bacino è il punto obbligato da cui passa tutto il drenaggio della metà inferiore del corpo.

È come un imbuto: tutto quello che arriva dal basso si incanala lì e da lì deve risalire.

Se quel passaggio è libero, la linfa scorre, i tessuti si svuotano e le gambe restano leggere, mentre se quel passaggio è schiacciato la linfa rallenta, i liquidi si fermano e tutto ciò che sta sotto comincia a gonfiarsi.

E a tenere quel passaggio aperto oppure chiuso non è una vena, non è un linfonodo: è un muscolo che quasi nessuno mette in relazione con la circolazione, lo psoas.

Oggi ti faccio vedere perché proprio lui decide la sorte del tuo drenaggio, perché la sedia è il suo peggior alleato, e come tutto questo possa cambiare quando lo rimetti in movimento.

🚪 LO PSOAS: IL CUSTODE NASCOSTO DEL PASSAGGIO LINFATICO

Lo psoas è il grande muscolo profondo che parte dalle vertebre lombari, attraversa il bacino e arriva fino alla coscia, e per raggiungerlo dovresti letteralmente passare attraverso la pancia, tanto sta in profondità.

Nel suo tragitto attraversa esattamente il corridoio dove transita la linfa che torna dalle gambe, passando in mezzo ai linfonodi iliaci e inguinali, cioè quei piccoli filtri che ogni goccia deve oltrepassare per risalire.

Non è una vicinanza vaga o un collegamento indiretto: lo psoas e quei linfonodi condividono lo stesso identico spazio anatomico, sono a contatto, abitano la stessa stanza.

Quando lo psoas è elastico e si muove bene, questa convivenza diventa un vantaggio enorme, perché ogni volta che il muscolo si contrae e poi si rilascia durante il movimento comprime e libera i vasi linfatici a ritmo, e li fa funzionare come una vera p***a.

Ad ogni passo, ad ogni piega dell'anca, ad ogni volta che ti alzi e ti rimetti in moto, lo psoas spinge la linfa verso l'alto, un battito dopo l'altro.

🪑 PERCHÉ LA SEDIA SPEGNE LA P***A E TI RIEMPIE LE GAMBE

Il guaio è che dopo anni passati seduti lo psoas è quasi sempre accorciato e rigido, e un muscolo rigido non p***a più nulla: si limita a comprimere, di continuo, senza mai rilasciare.

I vasi e i linfonodi del bacino si ritrovano sotto una pressione costante, il passaggio si restringe, e la linfa che arriva dalle gambe non ha più la spinta per risalire come dovrebbe, così l'imbuto si intasa.

Ma la sedentarietà ti rovina il drenaggio per una seconda via, ancora più diretta della prima.

Quando sei seduto, la piega dell'inguine, cioè il punto in cui la coscia incontra il bacino, forma un angolo netto che schiaccia i vasi linfatici anche dall'esterno, indipendentemente dallo psoas.

Mettendo insieme le due cose: lo psoas accorciato comprime il passaggio da dentro, e la posizione seduta lo strozza da fuori.

È come sedersi sopra un tubo da giardino già piegato in due: lo schiacci da due direzioni nello stesso istante, e l'acqua che dovrebbe scorrere si ferma.

E questo non lo fai per cinque minuti, lo fai per otto, dieci, dodici ore al giorno, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Ecco perché un lungo viaggio in macchina o una trasferta in aereo ti lasciano le caviglie gonfie e le gambe pesanti molto più di una giornata in cui ti sei mosso parecchio, anche senza fare sport: in viaggio resti incastrato nella stessa piega per ore, e quel passaggio non si riapre mai.

🌙 IL PATTERN MATTINO-SERA CHE QUASI TUTTI RICONOSCONO

C'è un dettaglio in cui moltissime persone si rivedono subito, ed è la differenza tra come stanno le gambe appena sveglie e come stanno la sera.

