02/08/2026
Un disegno come saluto, come ponte tra ciò che è stato e ciò che continuerà a muoversi dentro Eli.
Un piccolo mondo simbolico che racconta la nostra relazione e la sua capacità di portarla con sé, mentre si apre al futuro.
••••••IL VALORE SIMBOLICO DEL SALUTO••••••
LA CONCLUSIONE DI UN PERCORSO PSICOMOTORIO È UN MOMENTO CHE RICHIEDE CURA E STRUMENTI CAPACI DI SOSTENERE L'ELABORAZIONE DELLA SEPARAZIONE.
Eli, bambina di sei anni, oggi ha chiuso il suo cammino psicomotorio: la sua famiglia si trasferirà in un’altra città per motivi professionali.
Al momento del saluto, Eli non sceglie le parole.
Sceglie un disegno.
Un gesto che appartiene profondamente al linguaggio psicomotorio: un modo di rappresentare ciò che è stato, ciò che resta e ciò che si sta trasformando.
Appaiono subito due case, come identità distinte ma in relazione, unite da una stradina che collega le porte.
Entrambe sono dotate di antenna: simboli di comunicazione, strumenti che ricevono e trasmettono, che mantengono un canale aperto anche nella distanza. Le finestre sono occhi: due case che si guardano, che si riconoscono. La collocazione dei nomi è particolarmente significativa, il nome di Eli è sul tetto della sua casa.
Una posizione alta, esposta, orientata verso il cielo.
È il segno di un’identità che si affaccia al futuro, che si prepara al cambiamento, che guarda lontano. Il mio nome è tra le finestre e la porta della mia casa.
Una posizione di soglia, di accoglienza, di relazione.
È il luogo del passaggio, dell’incontro, della presenza che resta disponibile. Tra le due case, la stradina rappresenta un percorso tracciato, percorribile, che racconta la relazione costruita nel tempo.
Proprio sotto la strada che unisce le case, Eli colloca un fuoco.
Non è un dettaglio casuale: è un posizionamento simbolico. Il fuoco diventa la radice della relazione, il centro caldo che sostiene il cammino, la forza trasformativa che ha reso possibile il percorso, il cuore che alimenta la possibilità di incontro. La strada è riscaldata dal fuoco: la relazione poggia sul calore, sulla vitalità, sulla trasformazione condivisa.
Alla base delle case, Eli disegna una chiocciola rivolta a destra, direzione simbolica del futuro. La chiocciola presenta tre elementi rilevanti, una casa/chiocciola nera, che rappresenta profondità, esperienza, zone d’ombra attraversate e parti ancora inesplorate, senza forma e colore. Un viso giallo, colore della luce: un’identità che si mostra, che è presenza viva. Antenne lunghe, sensibili, capaci di percepire e orientate verso ciò che viene, ma pronte a ritrarsi velocemente. Eli dice: «La chiocciola mangia l’insalata.»
Una chiocciola che si nutre di cibo essenziale, vivo, colorato.
È l’immagine di un ritmo personale, di bisogni riconosciuti e soddisfatti, di un corpo che procede con il proprio tempo.
Il cielo è popolato da uccelli che volano.
Sono simboli di pensiero, immaginazione, possibilità.
Rappresentano ciò che continua a muoversi anche quando la relazione si chiude: idee, emozioni, messaggi che restano vivi.
Il momento in cui Eli decide di scrivere il mio nome è un passaggio relazionale di grande valore. Mi chiede di scriverle il nome su un foglietto, per poterlo copiare.
Lo copia sulla casa.
Poi, con un gesto silenzioso e chiarissimo, allunga la mano, prende il foglietto e se lo porta con sé. Questo gesto contiene tre movimenti psicomotori fondamentali:
Riconoscimento, “Ho bisogno del tuo nome per completare il mio disegno.”
Internalizzazione, “Lo copio, lo porto dentro la mia rappresentazione.”
Appropriazione, “Lo prendo con me, lo porto via, lo tengo.” Il foglietto diventa un oggetto transizionale: un frammento della relazione che Eli può portare con sé nel passaggio verso la nuova città. Il disegno è ricco di colori,
la policromia indica un mondo interno vivo, complesso, non polarizzato.
È il segno di una relazione che ha accolto differenze, sfumature, movimenti.
Il disegno di Eli è un dispositivo di chiusura che racconta una relazione che ha avuto: identità riconosciute e posizionate con cura, un canale comunicativo vivo, un ritmo corporeo rispettato, un centro caldo e trasformativo, un cielo pieno di possibilità, una via percorribile tra due mondi, un gesto di appropriazione del nome che garantisce continuità interna.
Eli non ha usato parole.
Ha usato il linguaggio del corpo che disegna, del gesto che narra, del simbolo che custodisce. Il suo saluto è un mondo intero:
un ponte tra ciò che è stato e ciò che continuerà a muoversi dentro di lei