Datemi Fiducia della Dott.ssa Alice Righetti

Datemi Fiducia della Dott.ssa Alice Righetti Studio della Dott.ssa Alice Righetti, Psicologa Infanzia e Adolescenza, Consulente Educativa

“Ai miei tempi i bambini non avevano di questi problemi”.Non è vero.Anche i nostri nonni e i nostri genitori hanno avuto...
07/05/2026

“Ai miei tempi i bambini non avevano di questi problemi”.

Non è vero.

Anche i nostri nonni e i nostri genitori hanno avuto i loro problemi da bambini o da adolescenti, le loro difficoltà e i loro traumi ma erano poco diffuse le figure professionali che se ne prendessero cura.

I traumi, le difficoltà emotive, spesso non venivano riconosciuti.

Così molti traumi sono passati di generazione in generazione e sono stati perpetrati.

Qualcosa, forse, si sarebbe potuto evitare se ci fosse stato qualcuno a cui chiedere aiuto che lo facesse per professione.

I bambini possono essere aiutati, come gli adolescenti, del resto.

I genitori possono essere aiutati a non proiettare le ombre della loro storia, per non cadere in automatismi di vecchia data dando ciò che hanno ricevuto.

Trattando come sono stati trattati.

Prendersi cura delle famiglie e prendersi cura dei bambini permette di liberare un bambino alla volta.

Di liberare i genitori di domani.
Gli insegnanti di domani.
Gli educatori di domani.

Di non aver più bisogno di liberare i bambini di domani.

Dottoressa Alice Righetti
Psicologa Esperta in Play Therapy®️, Consulente educativa.

💖Ricevo a PREGANZIOL (TV) e a TRENTO.⛰️💖
Possibili consulenze online in determinate situazioni (vedi storie in evidenza o scrivimi in direct o ai contatti qui sotto).

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La Play Therapy®️ non è “solo giocare con i bambini”.E non è nemmeno semplicemente “usare il gioco dentro la terapia”.La...
06/05/2026

La Play Therapy®️ non è “solo giocare con i bambini”.

E non è nemmeno semplicemente “usare il gioco dentro la terapia”.

La Play Therapy®️ è un modello terapeutico in cui il gioco diventa la terapia stessa.

Per il bambino, infatti, il gioco è un linguaggio naturale: attraverso simboli, storie, movimenti, personaggi e scenari può esprimere e rielaborare emozioni, paure, bisogni ed esperienze che spesso non riesce ancora a raccontare a parole.

Nella Play Therapy®️ il terapeuta utilizza tecniche specifiche, una relazione terapeutica strutturata e strumenti adeguati allo sviluppo del bambino affinché il gioco possa diventare uno spazio sicuro di espressione, elaborazione e trasformazione emotiva.

Dove l’adulto usa le parole, il bambino usa il gioco.
Ed è proprio lì che può iniziare il lavoro terapeutico. 💖

Attraverso tecniche specifiche, una relazione terapeutica strutturata e strumenti adeguati allo sviluppo del bambino, il gioco non ha una funzione di intrattenimento nè viene usato casualmente: è il mezzo attraverso cui il bambino può esprimere, elaborare e trasformare il proprio mondo emotivo.

Perché il gioco, per il bambino, non è una pausa dalla comunicazione.
È LA comunicazione.

Dottoressa Alice Righetti
Psicologa Esperta in Play Therapy®️ formata con ,Consulente educativa.

Ricevo a Preganziol (TV) e a Trento ⛰️.

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Ad alcune persone può succedere di ridere o sorridere in modo incontrollato in momenti di disagio, tensione o ansia. Ac...
24/03/2026

Ad alcune persone può succedere di ridere o sorridere in modo incontrollato in momenti di disagio, tensione o ansia.
Accade come risposta del nostro corpo davanti a quella situazione vissuta come scomoda.

Una sorta di “fuga”.

In un noto esperimento dell’Università di Lawrence vennero registrati numerosi video di uomini e donne mentre osservavano film con contenuti classificati come: disgustoso, divertente oppure neutro.

Si è constatato che più disgustoso era il contenuto del film proiettato più scomodi si sentivano i partecipanti... e più veniva loro da ridere.

Inoltre, le persone che più avevano riso si sentivano meno “scomode” rispetto a quelle che erano riuscite a “controllare” la loro risata.