Al mattino, dopo una notte passata in orizzontale, la gravità non ostacola il ritorno della linfa, lo psoas è abbastanza disteso, la piega inguinale non comprime niente, e i tessuti hanno avuto ore intere per svuotarsi: le gambe sono leggere e l'anello ti gira al dito senza problemi.

Poi la giornata avanza, e ora dopo ora la gravità tira i liquidi verso il basso, lo psoas si accorcia stando seduti, la piega dell'inguine schiaccia i vasi, e quel collo di bottiglia nel bacino si stringe sempre di più.

La sera diventa il momento peggiore, con il massimo dei liquidi accumulati e il minimo della capacità di drenarli: le scarpe stringono, le gambe sono pesanti e legnose, e quando ti togli i calzini trovi il segno dell'elastico stampato sulla pelle.

Non è semplicemente la solita "ritenzione idrica" di cui si parla in modo vago: è la linfa che non riesce a risalire perché il passaggio nel bacino è bloccato.

Tante persone provano a rispondere con drenanti, tisane, calze a compressione e creme, e qualcosa di sollievo arriva anche, ma il problema torna sempre, perché nessuna di queste cose tocca il muscolo che sta strozzando il passaggio.

🩹 LA MIA APPENDICITE, E COSA HO CAPITO ANNI DOPO

Su questo punto ti racconto una cosa che mi riguarda da vicino, perché l'ho vissuta sulla mia pelle prima ancora di capirla.

A tredici anni sono stato operato di appendicite, e l'intervento è stato un mezzo disastro: la ferita ha fatto infezione, la cicatrice è venuta br**ta e la guarigione è stata lunga e complicata.

Per anni mi sono trascinato una sensazione strana sul lato destro, una specie di tensione di fondo nell'addome e una gamba che ogni tanto sembrava più pesante e più "intasata" dell'altra, senza che riuscissi a darmi una spiegazione.

Quello che ho capito molto più tardi è che le aderenze lasciate dalla cicatrice avevano incollato fra loro dei piani che invece dovrebbero scorrere liberi, un po' come le pagine di un libro che si appiccicano e non si sfogliano più, e questo aveva reso il mio psoas destro cronicamente più contratto del sinistro.

Uno psoas così, contratto e asimmetrico, comprime il corridoio linfatico proprio da quel lato, e il risultato era esattamente quella gamba che sentivo "diversa", più gonfia e più stanca dell'altra senza un motivo apparente.

La cicatrice è ancora lì e ci resterà per sempre, ma da quando ho iniziato a lavorare con costanza sui muscoli profondi di quella zona, lo psoas ha smesso di reagire in modo eccessivo e il passaggio ha ripreso a scorrere: quella sensazione di gamba "imballata" è semplicemente sparita.

🔁 IL CIRCOLO VIZIOSO (E PERCHÉ SI PUÒ INVERTIRE)

Quello che rende la faccenda così ostinata è che il meccanismo gira in tondo e si rinforza da solo.

Lo psoas rigido comprime i vasi linfatici, la linfa si ferma nelle gambe, il ristagno accende un po' di infiammazione nei tessuti, l'infiammazione irrigidisce ancora di più i muscoli della zona, e lo psoas diventa così sempre più contratto.

La buona notizia è che lo stesso circolo può girare al contrario e diventare virtuoso, e il punto su cui mettere le mani è chiarissimo.

Rimettere in funzione lo psoas significa due cose ben precise:

➡ togliere la compressione cronica sui vasi e sui linfonodi del bacino, riaprendo il passaggio che era strozzato
➡ restituirgli il ruolo di p***a, perché un muscolo che torna a muoversi in tutta la sua escursione comprime e rilascia i vasi a ogni movimento dell'anca, e spinge la linfa verso l'alto

E qui arriva il pezzo che spesso sfugge, ma che è il cuore di tutto: il sistema linfatico non ha un cuore tutto suo che lo p***a, non c'è una p***a centrale come quella che muove il sangue.

