Fisiomed studio di fisioterapia

Fisiomed  studio di fisioterapia Rinnovo Aut. all'esercizio Comune Preganziol prot. Prot. 19248 del 16 luglio 2021

Questa pagina è stata creata per condividere le nostre esperienze di tutti i giorni, mostrando come affrontiamo i problemi comuni e offrendo risposte alle domande e alle richieste che riceviamo. Questa pagina nasce dalla volontà di condividere la nostra esperienza quotidiana raccontando come gestiamo i problemi che vediamo più frequentemente, ma anche i vari quesiti o informazioni che i nostri pazienti ci pongono su vari aspetti della vita quotidiana.

✨ “Non esiste la ginnastica perfetta”Ogni giorno incontro persone che mi chiedono:  *“Qual è la ginnastica migliore? Pil...
31/08/2026

✨ “Non esiste la ginnastica perfetta”

Ogni giorno incontro persone che mi chiedono:
*“Qual è la ginnastica migliore? Pilates? Posturale? Rinforzo? Stretching?”

La verità è che non esiste la ginnastica perfetta.
Esiste quella giusta per te, per il tuo corpo, per la tua storia, per il tuo lavoro, per il modo in cui ti muovi ogni giorno.

Il nostro corpo è un grande risparmiatore:
ripete gli stessi movimenti, usa gli stessi muscoli, segue gli stessi automatismi.
Sono gli "engrammi", i programmi motori che ci permettono di lavorare, muoverci, vivere…
ma che, alla lunga, ci fanno usare sempre le stesse strutture.

E così succede che:

- chi sta seduto tutto il giorno perde i movimenti di estensione, perché la colonna vive sempre immobile e il bacino sempre bloccato.

- chi solleva pesi perde variabilità, perché ripete sempre gli stessi schemi motori, sempre gli stessi angoli, sempre gli stessi automatismi.

- chi evita il dolore perde sicurezza nel movimento, perché il sistema nervoso impara che quel gesto è “pericoloso” e lo protegge sempre di più.

E allora non è la “ginnastica perfetta” che fa la differenza.
È la ginnastica opposta alla tua giornata.
Quella che rompe gli automatismi, che ti fa respirare in modo diverso, che ti fa muovere in direzioni che il tuo corpo non vede più da anni.

A volte significa affrontare un movimento che dà fastidio, perché è proprio lì che il sistema nervoso ha messo un cartello di “pericolo”.
E finché quel cartello non lo togliamo, il dolore resta.

Non serve la ginnastica migliore.
Serve la ginnastica "più diversa" da ciò che fai sempre.

Serve recuperare movimenti che la vita moderna ci ha tolto.

Serve uscire dall’ingranaggio.

Serve ritrovare spazio.

Serve ritrovare te.

Lo studio FISIOMED resterà chiuso per ferie dal 15 al 30 agosto.  Riapriremo regolarmente il 31 agosto.  Buona estate a ...
12/08/2026

Lo studio FISIOMED resterà chiuso per ferie dal 15 al 30 agosto.
Riapriremo regolarmente il 31 agosto.
Buona estate a tutti!

🌬️ Perché molte donne fanno più fatica negli esercizi di respirazione addominale? Una piccola storia che vediamo ogni gi...
08/08/2026

🌬️ Perché molte donne fanno più fatica negli esercizi di respirazione addominale? Una piccola storia che vediamo ogni giorno.

Capita spesso in studio.
Arriva una paziente, si sdraia sul lettino, mettiamo una mano sul suo addome e una sul torace.
Le chiediamo di “respirare nella pancia”.
Lei ci prova. Inspira.
Il torace si solleva.
L’addome… quasi niente.

E allora sorride, un po’ imbarazzata:
“Non ci riesco. È normale?”

Sì. È molto più normale di quanto pensi.

La verità è che il corpo femminile ha una sua storia respiratoria, scritta nella forma della gabbia toracica, nel bacino, nelle pressioni interne, nelle abitudini posturali.
Una storia che non ha nulla a che fare con la bravura, ma con la biomeccanica.

