Dott. Michele Storti - Psicologo

Dott. Michele Storti - Psicologo Psicologo e Psicoterapeuta a indirizzo cognitivo-comportamentale. Iscritto Ordine Psicologi Marche.

Il 28 novembre dalle 19.00 presso l'aula didattica della Mole vanvitelliana ospiteremo il professor Francesco Mancini in...
22/11/2025

Il 28 novembre dalle 19.00 presso l'aula didattica della Mole vanvitelliana ospiteremo il professor Francesco Mancini in una presentazione aperitivo dove si affronterà il tema del paradosso nevrotico, tratto dalla sua ultima pubblicazione "I paradossi della psicopatologia", Raffaello Cortina editore, 2024.
L'incontro è aperto ai soci SITCC e colleghi psicoterapeuti non soci, anche in formazione.
La partecipazione è libera ma i posti sono limitati, per partecipare va prenotato il proprio posto compilando questo modulo Google: http://urly.it/31crmj

Vi aspettiamo!!

Appunti sull’educazione sessuale e affettiva nella scuola italiana.1—Alcuni dati (1/2)In Italia l’educazione sessuale e ...
16/10/2025

Appunti sull’educazione sessuale e affettiva nella scuola italiana.

1—Alcuni dati (1/2)

In Italia l’educazione sessuale e affettiva continua a essere un tema di dibattito dal 1975, quando il Partito Comunista con il Dep. Giorgio Bini ha proposto il primo disegno di legge sull’educazione sessuale in classe, e poi nel 1980 con la proposta di Tina Anselmi.
Dopo 50 anni, ancora il nostro Paese dibatte, ma non dispone di una legge che garantisce e regola questa necessità educativa.

Nel mentre, i giovani pagano il costo di questa lacuna culturale e educativa.
Secondo l’IPSOS con Save The Children che hanno condotto la ricerca del 2025 “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?” su 800 adolescenti 14-18 e 400 genitori in Italia, 1 adolescente su 4 ritiene la pornografia una rappresentazione realistica dell’atto sessuale, la principale fonte di informazione dei ragazzi e delle ragazze sui temi dell’affettività e della sessualità è il web, e meno di 1 adolescente su 2 ha fatto educazione sessuale a scuola (solo il 37% al sud e nelle isole).
In tema di stereotipi, nell’indagine dell’Istituto di ricerca Iard del 2018, il 46,8% del campione di studenti delle superiori era d’accordo con l’affermazione per cui “la donna è, almeno in parte, corresponsabile delle violenze che subisce”.

In effetti il panorama italiano dei progetti di educazione sessuale e affettiva negli ultimi anni è sempre stato frammentato e distribuito in modo ineguale, con interventi di educazione affettiva e sessuale demandati alla motivazione di enti, associazioni e professionisti locali, con tutti i limiti economici e organizzativi implicati.

(continua...)

Nel mondo antico la tragedia aveva una funzione catartica e in definitiva sociale: partecipare alle vicende terribili ch...
11/08/2025

Nel mondo antico la tragedia aveva una funzione catartica e in definitiva sociale: partecipare alle vicende terribili che accadevano ai personaggi in scena aveva il fine di innescare negli spettatori forti emozioni di paura e di pietà che avrebbero dovuto purificare i loro animi e l’intero corpo sociale da impulsi distruttivi, affinché questi non ricadessero sul mondo reale.

Ieri guardando l’opera del Macbeth di Verdi, ascoltando questo personaggio – e sua moglie Lady Macbeth - assetato di potere e disposto a tutto per mantenerlo, sempre più solo nella sua discesa verso la morte, mi sono venuti in mente i “Macbeth” del presente.

Poi però, a pensarci un poco, questa tragedia mi è apparsa quasi come una versione consolatoria della realtà che viviamo.
Lì, Macbeth e la sua Lady finiscono per consumarsi dal senso della colpa per i loro delitti, ossessionati dai fantasmi delle loro vittime al punto da impazzire.
Qui, i potenti che commettono crimini di guerra e genocidi li immagino, nella loro vita quotidiana, molto più freddi, lucidi, capaci di fare sonni tranquilli la notte, e, nel loro impeccabile e candido abbigliamento, di non sentirsi scorrere addosso nemmeno una goccia del sangue che hanno versato di migliaia o decine di migliaia delle loro vittime.