La linfa si muove soltanto grazie al movimento, alla contrazione dei muscoli e soprattutto al respiro, e questo non è un dettaglio curioso ma fisiologia di base: senza muscoli che si contraggono e senza un diaframma che lavora, la linfa semplicemente non ha chi la spinga.

Lo psoas è una di queste pompe, e se gli affianchi il diaframma il quadro si completa: ad ogni respiro profondo il diaframma scende, comprime la cisterna del chilo che è il grande serbatoio della linfa, e aspira i liquidi verso l'alto un po' come quando tiri il liquido con una cannuccia.

In pratica lo psoas spinge dal basso e il diaframma richiama dall'alto, e insieme fanno per la linfa lo stesso lavoro che il cuore fa per il sangue, con una differenza enorme: a differenza del cuore, questi due muscoli dipendono completamente da te e da quanto li alleni 💪

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e legge...
02/05/2026

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e leggerezza!"

Oggi parliamo di un dolore che colpisce proprio il dito più importante della mano: il pollice. Aprire un barattolo, girare una chiave, stringere qualcosa.. tutto diventa più difficile.

Se il pollice inizia a ribellarsi, potrebbe trattarsi di rizoartrosi!

Cos’è e dov’è?

La rizoartrosi è una forma di artrosi che colpisce la base del pollice, precisamente l’articolazione tra trapezio e primo metacarpo. È un’articolazione fondamentale per i movimenti di presa e opposizione. Quando si usura, il pollice perde stabilità e diventa doloroso.

Curiosità divertente

Il pollice è responsabile di circa il 40% della funzione della mano. Quindi quando lui si lamenta.. tutta la mano va in sciopero!

Come si sviluppa?

La rizoartrosi si sviluppa per usura nel tempo, movimenti ripetitivi, iperlassità articolare, predisposizione genetica e sovraccarico della presa.

Nel tempo, la cartilagine si consuma e le superfici articolari iniziano a sfregare tra loro.

Nella vita quotidiana

I sintomi tipici sono dolore alla base del pollice, difficoltà nei movimenti di presa, perdita di forza, fastidio aprendo barattoli o bottiglie e deformità progressiva. Molti pazienti dicono: “Non riesco più a fare cose semplici.”

Parole complicate, spiegate semplici

Artrosi: usura delle articolazioni.
Trapezio: osso del carpo alla base del pollice.
Opposizione: movimento che permette al pollice di toccare le altre dita.

Accenni di fisioterapia

La fisioterapia è fondamentale: esercizi per mantenere la mobilità, rinforzo dei muscoli della mano, tecniche manuali, educazione al carico e alle attività quotidiane ed eventuale utilizzo di tutori.

Non si “cura” l’artrosi, ma si può gestire molto bene il dolore e la funzione.

Curiosità scientifica

È più frequente nelle donne, aumenta con l’età ed è una delle principali cause di dolore alla mano. Il trattamento conservativo è spesso efficace nelle fasi iniziali.

Conclusione

La rizoartrosi ci ricorda quanto il pollice sia fondamentale nella vita quotidiana. Anche se l’articolazione cambia nel tempo, con il giusto lavoro si può continuare a usare la mano in modo efficace.. senza rinunciare all’autonomia.

A sabato prossimo per il prossimo episodio di Patologie Spiritose! 🤗

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉Oggi torniamo n...
30/04/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉

Oggi torniamo nella regione mediale della coscia per incontrare un muscolo meno famoso dei suoi “fratelli”, ma fondamentale per il controllo fine del movimento: l’adduttore breve.

Dettagli anatomici

L’adduttore breve è un muscolo piatto e triangolare, situato in profondità rispetto all’adduttore lungo e anteriormente al grande adduttore. Origina dal ramo inferiore del p**e e si inserisce sulla parte prossimale della linea aspra del femore.

