24/07/2026
È un diritto che si può esercitare o meno; è
dignità per ogni essere umano! 🙏
L'Emilia-Romagna è diventata la terza regione italiana, dopo Toscana e Sardegna, ad approvare una legge sul fine vita. Il via libera è arrivato oggi dall'Assemblea legislativa regionale, al termine di un lungo dibattito.
La questione, però, parte da lontano. Nel 2019 la Corte Costituzionale, pronunciandosi sul caso di dj Fabo, ha stabilito che, in presenza di condizioni ben precise, aiutare una persona ad accedere al suicidio medicalmente assistito non costituisce reato. Da allora il Parlamento non ha ancora approvato una legge nazionale che disciplini in modo organico la materia, lasciando un vuoto normativo.
È proprio in questo contesto che si inseriscono le iniziative delle Regioni. La legge dell'Emilia-Romagna non introduce il diritto al fine vita, competenza che resta dello Stato, ma disciplina le procedure con cui il servizio sanitario regionale verifica che il paziente possieda i requisiti indicati dalla Corte Costituzionale e organizza l'iter previsto.
Per accedere alla procedura devono sussistere condizioni specifiche: una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili dal paziente e gli altri requisiti fissati dalla Consulta.
Ogni richiesta sarà valutata da una commissione multidisciplinare composta da un medico palliativista, un anestesista, un medico legale, uno psichiatra, lo specialista della patologia del paziente, un farmacologo, uno psicologo e un infermiere. Potrà inoltre essere ascoltato il medico di fiducia della persona interessata. La legge non stabilisce un termine fisso entro cui concludere l'iter, ma prevede che la valutazione avvenga in tempi compatibili con le condizioni cliniche del richiedente, evitando ritardi ingiustificati.
Il provvedimento nasce dall'unificazione della proposta della maggioranza di centrosinistra con il progetto di legge di iniziativa popolare "Liberi Subito", promosso dall'Associazione Luca Coscioni.
Il tema continua a dividere profondamente il dibattito politico e l'opinione pubblica. Per i sostenitori rappresenta una tutela dei diritti e dell'autodeterminazione delle persone affette da malattie irreversibili; per i contrari apre questioni etiche che non dovrebbero essere affidate alle Regioni.
Con l'approvazione della legge in Emilia-Romagna, salgono a tre le Regioni che hanno disciplinato le procedure sul fine vita, mentre una normativa nazionale continua a mancare.
Fonte: ANSA