Dott.ssa Laura Sola - Psicologa

Dott.ssa Laura Sola - Psicologa Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale , la dott.ssa Laura Sola, opera a Potenza.

Ieri Jannik Sinner ha sollevato il trofeo a Roma, sotto gli occhi di un Paese intero che lo celebra. Da psicoterapeuta, ...
18/05/2026

Ieri Jannik Sinner ha sollevato il trofeo a Roma, sotto gli occhi di un Paese intero che lo celebra. Da psicoterapeuta, non stavo guardando solo i suoi colpi vincenti. Guardavo la sua testa!

Oggi i nostri ragazzi crescono immersi nel mito dell’"istantaneo": scroll veloci, risposte immediate, l'illusione che il successo sia un filtro di Instagram o un contenuto virale. Se una cosa non riesce subito, la frustrazione sale e si tende a mollare.

Sinner ci mostra una strada completamente diversa, che ai giovani fa un bene immenso respirare:

🧠 La TOLLERANZA alla FRUSTRAZIONE: Jannik non vince perché è perfetto, ma perché sa stare nel disagio. Sa cosa significa perdere un punto brutto, subire la pressione di uno stadio intero e rimanere lì, un respiro alla volta.

⏱️ Il VALORE della "NOIA" e della COSTANZA: Dietro quel trofeo ci sono ore e ore di gesti ripetuti all'infinito, lontano dai riflettori. Il talento è solo il punto di partenza; la disciplina è ciò che lo trasforma in realtà.

❌ GESTIRE L’ERRORE non evitarlo: Per vincere a questi livelli devi accettare che sbaglierai. La differenza non la fa chi non commette passi falsi, ma chi sa perdonarsi un secondo dopo e si concentra sulla palla successiva.

IL successo di Sinner non è una magia della genetica. È la prova che la pazienza, il lavoro silenzioso e la capacità di accogliere i propri limiti emotivi sono i veri "superpoteri"

Non abbiate paura dei vostri tempi, delle vostre cadute e della fatica. Le cose grandi si costruiscono così: un quindici alla volta. 🎾

C’è un silenzio che fa più rumore di qualsiasi grido: è quello che precede le tragedie che lasciano una comunità senza p...
22/04/2026

C’è un silenzio che fa più rumore di qualsiasi grido: è quello che precede le tragedie che lasciano una comunità senza parole, come quella che oggi strazzia il cuore di Catanzaro. Davanti al dolore di una madre e dei suoi tre figli, la prima reazione è lo sgomento. La seconda, purtroppo, è spesso il giudizio o la ricerca frenetica di un perché che ci rassicuri, che ci faccia sentire distanti da quell'abisso.

Come psicoterapeuta, sento il dovere di fermarmi .
Non siamo chiamati a capire le dinamiche ultime di un gesto così estremo , quelle appartengono al mistero insondabile della sofferenza psichica e alla solitudine di chi non vede più orizzonti. Siamo chiamati, invece, a interrogarci sulla fragilità dei nostri fili.

L'atto di "lasciarsi andare" non accade quasi mai nel vuoto assoluto, ma in un isolamento percepito come invalicabile. La depressione, il carico mentale, l’angoscia che si fa viva: sono ombre che spesso abitano porte accanto alle nostre, nascoste dietro il decoro, dietro un sorriso stanco o dietro una normalità apparente.
La professionalità ci insegna che il dolore non è una colpa. La disperazione che porta a strappare se stessi e i propri figli alla vita non è mancanza di amore, ma un’eclissi totale della speranza, dove l'unica soluzioneappare, paradossalmente, la fine della sofferenza per sé e per i propri cari.

Cosa possiamo fare noi, oggi, come società e come singoli?

Abbassare la soglia del giudizio: Le tragedie non si spiegano con i "se" e con i "ma". Si accolgono nel silenzio e nel rispetto.

Restare umani e attenti: Chiedersi davvero "come stai?" a chi ci sta vicino, imparando a leggere le crepe nei silenzi altrui.