Innervazione: nervo otturatorio (L2–L4)

Funzioni principali

Adduzione della coscia, aiuta nella flessione dell’anca e contribuisce alla stabilizzazione pelvica, supporta il controllo nei movimenti di transizione (inizio passo, cambi di direzione).

Tipi di dolore

L’adduttore breve può essere coinvolto in pubalgia (soprattutto negli sportivi), dolore nella regione inguinale, tendinopatie inserzionali, contratture da sovraccarico (calcio, corsa, sport laterali) e dolore nei cambi di direzione o negli scatti.

Spesso non è il principale colpevole.. ma parte della squadra degli adduttori in sofferenza.

Funzione quotidiana

Lavora in tutte le attività in cui avvicini le gambe, stabilizzi il bacino mentre cammini, ti alzi da una sedia, cambi direzione rapidamente e mantieni l’equilibrio in monopodalico.

È uno dei muscoli che rendono il movimento fluido e controllato.

Esercizio di allungamento (Stretching degli adduttori)

1. In piedi, porta le gambe larghe.
2. Sposta il peso su una gamba piegandola.
3. Mantieni l’altra distesa.
4. Sentirai ti**re nella parte interna della coscia.
5. Mantieni per 20–30 secondi e cambia lato.

Allunga l’intero gruppo degli adduttori, incluso il breve.

Esercizio di rinforzo (Adduzione con palla)

1. Sdraiati supino con le ginocchia piegate.
2. Posiziona una palla o un cuscino tra le ginocchia.
3. Stringi mantenendo la contrazione per 5–6 secondi.
4. Rilascia lentamente.
5. Ripeti 10–12 volte.

Attiva in modo sicuro l’adduttore breve e migliora la stabilità pelvica.

Curiosità scientifica

L’adduttore breve è attraversato anteriormente e posteriormente da rami del nervo otturatorio, che lo dividono funzionalmente in due parti. Questa particolarità lo rende importante nei quadri di dolore neuropatico inguinale.

Conclusione

L’adduttore breve è un muscolo discreto ma fondamentale per la stabilità e il controllo del movimento. Non è il più forte.. ma è uno di quelli che fa funzionare bene tutto il sistema.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. perché anche i muscoli meno famosi fanno la differenza! 💪

Suboccipitali: i muscoli invisibili che guidano la tua testa.. e il tuo mal di testa!Li hai mai sentiti? Probabilmente n...
29/04/2026

Suboccipitali: i muscoli invisibili che guidano la tua testa.. e il tuo mal di testa!

Li hai mai sentiti? Probabilmente no. Ma loro conoscono te.

Ogni volta che hai avuto quel fastidioso mal di testa “alla base del cranio”, ogni volta che hai sentito la nuca rigida come se avessi dormito su un cuscino di pietra, o quella sensazione di testa che “pesa come un macigno”.. loro erano lì. Se hai avuto cefalea, tensioni cervicali o quella fastidiosa sensazione di “testa pesante”, potrebbero essere i colpevoli.

Sono i muscoli suboccipitali! 😎

Quattro muscoletti, nascosti proprio alla base del cranio, lavorano come stabilizzatori di precisione per la nostra testa. Sono i piloti di Formula 1 del collo: gestiscono curve strette, correzioni minime e mantengono l’assetto in perfetto equilibrio, anche sotto pressione. Sono gli orologiai svizzeri della cervicale, i micro-motori che regolano i movimenti tra il cranio e le prime vertebre cervicali (atlante ed epistrofeo). Non li vedi, ma decidono se ti senti bene o meno.

Cosa fanno di speciale? 😌

Questi muscoli permettono di ruotare la testa senza sembrare robot arrugginiti, aiutano a mantenere la postura e l’equilibrio della testa rispetto al corpo. Sono responsabili del tuning visuo-posturale: quei micro-movimenti che mantengono lo sguardo fermo anche quando il corpo si muove.

