04/06/2026
Qual è il primo aforisma della storia?
Si possono identificare due momenti fondativi: il primo in epoca antica (V sec. a.C.), con la redazione degli "Aforismi" di Ippocrate, primo testo a portare esplicitamente questo titolo; il secondo momento, fra il Cinquecento e il Seicento, con la nascita dell’aforisma moderno a opera dell'italiano Francesco Guicciardini, lo spagnolo Baltasar Gracián e il francese François de La Rochefoucauld.
Vediamo come ciascuno di loro apre la propria raccolta.
Ippocrate: «La vita è breve, l’arte è lunga, l’occasione è fugace, l’esperienza fallace, il giudizio è difficile. Bisogna che non solo il medico sia pronto a fare da sé le cose che debbono essere fatte, ma anche il malato, gli astanti, le cose esterne». Da questo aforisma può essere estratta la porzione più celebre, «La vita è breve, l’arte è lunga» («Ars longa, vita brevis» in latino), divenuta proverbiale.
Dalla lunga riflessione iniziale dell’opera di Francesco Guicciardini possono essere estratti due aforismi d’impatto: «La fede fa ostinazione» (ovvero la fede rende ostinati) e «Fede non è altro che credere con openione ferma e quasi certezza le cose che non sono ragionevole, o se sono ragionevole, crederle con più resoluzione che non persuadono le ragione» (la fede è credere con sicurezza in cose irrazionali, o credere in cose razionali con più certezza di quanta ne darebbero le prove).
Ecco il primo aforisma di Baltasar Gracián: «Si richiedono più cose oggi per un saggio che anticamente per sette. E più esige di questi tempi il trattare con un solo uomo che nei passati con un intero popolo».
E la massima iniziale del libro di François de La Rochefoucauld: «Ciò che noi scambiamo per virtù spesso altro non è che un insieme di azioni e di interessi diversi che la fortuna oppure la nostra abilità sanno conciliare; non sempre è per valore e per castità che gli uomini sono valorosi e le donne caste».
Trovi in "Dire tanto con poco. Aforismi per il cambiamento" la storia degli aforismi.