Dott.ssa Elisa Guarducci- Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Elisa Guarducci- Psicologa Psicoterapeuta Iscritta all’ordine degli Psicologi della Toscana n.4865
~consulenza, sostegno e terapia psicologica

�Possibilità di consulenze e colloqui Online (Skype,Zoom.us, Google Meet)

�Il mio approccio di lavoro in tutti gli ambiti della psicologia e della psicoterapia di cui mi occupo è molto esperienziale e creativo. Mi piace includere l’uso di ALBI ILLUSTRATI, MUSICA, FOTOGRAFIA oltre varie tecniche laboratoriali, perché li ritengo dei preziosi canali proiettivi ed evocativi che riescono ad arricchire

il racconto emotivo del proprio sé, oltre che allenare e coltivare la Meraviglia.

�Mi piace la psicologia sul “campo” in mezzo alle persone, CON le persone. Tanti anni di lavoro nelle classi in progetti educativi scolastici a supporto di alunni e alunne con disabilità, mi hanno lasciato un bagaglio di storie e di esperienze fondamentali per la mia professione. Ho vissuto tutti i giorni l’importanza dell’inclusione e dell’unicità, il valore della comunicazione e dell’ascolto oltre che le molteplici forme di prendersi cura.

�Considero la psicoterapia un viaggio emotivo che faccio insieme ai/alle miei/mie pazienti. Accompagnandoli/e, li/le aiuto ad accorgersi, o a rispolverare, le loro RISORSE come veicolo importante per accogliere anche le loro fragilità, così da fare spazio a nuove possibilità di benessere e di rinascita.

Desiderio o aspettativa? Questo è il dilemma! Mi trovo spesso con i miei pazienti a riflettere su questo tema.Io voglio…...
16/07/2026

Desiderio o aspettativa?

Questo è il dilemma!

Mi trovo spesso con i miei pazienti a riflettere su questo tema.

Io voglio…
Io mi aspetto che…

Il desiderio è il motore emotivo: attiva la dopamina, accende la curiosità e ti spinge all’azione.
È come una bussola interna che rappresenta ciò che VUOI rendendoti agente dell’azione. Rende possibile SCEGLIERE.

Cosa succede, invece, quando agisci solo per soddisfare le aspettative degli altri?
Scambi il tuo fuoco con l’approvazione altrui.
Diventi una macchina efficiente, ma alimentata dal carburante sbagliato.

Seguire un desiderio ti porta gioia, ti porta verso il sentire la tua realizzazione. Anche se fallisci, impari qualcosa su di te.

Seguire le aspettative porta verso l’ansia da prestazione o verso il senso di colpa. Il tuo unico obiettivo diventa il sollievo per non aver deluso nessuno.

“Sto facendo questa scelta perché la voglio io, o perché ho paura di deludere qualcuno?”

Tempo fa ho avuto l’opportunità al di ascoltare la prof.ssa Amalia Ercoli Finzi al . Il suo messaggio sul desiderio è stato potente, la sua lezione commovente.

La dedico ai ragazzi e alle ragazze che ho avuto modo di incontrare in questi anni da terapeuta e da tutor, certa che troveranno il “loro impulso profondo” come faro delle proprie vite.

📸 tratta da A te la scelta
Seminare Idee Festival


Ci sono giorni in cui la stanza di terapia ascolta storie che si intrecciano. 🪡Il filo tesse trame di cui mi sento una s...
28/05/2026

Ci sono giorni in cui la stanza di terapia ascolta storie che si intrecciano.

🪡Il filo tesse trame di cui mi sento una spettatrice che ha la possibilità vivere l’evoluzione delle vite che mi vengono raccontate, restituendo testimonianza del valore che ogni persona riesce a scoprire.
Ci sono trame che si ripetono, che sembrano sostenersi senza saperlo.

Immagino la Stanza che ascolta con me, che pensa con me, che lascia il tempo di trovare il proprio passo a ogni Persona per trovare la chiave giusta per aprirsi alla cura verso se stessi.

🪜Stasera mi porto via un’immagine di psicoterapia come costruzione, ma di una scala.

I gradini sono tanti, ovvio, in salita.

Ogni gradino raggiunto è il passo che riconosciamo su un obiettivo raggiunto.

Ma si può cadere, fermarsi, tornare anche indietro…ognuno a modo suo, ma consapevole.

📍Crederci, resta l’essenziale.

Chi si prende cura di chi si prende cura?🌱Da dicembre a maggio ho avuto il privilegio di condurre un percorso di supervi...
22/05/2026

Chi si prende cura di chi si prende cura?

🌱Da dicembre a maggio ho avuto il privilegio di condurre un percorso di supervisione con un gruppo di educatori scolastici. Sei incontri, tante storie, tante emozioni.