Quando cammini, la testa oscilla leggermente. Chi impedisce che tutto sembri tremolare come in una we**am difettosa? Loro. Quando ti giri con lo sguardo prima della testa, e tutto appare fluido, chi regola questo gesto? Ancora loro.

E quando correggi la posizione mentre leggi questa frase, perché ti sei accorto di essere tutto storto.. li stai usando senza saperlo.

Perché possono diventare un problema? 🤔

Viviamo in un’epoca fatta di collo da smartphone, posture sbagliate alla scrivania, ore su Zoom, su TikTok, WhatsApp e fogli Excel infiniti.

Questi muscoli, progettati per piccoli aggiustamenti di precisione, si ritrovano spesso iperattivi e contratti a causa di:

- troppo tempo chinati sul telefono (eh sì, TikTok e WhatsApp hanno un prezzo..)

- ore al PC senza supporto ergonomico

- stress e tensioni (perché la vita è già complicata di suo, ma il nostro collo decide di aggiungere un po’ di rigidità per sicurezza) 🤭

La testa pesa 4-5 kg. Ma se inclinata in avanti di 30-45°, può esercitare un carico anche di 27-30 kg sulla cervicale. E chi sopporta tutto questo peso inclinato per ore? Proprio loro. Da regolatori di precisione a caricatori cronici.

Il risultato?

Cefalee, rigidità, dolori cervicali.
Vertigini, instabilità e visione sfocata.
Sensazione di testa ovattata, come un elmetto invisibile che stringe troppo!
Mal di testa cervicogenico confuso con emicranie.

Fallo ora: il test dell’attenzione suboccipitale 🤫

Appoggiati allo schienale.
Chiudi gli occhi.
Fai un piccolo “sì” con il capo. Poi un piccolo “no”.
Ruota lentamente. Senti tensioni, resistenze, scricchiolii, un vago giramento?
Hai appena sentito parlare i tuoi suboccipitali.

Come prenderci cura di loro?

Stai al PC? Ruota dolcemente il collo, allungati come un gatto, esplora la mobilità del collo senza forzare. I suboccipitali rispondono benissimo ai gesti fluidi e rispettosi, ma malissimo agli strappi o all’immobilità prolungata.

Ogni tanto, durante il giorno, porta lo sguardo verso l’alto come se volessi annusare una nuvola. È un gesto semplice ma potentissimo per alleggerire il carico cervicale. Rilassa i suboccipitali, apre lo sterno e stimola la respirazione bassa. Fatto con consapevolezza, cambia l’assetto posturale in pochi secondi.

Respira meglio. Una respirazione diaframmatica, profonda e lenta, aiuta a ridurre la tensione nella zona cervicale. Se respiri solo con il torace, sopra le clavicole, stai già preparando il terreno alla contrazione cronica di questi muscoli.

Massaggia la zona con movimenti lenti e delicati. Appoggia due dita sulla parte alta della nuca, a 1 cm dalla colonna, e fai leggere pressioni circolari. Oppure affidati a un fisioterapista che conosce tecniche di rilascio miofasciale suboccipitale. È delicato ma estremamente efficace.

Ecco qualcosa che solo noi possiamo fare insieme: un minuto di consapevolezza suboccipitale! 🙂‍↕️

Mettiti seduto. Appoggia la schiena.
Chiudi gli occhi.
Senti il peso della testa.
Immagina quattro piccoli muscoli che danzano con precisione, mantenendo l’equilibrio del cranio come funamboli silenziosi.
Con ogni respiro, immagina che si allunghino e si rilassino.
Fai tre respiri profondi e apri gli occhi.
Benvenuto nella consapevolezza dei tuoi muscoli occipitali.

Il consiglio pratico

Spesso ci prendiamo cura della schiena solo quando fa male. Ma questi muscoli meritano attenzione prima. Il primo passo è: alzare lo sguardo e cambiare angolazione. Non è solo una metafora.