Molte donne crescono con un torace più alto e più stretto, che invita il respiro a salire.
Con un addome che si muove meno, perché per anni è stato “tenuto dentro”, quasi come un gesto automatico.
Con muscoli del collo e del petto che entrano in scena troppo presto, come attori impazienti.
E con un diaframma che c’è, funziona, ma non trova subito il suo spazio.

Quando iniziamo gli esercizi, il corpo fa quello che ha sempre fatto:
respira “in alto”, veloce, un po’ trattenuto.
Non perché non sappia fare di meglio, ma perché ha imparato così.

E allora il lavoro diventa un viaggio:
ritrovare la pancia che si muove,
sentire il diaframma che scende,
lasciare che il respiro torni a occupare tutto lo spazio che merita.

E quando succede, lo vedi negli occhi:
un respiro nuovo, più profondo, più libero.
Un corpo che finalmente si rilassa.
Una mente che si alleggerisce.

Non è un limite.
È solo un punto di partenza diverso.
E da lì si può costruire tantissimo.

Si dice spesso che l’intelligenza artificiale “ridurrà il lavoro”.  La realtà che vedo ogni giorno in studio è esattamen...
30/07/2026

Si dice spesso che l’intelligenza artificiale “ridurrà il lavoro”.
La realtà che vedo ogni giorno in studio è esattamente l’opposto.

L’AI non elimina il carico: lo moltiplica.
Aumenta la velocità, le aspettative, la quantità di compiti da gestire.
E soprattutto alimenta una vecchia illusione: questa volta è diverso.

“Questa volta posso reggere ritmi più alti.”
“Questa volta posso rispondere a tutto, subito.”
“Questa volta la tecnologia mi farà risparmiare energie.”

Ma il corpo non funziona così.
Le sue leggi non cambiano: stress → compenso → sovraccarico → sintomo.

La tecnologia accelera, ma la fisiologia resta identica.
E quando il ritmo supera la capacità di recupero, il conto arriva: dolore, tensioni, insonnia, calo di performance, irritabilità.

Il mio lavoro oggi è sempre più questo:
aiutare le persone a non farsi travolgere dall’idea che “questa volta è diverso”,
a riconoscere i segnali, a costruire margini di sicurezza, a proteggere la salute fisica in un mondo che corre più veloce di loro.

Perché l’AI può essere utile, certo.
Ma non ci libera dalle nostre dinamiche umane.
Anzi: le amplifica.
E proprio per questo serve ancora più consapevolezza, ancora più cura, ancora più prevenzione.

💪Sarcopenia: il male silenzioso che toglie autonomiaLa chiamiamo “invecchiamento”, ma spesso non lo è davvero.  Quando s...
28/07/2026

💪Sarcopenia: il male silenzioso che toglie autonomia

La chiamiamo “invecchiamento”, ma spesso non lo è davvero.
Quando salire le scale richiede una pausa, quando la sedia sembra più bassa del solito, quando le borse della spesa pesano il doppio… il corpo sta mandando un messaggio chiaro: potrebbe essere sarcopenia.

La sarcopenia è una malattia riconosciuta dall’OMS, caratterizzata dalla perdita di massa muscolare, forza, equilibrio e resistenza. Non è solo un problema estetico: il muscolo è un vero organo metabolico, fondamentale per glicemia, immunità, protezione dello scheletro e autonomia quotidiana.

📉 Inizia molto prima della vecchiaia
Già dai 30–40 anni la massa muscolare cala lentamente. Dopo i 60, se si aggiungono sedentarietà, dieta povera o patologie croniche, il declino accelera.

🔎 Segnali da non ignorare
- difficoltà a salire le scale
- fatica ad alzarsi senza usare le braccia
- passo più lento
- instabilità
- stretta di mano debole
- maggiore rischio di inciampare
- difficoltà a portare la spesa

La buona notizia? Si può intervenire.
L’arma più efficace è l’allenamento di forza e resistenza, abbinato a un adeguato apporto proteico e a una valutazione clinica precoce.
Non serve diventare atleti: serve proteggere la propria autonomia.

🎯 Obiettivo: vivere meglio, non solo più a lungo.
Salire i gradini con sicurezza, camminare spediti, giocare con i nipoti, mantenere indipendenza.
La sarcopenia non è un destino: è una condizione che possiamo riconoscere e trattare.