Quello che ho visto mi ha confermato qualcosa che conosco bene: fare l’educatore è un lavoro che vivi dentro.

Porti a casa le fatiche, i bambini difficili, le famiglie che non rispondono, gli insegnanti con cui è dura collaborare. E spesso lo porti da solo.

Lo so perché ho fatto l’educatrice per 12 anni.

Capita di entrare in una classe e sentirsi invisibile.

Capita di tornare a casa con il peso di una storia che non riesci a lasciare fuori dalla porta.

Capita di sentire ce la metti tutta e non basta.

🌿 Ecco perché la supervisione mi sta così a cuore. Non è un corso di formazione. Non è una riunione di lavoro. È uno spazio in cui fermarsi, raccontare, essere ascoltati e riconosciuti.

In questi mesi ho visto educatrici esperte diventare punto di riferimento per le più giovani.
Ho visto la frustrazione trasformarsi in strategia.
Ho visto persone che pensavano di essere le uniche a sentirsi in difficoltà scoprire che non era così.

La solitudine professionale logora. Il confronto, invece, nutre.

Se lavori nel sociale, nell’educazione, nella cura — ricorda che prenderti cura di te e del tuo benessere professionale non è un lusso. È parte del tuo lavoro.

“Indosso la giacca dell’anno scorso così mi riconosco. »Inizia così uno dei brani più iconici di Morgan, e non c’è metaf...
01/04/2026

“Indosso la giacca dell’anno scorso così mi riconosco. »

Inizia così uno dei brani più iconici di Morgan, e non c’è metafora più lucida per descrivere cosa accade dentro di noi quando iniziamo un percorso di cambiamento.

Perché ci aggrappiamo a vecchie abitudini, a modi di fare che non ci appartengono più, o a quella « giacca » che ormai ci va stretta?

Perché il cambiamento fa paura.

Anche quando è un’evoluzione positiva, ci priva dei nostri punti di riferimento.

Cosa possiamo fare?

Attraversare….

Possiamo COSTRUIRE… cambiare pelle non è un evento magico, è un « mutamento di stato ». Significa accettare che la nostra vecchia immagine stia sbiadendo. In questa fase, la giacca dell’anno scorso serve a non sentirsi nudi mentre stiamo ancora decidendo chi diventare.

Possiamo GUARDARCI ALLO SPECCHIO E DIRCI “CIAO”…imparare a guardarci senza cercare il riflesso del passato. È darci il permesso di essere diversi. Riconoscerci nella nuova immagine significa accettare anche le proprie contraddizioni, i propri « errori di punteggiatura ».

Possiamo CUSTODIRE…. difendere la propria metamorfosi.
Una volta trovata una nuova forma, bisogna proteggerla. Custodire non significa chiudersi, ma evitare di tornare indietro per pigrizia o per compiacere chi ci voleva « come prima ». È il momento in cui finalmente possiamo toglierci quella vecchia giacca: non ci serve più per sapere chi siamo.

La terapia, o qualsiasi percorso di crescita, non serve a « diventare qualcun altro », ma a permettersi finalmente di essere ciò che si è sempre stati sotto quegli strati di tessuto logoro.

A volte bisogna avere il coraggio di appenderla, quella giacca, per scoprire che l’ Altrove che cercavamo è già dentro di noi.


Mentre preparo i materiali per la nuova formazione per Mind4children dedicata agli insegnanti che incontrerò a breve, mi...
11/03/2026

Mentre preparo i materiali per la nuova formazione per Mind4children dedicata agli insegnanti che incontrerò a breve, mi sono fermata a riflettere su una domanda che agita spesso il cuore di chi vive la scuola ogni giorno:

« Ci sentiamo davvero Magister? Ci sentiamo di appartenere a un compito educativo che ci vede protagonisti nello sviluppo altrui? »
I
Essere un Magister (dal latino magis, « di più ») non ha a che fare con la gerarchia, ma con la capacità di vedere « oltre ».

Cosa serve nello zaino dell’insegnante?

1. L’Emozione come bussola 🌸 Chiedersi: “Mi sento ancora affascinato dal modo in cui aiuto i miei allievi a cambiare?” non è poesia, è prevenzione. Quando un insegnante si emoziona per un progresso, sta comunicando all’allievo che lui vale.

2. Dall’Istruzione all’Accompagnamento 🛤️ Il docente trasmette il « sapere », il Magister abita la « relazione ». Significa non guardare dall’alto, ma partecipare attivamente al processo di crescita. Essere quel testimone consapevole che dice: « Io ci sono mentre tu diventi chi sei ».

3. Il fine ultimo: la Fioritura ✨ La sfida più grande che lancio sempre nelle mie formazioni è questa: siamo capaci di non essere « soltanto » docenti? Il nostro successo non è il programma finito, ma la fioritura delle capacità dell’altro. Siamo facilitatori di potenziale.