E ora tocca a te:

Li avevi mai considerati prima?

Hai mai sentito un dolore proprio alla base del cranio?

Ti capita di avere vertigini leggere quando muovi la testa velocemente?

Hai mai provato cefalee che sembrano nascere dal collo?

Raccontacelo nei commenti!
Scrivilo qui sotto. La tua esperienza può aiutare qualcun altro a scoprire questi piccoli, grandi protagonisti della salute cervicale.

E se sei un collega fisioterapista, scrivi la tua!
Questi testi vogliono essere una base di partenza per il confronto tra professionisti: arricchiscili, correggili, migliora ciò che può essere migliorato.
La condivisione è la nostra forza. 👏

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”Ogg...
28/04/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che non si limita a “muovere qualcosa”..ma controlla uno dei muscoli più grandi e potenti del nostro corpo. Un nervo che entra in gioco quando tiri, quando arrampichi, quando nuoti e quando ti sollevi.

Parliamo del nervo toracodorsale, il nervo del gran dorsale.

Dove sta?

Il nervo toracodorsale nasce dal plesso brachiale, più precisamente dal fascicolo posteriore, con contributi da C6, C7 e C8.

Il suo percorso è ben definito: origina nella regione ascellare, scende posteriormente lungo la parete toracica, segue il decorso dell’arteria toracodorsale, raggiunge il muscolo gran dorsale.

È un nervo puramente motorio.

Che cosa fa?

Il nervo toracodorsale innerva un solo muscolo: il gran dorsale (latissimus dorsi).

Ma quel muscolo fa tantissimo: estensione della spalla, adduzione, rotazione interna, stabilizzazione del tronco durante i movimenti degli arti superiori.

È il muscolo dei movimenti “di forza”: ti**re, arrampicare, nuotare, sollevarsi.

Come si lamenta?

La sofferenza del nervo toracodorsale è meno evidente rispetto ad altri nervi ma molto funzionale.

Può dare debolezza nei movimenti di trazione, difficoltà nei pull-up o nei movimenti sopra la testa, ridotta stabilità della spalla durante il carico, sensazione di perdita di forza “dietro”, difficoltà nei movimenti sportivi complessi.

Non dà dolore tipico o parestesie, perchè è un nervo motorio puro.

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo toracodorsale lavora ogni volta che ti tiri su con le braccia, fai trazioni, nuoti, spingi o tiri oggetti pesanti, stabilizzi il tronco durante il movimento degli arti superiori.

È uno dei protagonisti nei movimenti “globali” del corpo.

Patologie e disfunzioni

Lesioni iatrogene (chirurgia ascellare, mastectomia), traumi del plesso brachiale, compressioni nella regione ascellare, debolezza del gran dorsale, alterazioni della biomeccanica scapolo-omerale.

Spesso la sofferenza è legata a contesti chirurgici o traumatici.

Curiosità neurologica

Il nervo toracodorsale è spesso preservato o utilizzato in chirurgia ricostruttiva, soprattutto negli interventi al seno. Il gran dorsale viene infatti utilizzato per creare lembi muscolari.. e il nervo può essere mantenuto per conservarne la funzione.

Un perfetto esempio di integrazione tra anatomia e chirurgia.

Approccio fisioterapico

La fisioterapia è fondamentale nel recupero funzionale. Rinforzo del gran dorsale, recupero della funzione di trazione, lavoro scapolare con integrazione con romboidi e trapezio, controllo del movimento globale delle catene cinetiche superiori, mobilità toracica per migliorare la funzione del cingolo scapolare, recupero post-chirurgico nei casi di interventi ascellari o ricostruttivi.

Il lavoro è sempre globale, mai isolato.

Conclusione

Il nervo toracodorsale controlla uno dei motori più potenti del corpo umano.