La ricerca ha dimostrato che ridere è una strategia personale per gestire l’imbarazzo personale e, più in generale, per nascondere davanti agli altri sentimenti ritenuti poco opportuni.

In questo entrano in gioco elementi inerenti la regolazione emotiva, con peculiarità tipiche dell’età evolutiva, di cui è importante essere a conoscenza come adulti.
Sia che con i bambini e con gli adolescenti ci si lavori, sia che siano i propri figli.

Fonti:
Ansfield, M. E. (2007) Smiling When Distressed: When a Smile Is a Frown Turned Upside Down. Personality and Social Psychology Bulletin; 33(6): 763-775.

IN CRISI PER LA SCELTA DELLA SCUOLA SUPERIORE?Un percorso diverso dai soliti test attitudinali, che possono aiutare molt...
03/11/2025

IN CRISI PER LA SCELTA DELLA SCUOLA SUPERIORE?

Un percorso diverso dai soliti test attitudinali, che possono aiutare molto ma non sempre chiariscano cosa davvero piaccia.

Per fare una scelta consapevole, propongo un percorso di
orientamento con attività di ascolto corporeo, espressive e
mindfulness.

Dove: studio Datemi Fiducia® – Preganziol (TV)
Come: da 4 a 8 incontri individuali
Quando: nei mesi di Novembre e Dicembre 2025

Info e prenotazioni: 3409628159 [email protected]

SAMHAIN: RICORDARE GLI ANTENATI E LE ANTENATE CON I BAMBINI.In questi giorni, da tradizione si ricordano i morti delle p...
30/10/2025

SAMHAIN: RICORDARE GLI ANTENATI E LE ANTENATE CON I BAMBINI.

In questi giorni, da tradizione si ricordano i morti delle proprie famiglie.

Quella che oggi è diventata una festa commerciale chiamata Halloween, in realtà ha origine molto antiche.

I celti la chiamavano Samhain, celebravano con riti e canti i mondi dello spirito e quello della materia che si incontrano da vicino.

Era un’occasione per ricordare i propri antenati e le proprie antenate, per celebrare chi non c’era più onorandolo.

Successivamente anche la religione cristiana ha ri-preso la celebrazione in questi giorni degli antenati, parlando di “giorno dei Santi” e “giorno dei morti”.

Che tu voglia celebrare questa ricorrenza secondo una tradizione o l’altra, in questi giorni può essere una buona idea cogliere l’occasione per onorare i morti delle proprie famiglie, quindi le proprie origini.

La morte nella nostra cultura è un tabù in generale e lo è ancora di più per i bambini.
Non se ne parla, quando se ne parla si usano frasi per edulcorare il tutto e si cerca di fare il prima possibile per cambiare argomento.

La consideriamo l’opposto della vita quando è una parte della vita (piuttosto il contrario della morte è la nascita).
In realtà i bambini sono molto più tranquilli di noi adulti su questo tema.

Magari non hanno le parole per parlarne come noi vorremmo ma sentono cosa sia la morte, ne hanno una conoscenza archetipica e irrazionale.
E nascondere loro il fatto che esista, seppur in buona fede, rischia di non rispettare il loro sentire.

Come fare diventare questa ricorrenza un momento di condivisione con i propri figli?

Riunirsi tutti insieme, bimbi compresi, magari davanti ad una buona bevanda calda e a qualche cibo di stagione, per scambiarsi racconti, esperienze, memorie ricordando chi non c’è più è quanto di più bello si possa fare per ringraziare coloro che hanno camminato su questa terra prima di noi.

Uomini e donne che, con la loro vita, hanno permesso che fossimo vivi anche noi, ora.

Ps. Perchè non cogliere l’occasione per guardare un cartone animato a tema bello come “Coco”?
Io lo farò sicuramente, come ogni anno 😊

Dott.ssa Alice Righetti
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Quante volte i bambini nella Play Room mi vogliono morta.E se non muoio come vogliono loro, mi invitano a “morire bene” ...
29/10/2025

Quante volte i bambini nella Play Room mi vogliono morta.
E se non muoio come vogliono loro, mi invitano a “morire bene” e ad inscenare di nuovo la morte.