Validare la sofferenza: Non aver paura di ammettere che la vita, a volte, pesa troppo. Chiedere aiuto non è un fallimento, è un atto di coraggio estremo.🌷

Ho aspettato un po’ prima di scrivere questo post. Non per mancanza di parole, ma per il peso emotivo e la responsabilit...
29/11/2025

Ho aspettato un po’ prima di scrivere questo post. Non per mancanza di parole, ma per il peso emotivo e la responsabilità professionale che sento nel toccare una storia di così inaudita sofferenza. La vicenda del piccolo Giovanni impone un silenzio rispettoso, ma anche una riflessione urgente sulla nostra capacità di ascoltare.🫀

🗣️Ascoltare davvero un bambino con le sue parole, con il corpo, con il silenzio significa aprire uno spazio di accoglienza. È nel silenzio, nei gesti, negli sguardi, nelle pause non dette, che spesso si nasconde la sofferenza, la paura, il bisogno di protezione. L’ascolto attivo e attento non è solo una tecnica: è un atto di cura, di rispetto, di fiducia.
C’è un silenzio che pesa come pietre. Quel silenzio sottile, fragile era la paura di un bambino.
Il suo nome era Giovanni. Le sue ultime parole: «non voglio andare dalla mamma». Un “no” spaventato, carico di angoscia. Un segnale d’allarme che non è stato ascoltato.
Giovanni avrebbe dovuto ridere, giocare, crescere. Invece la sua vita è stata spezzata. E adesso quel “no” resta sospeso nel vuoto: uno squillo che non ha avuto risposta, un grido che nessuno ha preso sul serio.
In quanto psicoterapeuta, so quanto il dolore possa segnare profondamente una persona, una famiglia, una comunità. E so che è fondamentale riconoscere anche quelle voci che non si udono, quei timori che si vedono nel corpo, quegli sguardi che tremano.
Perché se l’ascolto sincero, empatico, sensibile ,fosse stato davvero donato, forse quel bambino avrebbe potuto trovare tutela, protezione, sostegno. Forse quel “no” non sarebbe rimasto solo.
Non possiamo restare indifferenti. Per Giovanni. Per ogni bambino che teme, che vibra, che cerca protezione in un silenzio sommesso. Anche quando le parole mancano, anche quando il dolore resta invisibile, Ascoltiamole davvero❤️

La notizia del suicidio di un ragazzo di 16 anni che si confidava con una chat Gpt  è un'immagine potente della disperaz...
28/08/2025

La notizia del suicidio di un ragazzo di 16 anni che si confidava con una chat Gpt è un'immagine potente della disperazione dei giovani. Come psicoterapeuta, vivo ogni giorno il dolore dei ragazzi, ma la mia attenzione va a quelli che non arrivano mai in studio.

Sono i ragazzi che non hanno un adulto a notare il loro disagio. Quelli che si sentono così soli da cercare un "migliore amico" in un algoritmo o in un'interazione virtuale che promette di ascoltare senza giudicare. E così, la solitudine si fa invisibile, si maschera dietro uno schermo.
Ma la tecnologia non può salvare una vita, non può abbracciare, non può provare empatia e soprattutto non sarà mai un terapeuta! Un terapeuta non è una banca dati, non elabora informazioni ma accoglie emozioni

Questa tragedia non è solo la storia di un ragazzo. È il simbolo di una generazione che a volte si sente più compresa da una intelligenza artificiale che dalle persone reali. È un grido silenzioso che ci chiede: stiamo davvero ascoltando i nostri ragazzi? Stiamo creando spazi sicuri dove possono essere vulnerabili senza paura?

16/07/2025

C'è un'emozione potente, spesso fraintesa, che abita silente in molti di noi: LA NOSTALGIA. Non quella dolce e malinconica dei ricordi felici, ma una nostalgia più profonda, quasi un dolore sordo, che ci afferra l'anima senza un riferimento chiaro, senza un volto, senza un luogo preciso. È la nostalgia di ciò che non è mai stato.

Come psicoterapeuta, osservo spesso questa "ferita nascosta". È la nostalgia di un'infanzia che avrebbe potuto essere più serena, di un amore che non si è mai pienamente realizzato, di un riconoscimento mai ricevuto, di una versione di noi stessi che non abbiamo avuto il coraggio o l'opportunità di vivere. È il lamento sommesso di un bisogno primario insoddisfatto, di un'autenticità soffocata, di una connessione profonda che l'anima anela.

Questa nostalgia senza oggetto apparente può manifestarsi come una tristezza inspiegabile, un senso di vuoto, una difficoltà a sentirsi pienamente appagati anche quando tutto sembra andare bene. Non è un difetto, ma un segnale prezioso della nostra psiche. È la nostra anima che ci sussurra: "Qui c'è qualcosa da accogliere, da esplorare, da sanare."

Riconoscere questa nostalgia è il primo passo verso una profonda liberazione. Significa dare voce a ciò che è rimasto inespresso, permettersi di elaborare il lutto per ciò che non è accaduto, e imparare a nutrire quelle parti di noi che hanno sete di completezza. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo trasformare il presente🌷

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