Non lo senti.
Non lo percepisci.
Ma senza di lui.. perdi forza, controllo e stabilità.

È il nervo che trasforma il dorso.. in potenza.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

È lunedì.. ed eccoci di nuovo insieme con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorr...
27/04/2026

È lunedì.. ed eccoci di nuovo insieme con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” 😄

Oggi saliamo dritti al centro del cranio, in una zona nascosta ma affascinante, per incontrare una struttura dal nome curioso e.. decisamente “animalesco”: la cresta del gallo. Non è uno scherzo: dentro la tua testa c’è davvero una “cresta”. E non canta all’alba ma svolge un ruolo fondamentale per la stabilità delle meningi!

La cresta del gallo (in latino crista galli) è una piccola sporgenza ossea che serve da punto di ancoraggio per una delle membrane più importanti del cervello.

Cos’è e dov’è?

La cresta del gallo è una proiezione ossea verticale dell’osso etmoide, situata nella parte anteriore della base cranica, tra le due lamine cribrose nella linea mediana. È una struttura sottile, appuntita, che sporge verso l’alto nella cavità cranica.

A cosa serve davvero?

La sua funzione principale è fare da punto di inserzione per la falce cerebrale (falx cerebri), una piega della dura madre che separa i due emisferi cerebrali e contribuisce alla stabilità del cervello all’interno del cranio. In pratica: è un gancio osseo per una “tenda” che divide il cervello in due.

Curiosità divertente

Si chiama “cresta del gallo” perché la sua forma ricorda proprio la cresta rossa sulla testa di un gallo. Un piccolo dettaglio anatomico.. con una vena artistica sorprendente!

Funzionamento buffo

Immagina il cervello come una gelatina dentro una scatola. Per evitare che si muova troppo, servono delle “pareti interne” di sostegno. La cresta del gallo è il chiodo centrale da cui parte una di queste pareti (la falce cerebrale). Senza di lei.. tutto sarebbe più instabile!

Nella vita di tutti i giorni

Non la senti, non la tocchi, non la percepisci ma ogni volta che muovi la testa, salti, corri, cambi direzione.. la cresta del gallo contribuisce indirettamente alla stabilità interna del cervello.

Parole complicate, spiegate semplici

Crista galli: “cresta del gallo”.
Etmoide: osso alla base del cranio, tra naso e cervello.
Falce cerebrale: membrana che separa i due emisferi.

Come può soffrire?

Direttamente è raramente coinvolta, ma può essere interessata in traumi cranici importanti, fratture della base cranica, chirurgia neurochirurgica o ORL. È anche un punto di riferimento fondamentale negli esami radiologici.

Momento educativo leggero

Il cervello è protetto non solo da ossa, ma anche da membrane e strutture di sospensione. Anche le piccole strutture anatomiche hanno ruoli cruciali e come sempre stabilità non significa rigidità, ma equilibrio dinamico.

Curiosità scientifica

La cresta del gallo è un importante punto di repere in neuroanatomia e radiologia. La sua posizione centrale la rende utile per orientarsi nelle immagini TAC e RM e valutare la simmetria delle strutture cerebrali. Un piccolo “segnaposto” nel grande mondo del cervello.

Conclusione

La prossima volta che pensi al cervello come a qualcosa di complesso e misterioso, ricordati che anche una piccola cresta ossea, come la cresta del gallo, contribuisce a tenerlo stabile e organizzato. Un dettaglio minuscolo con un ruolo davvero fondamentale.

Ci vediamo lunedì prossimo per un’altra meraviglia del corpo umano,
sempre con il sorriso! 😄

“Mi fa male il gomito quando stringo la mano, sollevo una borsa o faccio flessioni.”No, non sei diventato improvvisament...
24/04/2026

“Mi fa male il gomito quando stringo la mano, sollevo una borsa o faccio flessioni.”

