08/11/2025
"CHIAMATECI PURE DISSIDENTI"
"Nel nostro Paese, troppo spesso i servizi e i sostegni richiesti dalle persone con disabilità o dalle loro famiglie vengono percepiti dalle istituzioni non come diritti fondamentali, ma come concessioni benevole.
Questo approccio paternalistico non solo tradisce lo spirito delle leggi italiane ed europee in materia di inclusione e pari opportunità, ma contribuisce anche a creare una cultura istituzionale distante, talvolta ostile, nei confronti di chi rivendica con fermezza ciò che spetta di diritto.
Quando una famiglia chiede supporto per garantire al proprio figlio una vita dignitosa, un’educazione adeguata o un’assistenza personalizzata, non sta elemosinando un favore.
Sta esercitando un diritto sancito dalla Costituzione, dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e da numerose normative nazionali.
Tuttavia, queste richieste, legittime e fondate, vengono talvolta bollate come “eccessive”, “pretenziose” o addirittura “dissidenti”.
Il termine "dissidente" rivela un atteggiamento inquietante da parte di alcune istituzioni: si tende a etichettare chi non si adegua passivamente a decisioni calate dall’alto o a soluzioni standardizzate, ignorando che ogni persona con disabilità ha esigenze specifiche che richiedono risposte personalizzate. Le famiglie che alzano la voce lo fanno per amore, per necessità, per dovere. Non sono ribelli: sono testimoni attivi di un sistema che spesso li lascia soli.
Questa narrazione distorta è pericolosa. Alimenta un clima di sfiducia e frustrazione, mette a rischio la collaborazione tra famiglie e istituzioni, e contribuisce a perpetuare la disuguaglianza. Serve invece un cambiamento culturale profondo: bisogna riconoscere che la richiesta di sostegni non è un abuso, ma l’esercizio di un diritto umano. E che le famiglie che chiedono non sono un problema da gestire, ma interlocutori fondamentali da ascoltare.
In definitiva, una società civile si misura dalla sua capacità di tutelare i più fragili. Continuare a considerare i diritti delle persone con disabilità come "gentili concessioni" è una forma di discriminazione sottile ma persistente, che dobbiamo avere il coraggio di denunciare e di superare. Solo così potremo costruire un sistema realmente inclusivo, dove la dignità di ogni persona sia al centro delle scelte politiche e amministrative."
Fabiana Polo
Fonte:
https://www.facebook.com/fabiana.polo.37/posts/pfbid022qUnMX8QxHryw6bZ8XE4GaWu6YNteWPosqqEB98JmQryiV7MmvKaGf1KCQQ4hQSpl