Dietro ogni grande classe, c’è sempre un adulto che ha scelto di essere, prima di tutto, un testimone di possibilità.

🌟A tutti gli insegnanti con cui ho lavorato a scuola per tanti anni, in altre vesti: GRAZIE. Grazie per tutte le esperienze condivise insieme sul campo; sono state proprio quelle sfide quotidiane a rendermi oggi una terapeuta capace di ascoltare, capire e sostenere chi abita la scuola.



📸tratta da Ci sono maestre,ci sono maestri

🌊 Le emozioni sono come onde.Non puoi impedire che arrivino.A volte sono leggere, altre travolgenti.Alcune ti accarezzan...
02/03/2026

🌊 Le emozioni sono come onde.

Non puoi impedire che arrivino.

A volte sono leggere, altre travolgenti.

Alcune ti accarezzano, altre ti mettono alla prova.

Spesso consumi energia cercando di bloccarle, controllarle, zittirle.
Ma le emozioni non chiedono il permesso: chiedono spazio.

La vera forza non è fermare l’onda.
È imparare a starci sopra.
Osservarla. Attraversarla. Scegliere come rispondere.

Non tutto ciò che senti ti definisce.
Ma il modo in cui decidi di viverlo, sì.

✨ Oggi chiediti: quale onda voglio cavalcare?

Entro in seduta con le tasche piene di pensieri sparsi. Fuori c’è rumore. Fuori ci sono ruoli. Fuori indosso maschere pe...
18/02/2026

Entro in seduta con le tasche piene di pensieri sparsi.

Fuori c’è rumore.
Fuori ci sono ruoli.
Fuori indosso maschere per difendermi.

Dentro incontro pause, parole storte, verità che tremano.

Esco diverso, anche quando non me ne accorgo subito.

Esco con meno risposte, ma con le domande finalmente in ordine.
Per ora, è già abbastanza.

A volte c’è “solo” una porta che separa il fuori dal dentro.



📸 dono del mio caro amico cldsph Claudio Di Sabato 💛

“È come se non mi sentissi mai al posto giusto”.La mia stanza di terapia ascolta spesso queste parole, ma raramente ciò ...
13/02/2026

“È come se non mi sentissi mai al posto giusto”.

La mia stanza di terapia ascolta spesso queste parole, ma raramente ciò riguarda solo un contesto esterno.

Che significa?

Ti direi che può essere il segnale di una discrepanza interna: non sono più in sintonia tra la persona che sono diventata e ciò che continuo a chiedermi di essere.

Restiamo in situazioni — relazioni, lavori, ruoli — non perché siano funzionali, ma perché ci sono familiari.
La familiarità riduce l’ansia, anche quando aumenta la sofferenza.

Sentirsi al posto giusto significa sperimentare coerenza tra ciò che voglio, posso, devo.

Sentirsi al posto giusto significa esprimere le parti autentiche del Sé.

Sentirsi al posto giusto significa sentire un livello di attivazione emotiva tollerabile.
   

Quando questo non accade, il sistema nervoso lo segnala.

Non mi sento nel posto giusto e allora sono irrequieto, stanco emotivamente, sono in difficoltà a riconoscere le mie scelte, o mi sento estraneo.
  

Dal punto di vista terapeutico, la domanda non è
“Perché non riesco a stare dove sono?”

ma

“Che parte di me sto mettendo a tacere per restare qui?”

Sentirsi al posto giusto non implica assenza di conflitto o fatica.

Implica però la possibilità di restare in contatto con sé, anche nel disagio.

Quando inizi a sentirti “fuori posto”, spesso non stai perdendo stabilità:
stai recuperando consapevolezza.

E questo, in terapia, è già un movimento di salute.



📸 fatta da in giro non so più dove…la casa sembra sorridere.😊

01/01/2026

✨Lasciare andare non significa perdere ciò che siamo, ma permettere al fiume di fare il suo corso.

✨Significa fidarsi del movimento naturale delle cose, accettare che alcune acque passano veloci e altre restano più a lungo, scavando lentamente il letto della nostra identità.

✨Quando smettiamo di lottare contro la corrente, scopriamo che il fiume sa dove andare.

✨Porta via ciò che non serve più e deposita, sulle rive, nuove possibilità.

✨Anche il dolore, se lasciato scorrere, cambia forma: da piena travolgente può diventare memoria, da peso può diventare profondità.

✨Non siamo fatti per essere argini rigidi, ma sponde flessibili.

✨E nella capacità di fluire, di lasciare andare, spesso troviamo la nostra vera forza.

✨Lasciamoci fluire nel nuovo anno…✨
#2026

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