No, non sei diventato improvvisamente allergico al movimento. Potresti avere un’epitrocleite. Anche se non hai mai visto una mazza da golf in vita tua.

Cosa vediamo in quest’immagine?

Il dolore si localizza a livello dell’epicondilo mediale del gomito (epitroclea): il punto di ancoraggio dei muscoli flessori del polso e delle dita. Che sono pronatore rotondo, flessore radiale del carpo, palmare lungo, flessore ulnare del carpo.

Se sovraccaricati o stressati da movimenti ripetitivi o esecuzioni scorrette (es. troppi push-up o lavori manuali ripetitivi), i tendini si infiammano, generando:

- dolore locale e irradiato sull’avambraccio

- dolore alla presa

- sensazione di debolezza nell’afferrare oggetti

E il colpo di scena?

Molti confondono l’epitrocleite con: problemi cervicali (radicolopatie) o sindrome del tunnel carpale (neuropatia mediana)

Ma attenzione: il dolore da epitrocleite è ben localizzato e si evoca facilmente con test specifici.

AUTOVALUTAZIONE INTERATTIVA. È il tuo gomito a protestare?

1. Provi dolore localizzato sulla parte interna del gomito?
2. Il dolore peggiora stringendo forte la mano?
3. Sollevare una borsa, una bottiglia o il bilanciere evoca fastidio?
4. Sentendo il polso (flessione del polso contro resistenza) aumenta il dolore al gomito?
5. Noti formicolii al 4° e 5° dito della mano?

Se hai risposto “sì” a 3 o più domande, il tuo gomito sta mandando segnali precisi di overuse tendineo o irritazione neurotendinea.

Test pratico semplice: flessione del polso contro resistenza

Gomito esteso lungo il fianco. Chiedi a un compagno di spingere il tuo palmo verso il basso mentre tu resisti.

Se avverti dolore o bruciore sulla parte interna del gomito: sospetta epitrocleite.

Screening nervoso: se durante il test o in flessione del gomito compaiono formicolii o intorpidimento lungo il 4° e 5° dito: possibile coinvolgimento del nervo ulnare.

Ma perché irritiamo il nervo ulnare?

Il nervo ulnare passa proprio dietro l’epicondilo mediale, protetto solo da una leggera banda fibrosa.

Se i tendini sono infiammati e il compartimento si congestiona: si crea compressione o irritazione secondaria del nervo. Da qui i formicolii, la debolezza, la perdita di sensibilità tipica sul lato ulnare della mano.

Domanda.

Hai dolore al gomito e dai la colpa alla vecchia racchetta da tennis? Forse sono il mouse, il trapano del fai-da-te, o quel bilanciere caricato senza controllo.

Il tuo gomito è il primo campanello biomeccanico d’allarme. Ascoltalo. O sarà lui a farti mollare.. letteralmente.

E ORA UN MESSAGGIO PER I COLLEGHI FISIOTERAPISTI E PER I PROFESSIONISTI DEL MOVIMENTO

Se sospettate un’epitrocleite o se il cliente lamenta dolore interno al gomito NON improvvisate stretching o esercizi di forza generici. NON sovraccaricate ulteriormente il sistema muscolo-tendineo senza prima una valutazione funzionale.

Serve una valutazione funzionale completa da parte di un fisioterapista, per testare selettivamente i muscoli flessori e il nervo ulnare, valutare la dinamica del gomito e del polso, identificare la vera origine del dolore (tendinea o nervosa)

Solo così si può impostare un trattamento mirato: ridurre il carico, rieducare il gesto motorio, proteggere il nervo, rinforzare gradualmente.

Il gomito è una struttura di trasferimento di forze. Se salta l’equilibrio tra polso, gomito e spalla, il tendine è il primo a soffrire. Allenare il gesto corretto è prevenzione.
Valutare il sistema è trattamento.

Indirizzo

Via Amidei Barbiellini 34
Portoferraio
57037

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