“Perdere forza non equivale a invecchiare: spesso è il corpo che chiede aiuto.”

💪  Riabilitazione funzionale Molte persone arrivano in studio con una convinzione: “Mi muovo poco perché ho dolore”.  Ne...
25/07/2026

💪 Riabilitazione funzionale

Molte persone arrivano in studio con una convinzione: “Mi muovo poco perché ho dolore”.
Nella riabilitazione funzionale scopriamo spesso il contrario: il dolore persiste proprio perché ci si muove troppo poco.

Il corpo è progettato per adattarsi, rinforzarsi, migliorare.
E quando iniziamo a guidare il paziente in un percorso attivo — esercizi mirati, progressioni controllate, carico intelligente — accade qualcosa di potente:
la paura diminuisce, la fiducia cresce, il movimento torna a essere una risorsa.

La riabilitazione funzionale non è “fare esercizi”.
È ricostruire capacità, passo dopo passo:
✔ recuperare forza dove è stata persa
✔ migliorare la mobilità senza forzare
✔ modulare il carico per proteggere i tessuti
✔ trasformare il dolore in informazione, non in limite

Il momento decisivo è sempre lo stesso:
quando il paziente scopre che può fare più di quanto credeva.
E da lì, il recupero cambia ritmo.

📘 Estate, libri e… posture impossibili?Siamo sinceri: leggere in spiaggia è un piccolo piacere che spesso diventa un gra...
22/07/2026

📘 Estate, libri e… posture impossibili?
Siamo sinceri: leggere in spiaggia è un piccolo piacere che spesso diventa un grande fastidio.
Braccia che cedono, collo che protesta, schiena che si irrigidisce. Cambiamo posizione mille volte… e nessuna sembra quella “giusta”.

La verità è che la postura perfetta non esiste.
Come ricorda la letteratura scientifica citata nell’articolo, “la postura migliore è sempre quella successiva”.
Non è il libro a farci male: è restare fermi troppo a lungo.

📌 Cosa fare allora?
- alternare spesso la posizione
- evitare di tenere la testa piegata in avanti per minuti interminabili
- alzarsi ogni tanto e fare due passi
- non inseguire la poltrona ergonomica “miracolosa”: il vero segreto è il movimento

Che si tratti di un romanzo, un saggio o un fumetto, il corpo ringrazia quando gli permettiamo di cambiare ritmo.
La lettura deve essere un piacere, non una battaglia contro la gravità.

A volte, dopo un intervento ortopedico, il recupero sembra quasi “troppo facile”.  Cammini prima, hai poco dolore, ti mu...
27/06/2026

A volte, dopo un intervento ortopedico, il recupero sembra quasi “troppo facile”.
Cammini prima, hai poco dolore, ti muovi bene… e tutto questo dà la sensazione che il corpo sia già pronto a ripartire.

Ma è proprio qui che nasce il paradosso moderno della riabilitazione:
la chirurgia è più veloce, la biologia no.

I tessuti continuano a seguire i loro tempi, lenti e non negoziabili.
Un legamento ricostruito, un tendine suturato, una protesi appena impiantata: tutti attraversano fasi di fragilità che non si percepiscono.
Il corpo “sembra” pronto molto prima di quanto lo sia davvero.

Ed è in questo momento — quando tutto va bene — che serve più disciplina, non meno.
Perché il rischio non è fare troppo poco, ma fare troppo presto.

Il nostro lavoro non è solo far recuperare, ma proteggere il recupero:
guidare il paziente, modulare il carico, evitare accelerazioni premature e costruire capacità reali, non solo movimento.

Sentirsi bene è un ottimo inizio.
Capire cosa significa davvero… è riabilitazione.


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🛑 "Mi fa male il nervo sciatico, la colpa è tutta sua!"Quante volte sento questa frase in studio. Che si parli di sciati...
24/06/2026

🛑 "Mi fa male il nervo sciatico, la colpa è tutta sua!"

Quante volte sento questa frase in studio. Che si parli di sciatica, di cervicobrachialgia (il dolore che si irradia al braccio) o di nevralgia intercostale, la reazione è sempre la stessa: il dito viene puntato contro il nervo che urla.