Ci sono sessioni di CCPT in cui è un continuo combattere e morire e rialzarsi e morire di nuovo.
Nei modi più fantasiosi: lotte, veleni, animali mostruosi, alieni, virus (in questo periodo poi...).

I colleghi che utilizzano la Play Therapy lo sanno bene.

La Play Room è -anche- un luogo sicuro in cui rabbia e aggressività possono manifestarsi ed essere accolte senza giudizio.

Se un bambino fa questo, non è che mi odia.
Se lo fa con la mamma e con il papà, non è che non li rispetta o che li vorrebbe morti davvero.

Quello che esce è un tema, ad esempio di aggressività, che ha bisogno di trovare voce.
Di trovare spazio.
Lasciare che trovi spazio è già di per sè terapeutico.

Ai genitori in ascolto, in questi casi è una buona idea:

✅Non prenderla sul personale (non è che allora avete sbagliato qualcosa o vostri figlio vi odia o vi vuole sfidare)
✅Evitare di punire (ma come ti permetti, vai in camera tua)
✅Evitare di giudicare e censurare il gioco (non si dicono queste cose alla mamma: sei cattivo!)
✅Dire e/o fare cose per far vivere delle conseguenze (adesso il papà piange perché gli hai detto queste brutte parole).
✅Evitare di rendere il il gioco un momento di “insegnamento” verbale, con una “morale” : (“non puoi fare sempre morire la mamma, a volte devi perdere anche tu”).

Morite (per finta) e basta 😂😅
State al gioco.

Tanto vostro figlio non vi lascerà lì giacenti... vi farà risorgere e continuerete a giocare.

E continuerà a volervi bene.

Nei percorsi di play therapy che svolgo, propongo sempre suggerimenti pratici e personalizzati ai genitori, così da rendere il gioco a casa una parte del percorso terapeutico a tutti gli effetti, facendo si che diventi più divertente e soprattutto più efficace, in base a ciò che emerge durante le sessioni con il bambino.

Ogni percorso di play therapy è un lavoro di squadra che inizia nella stanza dei giochi ma non si esaurisce lì.

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Il 15 ottobre è il giorno in cui si ricordano i bambini non nati.Nel mio studio, in fase di primo colloquio, chiedo semp...
15/10/2025

Il 15 ottobre è il giorno in cui si ricordano i bambini non nati.

Nel mio studio, in fase di primo colloquio, chiedo sempre se ci siano bambini non nati.

Di frequente accompagno i genitori a prendere atto di quella che è la realtà: un bambino non nato, o meglio nato morto, qualsiasi sia la settimana in cui questo è accaduto, è a tutti gli effetti un fratello o una sorella dei figli nati vivi.

Va ricordato.

Semplicemente prendendo atto di questo, ergo della realtà.
Molte volte, i genitori mi riferiscono di sentirsi liberati nel momento in cui faccio presente questo.
Specie in caso di aborti alle prime settimane, non si sentivano legittimati a vedere la realtà.

Un bambino di qualche settimana non è “solo un grumo di sangue” o “un grumo di cellule”, per dire la cosa che mi è stata riferita più di frequente essere stata detta dal personale sanitario.

Prendere atto di questo aiuta i genitori e aiuta i fratelli e le sorelle rimasti.

Non di rado, quando il bambino per cui i genitori mi hanno contattata riceve questa comunicazione (molto utili, come supporto, i libri per bambini di ), il malessere per cui erano arrivati in consulenza cessa del tutto o diminuisce significativamente.

Non di rado, prima di ve**re da me, i genitori mi riferiscono di aver visto elementi di vario genere che hanno fatto tornare alla memoria questo fatto.

Nulla accade a caso.

Chi viene escluso, rischia di dover essere ricordato da chi resta. Il dolore che non si sono permessi di vivere mamma e papà, rischia di passare ai figli.
Dirsi la verità, e dirla a chi resta, è un regalo che porta serenità. Anche tra le lacrime che, finalmente, ci si permette di lasciar fluire.