...cioè giudicare quella persona come poco “garbata” – ma forse sociologica. Cioè, pensare a questi esempi ripetuti come...
23/03/2025

...cioè giudicare quella persona come poco “garbata” – ma forse sociologica. Cioè, pensare a questi esempi ripetuti come il riflesso del tempo in cui viviamo. Le nostre vite sono fatte di giornate dove la relazione spesso si frammenta in infinite particelle di contatti che durano a volte lo spazio di pochi secondi, al massimo di minuti. Una notifica ci segnala che qualcuno ci sta dicendo “ti sto pensando” o “mi piace quello che fai, o che scrivi”. Questa persona emerge sul bordo della nostra coscienza, ma subito scompare, coperta da qualcun altro che ci scrive in chat. Qualcun altro ancora si prende il suo spazio imponendosi sulle chat rimaste non lette, entrando a gamba tesa con un vocale che ci cattura l’attenzione con la sua voce. Poi tocca a noi a farci vedere da tutti gli altri, magari mentre siamo con qualcuno, e ci facciamo un selfie come se entrambi dovessimo occuparci dei nostri rispettivi pacchetti di legami. E poi accade qualcosa nel mondo fisico attorno a noi – magari dobbiamo parlare con un collega, o uscire per la spesa, o incontriamo un amico – e questa squadra di altri con cui abbiamo iniziato “qualcosa che assomiglia a una comunicazione”, viene archiviata fino al prossimo momento in cui sentiamo liberarsi dello spazio disponibile per loro.

In questa parcellizzazione delle relazioni, la sensazione può essere quella di essere sempre attorniati di persone, sempre con le spalle coperte, che ci sia sempre qualcuno disponibile a darci attenzione. Ma non si pensa spesso che anche altre persone sono, come noi, avvolte da questo fasciame di impulsi digitali che sembrano dire “in questo preciso istante ci sono per te!” o “in questo preciso istante, ci sei per me?”. Gli altri potenzialmente ci sono tutti, o potrebbero esserci, ma mancano i tempi naturali perché la relazione possa superare un farsi compagnia per un po’.

Che cosa c’entra la questione del mancato saluto? Forse, questa forma mentis che nasce dentro l’epoca dell’iperconnessione sta fuoriuscendo nel mondo fisico, e ci porta a vivere gli altri un po’ come fossero “distributori di dosi usa e getta”, fornitori di attenzione, di stimolazione, di gratificazione.

Che ne pensate?

---PODCAST "RACCONTI DAL CARCERE" - ANTIGONE---So che è Luglio inoltrato, e la maggior parte di noi non desidera che ril...
14/07/2024

---PODCAST "RACCONTI DAL CARCERE" - ANTIGONE---

So che è Luglio inoltrato, e la maggior parte di noi non desidera che rilassarsi o staccare da tutto quello che è fatica e impegno, almeno per un po'.

Ma lo stesso, faccio il tentativo di segnalarvi il podcast "Racconti dal carcere" di Antigone, su Spotify: https://open.spotify.com/show/1R8pDbHo2l4xOnf2kTWgZb.

L'ho sentito ieri, tutto di un fiato, e seppure tutto il podcast non superi i 40 minuti, le sensazioni che mi lascia addosso sono potentissime.

La parola "detenuti" svuota le persone a cui viene attribuita di ogni contenuto personale (i detenuti sono un corpo sociale indifferenziato, connotato dal solo essere privato della libertà in conseguenza di aver commesso reati, tanto basta) e le allontana istantaneamente dalla possibilità di una connessione empatica nei loro confronti da parte delle persone libere.

Persone per le quali l'invisibilità non è un super potere da film Marvel, ma una condanna e un destino, dal momento in cui diventano detenuti.

Nel breve podcast di Antigone, però, le parole di alcuni detenuti intervistati ridanno immediatamente consistenza, tridimensionalità, ricchezza emotiva, umanità, carattere di realtà a queste persone, che nelle loro confidenze riguardo la vita precedente alla detenzione possono apparirci tanto vicini a qualche nostro vicino, un amico di famiglia, a un nostro caro, o perfino a noi stessi.

Così, conoscere qualche cenno di come scorre la vita in carcere (si possono curare gli affetti da dietro le sbarre? Come scorre il tempo il giorno, cosa significa la notte in un carcere?) rende forse inevitabile empatizzare almeno per un momento; provare rabbia per come l'istituzione penitenziaria continui a violare diritti fondamentali della persona; forse, per qualcuno, sentire addosso un soffio di responsabilità per quello che persiste a essere oggi il carcere in Italia nell'indifferenza della maggioranza.
E chiedersi alla fine se davvero non possa esistere un istituto giuridico per chi commette reati che sia sensibile ai diritti umani, beni in possesso di ogni individuo dalla sua nascita e che non possono essere tolti, per nessuna ragione.

Indirizzo

Via Cupa Madonna Di Varano, 2
Recanati
62019

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