12/12/2023
Ed eccomi qui, a dare la mia pacata opinione su quanto detto dal neurologo Sorrentino.
Che, per ca**tà, ha ragione su diversi aspetti: la cura della psiche è spesso multidisciplinare e non possiamo trascurare la parte farmacologica.
Ma ciò non autorizza nessuno a far passare, sotto le righe, il messaggio totalmente errato che lo psicologo
sia inutile. Non lo dico per interesse personale, ma (anche e soprattutto) da persona che segue e ha seguito da adolescente un percorso di psicoterapia.
Ciò che mi fa arrabbiare è l'arroganza nel dire che gli psicologi non inviano agli psichiatri, quando nelle dichiarazioni del neurologo è palese l'idea che siano proprio alcuni medici (per fortuna non tutti) a ritenerci inutili. Continuando ad imbottire di farmaci un paziente senza indirizzarlo ANCHE ad un percorso di terapia psicologica nei casi in cui è possibile e necessario.
La dichiarazione di Sorrentino mi ha fatto ve**re in mente un pensiero agghiacciante.
Turetta ha svolto 5 sedute dallo psicologo, quindi ipotizziamo un mese e mezzo.
Nello stesso periodo uno psichiatra l'avrebbe visto circa 2 volte.
Se una persona si fosse presentata a lui lamentando difficoltà all'università e sofferenza per una relazione finita, gli avrebbe già prescritto farmaci per ossessioni ecc?
Nessuno psichiatra avrebbe potuto prevedere, nell'arco di un mese, la pericolosità di Turetta.
Nessuno psicologo avrebbe potuto farlo nel giro di poche sedute.
Troppo facile strumentalizzare un caso di cronaca per accusare una categoria con la quale non si vuole collaborare, alimentando ulteriormente lo stigma sugli psicologi.
Ho smesso di fare guerra agli psichiatri (perché sì, la facevo) nel momento in cui ho trovato figure appartenenti alla categoria con le quali ho lavorato in armonia e tranquillità.
Penso che la poca collaborazione tra professionisti della salute mentale sia un problema generazionale che per fortuna si sta risolvendo con le "nuove leve". Nuovi professionisti che hanno studiato in università l'approccio multidisciplinare.
Però un altro piccolo sassolino me lo devo togliere.
È stata anche criticata la presenza degli psicologi nelle scuole e questo proprio non posso accettarlo né
giustificarlo con questioni generazionali ecc.
Qui si tratta proprio di negare e rifiutare la possibilità di portare il tema della salute psicologica ai bambini e adolescenti, gli stessi che in altri contesti non avrebbero potuto accedervi.
Caro dott. Sorrentino, sono anni che vado nelle scuole a parlare non solo dei famosi "squilibri neurologici", ma anche di empatia, prosocialità,
stili di vita salutari. A sensibilizzare sul benessere psicologico proprio, altrui, della comunità.
Nelle scuole possiamo costruire l'idea che la persona che ha problematiche psicologiche e psichiatriche non è solo quella che va curata.
È anche quella di cui si può e si deve avere cura.