È comprensibile. Il dolore neurologico è intenso, brucia, tira, non dà tregua. Viene naturale pensare che il "colpevole" sia proprio lui.

Ma la verità è un'altra, ed è quella che cerco sempre di spiegare ai miei pazienti:
👉 Il nervo non è quasi mai il colpevole. Il nervo è la vittima.

Metafora del campanello 🔔

Immaginate che a casa vostra si blocchi il pulsante del campanello e questo inizi a suonare all'impazzata, senza sosta. Cosa fate? Ve la prendete con l'altoparlante che emette il rumore o andate a cercare il dito (o il guasto) che lo tiene schiacciato?

Ecco, il nervo è solo l'altoparlante. Sta solo facendo il suo lavoro: trasportare un segnale di allarme.

Dove nasce davvero il problema?

Quando un nervo si infiamma, di solito è perché da qualche parte lungo il suo percorso c'è qualcosa che lo sta schiacciando, irritando o intrappolando. La vera causa origina quasi sempre altrove:

- Una vertebra disallineata o una forte contrattura muscolare.
- Un problema posturale che sovraccarica una zona del corpo.
- Una compressione a livello della colonna (come un'ernia o una protrusione).

Cambiare prospettiva per guarire 💡

Spegnere il dolore con un farmaco è come mettere un cerotto sull'altoparlante del campanello per non sentire il rumore. Funziona sul momento, ma non risolve il problema.

Per liberarsi davvero di una nevralgia bisogna fare un lavoro di indagine: smettere di colpevolizzare il nervo e andare a cercare chi lo sta schiacciando. Solo liberando la "vittima" si ritrova il vero benessere.

E voi, avete mai sofferto di uno di questi dolori? Vi siete mai chiesti quale fosse la vera causa?

Visto che ormai siamo in vista delle vacanze estive:  “Quello che la vela mi ha insegnato sull’equilibrio… e che uso ogn...
19/06/2026

Visto che ormai siamo in vista delle vacanze estive:

“Quello che la vela mi ha insegnato sull’equilibrio… e che uso ogni giorno in studio”

Ci sono esperienze che ti entrano nelle mani, negli occhi, nel corpo.
La vela è una di queste.

Anni fa, quando passavo ore in barca, non immaginavo che quella “scuola di mare” sarebbe diventata una risorsa preziosa nel mio lavoro di fisioterapista.
E invece oggi mi accorgo che molto di ciò che insegno ai pazienti nasce proprio da lì.

Perché in barca l’equilibrio non è un esercizio:
è una condizione di vita.

⚓ L’equilibrio dinamico
Su una barca non stai mai fermo.
Il corpo impara a fare micro‑aggiustamenti continui, a dialogare con il vento, a rispondere senza pensare.
È la stessa abilità che serve dopo una distorsione, in un recupero di caviglia, o quando un anziano deve ritrovare sicurezza nel camminare.

⚓ L’equilibrio anticipatorio
Prima arriva il vento, poi lo sbandamento.
Se aspetti di reagire, sei già in ritardo.
Il corpo deve prevedere, attivare i muscoli profondi, prepararsi.
È lo stesso principio che insegno quando lavoriamo sulla stabilità della colonna o sulla prevenzione degli infortuni.

⚓ L’equilibrio emotivo
Il mare ti educa alla calma:
gestire l’imprevisto, respirare, non irrigidirsi.
Anche questo è equilibrio.
E in studio lo vedo ogni giorno: quando la mente si rilassa, il corpo risponde meglio.

⚓ L’equilibrio come sistema
In barca nessuno è “da solo”: ogni movimento influenza gli altri.
Nel corpo succede lo stesso:
anca, piede, colonna, respiro… tutto è collegato.
E quando lo capisci, il recupero diventa più rapido e più intelligente.

La verità è che l’equilibrio non è stare fermi, ma sapersi muovere nel modo giusto.
E forse è per questo che la vela continua a insegnarmi qualcosa, anche se resta un bellissimo ricordo..


Indirizzo

Via L. Bianchin, 25
Preganziol
31022

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
Sabato 08:30 - 12:30

Telefono

+39335486598

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