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Quando una famiglia si affida a me per aiutare il proprio figlio o la propria figlia con una situazione di cui sopra, ch...
28/08/2025

Quando una famiglia si affida a me per aiutare il proprio figlio o la propria figlia con una situazione di cui sopra, che usi la Play Therapy o altri strumenti espressivi (la scelta varia in base all’età e ad altri elementi pienamente soggettivi: nessuna terapia è uguale ad un’altra nel mio studio ma viene cucita in modo sartoriale),

avviso sempre che, se la terapia starà proseguendo bene, ce ne accorgeremo in prima istanza da una cosa: inizierà a ti**re fuori molto, ad arrabbiarsi.

Ad esprimere quello che ha tenuto dentro.

E per imparare a ti**re fuori le proprie emozioni in modo funzionale, occorre prima tirarle fuori in modo meno funzionale.

È un passaggio.
Ed è inevitabile.

Sennò sarebbe come pensare di laurearsi senza fare le scuole superiori. Non si può.

Ovviamente, non lavoro mai solo con il bambino ma con l’intero sistema familiare.
Quindi questo passaggio spetta molto spesso anche ai genitori.
A volte emerge tanta rabbia trattenuta, di cui il figlio si è fatto almeno in parte portavoce.
Molto spesso emergono altre emozioni, una su tutta il dolore.

Stare meglio è possibile. Stare BENE è possibile.

Bisogna però ricordarsi di cosa è realistico.
La guarigione non passa da un punto A ad un punto B in modo lineare.
L’apprendimento - perché la regolazione emotiva è apprendimento, non certo nozionistico bensì esperienziale- non è lineare.

Serve attraversare la tempesta prima di arrivare a riva.
La bella notizia è che si può fare.
Insieme.
Con gli strumenti più idonei per essere ben equipaggiati.

Alice Righetti
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Per chi volesse aiutare la mamma del piccolo Carlo.Il link è sicuro, non si tratta di una truffa. 💓
15/08/2025

Per chi volesse aiutare la mamma del piccolo Carlo.
Il link è sicuro, non si tratta di una truffa. 💓

Siamo un gruppo di amiche della mamma di Carlo, un dolcissimo bambino di … Rajae Aissat ha bisogno del tuo sostegno per ❤️Un aiuto per la mamma di Carlo❤️

“Doc, mi scusi se mi commuovo ma mia figlia finalmente mi ha detto: ‘papà, giochi con me?’ E ha anche voluto la portassi...
29/05/2025

“Doc, mi scusi se mi commuovo ma mia figlia finalmente mi ha detto: ‘papà, giochi con me?’ E ha anche voluto la portassi io all’asilo. Solo io.
Allora sono un bravo papà anche io”.

Questa frase nelle ultime settimane l’ho sentita più volte, in più forme ma con lo stesso sunto: figli che accedono, finalmente, al papà.

I papà della nuova generazione hanno un compito difficilissimo.
Vogliono fare i papà, non “solo” essere padri biologicamente.
Vogliono dare dolcezza, affetto, presenza.
Ma non sanno come fare.

Vengono da generazioni di antenati che hanno avuto una storia di durezza, di pressioni sociali per cui certe cose sono da femmine (in senso dispregiativo), e gli uomini che sono anche dolci con i figli non vanno bene.

“I bambini vanno lasciati piangere, così diventano forti”.

Da storie di emozioni represse, che piangere non è virile.

“Fai l’uomo!”

E le loro mogli vengono da altrettante storie.
Antenate che non si sono potute fidare dei loro uomini.
Abbandonate, tradite.
Lasciate sole a crescere i figli, usate come forni e poi mollate lì.

Non è una colpa.
Ognuno fa quel che può.

Solo che poi arriva il momento di cambiare rotta.
E ci si prova, ma qualcosa di più grande di sè non da’ scampo.

Da dove partire?
Dal riconoscere, insieme, ciò c’è.
Dal riconoscere che un uomo farà il papà in modo diverso da come la mamma fa la mamma, perché… non è un mammo.
E “diverso” non vuol dire “sbagliato”.
Anzi!

Dal gioco.
Dal giocare con modalità specifiche con i propri figli.

E poi le cose accadono.
Le catene si liberano, i figli si fidano e sbloccano risorse che solo l’accedere al cuore di entrambi i genitori fa accadere.

C’è tanta forza nel permettersi di essere fragili.
C’è tanta forza nel concedersi di essere sostenute.

Quanta bellezza… 💓

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Indirizzo

Via Dei Sponcioni 9 A
Preganziol
31022

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